FORGOT YOUR DETAILS?

Post di Gaetano Lanza

Ottobre 2016. La Philips pubblicava i risultati di uno studio “Future Health Study” , condotto dalla Strive Insight nel maggio 2016 in 13 Paesi e anche su un campione di popolazione italiana sul rapporto che i pazienti hanno con le nuove tecnologie digitali (internet, APP ecc.) in tema di salute. Ne emergeva un quadro di crescente interesse. Si parlava di traghettamento da un sistema di “welfare di stato” a un sistema di “welfare di community”, per consentire un ammodernamento dei sistemi di comunicazione in sanita’, un miglior funzionamento del sistema sanitario, compresa una riduzione della spesa sanitaria, dei tempi d’attesa agli sportelli, lo sviluppo di nuove tecnologie quali la telemedicina, la sensibilizzazione e la prevenzione tramite correzione degli stili di vita, la percezione del proprio stato di salute del cittadino e cosí via.  Lo slogan coniato era “la Connected Care ci salverá”.

Future Health Study

21 Maggio 2019. Si tiene un interessante Convegno al Politecnico di Milano, del quale alleghiamo le slide pubblicate.

slide connected care

Il titolo é emblematico. Connected Care : il cittadino al centro dell’esperienza digitale. Vengono riportati e discussi i dati dell’Osservatorio Innovazione Digitale in Sanitá.

Nel 2018 la spesa per la Sanità Digitale nel nostro Paese é cresciuta del 7%, raggiungendo un valore di 1,39 miliardi di euro. Nel 2017 l’incremento era stato del 2%.  Le strutture sanitarie sostengono la spesa maggiore, circa 970 milioni di euro (+9% rispetto al 2017), seguono le Regioni con 330 milioni di euro (+3%), poi i Medici di Medicina Generale (MMG) con 75,5 milioni (+4%), pari in media a 1.606 euro per medico e infine il Ministero per la Salute con 16,9 milioni di euro. Compare come voce di investimento l’Intelligenza Artificiale, con circa 7 milioni di euro. I sistemi dipartimentali e la Cartella Clinica Elettronica (CCE) sono gli ambiti che raccolgono i budget più elevati, considerati prioritari.
L’85% dei MMG e l’81% degli specialisti utilizza la mail per comunicare con i pazienti, WhatsApp è usato dal 64% dei MMG e dal 57% degli specialisti. Meno del 20% dei cittadini usa la mail o WhatsApp per comunicare col proprio medico. Il 23% prenota online una visita specialistica. Un medico specialista su tre, inoltre, ritiene che i diversi contenuti multimediali a cui non accede ancora sarebbero invece fondamentali per supportare le decisioni cliniche.

Il 41% dei cittadini usano App o dispositivi wearable, come lo smart watch per controllare il proprio stato di salute e il corretto stile di vita.

Nelle aziende sanitarie crescono le prenotazione on line e i pagamenti online delle prestazioni sanitarie che vengono sempre piú offerte attraverso siti web o App (circa un’azienda su quattro) e che in quasi la metà dei casi sono fruibili tramite piattaforme regionali, spesso collegate al Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE). Il Fascicolo Sanitario Elettronico sará il futuro prossimo, ma pare che solo il 20% dei cittadini ne sia a conoscenza.

I piú web-informati sono i piú giovani ma un crescente utilizzo del web-support si registra anche nei meno giovani.

Certo é che la maggior parte della popolazione comunque preferisce ancora recarsi di persona presso la struttura sanitaria e preferisce il contatto fisico personale (67%) o ammette di non essere capace di utilizzare l’on line (19%). Il contatto personale risulta molto rilevante anche nella scelta dello specialista: i cittadini considerano il parere del MMG come fondamentale nella scelta del medico specialista seguito dal parere di parenti e amici. Le informazioni trovate sui siti istituzionali pero’ sono ritenute per nulla rilevanti dal 25% dei cittadini, così come le opinioni e recensioni su siti web (28%).

Un settore sempre piú interessante sembra essere quello della cosidetta “terapia digitale”, tramite App che aiutano i pazienti nell’assunzione dei farmaci e migliorano l’aderenza terapeutica, tallone d’Achille specie nelle fasce piú anziane e disadattate.
E nei prossimi anni maggiori investimenti ci si augura avvengano per la Telemedicina, la Telesalute, la Teleassistenza che giá in diverse realtá si sperimentano specie in cardiologia e neurologia.

Il quadro che ne esce tracciato dall’Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità é comunque in definitiva un quadro ancora disorganico, anche se in costante crescita negli ultimi anni. Ma non c’é alcun dubbio. La Connected Care é giá il futuro. Con la Connected Care non potremo non confrontarci.

