FORGOT YOUR DETAILS?

Presentata all’Istituto Superiore di Sanitá (ISS), il 31 maggio (data in cui pubblichiamo) ricorre la Giornata Mondiale senza tabacco, che qui vogliamo celebrare anche noi.

Non  é mai abbastanza dichiararsi schierati nella lotta al fumo, considerato tra i nemici numero uno per le malattie vascolari. E sappiamo quanto sia importante prevenire e combattere i fattori di rischio. Dalla Legge Sirchia in poi, progressi sono stati fatti. Stop al fumo attivo e passivo nei locali pubblici. Molti Ospedali si sono etichettati da tempo “Ospedale senza fumo”. il Sindaco Sala a Milano il 19 gennaio dichiarava entro qualche mese il divieto di fumare all’aperto alle fermate dei mezzi pubblici e lungo le code per accedere a servizi comunali o a musei e dal 2030 il divieto esteso a tutti i luoghi pubblici della città, dalle piazze alle aree verdi, come già previsto a New York dal 2011. Da lí a poco ci avrebbe pensato il virus a schiarire il cielo a Milano. Tra parentesi, recenti rapporti e studi hanno dimostrato (non ci voleva molto) che il virus ha danneggiato molto di piú i polmoni di fumatori.

E’ interessante anche conoscere alcuni dati Covid correlati.

Dai dati in mano all’Istituto Superiore di Sanità, realizzati in collaborazione con l’Istituto Mario Negri, l’Università Vita-Salute S. Raffaele, l’Istituto per lo studio, la prevenzione e la rete Oncologica (ISPRO) e la Doxa, e presentati il 29 maggio in ISS, nel periodo del lockdown sono diminuiti i fumatori di sigaretta tradizionale, mentre sono aumentati i consumatori e i nuovi adepti al tabacco riscaldato e alla sigaretta elettronica. Tra i fumatori di sigaretta tradizionale, infatti alcuni, anche se pochi, sono riusciti a smettere di fumare, ma quelli che non hanno smesso hanno invece aumentato il numero di sigarette fumate.

E’ diminuita la prevalenza dei fumatori durante il lockdown dal 23,3% al 21,9%, che vuol dire circa 630 mila fumatori in meno (334 mila uomini e 295 mila donne, circa 206 mila giovani in meno tra 18-34 anni, 270 mila in meno tra 35 e 54 anni e circa 150 mila in meno tra 55 e 74 anni).

Purtroppo però il 9% della popolazione la cui stima è di circa 3,9 milioni di persone ha aumentato o iniziato il consumo di tabacco. E’ risultata anche alta la percentuale di incremento delle sigarette al giorno nelle fumatrici che è stato del 15,2% rispetto al 3,6% riscontrato negli uomini.

Questi i dati per la sigaretta elettronica: 436 mila in più durante il lockdown. Prima del lockdown erano l’8,1% della popolazione italiana, e durante il lockdown sono saliti al 9,1%. Tra gli utilizzatori di sigaretta elettronica il 38,9% ha incrementato il numero di puff, il 18,0% ha ripreso regolarmente, il 17,0% era un consumatore occasionale ed è diventato abituale, il 13,0% la utilizzava raramente (1-2 volte nella vita) ed è diventato un consumatore abituale, il 13% non l’aveva mai provata prima del lockdown.

Per i prodotti a tabacco riscaldato, sotto i riflettori per aspetti molto controversi dopo il loro lancio come prodotti firmati meno dannosi o addirittura innocui rispetto alla sigaretta tradizionale e alla sigaretta elettronica: la metà degli utilizzatori ha iniziato a utilizzare il prodotto per la prima volta durante il lockdown, mentre 1 consumatore su 5 è diventato abituale, soprattutto tra i giovani. Prima erano il 4,1% degli italiani (18-74 anni), ovvero circa 1.787.600 persone e durante il lockdown sono saliti al 4,4%.. Tra gli utilizzatori di prodotti a tabacco riscaldato durante il lockdown, il 45,0% ha iniziato ad utilizzarli, il 23,1% era un consumatore occasionale ed è diventato abituale, il 18,6% la utilizzava raramente ed è diventato un consumatore abituale, il 13,4% ha ricominciato. Coloro che hanno dichiarato di aver aumentato l’uso di prodotti a tabacco riscaldato durante il lockdown sono soprattutto i giovani.

Il nostro auspicio é che terminato ora il lockdown si fumi di meno, anche perché, come risulta da ció che hanno dichiarato quasi tutti gli intervistati, dovrebbe ridursi quel nervosismo o stato d’ansia che caratterizza l’alibi (perché questo crediamo sia) del fumatore. Sempre che si torni ad essere piú sereni se il virus ci lascerá in pace e se la vita tornerá ad essere quella di prima. Ma crediamo anche che il fumatore incallito qualche altro alibi se l’andrá a cercare comunque.

Porta la data del 20 maggio il Documento col quale la Commissione Europea pubblica le “Raccomandazioni” ai Paesi membri in merito alle politiche di riforma socio-economico-sanitaria conseguenti alla pandemia Covid. Alleghiamo il Documento per l’Italia, che merita di essere letto per intero.

Documento CE

Siamo ( o dovremmo essere) tutti concordi sull’analisi fatta delle condizioni peculiari in cui si é venuto a trovare il nostro Paese e sulle principali indicazioni da seguire, in particolare sulla necessitá di un aumento ben consistente e immediato di investimenti pubblici e privati per salvaguardare la salute dei nostri cittadini e consentire una solida ripresa economica.

La pandemia di Covid-19 -si legge- ha sottoposto il sistema sanitario nazionale a una pressione senza precedenti, facendo emergere debolezze strutturali e la necessità di incrementare la preparazione in risposta agli eventi di crisi. Nonostante la spesa sanitaria sia inferiore alla media dell’UE, il sistema sanitario italiano è caratterizzato da servizi universali altamente specializzati e di buona qualità e in generale è riuscito a fornire un’assistenza accessibile. Tuttavia, soprattutto all’inizio della pandemia, la frammentazione nella governance del sistema sanitario e nel coordinamento tra autorità centrali e regionali ha rallentato l’attuazione di alcune misure di contenimento. La risposta dei sistemi sanitari regionali alla crisi si è basata principalmente su una mobilitazione straordinaria, in particolare del personale sanitario e dei servizi sociali locali, che ha compensato i limiti dell’infrastruttura fisica, del numero di operatori sanitari e degli investimenti degli anni passati volti a migliorare le strutture e i servizi. Il governo italiano ha compiuto sforzi notevoli per contenere la diffusione del virus, alleviare la pressione sugli ospedali e generare ulteriore capacità di assistenza. È attualmente in fase di elaborazione una strategia di contenimento a più lungo termine per garantire un ritorno in sicurezza alle attività produttive. Oltre a migliorare i processi di governance e i piani di preparazione alle crisi, le politiche post Covid-19 dovrebbero puntare a colmare la carenza di investimenti pubblici nell’assistenza sanitaria. Nel medio-lungo termine lo sviluppo di un piano strategico di investimenti sarà fondamentale per migliorare la resilienza del sistema sanitario italiano e garantire continuità nella prestazione di servizi di assistenza accessibili. A fronte delle attuali proiezioni relative alla forza lavoro nel settore sanitario, dovrebbe essere data priorità all’elaborazione di politiche volte a rimuovere gli impedimenti alla formazione, all’assunzione e al mantenimento in servizio del personale sanitario.

