FORGOT YOUR DETAILS?

Fuga di Medici dal SSN e dagli Ospedali.

Il grido d’allarme giunge ad esempio da Giorgio Simon, ex Direttore Generale dell’AAS5 Pordenone, che pubblica una lettera aperta su Quotidiano Sanitá, e denuncia il fatto che “in questi giorni si moltiplicano le notizie di medici che lasciano il servizio sanitario nazionale.” “Diciamolo pure – afferma l’ex Direttore – un po’ è anche colpa nostra, di noi Direttori Generali. Troppo spesso abbiamo pensato di essere i capi assoluti delle aziende che abbiamo governato. Siamo arrivati dicendo ‘adesso vi insegno io cos’è un’azienda’ e abbiamo innescato cambiamenti organizzativi inutili, costosi e poco condivisi solo per manifestate la nostra esistenza. Non sempre ci siamo resi conto di essere a capo di una delle realtà migliori che si possano dirigere, fatta da professionisti altamente qualificati, motivati ed entusiasti del proprio lavoro. Un’azienda in cui la quota di “intelligenza e competenza” probabilmente non ha paragoni in altre organizzazioni pubbliche e private di queste dimensioni. Abbiamo umiliato professionisti con meccanismi di budget obsoleti e farraginosi che non coglievano il segno sulla sostanza vera del lavoro, la produzione di salute. Presi da infiniti tavoli sindacali abbiamo mortificato il merito. Merito che i professionisti comunque e per fortuna si guadagnano sul campo ogni giorno. Abbiamo assecondato talvolta la politica che entra ovunque. Il grido di dolore e di allarme che arriva da queste dimissioni richiede una terapia d’urto urgente. Le aziende non possono più essere rette, soprattutto con le dimensioni attuali, da un direttore generale pro tempore e dal suo staff. È necessaria un’organizzazione ad alta valenza professionale e tecnica. Non si può più tollerare che ogni tre anni un direttore arrivi a rovesciare tutto. E la politica non può più pensare che, incapace talvolta di fare altro, le uniche riforme siano ridisegnare i confini della aziende o il numero delle strutture complesse. Il servizio sanitario nazionale  è un bene preziosissimo, fatto da persone preziosissime. Se perdiamo loro perdiamo tutto.”

Abbiamo voluto riportare per intero la Lettera del dr Simon perché ci sembra emblematica di un fenomeno che deve far riflettere. L’eccesso di burocrazia amministrativa ruba tempo e risorse all’arte nobile del curare.  E a ció si aggiunge l’altro allarme della carenza di Medici Specialisti negli Ospedali determinata da una parte dall’imbuto formativo per cui negli ultimi anni le nostre Universitá hanno “sfornato” pochi specialisti rispetto alle domande (scarsa pianificazione anche in base ai pensionamenti non previsti) e dall’altra dalla fuga all’estero dei neo specialisti o specializzandi e fuga verso servizi sul territorio (peraltro sempre piú richiesti) o alternativi ai servizi ospedalieri.

Qualche grido molto simile giunge da Oltralpe, come riporta il Corriere della Sera. «Mi dimetto perché sono costretta a fare cose non etiche. Mi dimetto perché un tempo il nostro compito era curare i malati, oggi ci viene chiesto di produrre ricoveri, un numero sempre maggiore di ricoveri in modo da fare soldi per l’ospedale. I miei pazienti, malati di diabete, hanno complicazioni gravi, alcuni rischiano l’amputazione ma le loro degenze sono troppo lunghe, non producono profitto e quindi diventano un peso. Io non lo sopporto più». Questo lo sfogo della professoressa Agnès Hartemann, primario di diabetologia all’ospedale La Pitié Salpêtrière di Parigi, a proposito della protesta di 1.100 medici francesi, tra i quali 600 primari, che si sono dimessi dalle loro funzioni amministrative. E aggiunge: «Continueremo a occuparci dei pazienti, come è ovvio, ma non risponderemo più all’amministrazione, e smetteremo di occuparci più dei fogli Excel che della salute dei pazienti». In Francia da mesi (anche) medici e infermieri sono in agitazione. Hanno cominciato lo scorso autunno i medici di PS,  che fanno anche le veci dei medici di base, soprattutto in provincia. Ma la protesta interessa sempre piú Primari e Direttori di Unitá Operative, che lamentano eccesso di atti amministrativi.

La ministra della Sanità, Agnès Buzyn, promette un piano da 1,5 miliardi in tre anni.

Anche da noi qualcuno promette piú risorse in Sanitá.

Volevano abolirlo con un referendum nazionale (conosciuto anche come Renzi-Boschi) il 4 dicembre 2016. Costa troppo e serve a poco. Ma gli italiani hanno voluto mantenerlo, anche perché il quesito del referendum era in blocco con altre proposte e ne ha subito le conseguenze. Anche il Governo scorso giallo-verde ci ha provato ad abolirlo. Ma é ancora in vita e tenta di riformarsi per sopravvivere. Parliamo del CNEL, il Consiglio Nazionale di Economia e Lavoro, ritenuto da molti, quasi tutti, un Ente inutile.

Eppure di recente il CNEL ha prodotto una “Relazione 2019 al Parlamento e al Governo sui livelli e la qualità dei servizi offerti dalle Pubbliche amministrazioni centrali e locali alle imprese e ai cittadini” che troviamo interessante e che alleghiamo.