Post di Gaetano Lanza

Qualche Post fa ci siamo occupati di Tempi d’Attesa per ricoveri per endoarterectomia carotidea in Italia. Le liste d’attesa sono un problema serio per la programmazione sanitaria e gli sforzi sono quelli di governarle il piú possibile. Il nostro Direttivo si sta occupando del problema che oltre ad avere risvolti pratici organizzativi ha anche implicazioni dal punto di vista legale. Pensiamo alla patologia aneurismatica aortica ad esempio.  Tutti vorremmo (specie il paziente) che il paziente si potesse ricoverare prima possibile, magari il giorno dopo, una volta posta l’indicazione. Ma tutti sappiamo che ció non é possibile. Ci sono le benedette liste d’attesa da rispettare. Ma le domande sono: possiamo noi contribuire a governare il sistema? Possiamo indicare dei tempi massimi di attesa per tipo di prestazione e di patologia da prevenire o curare oltre i quali é o sarebbe buona cosa non andare? E questi tempi massimi i nostri “amministrativi” aziendali/regionali li conoscono? E noi che siamo gli “esperti” questi tempi massimi li conosciamo, li abbiamo condivisi come si condividono le indicazioni, le raccomandazioni, le linee guida? E ancora a monte: le nostre Aziente territoriali o ospedaliere sono in grado di monitorare e fornirci dei tempi di attesa per tipo di prestazioni richieste?

Il Ministero emanó il cosiddetto Piano Nazionale di Governo delle Liste d’attesa (PNGLA) 2010-2012, approvato con l’Intesa Stato-Regioni, definendo 58 prestazioni tra visite specialistiche (14), esami diagnostici (29) e prestazioni da erogare in regime di day hospital/day surgery o di ricovero ordinario (15) per cui ASL ed ospedali avrebbero dovuto e quindi devono ancora garantire tempi massimi di attesa.  A Regioni e Province Autonome spettava il compito di pubblicare il Piano Regionale di Governo delle Liste d’Attesa (PNRLA) e ogni Azienda Sanitaria doveva rendere noto il proprio piano attuativo aziendale garantendo una adeguata diffusione presso i cittadini. In tal senso, i siti web di Regioni e Aziende sanitarie rappresentano un valido strumento informativo. La disponibilità di informazioni sui tempi di attesa su siti web aziendali e regionali veniva riconosciuta come diritto fondamentale del cittadino.

A che punto siamo oggi con questo operazione informazione-trasparenza verso il cittadino?

Di recente il GIMBE ha riportato uno studio che alleghiamo.

Report del GIMBE

Questi sono i risultati principali dello studio riassunto anche nella figura seguente per Regioni e Province autonome.


• Piani Regionali: tutte le Regioni e Province autonome rendono disponibili sia le delibere che i Piani Regionali per il Governo delle Liste di Attesa nel periodo 2010-2018.
• Operazione Trasparenza: la rendicontazione pubblica relativa alle 43 prestazioni ambulatoriali previste dal PNGLA 2010-2012 è ancora lontana da standard ottimali ed estremamente variabile tra le diverse Regioni, nonostante il netto miglioramento rispetto ai risultati preliminari dello studio pubblicati a luglio 2018; in particolare:
– 9 Regioni (Provincia autonoma di Bolzano, Basilicata, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Lombardia, Piemonte, Toscana, Valle d’Aosta) dispongono di portali interattivi;
– 8 Regioni (Provincia autonoma di Trento, Abruzzo, Liguria, Marche, Molise, Puglia, Sardegna, Veneto) rendono disponibili solo l’archivio storico con dati, range temporali e frequenza di aggiornamento estremamente variabili;
– 3 Regioni (Campania, Sicilia, Umbria) rimandano ai siti web delle aziende sanitarie senza effettuare alcuna aggregazione dei dati, rendendo impossibile valutare il range temporale e la frequenza di aggiornamento degli archivi storici;
– 1 Regione (Calabria) non fornisce alcuna informazione sui tempi di attesa.

“Dall’analisi dei 9 portali interattivi – conclude il GIMBE- emerge la notevole eterogeneità di struttura e funzioni da cui deriva la differente utilità per la programmazione sanitaria e per l’informazione al cittadino. Più in generale, nessuna Regione oggi fornisce informazioni complete sulle performance regionali sul rispetto dei tempi massimi di attesa, né i tempi di attesa delle strutture eroganti per ciascuna prestazione con indicazione della prima disponibilità per il cittadino”. 
 
Per le Aziende sanitarie, solo 49/269 (18%) rendono disponibile il piano attuativo aziendale, mentre l’83% effettua una rendicontazione pubblica sui tempi di attesa sul proprio sito o rimandando a quello della Regione. Tuttavia le informazioni disponibili sono frammentate e notevolmente eterogenee.