E dunque la Raccomandazione é di “attuare, in linea con la clausola di salvaguardia generale, tutte le misure necessarie per affrontare efficacemente la pandemia e sostenere l’economia e la successiva ripresa; quando le condizioni economiche lo consentano, perseguire politiche di bilancio volte a conseguire posizioni di bilancio a medio termine prudenti e ad assicurare la sostenibilità del debito, incrementando nel contempo gli investimenti; rafforzare la resilienza e la capacità del sistema sanitario per quanto riguarda gli operatori sanitari, i prodotti medici essenziali e le infrastrutture; migliorare il coordinamento tra autorità nazionali e regionali.”

Ma attenzione, l’Europa ci ricorda anche che : L’Italia è attualmente nel braccio preventivo del patto di stabilità e crescita ed è soggetta alla regola del debito. Nel suo programma di stabilità 2020 il governo prevede un peggioramento del saldo nominale, che passerà da un disavanzo dell’1,6 % del PIL nel 2019 a un disavanzo del 10,4 % del PIL nel 2020. Dopo essersi stabilizzato al 134,8 % nel 2019, secondo il programma di stabilità 2020 il rapporto debito pubblico/PIL salirà al 155,7 % nel 2020. Le prospettive macroeconomiche e di bilancio risentono dell’elevata incertezza dovuta alla pandemia di Covid-19. Alla base delle proiezioni di bilancio vi sono rischi specifici del paese, vale a dire l’entità considerevole delle garanzie pubbliche e la volatilità dei rendimenti dei titoli sovrani.”

Le indicazioni che giungono da Bruxelles si possono riassumere in una sola parola: rilancio. E’ la stessa parola che ha scelto il nostro Governo per battezzare il Decreto che dovrá rilanciare appunto il nostro Paese.

Per quanto riguarda la Sanitá il rilancio vuol dire investimenti per :

a) infrastrutture e personale medico e di altre professioni sia a livello ospedaliero che territoriale,

b) ricerca e nuove tecnologie,

c) formazione e aggiornamento,

d) digitalizzazione dei sistemi,

e) efficientamento della governance e delle sinergie tra istituzioni, stato centrale, regioni e periferie.

E se lo stesso discorso, le stesse indicazioni e raccomandazioni, le stesse cinque proposte di investimenti valessero per rilanciare anche la nostra SICVE ?

Proviamo a declinare il parallellismo dei suddetti investimenti per :

a) infrastrutture e personale ….. per favorire la partecipazione alla vita attiva societaria,

b) ricerca e nuove tecnologie,

c) formazione e aggiornamento,

d) digitalizzazione dei sistemi,

e) efficientamento delle sinergie tra Direttivo, Referenti Regionali e Soci.

Sarebbe un buon Decreto Rilancio per SICVE.

 

 

A distanza di una settimana dal nostro Sicve Webinar sulla Covid 19 viene pubblicato il Rapporto Altems che ci sembra molto interessante e senz’altro utile e che mettiamo qui a disposizione di tutti i nostri followers e dei nostri Referenti Regionali, con alcune brevi highlights.

rapporto Altems

Si tratta del settimo Instant Report 7 COVID-19 dell’Alta Scuola di Economia e Management dei Sistemi Sanitari della Facoltà di Economia in collaborazione con il Dipartimento di Scienze della Vita e Sanità Pubblica (Sezione di Igiene) della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università Cattolica di Roma. E’ una fotografia molto dettagliata ed esaustiva regione per regione dei diversi aspetti epidemiologici, normativi, organizzativi ospedalieri e sul territorio, con un’esposizione anche dei trial in corso e dei profili regionali.

Saltano subito agli occhi le differenze delle curve epidemiologiche nelle diverse Regioni che proseguono anche nella Fase 2. I dati al 12 maggio mostrano la percentuale di casi attualmente positivi (n = 81.266) sulla popolazione nazionale pari allo 0,13%. La percentuale di casi (n= 221.216) sulla popolazione italiana è arrivata ad una punta dello 0,37%. Il primato per la prevalenza periodale spetta alla Valle d’Aosta (0,92%) ma è in Piemonte e Lombardia che si registra la maggior prevalenza puntuale di positivi (0,30%). Ancora alto il dato nella Regione Marche (0,21%), Liguria (0,18%) ed Emilia-Romagna (0,15%). In Veneto il dato di prevalenza puntuale si ferma allo 0,11%. Nel Lazio arriva allo 0,07%, stabile da diversi giorni. Tutte le Regioni del sud si attestano su valori di prevalenza puntuale dei positivi tra lo 0,01% (Umbria) e lo 0,06% della Puglia, con uno 0,03% in Campania.

Le curve settimanali mostrano ora un decremento dei positivi dappertutto, anche in Lombardia, dopo settimane di crescita costante, impressionante in Lombardia. Sará fondamentale seguire l’andamento di queste curve nelle prossime settimane.

In Lombardia si registra il tasso maggiore di letalitá con picco massimo del 37% per etá superiore a 80 anni. Confrontando i dati di letalitá del 2020 con quelli del 2015-2019, fonte ISS e Istat, si nota un incremento dei decessi non Covid-19 solo del 13% nel centro sud e del 47,5% al nord.

E’ altrettanto vero che le Regioni continuano a differenziarsi in termini di percentuali di ricerca del virus con i tamponi, anche se il trend è in crescita dappertutto: rispetto alla settimana scorsa, in Italia il tasso per 100.000 abitanti è passato da 6,52 a 7,07. Il tasso settimanale più basso si registra in Sicilia (2,74 tamponi per mille abitanti nell’ultima settimana); il tasso più alto si registra nella PA di Trento (23,03 per mille abitanti) subito dopo la Valle d’Aosta (con 15,37 per mille abitanti), il Lazio si ferma a 4,72 per mille. Osservando il dato dall’inizio dell’epidemia a livello nazionale il 2,89% ha ricevuto il tampone, con valore massimo in Valle d’Aosta -6,33%- e minimo in Campania – 0,95%.