Relazione CNEL

Da questo Rapporto si evince un dato quasi eclatante. Il nostro Paese dal punto di vista sanitario é da considerarsi tra i Paesi piú virtuosi in senso globale ma anche tra quelli a maggiore disparitá nelle differenti aree territoriali per quanto riguarda offerta di servizi, tempi di attesa e quindi performance assistenziale.  L’Italia è il Paese europeo con le più grandi differenze tra regione e regione. Questo é quanto dovranno commentare nella presentazione della Relazione il 15 gennaio a Roma, Tiziano Treu, Presidente CNEL e Fabiana Dadone, Ministra per la Pubblica Amministrazione.

Dimensioni contenute della spesa sia in valore assoluto che in percentuale del PIL da un lato e valore elevato della durata della vita e della speranza di vita alla nascita, mortalità evitabile tramite prevenzione ed appropriatezza delle cure dall’altro collocano il  nostro Paese ai primi posti in termini di performance sanitaria globale.

A fronte di ciò vanno segnalate alcune criticità di vecchia data, quali debolezza delle cure territoriali per disabili e non autosufficienti e insufficiente offerta di strutture per lungodegenza e sopratutto differenze sostanziose in termini di spesa sanitaria pro-capite, offerta di servizi sul territorio, qualità degli stessi e possibilità di accesso appropriato e tempestivo alle prestazioni sia tra regioni ed aree geografiche che tra gruppi sociali.

“Per quanto riguarda le risorse – aggiunge la Relazione – risulta crescente il divario tra la domanda ed i costi di produzione, in costante aumento, da una parte, e la ristrettezza del finanziamento pubblico, in calo rispetto al PIL negli ultimi anni, dall’altra. In questo ambito una criticità crescente si rileva rispetto agli organici ed alle carenze del personale. Per quanto riguarda il grado di digitalizzazione della Pubblica Amministrazione l’Italia si piazza al quintultimo posto tra i paesi dell’Unione Europea, davanti solo a Polonia, Grecia, Bulgaria e Romania e ad un livello inferiore alla media UE per tutti gli indicatori e in modo particolarmente accentuato per il capitale umano disposto a trarre vantaggi dai sistemi di digitalizzazione. Andamenti positivi vengono riportati pero’ per il tasso di ospedalizzazione, ormai trai più bassi del mondo, e per lo sviluppo del numero dei posti letto in presidi residenziali socio-assistenziali.  L’analisi condotta su dati 2018 dal Ministero della Salute sulla attuazione dei LEA (Livelli essenziali di Assistenza) ha mostrato le differenze notevoli registrabili anche da questo punto di vista, sia per la prevenzione, che per l’attività ospedaliera e per quella territoriale, con punteggi che oscillano tra il 92,4 della Provincia di Trento per il settore ospedaliero e il 29,5 della Campania per l’attività distrettuale. Una serie di Regioni in particolare risultano non garantire i LEA per alcuni degli aspetti studiati (Campania per distrettuale e ospedaliera, Sardegna per distrettuale, Molise per ospedaliera). Anche per ciò che attiene gli indicatori soggettivi secondo l’Istat la soddisfazione per il proprio stato di salute, benché alta nei livelli medi, mostra differenze territoriali evidenti.”

Nei recenti incontri che il nostro Direttivo ha tenuto con i nostri Referenti Regionali sono emerse differenze notevoli tra regione e regione e tra nord, centro e sud del nostro Paese per quanto riguarda la governance sanitaria.

Da questi dati é bene trarre le conseguenti misure. I nostri politici oltre ai proclami devono fare la loro parte fondamentale. Le Regioni meno virtuose devono davvero rimboccarsi le maniche e magari copiare quelle piú virtuose. Spetta anche a noi proporre soluzioni in tal senso e stiamo lavorando a Documenti che vanno in questa direzione. Ma attenzione. Le Regioni virtuose non possono crogiolarsi. Le performance sono come le piante di un giardino, vanno curate e seguite, altrimenti appassiscono.

Fará bene il nostro Direttivo a continuare a stimolare il confronto interregionale.

 

Cara e Caro Socio,

abbiamo pensato di chiudere e aprire l’anno invitandoTi a  scorrere le foto del Congresso di Firenze che sono state scattate a sua scelta da un fotografo che non ci conosceva.

Sperando che Tu possa ritrovarTi in qualcuna di esse. Altrimenti sarà senz’altro per la prossima occasione.

Ci sembra un modo divertente di festeggiare il passaggio dal 2019 al 2020.

Puoi trovare la Foto Gallery del Congresso cliccando qui di seguito

Gallery Congresso

oppure andando in www.sicve.it nello spazio del Congresso.

Dal Direttivo e dallo staff di Segreteria

Buon Anno con SICVE

 

 

 

Rapporto Censis 2019

Da poco pubblicato il 53ª Rapporto Censis sulla situazione sociale del nostro Paese. In estrema sintesi ne esce un quadro di Italiani per il 69% incerti sul presente e futuro, pessimisti per il 17%, con solo il 14 % da poter definire ottimisti. Il nostro connazionale medio dipinto oggi dal Censis é un soggetto abbastanza deluso, insoddisfatto, ma sopratutto demotivato e perplesso, pertanto sfiduciato, con scarsa visione del futuro, che soffre di precariato, poco portato a pianificare e alla fine nevrotico e ansioso. Lo dimostra il 27% di incremento di vendite di farmaci ansiolitici.  Per il 41,3% dei nostri connazionali stare bene significa essere in una condizione di benessere psicologico, di soddisfazione, di serenitá, mentre solo dieci anni fa solo il 17,4% la pensava così.