Il Direttivo SICVE ha ritenuto opportuno occuparsi del problema e ha nominato una Commissione interna per cominciare a studiare lo stato attuale regione per regione, anche per cercare di rispondere a tutte le domande poste sopra. Non sará facile. Ma se non si inizia a camminare non si va da nessuna parte.  

Post di Gaetano Lanza

Pochi giorni fa (26 aprile) il Ministero della Salute – Direzione Generale dei Dispositivi Medici e del Servizio Farmaceutico – ha inviato a SICVE una richiesta di considerazioni e suggerimenti sulla sicurezza dei palloni rivestiti con paclitaxel e stent a rilascio di paclitaxel, utilizzati per il trattamento delle lesioni de novo o restenotiche nella arteria femoro poplitea.

Si allega qui di seguito la Lettera del Ministero.

Lettera del Ministero Salute alla SICVE

Nella Lettera si fa espresso riferimento alla metanalisi di Katsanos et al

JAHA-Katsanos et al

che ha messo in luce un significativo incremento del rischio di mortalitá dopo due anni nel paziente con PAD (Peripheral Arterial Disease) trattato con dispositivo con paclitaxel. Si fa inoltre riferimento alle considerazioni dell’FDA (Food and Drug Administration) che comunque ha fornito raccomandazioni prudenziali.

La SICVE ha risposto subito al Ministero. Si allega qui di seguito la lettera a firma del Presidente.

Lettera di SICVE al Ministero della Salute

La SICVE fa presente di essere al corrente e di seguire sia in letteratura che negli eventi congressuali il dibattito che si è prodotto dopo la pubblicazione della nota metanalisi di Katsanos, contraddetta peró da interessanti studi osservazionali quale quello di Secemsky et al. pubblicato di revente su JAMA Cardiol. che qui si allega e altre pubblicazioni.

Jamacardiology-Secemsky et al

SICVE condivide con altre società scientifiche anche europee la visione di oggettiva carenza, allo stato attuale, di prove certe del potenziale rischio di incremento della mortalità con il suddetto uso di palloni e stent con paclitaxel.

Qui di seguito le raccomandazioni che SICVE ritiene opportuno suggerire al Ministero oltre a quella di allinearsi alle considerazioni e osservazioni della FDA:

informare il paziente prima del trattamento con tali dispositivi anche sui semplici sospetti o dubbi di rischio aggiuntivo di mortalitá a distanza dal trattamento, e inoltre sugli studi e dibattitti scientifici in corso;

– valutare bene i rischi e benefici potenziali del suddetto trattamento per ogni paziente, comparandolo con i rischi e i benefici di trattamenti alternativi (altri dispositivi senza paclitaxel, terapia medica e correzione dei fattori di rischio);

-istituire o partecipare a registri osservazionali per un monitoraggio controllato di tutti gli eventuali eventi avversi e cause di morte nei pazienti trattati con tali dispositivi.

Anche tramite questo Post la SICVE intende dare, come richiesto dallo stesso Ministero, la massima diffusione di entrambe le Lettere istituzionali.

 

Post di Gaetano Lanza

Una settimana fa abbiamo pubblicato un Post sul Disegno di Legge (targato Lega) sul Teaching Hospital. Qualcuno ci ha fatto sapere che ci siamo allargati un pó troppo. Precisiamo subito che questo Blog vuole semplicemente informare, cercando di rimaner fuori dall’agone politico (ricordiamo che la nostra SICVE per statuto é “libera e apartitica”), fornendo al massimo qualche spunto di commento (come in tutti i Blog e in tutti i social), proprio per stimolare la riflessione e i commenti personali di ciascun Socio o lettore. Questo Blog non vuole e non deve prendere posizioni ufficiali su alcun tema, specie di tipo politico, e non vuole e non deve quindi essere inteso come pulpito ufficiale della Societá, pur essendo il sito web l’Organo Ufficiale della SICVE, ed essendo il Blog ospitato nel sito. Per precisare diciamo che il web ufficiale della SICVE ospita anche un Organo di Informazione moderno come il Blog che é peró solo una vetrina di informazione, aperta a commenti, anche duri se opportuno, anche poco condivisibili a volte, ma pur sempre commenti su ció che avviene. Come del resto ogni organo di informazione e di stampa, anche il Blog ha la propria libertá di stampa e di informazione. E’ una sorta di editoriale “aperto”, che puó e deve, se chi scrive lo ritiene opportuno, poter offrire anche spunti di riflessioni, condivisibili o non. D’altro canto, una Societá Scientifica moderna non puó e non deve essere una Societá chiusa e avvitata su stessa, ma deve poter essere aperta al mondo reale e attenta a tutto ció che la circonda, specie se ció che la circonda la influenza comunque sia direttamente che indirettamente. Non serve ignorare o peggio tacere la realtá, anzi puó risultare dannoso. Serve invece aprire occhi e orecchie. Non serve stare zitti. Serve parlare, scrivere, comunicare, interagire, esprimersi, riflettere, anche sbagliando, perché sbagliando si impara (come ci insegnarono alle scuole elementari). Elogio dell’imperfezione, titoló Rita Levi Montalcini. Piuttosto questo Blog avrebbe bisogno di piú commenti, piú riflessioni, piú proposte da parte dei lettori, anche piú critiche. Bisogna avere il coraggio di esprimere le proprie opinioni, mettendoci la faccia, come fa chi sta scrivendo. Bisogna avere il coraggio di non essere d’accordo e farlo sapere, con rispetto reciproco delle opinioni diverse. Perché dal confronto delle opinioni nasce il progresso.