Per i test sierologici le Regioni si sono comportate diversamente. Sono 6 le Regioni ad aver avviato test sierologici nell’ambito di programmi che vedono diverse strategie e tecnologie (Emilia Romagna, Lazio, Lombardia, Marche, Piemonte, Veneto). La prima Regione ad avviare test sierologici è stata il Veneto (31 marzo), l’ultima il Lazio (11 aprile). Dall’11 maggio abbiamo anche lo studio nazionale promosso dall’ISS. Tutte le Regioni hanno individuato negli operatori sanitari il target primario nella prima fase; altri target sono forze dell’ordine, lavoratori in azienda o popolazione generale campionata.

Interessanti sono anche le differenze tra le Regioni del rapporto tra ricoverati in Terapia Intensiva e totale  ricoverati.

Per quanto riguarda la “Programmazione Sanitaria Regionale per la fase 1, 16/20 Regioni hanno predisposto delibere. Per la fase 2 in totale sono 14 le Regioni che hanno emanato “Linee di indirizzo per la ripresa delle attività ospedaliere ed ambulatoriali” non legate all’emergenza Covid-19. All’appello mancherebbero ad oggi Sardegna, Umbria, Molise, Piemonte, Valle d’Aosta, Friuli Venezia Giulia e le PPAA di Trento e Bolzano. I documenti di programmazione si sono in particolare concentrati sull’individuazione dei Covid-Hospital, così come suggerito dal Ministero della Salute. Tre tipologie di modelli sembrano caratterizzarsi al momento: a) Ospedale Covid unico regionale (es. Marche), b) Rete di Ospedali Covid (es. Lombardia), c) Rete “Hub & Spoke” (es. Lazio, che ha suddiviso le strutture ospedaliere che fanno riferimento a 5 Covid-Hospital). In Emilia Romagna il sistema prevede una rete hub&spoke per le terapie intensive. La Regione Liguria  ha individuato alcuni ospedali “Covid-free”.

Per quanto riguarda l’assistenza sul territorio e in particolare tenendo conto delle strutture per l’Assistenza Intermedia (riconversione strutture già presenti sul territorio oppure alberghi sanitari, navi ecc) e di quelle per l’Assistenza Domiciliare (USCA, ADI, soluzioni digitali) ne deriva un’importante varietà di soluzioni e di combinazioni tra le Regioni. Le Regioni più attive sembrano essere al momento la Toscana, il Veneto, il Lazio, l’Emilia Romagna, le Marche e la Lombardia.

Molto interessante troviamo infine l’Analisi dei Profili Regionali che invitiamo a leggere e che fornisce dei punti salienti per ogni Regione, che possono risultare utili per caratterizzare e tracciare un bilancio sommario della fase 1 di ogni realtá regionale e cercare quindi di comprendere come affrontare la fase 2 appena iniziata.

Non pretendiamo che le cose cambino se continuiamo a farle nello stesso modo. La crisi può essere una vera benedizione per ogni persona e per ogni nazione, perché è proprio la crisi a portare progresso. La creatività nasce dall’angoscia, come il giorno nasce dalla notte oscura. È nella crisi che nasce l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi supera sé stesso senza essere superato. La vera crisi è l’incompetenza. Il più grande difetto delle persone e delle nazioni è la pigrizia nel trovare soluzioni.” Chi scriveva cosí era Albert Einstein, uno dei piú grandi geni che l’umanitá possa vantare. Siamo certi che alla crisi del coronavirus avrebbe risposto con queste parole.

Ci sono eventi che fanno precipitare le crisi. Il Sars-CoV-2, mettendoci in ginocchio, ha fatto precipitare diverse crisi. Innanzitutto la crisi dei sistemi sanitari di tutti i Paesi, da quelli piú poveri, poco preparati ad affrontare emergenze sanitarie, a quelli piú ricchi in fondo anche essi poco preparati (anche psico-sociologicamente) ad affrontare alcune vere e proprie  “guerre” sanitarie e sempre piú devoti a garantire e favorire la salute pubblica in tempo di pace.  Ma, strettamente correlata, c’é la crisi economica, del lavoro, della globalizzazione, dei sistemi produttivi che garantiscono il benessere sociale e la stessa sopravvivenza degli individui piú deboli e piú esposti.

Quando una crisi precipita bisogna trovare soluzioni adeguate in tempi rapidi, piú rapidi possibili. Ma cerchiamo di vedere anche i lati positivi, come sosteneva Einstein. La creativitá e le nuove tecnologie, esempio quelle digitali, possono offrire soluzioni anche rapide e originali e portare appunto progresso.  Pensate allo smart working.

Un pó di tempo fa pubblicammo un Post dedicato ad una Viewpoint Are Medical Conferences Useful ? And for Whom ? pubblicata in tempi non sospetti, nel 2012, su JAMA da John P. A. Ioannidis, un medico-scienziato e scrittore greco-americano, un esperto che ha contribuito alla medicina basata sull’evidenza, all’epidemiologia e alla ricerca clinica. Ioannidis studia gli aspetti e i risvolti della ricerca scientifica, della meta-ricerca principalmente in medicina clinica e delle scienze sociali. Ioannidis in quell’editoriale che qui alleghiamo

are_medical_conferences_useful-JAMA2012

e suggeriamo di leggere attentamente per esteso (non é perdita di tempo) metteva ben in evidenza, con parole e concetti molto forti, forse troppo forti, alcuni aspetti non trascurabili della crisi del sistema tradizionale di “fare conferenze e congressi medico-scientifici”. E indicava delle soluzioni.

“Gaining the podium for the plenary presentation or important sessions at a major meeting confers prestige, even though there is little safeguard that what these featured speakers say has any value and quality. Each professional society and organization creates its cadre of leaders, with meetings making these leaders visible to the members who usually participate passively by listening. Given the dynamics of large professional societies and conferences, leadership is sometimes judged not on scientific merit, hard work, and originality of thought but rather on the ability to navigate power circles. Some young scientists may be even discouraged to think that merit, hard work, and originality of thought is what counts.”

“In the electronic age in which information can be shared around the world instantly, the contribution of large medical conferences to the dissemination and advancement of science is unclear. Education and training can also happen outside of such venues.”