Per il 26% l’economia peggiorerá, per il 74% rimarrá tale o migliorerá poco ammesso che migliori. Per il 48,2% c’é bisogno di un “uomo forte al potere” che non debba preoccuparsi di Parlamento e di elezioni, ma debba cercare di risolvere i problemi dei cittadini, in primo luogo il lavoro e l’occupazione. Questa percentuale é salita di molto in questi ultimi anni. Tra le notizie che interessano di piú: la politica in pole position, seguono lo sport, stili di vita-viaggi-cucina, scienza-medicina-tecnologia, cultura-spettacoli, cronaca, economia.

C’é sfiducia in generale, ma sopratutto verso i politici, che la maggioranza dei telespettatori vorrebbe vedere meno in TV, mentre vorrebbe vedere di piú medici e scienziati.

Ci conforta il fatto che rimane la stima e la fiducia nei confronti della classe medica. Solo il 18% degli italiani non ha fiducia nei medici di medicina generale e solo il 9% non ha fiducia negli specialisti.

Ma vediamo un attimo la fiducia nei confronti del sistema sanitario nazionale. Ebbene, per la propria salute gli Italiani si rivolgono sia al SSN sia a operatori e strutture private a pagamento. Nell’ultimo anno il 62% che ha richiesto almeno una prestazione nel SSN ne ha richiesto e ottenuto anche almeno una nella Sanitá a pagamento: il 56,7% di chi ha un reddito basso e il 68,9% di chi ha un reddito di oltre 50.000 euro annui. Perché? Per motivi soggettivi, per avere ciò che si vuole nei tempi brevi e nelle forme preferite, ma anche e sopratutto per le liste d’attesa lunghe nel pubblico. Su 100 prestazioni LEA che i cittadini hanno provato a prenotare nel pubblico, ben 28 sono transitate nella Sanità a pagamento e per il 22,6% nel Nord-Ovest, il 20,7% nel Nord-Est, il 31,6% nel Centro, il 33,2% al Sud.

Tra le poche note positive, la generositá. Il 64,1% dei soggetti tra 18 e 40 anni dichiara di essere incline ad aiutare gli altri e a fare del  volontariato (il 67,9% delle donne e il 65,9% dei laureati). Il 92% della popolazione globale dichiara che gli piace o piacerebbe vivere in un contesto in cui le persone si conoscono, si frequentano e si aiutano. In un Paese che invecchia sempre di piú e aumentano le persone che vivono da sole, la famiglia si conferma la forma più importante di solidarietà. D’altronde il carico della non autosufficienza ricade direttamente sulle famiglie, chiamate a contare su se stesse e sui propri bilanci economici.

Insomma, Italiani incerti e delusi, che non riescono a guardare avanti, che hanno sfiducia nei politici, ma conservano una buona dose di fiducia nei medici e nella scienza.

Il Censis, Centro Studi Investimenti Sociali, è un istituto di ricerca socio-economica fondato nel 1964.

A partire dal 1973 è diventato una Fondazione riconosciuta con Dpr n. 712 dell’11 ottobre 1973.

Da oltre cinquant’anni svolge una costante e articolata attività di ricerca, consulenza e assistenza tecnica a beneficio anche delle nostre Istituzioni.

 

Agli inizi del secondo millennio nasceva l’Italia dei Comuni.

Alla fine del secondo e inizi del terzo nasceva l’Italia delle Regioni.

A maggio di quest’anno ci siamo occupati di questo argomento. Partivamo da un’osservazione precedente dei Tempi d’Attesa per ricoveri per endoarterectomia carotidea in Italia e dal fatto che le liste d’attesa sono di fatto un serio problema nel nostro Paese.

Il Ministero da tempo ha emanato il cosiddetto Piano Nazionale di Governo delle Liste d’attesa (PNGLA) 2010-2012, approvato con l’Intesa Stato-Regioni, per cui ASL ed ospedali avrebbero dovuto e quindi devono ancora garantire tempi massimi di attesa.  A Regioni e Province Autonome spettava il compito di pubblicare il Piano Regionale di Governo delle Liste d’Attesa (PNRLA) e ogni Azienda Sanitaria doveva rendere noto il proprio piano attuativo aziendale garantendo una adeguata diffusione presso i medici di medicina generale e i cittadini. In tal senso, i siti web di Regioni e Aziende sanitarie rappresentano un valido strumento informativo. La disponibilità di informazioni sui tempi di attesa su siti web aziendali e regionali veniva riconosciuta come diritto fondamentale del cittadino.