Fatta questa premessa doverosa su un tema delicato quale l’etica della comunicazione, che sará oggetto di ulteriori Post, con altrettanto dovere bisogna informare che quel Disegno di Legge (targato Lega) sul Teaching Hospital depositato in Commissione Senato, oggetto del precedente Post, a quanto pare é stato criticato dal M5S (non sarebbe questo il solo terreno del loro scontro, ma non abbiamo appena elogiato la diversitá di opinioni?) che sta lavorando su alcune misure che potrebbero essere inserite in alcuni provvedimenti all’attenzione delle Camere (forse in occasione di Decreto su Accesso a Medicina). Il M5S starebbe proponendo in tema di Formazione Post Laurea un percorso unico a livello nazionale di formazione-lavoro con contestuale apertura a canali alternativi al concorsone nazionale.
Questa proposta di Riforma (su cui si sarebbe aperto anche un tavolo Miur-Salute-Regioni) farebbe leva appunto su un unico contratto nazionale di “formazione-lavoro”, con contratto a tempo determinato che dovrebbe poi consentire allo specializzando, previa verifica costante delle competenze acquisite, di progredire passo passo nell’acquisire le proprie attivitá e responsabilitá di lavoro. Novitá ci sarebbero anche per le modalità di accesso possibili in parallelo al concorsone nazionale (che intanto ricordiamolo é stato previsto per i primi di luglio). Questa proposta pentastellata porrebbe inoltre l’accento sulla maggior trasparenza dell’iter formativo dello specializzando e maggior controlli e certificazioni digitalizzate (pallino del M5S).

Commento breve (coi limiti di un Commento). Le proposte (Lega e M5S) non ci sembrano poi cosí distanti. Vedremo. Chi vivrá vedrá. Se vivrá (il Governo).

Post di Gaetano Lanza

La  Proposta (della Lega) di fare di alcuni Ospedali dei Centri di Formazione Specialistica alternativi (non solo di supporto per le Reti Formative come sono da tempo) ai Centri Universitari é ormai diventata Disegno di Legge. Certo, dal Disegno a diventare Legge ci vuole acqua sotto i ponti, specie in una fase come questa in cui la politica (fosse la prima volta!), il Governo quindi i Ministeri, il Parlamento sono o sembrano alquanto traballare di giorno in giorno.

Comunque il Disegno sarebbe epocale per la Formazione Specialistica nel nostro Paese. Vediamo in breve di cosa si tratterebbe e alleghiamo anche il Testo per chi ha voglia di leggerlo.

DdL Teaching Hospital

Si istituisce, sottolineiamo, in via sperimentale per 10 anni, come alternativo al classico percorso delle classiche scuole di specializzazione un nuovo canale di formazione specialistica in parallelo con le Universitá da poter esercitare invece in IRCCS (Istituti di Ricerca e Cura a Carattere Scientifico) e in Ospedali non universitari (cosiddetti Teaching Hospital-TH) con contratti di formazione-lavoro a favore di specializzandi (ospedalieri). E poi, per fronteggiare la carenza di medici specialisti, é prevista la possibilità di assumere con contratto a tempo determinato gli specializzandi all’ultimo anno del percorso di formazione.

Rimane pur sempre valida la graduatoria nazionale del concorsone per accedere alla borsa di studio per la specializzazione, con risorse quindi aggiuntive messe a disposizione dei TH. Viene riservata una quota non inferiore al 10 per cento dei posti aggiuntivi da assegnare alle strut­ture ospedaliere non universitarie, all’attiva­zione di posti di specializzazione in medi­cina di emergenza ed urgenza e anestesia.

Quest’attività di formazione specialistica-lavorativa nei TH si svolgerebbe sotto la guida di medici ospedalieri con funzioni di “tutor-senior”. Questi tutor potrebbero su base volontaria rimanere in servizio altri 2 anni oltre i 40 anni previsti di anzianità.

Per questi posti di formazione specialistica aggiuntivi nei TH é prevista una spesa aggiuntiva nel limite di 60 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2019 al 2029, a valere sulle disponibilità del Fondo sociale occupazione e formazione. Per il trattenimento in servizio dei tutor senior è autorizzata la spesa di 30 milioni di euro per ciascuno de­gli anni dal 2019 al 2029.