La domanda chiave: Are medical congresses dinosaurs doomed to become extinct?”

Alcune soluzioni: “Eventually, some evidence should be accrued on whether specific types of current conferences offer advantages compared with other means of serving the same needs, including social networking tools, remote conferencing, and repurposed meetings.”

Non ce ne vogliate per tutta questa lunga premessa allo scopo di commentare il Primo Webinar che la nostra SICVE ha organizzato con successo lo scorso 7 maggio sul tema “ESPERIENZE DELLA CHIRURGIA VASCOLARE ITALIANA DURANTE LA PANDEMIA COVID-19” .

I feedback ricevuti da parte di molti partecipanti sono stati positivi e di incoraggiamento al nostro Presidente e al Consiglio Direttivo ad andare avanti. Come ha detto in apertura il Presidente, in linea con altre Societá Scientifiche e Associazioni nazionali e estere, inizia una stagione nuova di incontri da remoto, che il coronavirus ci ha costretti a organizzare.

E’ stato questo il primo di una serie di webinar che avranno altri titoli e altri obiettivi e probabilmente il prossimo, o uno dei prossimi, sará dedicato alla Fase 2 di ripartenza dei Centri.

Ampia é stata la partecipazione con una punta di oltre 200 partecipanti. Ottima la performance dei relatori e molto sentita la discussione, in particolare sugli aspetti medico-legali dell’informativa e del consenso informato medico-paziente.

La nostra Segreteria sta provvedendo a caricare il materiale sul sito www.sicve.it in uno spazio dedicato a disposizione di chiunque. Non sarebbe male dar seguito a commenti web mediati.

Un invito al prossimo webinar lo riceveremo tutti, appena il Direttivo l’avrá organizzato.

Non é che l’inizio.  Stay tuned ! 

È il 1949. La guerra è finita. I nazisti sono stati sconfitti. Come molte altre città, Amburgo è ridotta a un cumulo di macerie e in parecchi si ritrovano senza un tetto sulla testa. Fra questi, Henny, che ha finalmente accettato di sposare Theo e continua a cercare la cara Käthe, che risulta ancora dispersa nonostante l’amica sia sicura di avere incrociato il suo sguardo, la sera di San Silvestro, su quel tram… 

E’ l’inizio della trama di E’ tempo di ricominciare, il best seller di Carmen Korn, nata a Dusseldorf nel 1952 che vive ad Amburgo, romanzo nel quale futuro é la parole chiave.

«Chissà, forse un giorno sarà normale e scontato che i padri stiano vicino alle madri durante il parto», disse Henny bevendo un sorso di porto.

Siamo a maggio 2020. La guerra non é finita. Il virus non é stato sconfitto. Come tutti gli altri Paesi al  Mondo l’Italia si ritrova a dover “ricostruire”. E’ tempo di ricominciare. Per tornare ad una normalitá che non sará piú la normalitá.

Questa ricostruzione non sará come quella del Dopoguerra. Allora si sapeva bene cosa fare: sostituire le macerie con nuove costruzioni. Rimboccarsi tutti le maniche per sfamare se stessi e la famiglia. Questa volta il nemico invisibile é ancora presente e insidioso come prima, sempre in agguato, eppure bisogna rimboccarsi le maniche lo stesso e ricostruire, riaprire fabbriche, luoghi di lavoro per rimettere in circolazione la gente che dovrá comunque proteggersi dal nemico invisibile. Sará un Dopoguerra ancora in guerra.

Tutto ció vale anche e sopratutto per il settore Sanitá, nel quale non sará facile il ritorno alla nuova normalitá.

Ringraziamo Fabio Verzini per averci segnalato il Documento che alleghiamo “Opening America”.

Opening America Re-opening Non-emergent HC

Probabilmente non ci sará il tempo per affrontare l’argomento giá in questo Webinar Covid e SICVE di giovedí 7 maggio ore 16.00, nel quale si parlerá di “Esperienze della chirurgia vascolare italiana durante la pandemia Covid 19”. Proprio dalle esperienze bisogna ripartire per costruire il futuro.

Di futuro si parlerá certamente in un prossimo incontro Webinar SICVE.

Intanto ci troviamo tutti giovedí 7 alle 16.00 come in grande Congresso on line. Anche questo é giá futuro.

Siamo solo all’inizio. Stay tuned !

La gravità della pandemia Covid-19 ha giustificato una radicale riorganizzazione del nostro Sistema Sanitario Nazionale con redistribuzione delle risorse strutturali ed umane.

Questi aspetti hanno riguardato anche le discipline chirurgiche di alta specialità come la Chirurgia Vascolare. Per documentare e valutare l’impatto che la pandemia Covid-19 ha avuto sulla nostra disciplina, la SICVE ha promosso un Monitoraggio rivolto a individuare i nuovi assetti organizzativi e clinici che le Chirurgie Vascolari italiane hanno dovuto praticare. Lo scopo di questo Monitoraggio è, quindi, quello di definire l’eventuale difformità di organizzazione dei vari Centri, la contrazione delle attività chirurgiche in elezione (ovviamente riguardo ai casi in Classe A), gli aspetti epidemiologici dell’infezione sui pazienti trattati e sul personale sanitario, nonché la disponibilità dei chirurghi vascolari a prestare servizio presso reparti Covid-19. Questi aspetti verranno valutati anche in ragione della differente diffusione della pandemia sul territorio nazionale e della evoluzione temporale dell’infezione stessa.

Il Monitoraggio è iniziato il giorno 30 marzo e viene praticato settimanalmente mediante un semplice questionario inviato alle UO di Chirurgia Vascolare italiane. I dati vengono raccolti settimanalmente dai Referenti Regionali SICVE che si fanno da tramite per sottoporli al Consiglio Direttivo della Società che provvederà ad elaborarli e pubblicarli periodicamente sul sito della SICVE.

Di seguito alcuni dati preliminari relativi alla prima settimana di Monitoraggio (30 marzo-5 aprile), che rappresentano la risposta di circa il 50% delle UO di Chirurgia Vascolare coinvolte.