Il nostro Direttivo se ne sta occupando da tempo, anche in considerazione dei risvolti pratici di organizzazione sanitaria e medico legali. Pensiamo alla patologia aneurismatica aortica ad esempio. Ha nominato quindi una Commissione interna per fare il punto sullo stato attuale Regione per Regione e avviato quindi un confronto costruttivo con i Referenti Regionali (RR), che sono stati invitati a loro volta a verificare la realtá nel proprio ambito regionale e a lavorare su uno schema-protocollo unico da condividere prima e proporre poi per essere adottato in ogni Regione. Lo schema-protocollo avrebbe dovuto rispettare criteri di gravitá di patologia e quindi opportunitá di ricovero entro limiti massimi temporali, escludendo da tutto ció quelle patologie a carattere di emergenza-urgenza, quindi solo per ricoveri ordinari programmabili.

Al Congresso Nazionale di Firenze di poco piú di un mese fa i RR si sono incontrati col Direttivo e hanno fatto un primo punto dal quale é emerso un quadro di estrema variabilitá da Regione a Regione per quanto riguarda la gestione delle liste d’attesa per ricoveri programmabili. Si va dalla Lombardia nella quale non esiste il problema in quanto da tempo la politica sanitaria ha ridotto al minimo e in alcuni casi azzerato le liste d’attesa per ricoveri programmabili per le cosiddette alte specializzazioni (chirurgia vascolare, cardiochirurgia, chirurgia toracica e neurochirurgia) a Regioni specie del Sud, ma anche non del Sud, in cui in pratica per tanti motivi, ma sopratutto per mancata programmazione e in alcune Regioni sopratutto  per carenza di centri sul territorio, non sono possibili e neanche immaginabili proposte, condivisioni e adozioni di schemi-protocolli del genere. Ci sono Regioni invece in cui una programmazione e quindi una condivisione di protocolli non solo é possibile ma é in cantiere. Una di queste é l’Emilia-Romagna. Ringraziamo Antonio Freyrie che ci ha fornito il Documento che é stato di recente emanato in ER. All’incontro dei RR a Firenze questo Documento é stato presentato e discusso e diventa ora un Documento Ufficiale che, come concordato a Firenze, i nostri RR, che l’hanno ricevuto, potranno verificare, utilizzare come proposta da condividere e applicare nelle Regioni in cui é possibile e auspiscabile oppure come stimolo per le istituzioni della propria Regione per iniziare un percorso di programmazione sul territorio, che non sará certo facile ma neanche impossibile.  Il Documento Emilia Romagna é ora anche in www.sicve.it

Per chi volesse leggere il Documento Attenzione a quanto scritto all’inizio:

Secondo le indicazioni della Delibera Regione Emilia-Romagna 272/2017, l’inserimento in lista di attesa secondo le classi di priorità sotto indicate non coincide con la prima valutazione del paziente da parte del medico della struttura (presa in carico del paziente: fase di pre-lista), bensì con la fase nella quale la diagnostica è stata completata ed è stata definita l’indicazione al trattamento chirurgico/endovascolare (inserimento in lista di attesa).

vedi anche slides Perche’ servono LG italiane SICVE

La legge N.24 dell’8 marzo 2017, nota anche come Legge Gelli-Bianco, all’art.5 riconosce il Sistema Nazionale Linee Guida (SNLG), istituito con Decreto su Gazzetta Ufficiale 27 febbraio 2018, come l’Organo preposto a collezionare le Linee Guida (LG) proposte dalle Societá Scientifiche (SS), a verificarne tramite il CNEC (Centro Nazionale per l’Eccellenza Clinica) la validitá metodologica e a pubblicarle, compresi gli aggiornamenti, nella piattaforma del sito ufficiale del’Istituto Superiore di Sanitá (ISS), per metterle a disposizione di tutta la comunitá scientifica nazionale, sopratutto in merito al sottotitolo della stessa Legge: “disposizioni in materia di sicurezza delle cure e della persona assistita, nonche’ in materia di responsabilita’ professionale degli esercenti le professioni sanitarie”.

Il Ministero della Salute con Decreto su Gazzetta Ufficiale 2 agosto 2017 istituisce l’Elenco delle SS e delle Associazioni Tecnico Scientifiche delle professioni sanitarie.  La SICVE viene iscritta in questo Elenco e quindi é chiamata a proporre al SNLG/ISS Linee guida metodologicamente valide. E la metodologia deve essere quella indicata dallo stesso ISS-CNEC nel “Manuale metodologico per la produzione di LG di pratica clinica”.

La SICVE non é al primo giorno di scuola. Ha giá proposto alla comunitá scientifica nazionale LG metodologicamente valide. Ed é stata una delle poche SS italiane a farlo. Non lo sosteniamo noi adesso qui. Lo sostiene un articolo, recepito dallo stesso ISS e pubblicato su Evidence Live Oxford University 21-22 Giugno 2017 “Quality and trustworthiness of clinical practice guidelines developed by italian medical specialty societies: a cross sectional study”. In tale articolo si evince che di 403 SS prese in esame, solo 81 (tra queste la SICVE) hanno superato l’esame e, delle 712 LG proposte, solo 359 (circa la metá) sono state riconosciute meritevoli, nel campione piú recente sono state selezionate solo 75 LG con, in ordine, 33 (44%) della Associazione Italiana Oncologia Medica, 22 (29%) di Multi Societá, 11 (15%) di 10 Societá Mediche e 9 (12%) della SICVE.

