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A che punto siamo con i Piani Regionali per le Liste d’Attesa?

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Post di Gaetano Lanza

Qualche Post fa ci siamo occupati dell’argomento Liste d’Attesa .

Il Ministero emanava tempo fa (21 febbraio scorso) il Piano Nazionale di Governo delle Liste d’attesa (PNGLA), approvato con l’Intesa Stato-Regioni, definendo le prestazioni tra visite specialistiche, esami diagnostici e prestazioni da erogare in regime di day hospital/day surgery o di ricovero ordinario per cui ASL ed ospedali avrebbero dovuto (e devono ancora) garantire tempi massimi di attesa.  A Regioni e Province Autonome spettava il compito di pubblicare il Piano Regionale di Governo delle Liste d’Attesa (PNRLA) e ogni Azienda Sanitaria avrebbe dovuto rendere noto il proprio piano attuativo aziendale garantendo una adeguata diffusione presso i cittadini. In tal senso, i siti web di Regioni e Aziende sanitarie avrebbero dovuto e devono rappresentare un valido strumento informativo. La disponibilità di informazioni sui tempi di attesa su siti web aziendali e regionali veniva riconosciuta come diritto fondamentale del cittadino.

L’ISTAT ci informa intanto che sono circa 2 milioni (3,3% dell’intera popolazione) le persone  costrette a rinunciare a visite ed esami per problemi di liste di attesa, mentre sono oltre 4 milioni (6,8%) quelle che sono costrette a rinunciare per motivi economici.

Un Sistema Sanitario che non rispetta dei limiti ragionevoli massimi di liste d’attesa rischia di risultare non solo inadempiente in caso di patologie per le quali attendere puó significare perdere la vita ma anche poco affidabile e compliante con conseguente perdita del rapporto di fiducia tra istituzioni e cittadini. Nel nostro ordinamento costituzionale la salute é uno dei diritti fondamentali di ogni cittadino e se lo Stato o il Welfare non lo garantisce entro determinate tempistiche é come se non lo garantisse affatto e allora il rischio fondato diventa quello della sanitá per soli ricchi o di un certo ceto socio-economico.

Ma quali sono queste tempistiche per patologie o condizioni cliniche? La risposta puó risultare molto semplice (ma non sempre) nel caso di emergenza-urgenza. In tutti gli altri  casi la risposta puó risultare alquanto non semplice.

La nostra Societá, con una Commissione apposita nominata dal Direttivo, si sta occupando del problema per quanto riguarda le patologie vascolari a interesse chirurgico. Con il suo Presidente in persona partecipa a Tavoli tecnici istituzionali come quello presso Agenas di Angiologia-Cardiologia-Chirurgia Vascolare. Il tema é work in progress e appena possibile la nostra Societá lo renderá pubblico.

E’ ormai ampiamente risaputo che esiste un divario importante tra le varie regioni e tra le diverse aree della stessa regione. Il compito non facile sará anche quello di rendere omogenea il piú possibile la situazione sul territorio nazionale nel rispetto di alcune regole che noi, come esperti in materia, possiamo e dobbiamo indicare alle istituzioni. Sará poi compito delle Regioni inserire tali Regole nei Piani Regionali e questo sará uno dei principali obiettivi che il nostro Direttivo condividerá con i Referenti Regionali SICVE in prossimi incontri, compreso quello previsto e programmato durante il Congresso Nazionale che si terrá a Firenze dal 21 al 23 ottobre prossimo. La speranza é che arrivino poi risposte concrete da parte delle Regioni in termini di programmazione e controllo.

Ma quale é la situazione ad oggi nelle nostre Regioni?
A distanza di oltre 5 mesi dalla approvazione del PNGLA sono solo quattro le Regioni che sulla carta non hanno ancora adottato un proprio Piano Regionale di Governo delle Liste di Attesa (PRGLA): Provincia di Bolzano, Friuli-Venezia Giulia, Basilicata e Sardegna. Friuli-Venezia Giulia e Provincia di Bolzano non hanno neanche recepito formalmente l’Intesa Stato Regioni. La tempistica per il recepimento formale dell’Intesa è stata molto differenziata: dai 35 giorni della Puglia, ai 70 della Campania, agli 84 della Liguria, agli 89 della Calabria, ai 102 della Sardegna, ai 137 della Lombardia. Le Regioni che hanno rispettato il termine dei 60 giorni entro il quale recepire formalmente l’Intesa e adottare il proprio Piano regionale di Governo delle Liste di Attesa sono state 5: Valle D’Aosta (56 giorni), Emilia-Romagna (52 giorni), Marche (53 giorni), Puglia (55 giorni), Sicilia (49 giorni). Di poco fuori tempo massimo, il Molise con 66 giorni, l’Umbria e la Toscana con 73 giorni.
Ogni Regione ha poi definito una propria strategia operativa.

Il Molise  adotta come parametro l’intero suo territorio regionale; stessa scelta anche per la Valle D’Aosta (Regioni piccole per la veritá). La Calabria ha individuato 3 aree territoriali Nord-Centro-Sud. La Toscana da una parte si richiama alle zone-distretto, dall’altra definisce bacini demografici non superiori ai 400.000 abitanti. La Liguria definisce come ambiti le ASL e in casi particolari i distretti.

Altre Regioni rinviano la definizione degli ambiti ai Piani attuativi aziendali, come del resto prevede il Piano Nazionale. Ma anche i Piani attuativi aziendali dovevano partire entro giugno 2019, come previsto nel Piano Nazionale. Si stanno comunque registrando ritardi, visto che 5 Regioni hanno adottato il proprio Piano regionale tra giugno e luglio, mentre altre 4 non lo hanno ancora fatto.
Per l’Osservatorio Nazionale, previsto nel Piano Nazionale, é stato costituito e si è giá riunito nei primi di luglio.

In definitiva, pur con differenze tra Regione e Regione, un lavoro importante si sta conducendo, ed era ora. Anche in ció la SICVE non fá e non fará mancare il suo contributo.

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