Centri che hanno subito riduzione dei posti letto: 79%

Centri che hanno subito riduzione >50% della attività chirurgica in elezione: 84%

Centri che hanno subito chiusura dell’attività chirurgica in elezione: 47%

Ospedali con percorso distino Covid-non Covid per urgenze: 77%

Numero di urgenze chirurgiche globali: 262 casi

Numero di urgenze chirurgiche in casi Covid: 36 casi

Numero di pazienti divenuti Covid+ durante il ricovero: 4 casi

Numero di casi osservati Covid+ con ischemia acuta arteriosa: 40

Numero di medici dello staff divenuti Covid+: 12

Numero di infermieri dello staff divenuti Covid+: 31

Numero di chirurghi vascolari che hanno prestato servizio presso reparti Covid: 78

Si ribadisce che questi dati sono parziali e riferiti esclusivamente alla prima settimana di monitoraggio, ma riteniamo che diano una prima idea di come si sia modificata la nostra attività anche se è prematuro elaborare analisi specifiche.

Grazie alla disponibilità di tutti i Centri e dei Referenti Regionali ci auguriamo di raccogliere dati quanto più completi e che permettano di documentare con precisione come questa infezione ha impattato e sta impattando sulle nostre attività e come potremo riacquistare, speriamo quanto prima, i nostri assetti abituali.

Il Consiglio Direttivo ha già incontrato on line i Referenti Regionali, raccogliendone anche le istanze.

Di questo (aggiornamento Monitoraggio) e di altro ancora in tema di Covid 19 si parlerà in un prossimo Webinar dedicato che la SICVE sta organizzando e che si terrà a breve con l’auspicio di una partecipazione più ampia possibile, vista l’importanza e la portata dell’argomento.

La nostra Segreteria fornirà nei prossimi giorni le modalità di partecipazione al Webinar.

Keep in touch!

Serve cautela, afferma in sostanza il Presidente dell’ISS, Silvio Brusaferro, sia nell’interpretazione delle curve epidemiologiche COVID di questi giorni, sia per indicare formule di ripartenza e di progressivo sblocco del lockdown.

Facciamo nostro anche l’articolo pubblicato su Quotidiano Sanitá del 17 aprile da Grazia Labate, ricercatrice in economia sanitaria già sottosegretaria alla Sanità. La ricercatrice fa riferimento all’economista americano Paul Krugman, premio Nobel per l’Economia: “Attenti a riaprire prima del tempo le attività economiche. Non solo potrebbe provocare più morti, ma anche un crollo dell’economia peggiore del previsto”. L’avvertimento è rivolto al presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Ma vale per tutti i Governi. “Meglio tenere le imprese chiuse più a lungo piuttosto che riaprirle prematuramente”, aggiunge Krugman. L’economista porta come esempio la pandemia influenzale di un secolo fa, la Spagnola del 1918. “Le città che fecero più  distanziamento sociale e lo lasciarono in vigore per più tempo, non solo ebbero meno morti, ma fecero meglio dal punto di vista della ripresa economica. Tutto in questo momento dice che non è l’ora di preoccuparsi del Pil e dei dollari. Quello che serve ora è dare soccorso alle aree più colpite e aiutare la gente che non ha più un reddito, e lo dobbiamo fare finché è necessario”.  Scott Gottlieb, funzionario di Trump, d’altra parte ha riferito alla CBS News: “ Possiamo iniziare a considerare la potenziale riapertura del paese o a maggio o a giugno.  Ma sarà un processo lento, vogliamo farlo gradualmente e vogliamo valutare lungo il percorso per essere sicuri che, tornando al lavoro, non si verifichi un picco di nuovi casi”.

Sappiamo che l’unico antidoto valido al virus é il vaccino, ma per averlo a disposizione ci vogliono mesi.

L’esperienza cinese ci insegna che il distanziamento sociale e tutte le misure prese finora sortiscono buoni effetti nel limitare di molto e quasi azzerare il contagio, ma la ripartenza sociale impone seri problemi. Fanno impressione i plexiglass tra un cliente e l’altro ai ristoranti in Cina o quelli che alcuni lidi progettano per la prossima estate al mare. Tutti si chiedono come garantire la sicurezza nei vari ambienti di lavoro che devono comunque ripartire. Se lo chiedono anche il Governo centrale e i Governatori regionali in queste ore e sono tutti d’accordo che occorre investire in ricerca, sviluppo, innovazione e sopratutto assistenza, soprattutto nel territorio, a partire dai dipartimenti di prevenzione a tutela della salute pubblica. Ma nessuno sembra avere le idee chiare su cosa fare. Il nostro Governo e le Commissioni speciali sono a lavoro per cercare di far ripartire l’economia a seconda di compartimenti individuati e suddivisi per prioritá di servizio e per fasce di rischio del personale, tutelandone al massimo la prevenzione.
A proposito di prevenzione l’igiene delle mani, ricorda Grazia Labate, è un elemento fondamentale, come sottolinea anche l’OMS, che il prossimo 5 maggio promuoverá la Giornata mondiale per il lavaggio delle mani.

“Fare meglio con meno” e “scegliere con saggezza- choosing wisely”  sono non solo slogan ma nuove abitudini che impareremo tutti a osservare se vogliamo sopravvivere al killer silenzioso e devastante, cercando di modificare il paradigma della nostra esistenza moderna che fino a solo pochi mesi fa ha esasperato la frenesia, il consumismo sfrenato, la globalizzazione incontrollata e il culto del superfluo e dell’effimero.  Se qualcosa ci insegnerá mai questa triste esperienza, sará la rivalutazione di alcuni valori che abbiamo trascurato e dobbiamo recuperare. Lo affermano i sociologi.

Intanto l’impressione di questi giorni é che si vada in ordine sparso e che ci sia divisione o scarsa unione tra Paesi, Regioni e persino tra singole comunitá cittadine. Analizziamo cosa dichiarano i leader e Presidenti dei vari Paesi, ma anche i nostri Governatori regionali che preannunciano alcuni di loro misure di aperture parziali e altri di conseguenza prolungamenti del lockdown come contromisura. Ma vediamo anche alcuni comuni di uno stesso territorio che si regolano diversamente con singole iniziative poco omogenee.

Forse mai come ora serve scienza e coscienza, in altri termini intelligenza collettiva planetaria.

E a proposito di intelligenza collettiva sarebbe pronta a partire anche in Italia l’intelligenza artificiale mediante applicazione (APP Immuni) da poter scaricare sui propri telefonini per il tracciamento dei contatti in Fase 2.