Il Mi­nistro della Salute disporrebbe l’accreditamento di questi TH ed individuerebbe le scuole di specializzazione territorialmente competenti di riferimento per le medesime strutture ospedaliere non universitarie accreditate.

Si prevede che i nuovi contratti di formazione nei TH siano inseriti nei programmi obiettivo «Competitività regionale e occupazione». Si prevede che sia riconosciuto annualmente, per l’erogazione delle attività formative, in forma forfettaria e anticipata, un importo pari al costo lordo an­nuo sostenuto per ciascun apprendista ope­rante presso le proprie strutture, compren­sivo di tutti gli oneri previsti per legge, per ciascun anno di contratto e fino al momento del conseguimento del titolo.

La figura del “tutor senior” nel TH rappresenta di sicuro la novità. Viene riconosciuta dal consiglio della Scuola di Specializzazione di riferimento tra i dirigenti medici direttori di struttura com­plessa ospedaliera con almeno 5 anni di an­zianità di servizio, che, su base volontaria, al raggiungimento dei requisiti per la quie­scenza, richiedano il trattenimento in servi­zio per un ulteriore biennio, fino al maturare del quarantaduesimo anno di servizio effet­tivo e al settantaduesimo anno di età. Tali dirigenti sarebbero computati extraorganico, sal­vaguardando appieno, per ciò stesso, la pia­nificazione aziendale di budget del perso­nale. In tal modo si intenderebbe sopperire anche alla carenza di docenti per le scuole di specializzazione che si starebbe prospettando.

Post di Gaetano Lanza

La fonte é Quotidiano Sanitá su dati SDO 2016-17. Leggiamo anche con una certa sorpresa che in fondo per i ricoveri per principali patologie questa nostra Sanitá non é poi messa cosí male come si sente spesso.
Lo studio rileva il rispetto della classe di priorità richiesta al paziente per la lista d’attesa della prestazione di ricovero.

Come risaputo nella richiesta di prestazione secondo quanto previsto dal PSN le classi di priorità per la richiesta di prestazione sono quattro:
classe A: ricovero entro 30 giorni, rischio di complicanze e tendenza ad aggravarsi;
classe B: ricovero entro 60 giorni; tendenza ad aggravarsi ma non rapidamente;
classe C: ricovero entro 180 giorni (6 mesi); non manifesta tendenza ad aggravarsi;
 classe D: ricovero comunque entro 12 mesi.

Questi sono stati i dieci interventi sottoposti a indagine di studio:
– interventi chirurgici per tumore alla mammella;
– interventi chirurgici per tumore alla prostata;
– interventi chirurgici per tumore al colon retto;
– interventi chirurgici per tumore all’utero;
– interventi chirurgici per bypass coronarico;
– interventi chirurgici per angioplastica coronarica PTCA;
– interventi chirurgici per endoarteriectomia carotidea;
– interventi chirurgici per protesi d’anca;
– interventi chirurgici per tumore al polmone;
– interventi chirurgici per tonsillectomia.

Esaminiamo tra questi quelli che interessano piú il nostro settore, quindi l’endoarterectomia carotidea (CEA), confrontata con l’angioplastica coronarica (PTCA) e il by pass coronarico (CABG) (vedi tabelle) e analizziamo in specifico il rispetto della classe A, che a nostro parere indica maggiormente la performance di una regione.

Queste le Tabelle.

Intanto il dato nazionale.

Nel 2017 sono state prenotate (e poi eseguite tra 2017 e 2018) 13.506 endoarterectomie carotidee, escludiamo quindi in questa analisi quelle non prenotate e eseguite in urgenza/emergenza.

Sono state prenotate inoltre circa 40.000 angioplastiche coronariche e 9.883 by pass coronarici. Anche qui vengono escluse le procedure in urgenza-emergenza.

CEA: la classe A  (max 30 giorni) è stata prescritta nel 62% (8.427 su un totale di 13.506) dei casi. La media italiana entro i 30 giorni supera la soglia con quasi 39 giorni. Quindi la prescrizione non é stata anche se di poco rispettata. Registrata in Friuli-Venezia Giulia l’attesa maggiore con 65 giorni, mentre la Calabria é quella piú virtuosa con soli 13.5 giorni per la classe A, anche se in Calabria la maggior parte degli interventi è stata prescritta in classe B (max 60 giorni). Dalla tabella é possibile evincere le varie situazioni nelle varie regioni per classe di prenotazione. Non sappiamo dallo studio se queste 8427 prenotazioni in classe A sono state per sintomatici o asintomatici ritenuti piú a rischio (probabilmente é cosí). Sappiamo peró da altri studi di registro validati (UK , Svezia ad esempio) che il tempo medio di attesa per una CEA in paziente con stenosi carotidea sintomatica supera la soglia dei quindici giorni dal sintomo entro la quale soglia tutte le linee guida al mondo raccomandano la CEA. E’ da presumersi che ció succeda anche in Italia, tranne in alcune realtá o in alcuni studi in corso.