Gli autori dell’articolo hanno apprezzato il criterio e la metodologia adottata da SICVE e tra questi criteri  (dichiarati nel capitolo metodologia in www.sicve.it) anche quello della condivisione con altre SS (oltre alla SICVE anche SIAPAV, SIAARTI, ISO, ecc.), della applicabilitá alla realtá nazionale, tenendo conto anche delle ricadute medico-legali delle raccomandazioni prodotte frutto di un compromesso (come si fa per le LG) tra trials e EBM e mondo reale nazionale.

Nelle nuove LG  bisognerá soddisfare i requisiti richiesti dall’ISS/SNLG che sono, citiamo tra gli altri :

1.  la condivisione con tutte le categorie professionali rilevanti interessate, quindi sono preferite le Federazioni di SS, e noi abbiamo costituito per questo una Federazione di SS per le LG;

2. la considerazione dei punti di vista e delle preferenze dei pazienti, e noi possiamo e dobbiamo collaborare con le Associazioni Pazienti (almeno una);

3. la rigorositá e la trasparenza metodologica, e noi abbiamo a disposizione metodologo valido e metodologia valida.

Qualcuno si chiede o potrebbe chiedersi peró: perché non adottare le LG europee che sono recenti e che ci leverebbero le castagne dal fuoco, dichiarando (anche presso l’ISS/SNLG) che sono adattabili alla realtá italiana ? Il che potrebbe essere anche vero, tralasciando le considerazioni di “maggior tutela” che Linee Guida nazionali da noi prodotte, tenendo conto della realta’ nostra, ci garantirebbero maggiormente. Alla domanda potremmo e dovremmo rispondere che probabilmente non saremmo i soli soggetti interessati a presentare e pubblicare LG italiane. Ad esempio altre SS (cardiologi interventisti, radiologi, angiologi, diabetologi ecc), magari associandosi, potrebbero presentare (lo hanno giá fatto in passato) position paper e consensus e LG italiane anche ben fatte. Bene, abbiamo il fondato sospetto che in questo caso che l’ISS/SNLG non potrebbe non accettare e adottare queste LG italiane proposte da altri gruppi invece di quelle europee proposte da noi.

Una comunitá scientifica, come la nostra, potrá definirsi scientifica se é in grado di produrre scienza. Produrre scienza non vuol dire solo organizzare e patrocinare e promuovere eventi congressuali, che dovrebbero e devono essere momenti di incontro e di discussione (anche questi fondamentali) su produzioni scientifiche di singoli soggetti, o gruppi o altre societá scientifiche, spesso straniere. Una SS nazionale matura produce scienza quando produce trials, studi, registri e LG nazionali.

La SICVE necessita di una rivoluzione copernicana.

Da un modello tolemaico, ormai sorpassato, che vede al centro il Congresso Nazionale e le altre iniziative che ruotano minori attorno al Congresso, deve passare ad un modello copernicano che vede il Congresso come una delle tante e varie iniziative che ruotano attorno, comprese le LG.

Solo cosí la nostra SICVE potrá crescere.

E la produzione e l’aggiornamento di LG sono un magnifico volano per crescere e per :

– essere al centro del panorama scientifico nazionale

– collaborare con altre SS e associazioni pazienti

– far crescere gruppi di studio specie di giovani

– promuovere trials nazionali e pubblicazioni scientifiche

– essere protagonisti più attivi (anche sui risvolti medico legali)

– rilanciare il Registro come strumento di verifica dell’applicazione delle stesse LG

– confrontarci col resto del mondo

– sopratutto essere piú credibili con le Istituzioni, Ministero, Agenas, Regioni.

Sara’ pur sempre una sfida e un’impresa mica da ridere. Ma ne vale la pena.

 

Rispettate le attese. Possiamo dire che anche questo, come quelli precedenti, é stato un Congresso che ha lasciato un segno indelebile nella storia della nostra Societá. Comincerei dalla fine. L’Assemblea dei Soci, che ha quasi chiuso i lavori, é stata tra le piú partecipate degli ultimi anni. C’era da attenderselo anche perché si varavano importanti modifiche di Statuto che introducevano maggior democrazia e inclusivitá nell’organo istituzionale per eccellenza quale il Consiglio Direttivo (come indicato del resto dal Ministero alle Societá Scientifiche, non dimentichiamolo).  E le modifiche ci sono state, anzi implementate in Assemblea. La Relazione Morale del Presidente ha illustrato le principali iniziative, molte in corso, con i Referenti Regionali, ad esempio, sul Registro, sulle Linee Guida, sulle collaborazioni con Agenas, e cosí via. E poi l’accelerazione impressa sui e dai Giovani (SICVE YOUNG ha avuto il suo spazio al Congresso su temi organizzativi e sul futuro), che ricorderanno Firenze come il vero trampolino per diventare e continuare ad essere i protagonisti della storia della chirurgia vascolare nel nostro Paese, proiettati nella realtá nazionale e internazionale (europea e oltreoceano). Ci piace qui ricordare il record di Premi ai Giovani concessi ad un Congresso Nazionale SICVE (6 premi alle migliori Comunicazioni votate in aula, 5 premi ai migliori Poster televotati, 3 premi ai migliori casi clinici presentati). Ma anche il record di Grant concessi (124) al Congresso Nazionale prima ai Giovani che presentavano comunicazioni e poi ai meno Giovani. E’ intenzione di questo Direttivo concedere altri Grant (é stato discusso in Assemblea) a Giovani che porteranno il tricolore in Congressi o Eventi internazionali. Non sono mancati i Corsi di Simulazione per i Giovani e il Corso Infermieri, che ormai sono item fissi. A Firenze si é parlato molto di novitá tecnologiche in chirurgia vascolare endovascolare, interessante la sessione bioingegneristica, ma anche di novitá dalle linee guida internazionali (ischemia critica periferica e aneurismi dell’aorta addominale) in vista del lavoro di revisione delle nostre linee guida nazionali nelle quali la nostra Societá investirá in risorse umane ed economiche nei prossimi mesi. A Firenze novitá anche in tecnologie di comunicazione con la diretta streaming dall’Auditorium, che rimarrá registrata e a disposizione in web.  Cosí come rimarrá registrata nella nostra mente e nel nostro cuore la Serata nella cornice suggestiva della Certosa di Firenze. In piú di 400 abbiamo apprezzato l’ottimo menú mentre il nostro Presidente consegnava le targhe ai Past President e Past Segretari che in questo ventennale di attivitá hanno contribuito con i loro Direttivi e rendere grande la nostra SICVE.