Il Dg dell’Oms Tedros Adhanom Ghebreyesus nella sua ormai consueta conferenza stampa sull’emergenza da Covid 19 è tornato anche sull’allentamento delle misure di lockdown: “Le misure di controllo devono essere revocate lentamente. Non può accadere tutto in una volta. Le misure di controllo possono essere revocate solo se sono in atto le giuste misure di sanità pubblica, compresa una significativa capacità di tracciare i casi”.                                                                                                                    Ma come si fa a non essere d’accordo ? Ma come si fa in pratica ?
Questi sono i sei punti della nuova road map messa a punto dall’Oms per poter avviare un progressivo allentamento del lockdown:
1. Avere la certezza che la catena della trasmissione sia sotto controllo;
2. Che il sistema sanitario sia attrezzato per rilevare, testare, isolare e trattare ogni caso e rintracciare ogni contatto;
3. Che i rischi di epidemia siano ridotti al minimo in contesti speciali come le strutture sanitarie e residenze sanitarie;
4. Che siano in atto misure idonee per la prevenzione nei luoghi di lavoro, nelle scuole e negli altri luoghi frequentati dalla gente;

5. Capacità di gestire i rischi di ritorno di casi importati;
6. Che la comunità sia pienamente informata e consapevole di dover adottare misure e stili di vita diversi e utili alla prevenzione del contagio.

Intanto naviga su Facebook la seguente petizione, che potremmo sottoscrivere anche noi.

A nome del Gruppo Medici Italiani Covid19

Al Ministro della Salute on. Speranza
Ai Governatori di tutte le Regioni
Al presidente della FNOMCEO dott. Filippo Anelli
Ai Presidenti Federali degli Ordini dei Medici Regionali.

Siamo un gruppo di circa 100.000 Medici, di tutte le specialità e di tutti i servizi territoriali e ospedalieri sparsi per tutta Italia, nato in occasione di questa epidemia, che da quasi 2 mesi ormai, sta scambiando informazioni sull’insorgenza della malattia causata dal Coronavirus, sul come contenerla, sul come fare , a chi rivolgersi, come orientare la terapia, come e quando trattarla, e siamo pressoché giunti alle stesse conclusioni : i pazienti vanno trattati il più presto possibile sul territorio, prima che si instauri la malattia vera e propria, ossia la polmonite interstiziale bilaterale, che quasi sempre porta il paziente in Rianimazione.
Dagli scambi intercorsi e dalla letteratura mondiale, si è arrivati a capire probabilmente la patogenesi di questa polmonite, con una cascata infiammatoria scatenata dal virus attraverso l’ iperstimolazione di citochine, che diventano tossiche per l’organismo e che aggrediscono tutti i tessuti anche vascolari, provocando fenomeni trombotici e vasculite dei diversi distretti corporei, che a loro volta sono responsabili del quadro variegato di sintomi descritti.

I vari appelli finora promossi da vari Organismi e Organizzazioni sindacali, che noi abbiamo condiviso appieno, sono stati rivolti a chiedere i tamponi per il personale sanitario, a chiedere i dispositivi di sicurezza per tutti gli operatori, che spesso hanno sacrificato la loro vita, pur di dare una risposta ai pazienti, non si sono tirati indietro, nessuno.
Proprio per non vanificare l’abnegazione di medici e personale sanitario, oltre ai 1 )Dispositivi di Protezione e ai 2) Tamponi, chiediamo di 3)Rafforzare il Territorio , vero punto debole del Servizio Sanitario Nazionale, con la possibilità per squadre speciali, nel decreto ministeriale del 10 Marzo, definite 4)USCA-Unitá Speciali Continuitá Assistenziali, di essere attivate immediatamente in tutte le Regioni, in maniera omogenea, senza eccessiva burocrazia, avvalendosi dell’esperienza di noi tutti nel trattare precocemente i pazienti, anche con terapie off label, alcune delle quali peraltro già autorizzate dall’ AIFA.
Siamo giunti alla conclusione che il trattamento precoce può fermare il decorso dell’infezione verso la malattia conclamata e quindi arginare, fino a sconfiggere l’epidemia.
Il riconoscimento dei primi sintomi , anche con tamponi negativi ( come abbiamo avuto modo di constatare nel 30% dei casi) è di pura pertinenza Clinica, e pertanto chiediamo di mettere a frutto le nostre esperienze cliniche, senza ostacoli burocratici nel prescrivere farmaci, tamponi, Rx e/o TC, ecografia polmonare anche a domicilio, emogasanalisi, tutte cose che vanno a supportare la Clinica, ma che non la sostituiscono.
Lo chiediamo, indipendentemente dagli schieramenti politici e/o da posizioni sindacali , lo chiediamo come Medici che desiderano ed esigono di svolgere il proprio ruolo attivamente e al meglio, dando un contributo alla collettività nell’interesse di tutti.
Lo chiediamo perché tutti gli sforzi fatti finora col distanziamento sociale, non vadano perduti, paventando una seconda ondata di ricoveri d’urgenza dei pazienti tenuti in sorveglianza attiva per 10-15 giorni, ma che non sono stati visitati e valutati clinicamente e che ancora sono in attesa di tamponi.
La mappatura di questi pazienti, asintomatici o paucisintomatici, e di tutti i familiari dei casi conclamati è oltremodo indispensabile per non incorrere in un circolo vizioso, con ondate di ritorno dei contagi appena finirà il ” lock down”.

E mentre scriviamo apprendiamo che AIFA, a seguito dei risultati emersi da test condotti in vitro e sui malati in Cina, autorizza lo studio INHIXA-COVID19, che in 14 centri italiani valuterà sicurezza ed efficacia di enoxaparina sodica nel contrastare il virus SARS-CoV-2. Techdow Pharma fornirà gratuitamente il farmaco.

E in serata, il primo giorno di questa primavera che non dimenticheremo mail, è il ministro Boccia a dare, anche su facebook, l’annuncio. “QUASI 8 MILA MEDICI HANNO RISPOSTO ALL’APPELLO. UN ATTO DI AMORE E DI ORGOGLIO PER IL PAESE. Quando abbiamo proposto una task force di medici da arruolare per fronteggiare l’emergenza Coronavirus molti pensavano che forse potessero arrivare 100 domande, noi ci abbiamo creduto fin dall’inizio. Abbiamo aperto un bando con la Protezione Civile e siamo stati travolti dall’Italia migliore. Lo Stato farà di tutto per sostenerli e ringraziarli. Sarà una squadra di interposizione che partirà dalla Lombardia e poi si sposterà in tutta Italia dove servirà“.

Non é la prima volta. Quando il nostro Paese cade in ginocchio, tira fuori lo spirito e le forze migliori per sapersi rialzare. D’altronde la nostra Protezione Civile é apprezzata in tutto il mondo. Il Governo si aspettava qualche centinaio di volontari ad andar bene. Ha risposto un esercito di qualche migliaio di camici bianchi, dal piú giovane neo laureato a qualche anziano in pensione, pronti ad andare spontaneamente al fronte a combattere in trincea.