PTCA: quasi nel 70% viene prescritta in classe A. La media italiana entro i 30 giorni viene rispettata con circa 25 giorni di attesa.

CABG: nel 74% dei casi viene prescritto in classe A e la media italiana entro i 30 giorni viene rispettata con 21.8 giorni di attesa.

Post di Gaetano Lanza

“WHO’s number 1 goal, universal health coverage, is about ensuring that all people can access the health services they need, when they need them, right in the heart of the community, without experiencing financial hardship.”

Con questa frase l’OMS dichiara nel suo sito istituzionale il Diritto Universale alla Salute. E lo fa il 7 aprile, domenica, il giorno in cui pubblichiamo anche noi nel nostro sito ufficiale questo Post.

“La salute è un diritto umano ed è tempo che sia un diritto per tutti” – é la dichiarazione del Ministero della Salute pubblicata sul suo sito web in occasione della Giornata che si celebra in tutto il mondo, e aggiunge che – “milioni di persone non hanno ancora accesso all’assistenza sanitaria e altrettante sono costrette a scegliere tra assistenza sanitaria e altre spese quotidiane come cibo, vestiti e una casa”.

Altri slogan. “Copertura sanitaria universale: per tutti, ovunque. Universal health coverage: everyone, everywhere“.
In diversi Paesi questi slogan sono purtroppo vietati o non graditi ai Governi. Sono definiti destabilizzanti. Pensiamo solo al Venezuela di questi giorni. Al diritto alla salute in quel Paese che é anche diritto al cibo, ai vestiti, alla casa, alla corrente elettrica. Pensiamo ai Paesi del Terzo Mondo dove il diritto alla salute viene dopo quello al cibo, ai vestiti, alla casa, alla vita.

Per noi, italiani, il diritto alla salute é stata una conquista del secolo scorso e non fa’ piú neanche notizia. Come questo Post e questi slogan.

Eppure anche da noi ancora oggi c’é bisogno di dichiarare questo Diritto.

La Giornata mondiale della salute – aggiunge il Ministero – ha lo scopo di aiutare a capire meglio il  concetto di copertura sanitaria universale, quali servizi dovrebbero essere disponibili e dove.
L’obiettivo primario è quindi far comprendere alle persone che hanno libero accesso a cure sanitarie di qualità come vivano le persone che non ne hanno la possibilità e promuovere un accesso equo all’assistenza sanitaria, ovunque. Gli operatori sanitari avranno un ruolo importante nella campagna, dovranno infatti supportare i decisori politici a riconoscere ciò di cui le persone hanno bisogno in termini di assistenza, in particolare a livello di cure primarie
.”

In realtá in Italia abbiamo i LEA che vuol dire Livelli Essenziali di Assistenza per tutti i cittadini. I LEA furono introdotti solo nel 1992, dal d.lgs. 30 dicembre 1992, e poi da ultimo definiti con Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri il 29 novembre 2001. Il Decreto prevede un aggiornamento dei LEA a cadenza annuale, a cura della Commissione Nazionale per l’aggiornamento dei LEA e la promozione dell’appropriatezza nel SSN. Tutte le Societá Scientifiche sono chiamate al Tavolo con il Ministero. Anche la SICVE fa la sua parte. Il nostro Presidente di persona si reca a Roma per sedersi a quel Tavolo.

Esiste un sito ufficiale Universal Health Coverage Data Portal sviluppato dall’OMS dal 2016, in cui é possibile visualizzare i dati sulla copertura sanitaria nel mondo.

L’High-level Meeting on Universal Health Coverage avrà luogo a settembre prossimo in occasione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.

Post di Gaetano Lanza

Rispondere alla carenza di medici nelle corsie degli ospedali e rendere piú moderna e efficiente la formazione specialistica nel nostro Paese. Questi gli obiettivi principali di un primo tavolo di confronto tra  Miur, Ministero della Salute e Regioni, che riprende in sostanza i lavori del vecchio Patto per la Salute, che nonostante vari tentativi, non era mai riuscito a decollare. Con la speranza che anche l’altro Ministero, il MEF, possa partecipare ai prossimi incontri per poter contare su qualche risorsa aggiuntiva (labile speranza, aggiungiamo noi). Saranno coinvolti dopo anche i Sindacati. Per ora le ipotesi di lavoro di questo primo tavolo sono queste due.

Ipotesi doppio binario.