Come abbiamo avuto giá modo di dire, la nostra Societá é giovane, ha vent’anni, rispetto ad altre Societá. Per questo é robusta, atletica, in salute ottima (lo dimostrano anche i bilanci), piena di auspici e buone intenzioni, di coraggio, voglia di fare per essere, voglia di correre.

Correre come hanno fatto un manipolo di eroi che alle luci dell’alba di martedí hanno stupito i fiorentini e le fiorentine in un percorso di qualche chilometro in maglietta SICVE RUN, dimostrando coi fatti che si comincia dalla prevenzione e dal miglioramento dello stile di vita a combattere le malattie vascolari. Un messaggio per i pazienti o candidati pazienti: fate come faccio e non solo come dico.

E i pazienti ? Anche per loro e sopratutto a loro vorremmo dedicare questo Congresso. I pazienti saranno sempre di piú con noi nei Congressi e nelle iniziative (comprese le linee guida). A loro dedichiamo il nostro lavoro quotidiano e il nostro cuore. A loro dedichiamo la nostra Societá.

Non a caso a Firenze il nostro Presidente ha aperto l’Assemblea dando la parola e il video (toccante) all’Associazione onlus Dynamo Camp, alla quale SICVE e l’altra Associazione Titoccotoccati (che ha organizzato SICVE RUN) si sono stretti in un modesto ma sentito contributo.

E ora l’appuntamento é a Cagliari tra un anno e a Milano tra due.

Un ringraziamento a tutti, alle Aziende, ai Tecnici e Operatori, alla nostra Segreteria GC Conor, alla Faculty, ai Moderatori e Relatori, alle Societá e Associazioni che hanno collaborato, a tutti i Congressisti e anche a chi ha permesso ai Congressisti di esserci, un ringraziamento di cuore a tutti da parte del Consiglio Direttivo.

Questa volta l’icona del nostro Congresso ha la cupola del Brunelleschi che sfidó e sfida ancora l’architettura di ogni tempo e la meraviglia del campanile di Giotto. Firenze ha sempre esercitato il suo fascino artistico ed é il simbolo universale dell’Umanesimo e del Rinascimento. Basta andare tra le sue strade del centro per incontrare Dante, Giotto, Leonardo, Michelangelo, Piero della Francesca e tutti gli altri Grandi della nostra Storia, che qui non menzioniamo, ma che portiamo scolpiti nel nostro genoma culturale.
E’ la prima volta che il Congresso SICVE si tiene a Firenze dal primo Congresso Fondativo che si tenne a Roma nel 1998. La SICVE inizió i suoi lavori col Primo Direttivo ufficiale in carica nel 1999. Quest’anno ricorre il ventennale. Sará ricordato al Congresso di Firenze con una targa di riconoscimento ai Presidenti e Segretari che si sono succeduti in questi due decenni.
La SICVE é una giovane ventenne. Bella, promettente, energica, proiettata nel futuro, piena di progetti, ambiziosa, con la voglia di fare. La SICVE é dei Giovani. I Giovani chirurghi vascolari si ritroveranno a Firenze e saranno i protagonisti. Non solo nella Sessione “Sicve Young incontra il Direttivo. Aspetti organizzativi” nella quale si affronteranno i problemi, le aspettative, le previsioni, gli interessi, i suggerimenti, i progetti dei Giovani. Se si scorre il programma si nota che i Giovani occupano gran parte degli spazi. Con le Comunicazioni con Concorso a Premio, Comunicazioni non a premio su tutti gli argomenti, con i Poster a premio, Poster non a premio, con i report di casi clinici a premio, con i report di studi multicentrici, con i corsi di planning e simulazione, con il corso sulle malattie rare. Ma avranno interesse a partecipare anche alle Sessioni e Simposi e a dire la loro nelle discussioni.
E molti di questi Simposi sono di estremo interesse. Basti pensare a quello sulle nuove linee guida sull’ischemia critica, sulle applicazioni ingegneristiche in chirurgia vascolare, sulla chirurgia del sistema venoso profondo, sulla chirurgia carotidea nei sintomatici, sugli AAA con colletti difficili, sulla patologia aortica toraco-addominale, sul confronto internazionale sulle linee guida per gli AAA, sulla Sala Ibrida.
E l’auspicio é che siano presenti anche i nostri Soci Juniores in regola all’Assemblea che si terrá mercoledí 23 ottobre alle 10:30. Mai come questa volta la loro presenza é importante. Si presenteranno e si chiederá l’approvazione di modifiche epocali di Statuto della nostra Societá tra le quali si prevede che nel futuro Consiglio Direttivo ci sia anche una rappresentanza di Soci Juniores Medici in Formazione e si fara il punto su quanto e’ stato fatto quest’anno e su quanto e’ auspicabile si continui a fare nei prossimi anni.
Siamo tutti invitati a Firenze quindi. Per ritrovarci tutti in famiglia a festeggiare i 20 anni della nostra SICVE. Per onorare il lavoro dei chirurghi vascolari endovascolari d’Italia. Per celebrare l’arte dei chirurghi vascolari endovascolari d’Italia nella cittá d’arte per antonomasia in Italia e nel mondo.