La notizia ci ha sorpreso e commosso. Ne siamo e ne saremo tutti orgogliosi, anche noi chirurghi vascolari d’Italia, schierati anche noi in trincea dove serve.

E come in ogni guerra che si combatte corpo a corpo e pancia a terra, anche noi chirurghi vascolari, che alle emergenze siamo avvezzi, sappiamo e sapremo dare il nostro contributo. E come in ogni guerra, sul fronte e in trincea, si abbandona per un momento la propria divisa per indossare casco e tuta mimetica e prendersi anche dei rischi. Ci sono chirurghi vascolari, come tanti altri specialisti di altre branche, che in questo momento hanno indossato altri panni e fanno i medici di supporto nei reparti Covid e qualcuno persino in qualche terapia intensiva. Siamo tutti fieri di loro. Tanti altri sono di supporto a distanza in quanto ricevono emergenze o urgenze o interventi non procrastinabili da ospedali che non possono trattarle, in quanto impegnati in prima linea a intubare pazienti e a salvare vite umane. E molti altri ancora sull’intero territorio nazionale fanno posto per liberare posti letto, sale operatorie e terapie intensive, ben consci del fatto che in questo periodo sono da trattare e trattano esclusivamente e tassativamente solo interventi da ritenersi in emergenza-urgenza o comunque non procrastinabili. Siamo tutti fieri di questo esercito silenzioso di camici bianchi, rossi e verdi.

Siamo sicuri che ognuno di loro saprá fare nella propria realtá la propria parte, mettendosi interamente a disposizione, fino ad anteporre al proprio ruolo specialistico quello del medico che al momento del  diploma di laurea ha giurato sul vangelo di Ippocrate.

Ad ognuno di loro quindi spetta il giudizio ponderato e il buon senso che devono guidare sempre, non solo oggi, ma oggi in modo particolare l’applicazione delle regole, delle linee guida, delle raccomandazioni, delle indicazioni anche istituzionali che come sempre, non solo oggi, ma oggi in modo particolare vanno calate nella propria realtá locale e quotidiana e adattate al singolo paziente in quel preciso istante.

D’altra parte é questa la linea guida delle linee guida.

D’altra parte sono questi gli aspetti che rendono nobile, bella e unica, spesso non semplice, persino a volte amletica e al limite dell’insindacabilitá, specie in questo periodo, la nostra professione di medici. E noi, consci di questo gravoso e prezioso impegno, non possiamo non essere che orgogliosi di essere prima di tutto e avanti a tutto semplicemente medici.

 

si consiglia di ascoltare durante la lettura:

www.youtube.com/watch?v=OPlK5HwFxcw   

 

Il virus ha invaso il pianeta. Arma letale e sottile, quasi fosse aliena extraterrestre, é congegnata per minacciare e distruggere ovunque la nostra specie. Ci sentiamo inermi e siamo colmi d’ansia. Possiamo solo evitare contatti tra individui, perché il contagio é facilissimo. Dobbiamo rinchiuderci in casa e evitare anche contatti in casa. E in ospedale a lavoro dobbiamo proteggerci da chi vogliamo proteggere.

E la Natura ci sorride.

Le piazze sono deserte e la gente va in giro con la mascherina solo per procacciarsi da mangiare o per qualche pillola o sciroppo da comprare in farmacia sapendo che al virus fará un baffo o per andare a lavoro quello ritenuto indispensabile come il nostro di personale sanitario o per andare a cercare un posto per ricoverarsi in ospedale ammesso che ce ne sia uno disponibile.

E la Natura ci sorride.

Radio, TV e media sono ormai bollettini di guerra e non si parla d’altro. Questo virus ha contagiato i nostri corpi e ancor piú la nostra mente collettiva.

Sembra quasi surreale. Siamo in un film di fantascienza. Barricati in casa, ma consapevoli che in molti di noi, forse tutti, il virus sta incubando e se siamo fortunati non ci piomba addosso la famosa polmonite interstiziale ma solo una forma influenzale benigna, come ne abbiamo avute tante in passato e come ora ci auguriamo di averne tante in futuro.

E la Natura ci sorride.

E cosí scopriamo di essere una comunitá. E che infermiere e infermieri, personale sanitario di ogni genere, medici sono degli eroi nazionali. In momenti come questi tutti ce ne rendiamo maggiormente conto.

Che essere sei uomo se per apprezzare qualcosa davvero ti deve mancare ? Come alcuni tuoi beni preziosi conquistati in ere di millenni, come la salute e la libertá da tante minacce.

E la Natura ci sorride.

Questo virus ci tiene sotto scacco. E ci ha fermati forse per farci riflettere.

E allora riflettiamo. Se ci guardiamo attorno in questi giorni, vediamo che il mondo degli umani sembra essersi fermato ovunque, mentre le altre specie animali e vegetali non si fermano e si mostrano e sono incuranti del virus. Gli uccelli volteggiano liberi nel cielo azzurro o con le nuvole. I pesci sguazzano felici nelle loro acque. I fiori sbocciano nei loro mille colori di primavera e offrono le loro grazie agli insetti eccitati.

La natura sembra festeggiare ovunque mentre noi umani soffriamo. Forse é il caso di chiederci il perché. Noi umani abbiamo rotto qualche patto e Lei in qualche modo ci punisce incurante e incessante, sorridendoci piú grande di noi ?

E’ una visione forzatamente olistica, finalistica e integralista ? Puó darsi. Sono tanti i dubbi che ci assalgono ora, mentre la natura ci sorride, come Monna Lisa.

Per dovere di cronaca rivolgiamoci qui ad un interessante articolo di Sandro Modeo su CORSERA dal titolo “Dai pipistrelli all’Uomo: alle origini del coronavirus” in cui si cita il libro di David Quammen, Spillover  (riferito al «salto di specie» degli agenti patogeni dall’animale all’uomo) col pipistrello nero in copertina sinonimo di morte, in cui il saggista scientifico nel 2012 si chiede se the Next Big One, la prossima grande epidemia attesa dagli esperti, sarà causata da un virus e se comparirà «in un mercato cittadino della Cina meridionale». L’ipotesi era scientifica o comunque razionale. L’uomo, per suo intemperanza, rompe l’equilibrio col pipistrello, il virus dal pipistrello salta e attacca la nostra specie in un abbraccio invisibile e mortale.

E la Natura continua a sorriderci in questa strana primavera 2020 d.C. che inciderá il disco della nostra storia per cui non saremo piú quelli che eravamo.

