FORGOT YOUR DETAILS?

Questa volta l’icona del nostro Congresso ha la cupola del Brunelleschi che sfidó e sfida ancora l’architettura di ogni tempo e la meraviglia del campanile di Giotto. Firenze ha sempre esercitato il suo fascino artistico ed é il simbolo universale dell’Umanesimo e del Rinascimento. Basta andare tra le sue strade del centro per incontrare Dante, Giotto, Leonardo, Michelangelo, Piero della Francesca e tutti gli altri Grandi della nostra Storia, che qui non menzioniamo, ma che portiamo scolpiti nel nostro genoma culturale.
E’ la prima volta che il Congresso SICVE si tiene a Firenze dal primo Congresso Fondativo che si tenne a Roma nel 1998. La SICVE inizió i suoi lavori col Primo Direttivo ufficiale in carica nel 1999. Quest’anno ricorre il ventennale. Sará ricordato al Congresso di Firenze con una targa di riconoscimento ai Presidenti e Segretari che si sono succeduti in questi due decenni.
La SICVE é una giovane ventenne. Bella, promettente, energica, proiettata nel futuro, piena di progetti, ambiziosa, con la voglia di fare. La SICVE é dei Giovani. I Giovani chirurghi vascolari si ritroveranno a Firenze e saranno i protagonisti. Non solo nella Sessione “Sicve Young incontra il Direttivo. Aspetti organizzativi” nella quale si affronteranno i problemi, le aspettative, le previsioni, gli interessi, i suggerimenti, i progetti dei Giovani. Se si scorre il programma si nota che i Giovani occupano gran parte degli spazi. Con le Comunicazioni con Concorso a Premio, Comunicazioni non a premio su tutti gli argomenti, con i Poster a premio, Poster non a premio, con i report di casi clinici a premio, con i report di studi multicentrici, con i corsi di planning e simulazione, con il corso sulle malattie rare. Ma avranno interesse a partecipare anche alle Sessioni e Simposi e a dire la loro nelle discussioni.
E molti di questi Simposi sono di estremo interesse. Basti pensare a quello sulle nuove linee guida sull’ischemia critica, sulle applicazioni ingegneristiche in chirurgia vascolare, sulla chirurgia del sistema venoso profondo, sulla chirurgia carotidea nei sintomatici, sugli AAA con colletti difficili, sulla patologia aortica toraco-addominale, sul confronto internazionale sulle linee guida per gli AAA, sulla Sala Ibrida.
E l’auspicio é che siano presenti anche i nostri Soci Juniores in regola all’Assemblea che si terrá mercoledí 23 ottobre alle 10:30. Mai come questa volta la loro presenza é importante. Si presenteranno e si chiederá l’approvazione di modifiche epocali di Statuto della nostra Societá tra le quali si prevede che nel futuro Consiglio Direttivo ci sia anche una rappresentanza di Soci Juniores Medici in Formazione e si fara il punto su quanto e’ stato fatto quest’anno e su quanto e’ auspicabile si continui a fare nei prossimi anni.
Siamo tutti invitati a Firenze quindi. Per ritrovarci tutti in famiglia a festeggiare i 20 anni della nostra SICVE. Per onorare il lavoro dei chirurghi vascolari endovascolari d’Italia. Per celebrare l’arte dei chirurghi vascolari endovascolari d’Italia nella cittá d’arte per antonomasia in Italia e nel mondo.

Per visualizzare il programma clicca su http://www.sicve.it/firenze-2019-congresso-sicve/

Post di Gaetano Lanza

E adesso tocca al Governo. Le Regioni hanno predisposto un Documento che alleghiamo.

Documento

Hanno sollecitato il Governo a dare il parere e a mettere in atto con urgenza una serie di misure, per sopperire alla carenza di medici di medicina generale e specialistica nel nostro Paese, tema di cui ci occupiamo spesso in questo periodo.