Per la veritá era presente nella Bozza Patto Salute 2019-21.  Prevede da un lato le borse di specializzazione nazionali, e in questo caso lo specializzando, come di fatto e’ accaduto fino ad oggi, svolge la formazione in un policlinico universitario. Dall’altro lato, quelle che oggi sono le borse aggiuntive regionali verrebbero finalizzate in percorsi di formazione-lavoro con contratti a tempo determinato e in questo caso lo specializzando svolgerebbe il lavoro-formazione in un ospedale, comunque definito in una Rete Formativa a sua volta concordata con l’Universitá quindi con i policlinici universitari. Rimarrebbe comunque invariata la normativa sul concorso per l’accesso alla specializzazione e sulla graduatoria unica nazionale.

Ipotesi binario singolo, formazione-lavoro.

E’ prevista comunque una riforma delle specializzazioni con introduzione di un unico contratto di formazione-lavoro. In questo caso lo specializzando avrebbe un vero e proprio contratto a tempo determinato (non una borsa di studio) che gli consentirebbe, previa verifica costante delle competenze acquisite, di progredire step by step nelle responsabilità e poter svolgere, in modo integrativo e non sostitutivo, anche prestazioni assistenziali (in pratica per capirci un vero proprio assistente a tutti gli effetti, anche se in formazione). Anche questa ipotesi prevede comunque una riorganizzazione delle Reti Formative che vede coinvolti Policlinici universitari e le altre strutture ospedaliere con standard formativi. In ogni caso la responsabilità formativa rimarrebbe sempre in capo alle Università che continuerebbero ad essere le uniche a poter rilasciare i titoli. Quindi comunque ci sarebbero i tutor di formazione specialistica negli ospedali.

Sul Tavolo ci sono anche altre ipotesi. Il concorsone potrebbe anche non essere più solo uno all’anno e anche la graduatoria unica potrebbe tener conto della distrettualità e delle aspirazioni dei medici neolaureati per evitare l’abbandono delle borse di studio.

Vedremo cosa succederá nelle prossime puntate.

Cercheremo di tenerci informati.

Memorandum Italia Cina

sabato, 23 Marzo 2019 by

Post di Gaetano Lanza

 

Era il 1405. Al comando dell’ammiraglio Zheng He l’imperatore della Cina lanció una delle spedizioni navali piú ambiziose della storia. Ventottomila marinai su 317 caravelle, ognuna lunga cinque volte piú di quelle tre che a fine secolo un certo Colombo da Genova fará fatica ad ottenere. Il mondo per altri quattro-cinquecento anni non avrebbe visto nulla di simile. Per ben sette volte fino al 1433 l’ammiraglio in capo circumnavigó il Sud Est asiatico spingendosi fino all’Africa. Incisioni dell’epoca ritraggono giraffe portate dall’ammiraglio alla corte cinese come trofeo. I cinesi erano all’apice del progresso. Avevano la polvere da sparo, la bussola, persino la stampa. Era il colosso economico e culturale mondiale. Noi in Europa avevamo la peste, l’Inquisizione di Galileo e il rogo di Giordano Bruno.

Un giorno l’imperatore illuminato di nome Jongle morí e i sovrani che gli succedettero decisero che non servivano piú scoperte, esplorazioni, flotte. Le trecento e passa caravelle famose furono bruciate per scaldare i cinesi. Di fatto fu ripristinata la Grande Muraglia costruita a partire dal 215 a.C. dall’imperatore Qín Shǐ Huáng. La Cina si chiuse in se stessa. Da allora solo caos, collasso, decadenza, guerre civili, miserie, rivoluzioni.

Passano sei secoli. Sentiamo, leggiamo, vediamo il Colosso risorto dalle ceneri e pronto a invadere il mondo.  Di nuovo esplorazioni, tecnologie, scoperte, missioni all’estero. La Muraglia é solo il sito piú visitato al mondo dopo il Louvre (Pompei al quarto posto).

L’imperatore Xi Jinping con la sua bella regina, su una caravella gigante volante con nutrito seguito reale, sbarca a Roma e porterá alla sua corte come trofei delle carte stampate e firmate ciascuna chiamata memorandum e pare che siano diverse.

Si chiama “via della seta” in onore di Marco Polo, citato da Xi Jinping (pare unico italiano citato nel discorso ufficiale). In Italia montano le critiche. Deve essere a doppio senso, dicono. Bisogna fare attenzione a non essere fagocitati dal Colosso. Non bisogna svendere parti di nostra sovranitá. Attenzione ai porti. Pare che quello di Trieste sia strategico e appetitoso. I cinesi lo stanno comprando. Come stanno comprando ristoranti, fabbriche, cittá e paesi della nostra penisola. Dispongono della bussola che orienta i telefonini, della polvere che spara in silenzio e della nuova stampa che si chiama internet.