Siamo in piena crisi sanitaria ed economica globale. Non c’é alcun dubbio. Si tratta ormai di una pandemia.

Il 31 dicembre 2019 la Commissione Sanitaria Municipale di Wuhan (Cina) ha segnalato all’OMS un cluster di casi di polmonite ad eziologia ignota nella città di Wuhan, nella provincia cinese di Hubei. Il 9 gennaio 2020, il CDC cinese ha riferito che è stato identificato un nuovo coronavirus (SARS-CoV-2) come agente causale della malattia respiratoria poi denominata COVID-19 (da Corona Virus Disease – anno 2019). La Cina ha reso immediatamente pubblica la sequenza genomica che ha permesso la realizzazione di un test diagnostico in modo tempestivo.

Gli ultimi dati OMS (Fonte: Health Emergency Dashboard) del 7 Marzo 2020, giorno in cui scriviamo,  ben 101.828 casi confermati nel mondo dall’inizio dell’epidemia con 3.483 decessi accertati. La Cina, focolaio iniziale, rimane la piú colpita a livello mondiale. L’Italia é la piú colpita ad oggi in Europa con 3916 casi positivi e 197 decessi, 2394 ricoverati con sintomi, 462 in terapia intensiva. Le Regioni piú colpite vanno dalla Lombardia, all’Emilia Romagna, al Veneto, alle Marche, Piemonte, Toscana, e ultima nell’ordine la Calabria.

Non essendo ancora disponibile un vaccino, l’unico antidoto sembra essere quello di evitare il contagio, ed é questo purtroppo tra i virus piú contagiosi. Pertanto, anche se la letalitá sembra essere tra il 2 e il 3 %, non particolarmente alta, essendo il virus molto contagioso, la percentuale dei morti puó essere consistente. Non solo. A detta dei virologi, questo é un virus nuovo del tutto sconosciuto, che potrebbe regalarci sorprese ancora piú spiacevoli. Per questo l’allarme rimane molto alto. Si muore per polmonite interstiziale e insufficienza respiratoria. Per questo si mette in conto e si predispone un numero alto adeguato di posti nelle rianimazioni dei nostri ospedali, che devono far fronte a queste esigenze crescenti e possono andare, alcuni del nord giá lo sono, in affanno.

Il nostro Governo di concerto con l’ISS e le Regioni, cui va tutto il nostro sostegno, sta mettendo tutte le misure in atto, in termini di profilassi, con zone rosse messe in quarantena, annunci e consigli utili a contrastare la diffusione del virus, che in pratica si traducono in una “asocializzazione” dei cittadini e in termini di pronto soccorso con nuove assunzioni di medici e infermieri (giá in carenza) e di piú posti disponibili e pronti in caso di necessitá nelle terapie intensive.

Noi non possiamo che rispondere all’appello.

Faremo anche noi la nostra parte, col senso di responsabilitá che ci dovrá contraddistinguere. Il nostro Presidente e il Direttivo l’hanno ribadito nella riunione in webex di ieri.

Eviteremo e inviteremo ad evitare per ora incontri di persona. Abbiamo iniziato con le riunione del Direttivo che abbiamo tenuto e terremo per ora in videoconferenza, peraltro sistema giá utilizzato da tempo dal nostro Direttivo.  I congressi, convegni patrocinati sono invitati ad essere rinviati a data da destinarsi e qualcuno di portata minore ci si augura venga opportunamente cancellato del tutto (il che sarebbe opportuno indipendentemente dal virus). Da tempo sosteniamo che non ci serve una pletora di eventi molte volte ripetitivi, che finiscono anche per sminuire l’interesse per il Congresso Nazionale che dovrebbe rimanere centrale e focale. Impareremo a lavorare di piú a distanza, come vogliono del resto il progresso e la tecnologia moderna, che ci consente di evitare di affrontare ore di viaggio e soggiorni inutili fuori sede.

Ancora piú importante, a nostro avviso, saremo invitati tutti a usare meglio e di piú gli stili di profilassi delle malattie infettive, che, specie in settori come il nostro, possono finire per essere letali per i pazienti.  Saremo tutti piú attenti agli ambienti che ci ospitano e non solo ospedalieri, il che sarebbe ora. Manterremo, ci si augura, alto il livello di guardia contro nemici, consci che non ci sono solo virus da combattere ma tanti altri agenti patogeni, organici e inorganici, e la lista sarebbe bella lunga. Affronteremo piú di prima e piú seriamente la problematica della correzione degli stili di vita. E forse faremo anche piú squadra. Perché lo slogan del Ministero é “piú uniti si vince”. In fondo l’umanitá di fronte ad una minaccia globale si é sempre unita e ha sempre combattuto con un unico intento comune.

Qualcuno forse noterá che il titolo del post somiglia un pó al titolo del romanzo ben piú nobile e importante di Gabriel Garcia Marquez “L’amore ai tempi del colera”. La trama e il messaggio del romanzo é di speranza. Il protagonista dopo mezzo secolo, caparbio e dopo aver subito una metamorfosi, riesce finalmente a conquistare l’unica donna che ha sempre amato nella sua vita.

Anche questo post vuole essere un messaggio di speranza e ottimismo.

Supereremo questo momento. Ne siamo certi. Nel corso della sua storia l’umanitá ha superato altri momenti ben piú critici, grazie alla tenacia, unione, resistenza, creativitá, metamorfosi e inventiva che lo caratterizza come essere speciale sul suo pianeta.

Lo fará anche questa volta.

Qui di seguito pubblichiamo la Lettera ai Soci del nostro Presidente SICVE, che verrà inviata ai Soci e pubblicata sul sito web nelle News.

Cari Soci

In considerazione delle attuali direttive ministeriali conseguenti all’emergenza Covid 19, che vietano l’attività congressuale ed obbligano al rinvio a data da destinarsi degli eventi già programmati, nell’incertezza del prossimo futuro, il Consiglio Direttivo ricorda e raccomanda a tutti i Soci di attenersi a quanto sancito dal regolamento. “E’ opportuno che i Soci SICVE evitino l’organizzazione di eventi scientifici a livello nazionale nei 30 giorni antecedenti la data del Congresso, inoltre la SICVE non concederà Patrocinii a eventi programmati in questo periodo”.

Comprendiamo le difficoltà che tutti noi andremo ad incontrare, ma il Congresso della Società rimane l’appuntamento centrale della vita societaria e pertanto è compito di tutti i soci prediligerlo e salvaguardarlo.

Un caro saluto

Il Presidente                                             

Stefano Camparini

e il Consiglio Direttivo

 

 

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