La prima misura tenta di risolvere a breve termine la carenza dei camici bianchi e di dare anche uno sbocco a quei medici (si stima siano circa 10.000) tagliati fuori dalle scuole di specializzazione a causa del numero insufficiente di borse di studio. La proposta é che per il prossimo triennio medici provvisti della sola laurea e abilitazione all’esercizio professionale entrino nel SSN garantendo a loro la possibilità di conseguire un titolo di specializzazione. Questi medici neo-assunti accederebbero in soprannumero, per esigenze regionali, ad una scuola di specializzazione sulla base di protocolli d’intesa tra Regione ed Università. La parte teorica sarebbe svolta presso l’Università mentre quella pratica e il tirocinio presso l’Azienda di appartenenza dove il medico specializzando dovrebbe garantire almeno il 70% del suo lavoro.
In questo caso si suggerisce di definire uno schema tipo di accordo ad hoc tra le Regioni e le Università. Sarebbe inoltre prevista una facilitazione nelle assunzioni a tempo indeterminato per gli specializzandi. Fino al 31 dicembre 2021, assunzione con contratto di lavoro subordinato a tempo determinato con orario a tempo parziale degli specializzandi all’ultimo anno di corso.
Allo stesso modo sarebbe previsto uno snellimento della disciplina concorsuale.
La seconda misura proposta é quella di poter scorrere e sfruttare le graduatorie di Concorsi espletati che quindi non verrebbero piú utilizzate “esclusivamente per la copertura dei posti messi a concorso” senza quindi possibilità di assunzione di idonei. Sarebbe quindi opportuno assumere medici risultati idonei ai Concorsi anche se non vincitori.
Una terza misura sarebbe quella di consentire ai medici di lavorare oltre i 65 anni sino al maturare dei quaranta anni di servizio effettivo e comunque non oltre i 70 anni, anzi di consentire a chi lo desideri, previa valutazione da parte dell’Azienda Ospedaliera della performance del medico, anche se ha superato i 40 anni di servizio, di continuare a lavorare comunque fino al compimento del 70° anno di età.
La quarta misura. Poter assumere medici con incarichi di lavoro autonomo laddove sia impossibile reclutare medici dipendenti o convenzionati e, qualora fosse impossibile reclutare specialisti con diploma di specializzazione richiesto, si dovrebbe poter attribuire l’incarico a medici con specializzazione equipollente, fatta eccezione per Anestesia e Rianimazione e terapia del dolore, Medicina nucleare, Radiodiagnostica e Radioterapia.
Una quinta misura riguarda le Regioni che hanno i conti in ordine o che negli ultimi 3 anni li hanno migliorati. Per queste Regioni ci sarebbe la possibilità di mettere a disposizioni di Aziende Sanitarie e Ospedaliere fino al 3% in più di risorse per valorizzare il personale sanitario dai dirigenti medici, alle professioni infermieristiche, della riabilitazione ecc.  sulla base di criteri regionali. Previsti in tal caso incentivi per guardia medica e/o pronta disponibilità, per chi lavora in zone o con servizi disagiati.
Una sesta misura prevede la deroga alla durata massima dell’orario di lavoro per coprire eventuali buchi. Chi accetterà di lavorare in extra orario non potrà pero’, negli stessi periodi, esercitare la libera professione intramuraria, in tutte le sue forme.
Fondamentale per le Regioni è comunque determinare il fabbisogno di personale di concerto tra Ministero della Salute e Regioni. Allo stesso tempo é basilare ammodernare la normativa che regola la determinazione dei fabbisogni formativi dei professionisti sanitari. Bisogna tener presenti gli standard europei con lauree più brevi e abilitazione al momento della laurea, quindi rivedere i percorsi di laurea in medicina e chirurgia e quelli di specializzazione.

Settima misura quindi ridurre il percorso di laurea in medicina e chirurgia da 6 a 5 anni ed eliminare l’attesa per l’abilitazione, che arriva nel momento stesso della laurea abilitante, e inoltre adeguare gli anni di corso di specializzazione alle durate minime europee, oltre che rivedere l’ordinamento didattico delle scuole di specializzazione.
Ottava misura riguarda il medico specializzando che potrebbe fornire prestazioni temporalmente limitate e adeguatamente retribuite extra orario formativo. Il medico in formazione specialistica potrebbe svolgere, con una progressiva attribuzione di autonomia e responsabilità, compiti specifici che gli verrebbero affidati dal Consiglio della Scuola, senza introdurre nuove forme contrattuali ed utilizzando le norme che già permettono allo specializzando di effettuare attività libero professionale oltre che la sostituzione di guardia medica e medicina generale.
Si dichiarano pronti a scendere in campo Sindacati (alcuni bocciano queste proposte), Fnomceo, Associazioni Mediche. Noi ci terremo informati.

Post di Gaetano Lanza

Piú volte abbiamo acceso i riflettori di questo blog sulla carenza di medici in generale, di specialisti in corsia in particolare, di chirurghi vascolari piú in particolare. Leggiamo che l’argomento scotta sul tavolo del Ministero, anche del nuovo Governo, e che ci sono proposte in cantiere anche con la Conferenza Stato-Regioni.  Possibilità in deroga per 3 anni di assunzione dei medici a partita Iva, accelerazione sui contratti di formazione-lavoro per gli specializzandi agli ultimi due anni di corso, riduzione della durata delle specializzazioni, abilitazione professionale al momento della laurea. Sembra sia prevista poi anche la possibilità, qualora sia impossibile trovare medici in possesso del diploma di specializzazione richiesto, di attribuire l’incarico a medici in possesso di altra specializzazione (eccetto Anestesia, Medicina nucleare, Radiodiagnostica e Radioterapia). Altro aspetto su cui le Regioni vogliono accelerare è poi la possibilità di assumere gli specializzandi agli ultimi 2 anni con contratti di formazione-lavoro. Il tema è molto dibattuto. Lo scorso Governo inserì delle norme che agevolavano la possibilità di assumere gli specializzandi sia nell’ultima Legge di Bilancio che nel Decreto Calabria. Ora le Regioni ci riprovano e chiedono in ogni caso subito un regolamento per attivare le norme già previste.