Intanto il nano e il gigante hanno firmato anche un patto, un memorandum dedicato alla sanitá, che alleghiamo, tra ISS e Ospedale di Shanghai.

memorandum

Mentre in altri settori, quasi tutti, abbiamo pochi dubbi, in sanitá abbiamo seri dubbi su chi sia davvero il nano e chi il gigante.

La parola memorandun viene dal latino e vuol dire da ricordare. Ricordiamocelo, appunto!

 

Tutti pazzi per Greta?

domenica, 17 Marzo 2019 by

Post di Gaetano Lanza

Ma in che mondo viviamo? Una ragazzina di soli 16 anni (nata a Stoccolma nel 2003) in grado di scatenare un fenomeno mondiale? Il 15 marzo 2019 sará ricordato come il suo giorno. Milioni di giovani studenti (e non solo) che scendono nelle piazze del mondo per dire Basta ! Basta al peggioramento climatico del nostro pianeta ! Sono state 1769 le cittá di 112 paesi, 208 in Italia, in cui si é manifestato con scioperi fluviali di gente. E i giovani hanno ragione di lamentarsi perché é a loro che lasciamo questa pesante ereditá. L’hanno giá battezzato Gretismo. Le sue foto spopolano. I media sono impazziti. Neanche lei immaginava, forse, tutto questo, quando inizió a manifestare da sola davanti al Parlamento svedese il venerdí mattina invece di andare a scuola. C’é chi sostiene che ogni occasione é buona per non andare a scuola. C’é chi dice di averla vista, e le foto ci sono, usare cibi in pacchetti di plastica (ma questo non sminuirebbe il valore del suo gesto, cosí come non lo sminuisce la sindrome di Asperger di cui Greta sembra affetta). C’é chi sostiene che ne stiamo costruendo un mito, che la nostra specie ha bisogno di tanto in tanto di costruire miti per illudersi. Insomma si puó dire e pensare tutto e il contrario di tutto, specie su un argomento come questo. Sí, perché c’é anche chi come Trump sostiene che in realtá non é vero che il nostro pianeta stia poi rischiando cosí tanto o, anche se fosse, non possiamo rinunciare al benessere industriale e in ogni caso il nostro pianeta ha attraversato ere geologiche  di crisi climatica ben piú drammatici.

Abbiamo sentito che quello del 15 marzo non é stato che l’inizio di una lunga serie di eventi, manifestazioni, scioperi da parte di giovani e giovanissimi. In Turchia la promotrice é stata una tredicenne.  Ma attenzione. Quando si muovono i giovani e giovanissimi cosí in massa sarebbe errato sottovalutare. Innanzitutto perché loro sono piú determinati e testardi rispetto agli adulti. Fanno capricci. E i genitori spesso sono costretti a cedere e a comprare il regalo. La speranza é che questa volta il regalo sia utile anche per loro, i genitori.

Abbiamo letto che anche la Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri ha aderito  al “Global Climate Strike For Future” del 15 marzo. “Come medici, siamo convinti che i determinanti ambientali incidano profondamente sulla salute – ha spiegato il presidente della Fnomceo Filippo Anelli– tanto da aver dedicato a queste correlazioni uno dei primi articoli del Codice di Deontologia. L’articolo 5 è infatti intitolato alla ‘Promozione della salute, ambiente e salute globale’. Il medico, nel considerare l’ambiente di vita e di lavoro e i livelli di istruzione e di equità sociale quali determinanti fondamentali della salute individuale e collettiva, collabora all’attuazione di idonee politiche educative, di prevenzione e di contrasto alle disuguaglianze alla salute e promuove l’adozione di stili di vita salubri, informando sui principali fattori di rischio. Il medico, sulla base delle conoscenze disponibili, si adopera per una pertinente comunicazione sull’esposizione e sulla vulnerabilità a fattori di rischio ambientale e favorisce un utilizzo appropriato delle risorse naturali, per un ecosistema equilibrato e vivibile anche dalle future generazioni. Sempre per questo motivo, abbiamo istituito una Commissione su ‘Professione, salute, ambiente e sviluppo economico’, che monitora e segnala le situazioni a rischio, indicando i possibili interventi.  Noi medici ci uniamo ora a Greta Thunberg, la coraggiosa e volitiva studentessa che ha dato inizio al movimento, a tutti gli studenti che domani scenderanno nelle piazze, ci uniamo ai cittadini nel chiedere allo Stato misure urgenti e concrete – conclude Anelli -: siamo certi che, questa volta, l’appello non rimarrà inascoltato”.

Allora, forse é il caso che anche noi ci uniamo a Greta. Ma non per Greta, che comunque ringraziamo. Ma perché nello sguardo e sorriso testardo e quasi da Gioconda di quella ragazzina, che avremmo potuto incontrare e ignorare per strada e che adesso rischia il Premio Nobel per la Pace, possiamo e dobbiamo riconoscerci tutti.

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