Per visualizzare il programma clicca su http://www.sicve.it/firenze-2019-congresso-sicve/

Post di Gaetano Lanza

E adesso tocca al Governo. Le Regioni hanno predisposto un Documento che alleghiamo.

Documento

Hanno sollecitato il Governo a dare il parere e a mettere in atto con urgenza una serie di misure, per sopperire alla carenza di medici di medicina generale e specialistica nel nostro Paese, tema di cui ci occupiamo spesso in questo periodo.

La prima misura tenta di risolvere a breve termine la carenza dei camici bianchi e di dare anche uno sbocco a quei medici (si stima siano circa 10.000) tagliati fuori dalle scuole di specializzazione a causa del numero insufficiente di borse di studio. La proposta é che per il prossimo triennio medici provvisti della sola laurea e abilitazione all’esercizio professionale entrino nel SSN garantendo a loro la possibilità di conseguire un titolo di specializzazione. Questi medici neo-assunti accederebbero in soprannumero, per esigenze regionali, ad una scuola di specializzazione sulla base di protocolli d’intesa tra Regione ed Università. La parte teorica sarebbe svolta presso l’Università mentre quella pratica e il tirocinio presso l’Azienda di appartenenza dove il medico specializzando dovrebbe garantire almeno il 70% del suo lavoro.
In questo caso si suggerisce di definire uno schema tipo di accordo ad hoc tra le Regioni e le Università. Sarebbe inoltre prevista una facilitazione nelle assunzioni a tempo indeterminato per gli specializzandi. Fino al 31 dicembre 2021, assunzione con contratto di lavoro subordinato a tempo determinato con orario a tempo parziale degli specializzandi all’ultimo anno di corso.
Allo stesso modo sarebbe previsto uno snellimento della disciplina concorsuale.
La seconda misura proposta é quella di poter scorrere e sfruttare le graduatorie di Concorsi espletati che quindi non verrebbero piú utilizzate “esclusivamente per la copertura dei posti messi a concorso” senza quindi possibilità di assunzione di idonei. Sarebbe quindi opportuno assumere medici risultati idonei ai Concorsi anche se non vincitori.
Una terza misura sarebbe quella di consentire ai medici di lavorare oltre i 65 anni sino al maturare dei quaranta anni di servizio effettivo e comunque non oltre i 70 anni, anzi di consentire a chi lo desideri, previa valutazione da parte dell’Azienda Ospedaliera della performance del medico, anche se ha superato i 40 anni di servizio, di continuare a lavorare comunque fino al compimento del 70° anno di età.
La quarta misura. Poter assumere medici con incarichi di lavoro autonomo laddove sia impossibile reclutare medici dipendenti o convenzionati e, qualora fosse impossibile reclutare specialisti con diploma di specializzazione richiesto, si dovrebbe poter attribuire l’incarico a medici con specializzazione equipollente, fatta eccezione per Anestesia e Rianimazione e terapia del dolore, Medicina nucleare, Radiodiagnostica e Radioterapia.
Una quinta misura riguarda le Regioni che hanno i conti in ordine o che negli ultimi 3 anni li hanno migliorati. Per queste Regioni ci sarebbe la possibilità di mettere a disposizioni di Aziende Sanitarie e Ospedaliere fino al 3% in più di risorse per valorizzare il personale sanitario dai dirigenti medici, alle professioni infermieristiche, della riabilitazione ecc.  sulla base di criteri regionali. Previsti in tal caso incentivi per guardia medica e/o pronta disponibilità, per chi lavora in zone o con servizi disagiati.
Una sesta misura prevede la deroga alla durata massima dell’orario di lavoro per coprire eventuali buchi. Chi accetterà di lavorare in extra orario non potrà pero’, negli stessi periodi, esercitare la libera professione intramuraria, in tutte le sue forme.
Fondamentale per le Regioni è comunque determinare il fabbisogno di personale di concerto tra Ministero della Salute e Regioni. Allo stesso tempo é basilare ammodernare la normativa che regola la determinazione dei fabbisogni formativi dei professionisti sanitari. Bisogna tener presenti gli standard europei con lauree più brevi e abilitazione al momento della laurea, quindi rivedere i percorsi di laurea in medicina e chirurgia e quelli di specializzazione.

Settima misura quindi ridurre il percorso di laurea in medicina e chirurgia da 6 a 5 anni ed eliminare l’attesa per l’abilitazione, che arriva nel momento stesso della laurea abilitante, e inoltre adeguare gli anni di corso di specializzazione alle durate minime europee, oltre che rivedere l’ordinamento didattico delle scuole di specializzazione.
Ottava misura riguarda il medico specializzando che potrebbe fornire prestazioni temporalmente limitate e adeguatamente retribuite extra orario formativo. Il medico in formazione specialistica potrebbe svolgere, con una progressiva attribuzione di autonomia e responsabilità, compiti specifici che gli verrebbero affidati dal Consiglio della Scuola, senza introdurre nuove forme contrattuali ed utilizzando le norme che già permettono allo specializzando di effettuare attività libero professionale oltre che la sostituzione di guardia medica e medicina generale.
Si dichiarano pronti a scendere in campo Sindacati (alcuni bocciano queste proposte), Fnomceo, Associazioni Mediche. Noi ci terremo informati.

Post di Gaetano Lanza

Piú volte abbiamo acceso i riflettori di questo blog sulla carenza di medici in generale, di specialisti in corsia in particolare, di chirurghi vascolari piú in particolare. Leggiamo che l’argomento scotta sul tavolo del Ministero, anche del nuovo Governo, e che ci sono proposte in cantiere anche con la Conferenza Stato-Regioni.  Possibilità in deroga per 3 anni di assunzione dei medici a partita Iva, accelerazione sui contratti di formazione-lavoro per gli specializzandi agli ultimi due anni di corso, riduzione della durata delle specializzazioni, abilitazione professionale al momento della laurea. Sembra sia prevista poi anche la possibilità, qualora sia impossibile trovare medici in possesso del diploma di specializzazione richiesto, di attribuire l’incarico a medici in possesso di altra specializzazione (eccetto Anestesia, Medicina nucleare, Radiodiagnostica e Radioterapia). Altro aspetto su cui le Regioni vogliono accelerare è poi la possibilità di assumere gli specializzandi agli ultimi 2 anni con contratti di formazione-lavoro. Il tema è molto dibattuto. Lo scorso Governo inserì delle norme che agevolavano la possibilità di assumere gli specializzandi sia nell’ultima Legge di Bilancio che nel Decreto Calabria. Ora le Regioni ci riprovano e chiedono in ogni caso subito un regolamento per attivare le norme già previste.

D’altra parte si sa che diversi Concorsi pubblici risultano deserti e vengono ri-banditi. Anche nel privato accreditato l’aria che si respira non cambia. Mancata programmazione delle scuole di specializzazione in passato? Scarsitá di Borse di Studio per le Specializzazioni (compresa Chirurgia Vascolare)? C’é carenza in definitiva di specialisti in generale e di chirurghi vascolari in particolare. Che il chirurgo vascolare col bisturi pronto in mano abbia trovato da qualche decennio ormai validi competitor quali radiologi e cardiologi interventisti, da quando Qualcuno (la Q maiuscolo é d’obbligo) ha inserito nei vasi cateteri e palloncini e la storia ha voltato pagina, questo é vero.

C’é da porsi seriamente il problema per il chirurgo vascolare per i prossimi anni e decenni.

Ma pare che il problema non sia solo nostro italiano, ma europeo e planetario. Se ne é parlato anche al Charing Cross dello scorso aprile a Londra: “Vascular Recruitment, a universal problem”. Troviamo interessanti gli interventi al CX. Mancanza di sufficiente exposure agli studenti, di graduate and post graduate training, specialisti che vanno in pensione non rimpiazzati a sufficienza da neospecialisti, secondo Cleveland, Presidente della Societá Internazionale di Radiologia Interventistica. Calo di attrattivitá della nostra specialistica anche per attitudine delle nuove generazioni a “risparmiarsi dai sacrifici” e la nostra specialitá impone sacrifici anche solo nell’immaginario collettivo e, aggiungiamo, scarsa remunerazione rispetto al sacrificio, ricorda Eckstein (Monaco). Monito questo anche di Sillesen, Presidente della ESVS, che suggerisce di creare ambienti di lavoro piú confortevoli e attrattivi per i giovani specializzandi e rimarca la differenza di attrattivitá tra centri universitari (piú alta) e centri rurali (piú bassa), differenza piú tipica del Nord Europa. Lo stesso problema oltrepassa l’Oceano, se é vero quanto afferma Makaroun (USA), che sottolinea la maldistribuzione delle forze lavoro in campo e aggiunge che in USA il 42% dei chirurghi vascolari sono over 55 e andranno a breve in pensionamento. Andando al Sud America, Munoz (Colombia) fa presente che una recente review ha stimato un chirurgo vascolare per circa 95.000 abitanti. Mansilha, Presidente dell’EBVS (European Board of Vascular Surgery) ha auspicato standard di training educazionali europei.

Ci auguriamo e siamo certi che questi temi saranno trattati nella Sessione prevista al Congresso Nazionale SICVE a Firenze lunedí 21 ottobre ore 14.00 e intitolata

“SICVE YOUNG incontra il Direttivo SICVE: Aspetti Organizzativi”.

Allora, prima di rivolgerci al WWF per il chirurgo vascolare, pensiamo alle iniziative che di concerto (SICVE e Istituzioni nazionali e regionali) possiamo allestire nel piú breve tempo possibile. Se vogliamo che il chirurgo vascolare non si estingua.

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