D’altra parte si sa che diversi Concorsi pubblici risultano deserti e vengono ri-banditi. Anche nel privato accreditato l’aria che si respira non cambia. Mancata programmazione delle scuole di specializzazione in passato? Scarsitá di Borse di Studio per le Specializzazioni (compresa Chirurgia Vascolare)? C’é carenza in definitiva di specialisti in generale e di chirurghi vascolari in particolare. Che il chirurgo vascolare col bisturi pronto in mano abbia trovato da qualche decennio ormai validi competitor quali radiologi e cardiologi interventisti, da quando Qualcuno (la Q maiuscolo é d’obbligo) ha inserito nei vasi cateteri e palloncini e la storia ha voltato pagina, questo é vero.

C’é da porsi seriamente il problema per il chirurgo vascolare per i prossimi anni e decenni.

Ma pare che il problema non sia solo nostro italiano, ma europeo e planetario. Se ne é parlato anche al Charing Cross dello scorso aprile a Londra: “Vascular Recruitment, a universal problem”. Troviamo interessanti gli interventi al CX. Mancanza di sufficiente exposure agli studenti, di graduate and post graduate training, specialisti che vanno in pensione non rimpiazzati a sufficienza da neospecialisti, secondo Cleveland, Presidente della Societá Internazionale di Radiologia Interventistica. Calo di attrattivitá della nostra specialistica anche per attitudine delle nuove generazioni a “risparmiarsi dai sacrifici” e la nostra specialitá impone sacrifici anche solo nell’immaginario collettivo e, aggiungiamo, scarsa remunerazione rispetto al sacrificio, ricorda Eckstein (Monaco). Monito questo anche di Sillesen, Presidente della ESVS, che suggerisce di creare ambienti di lavoro piú confortevoli e attrattivi per i giovani specializzandi e rimarca la differenza di attrattivitá tra centri universitari (piú alta) e centri rurali (piú bassa), differenza piú tipica del Nord Europa. Lo stesso problema oltrepassa l’Oceano, se é vero quanto afferma Makaroun (USA), che sottolinea la maldistribuzione delle forze lavoro in campo e aggiunge che in USA il 42% dei chirurghi vascolari sono over 55 e andranno a breve in pensionamento. Andando al Sud America, Munoz (Colombia) fa presente che una recente review ha stimato un chirurgo vascolare per circa 95.000 abitanti. Mansilha, Presidente dell’EBVS (European Board of Vascular Surgery) ha auspicato standard di training educazionali europei.

Ci auguriamo e siamo certi che questi temi saranno trattati nella Sessione prevista al Congresso Nazionale SICVE a Firenze lunedí 21 ottobre ore 14.00 e intitolata

“SICVE YOUNG incontra il Direttivo SICVE: Aspetti Organizzativi”.

Allora, prima di rivolgerci al WWF per il chirurgo vascolare, pensiamo alle iniziative che di concerto (SICVE e Istituzioni nazionali e regionali) possiamo allestire nel piú breve tempo possibile. Se vogliamo che il chirurgo vascolare non si estingua.

Post di Gaetano Lanza

Dal “curare” al “prendersi cura”. Questo lo slogan emanato negli ultimi tempi da Regione Lombardia. Molti altri slogan di altre Istituzioni negli ultimi anni. L’ISS ci tiene a sottolineare che nelle nuove Linee Guida da produrre o aggiornare devono (non solo possono) essere coinvolte le Associazioni Pazienti. Da tempo ormai gli inviti e gli auspici fioccano sull’opportunitá e necessitá di migliorare il rapporto medico-paziente a tutti i livelli pre intra e post ospedalieri. In definitiva, maggior attenzione, partecipazione, condivisione, continuitá di rapporto e di cura. Quando si incontra per la prima volta il paziente bisogna stringere e sottoscrivere, nell’intento e nel sentimento piú che su un pezzo di carta, un patto di alleanza, che in fondo é quello che chiede il paziente. Si prevengono cosí anche tante richieste di risarcimenti e denunce.

Queste e tante altre considerazioni ci suggerisce il 17 settembre, data che l’OMS ha scelto quest’anno per la prima volta per celebrare in tutto il pianeta la Giornata Mondiale per la Sicurezza del Paziente.

Perché ?

Queste sono solo alcune cifre emanate dall’OMS. Gli errori in sanità provocano ogni anno 134 milioni di eventi avversi negli ospedali contribuendo a 2,6 milioni di decessi/anno. Un paziente su 10 subisce danni durante le cure ospedaliere nei paesi ad alto reddito e 1 su 4 ricoveri ogni anno provoca danni ai pazienti nei paesi a basso e medio reddito. Errori che provocano non solo danni morali ma anche danni economici: i costi per la sola perdita di produttività ammontano tra 1,4 e 1,6 trilioni di dollari all’anno. Sempre secondo il rapporto OMS, il 15% delle spese ospedaliere può essere attribuito al trattamento delle carenze nella sicurezza dei pazienti nei paesi OCSE e 4 su 10 sono i pazienti danneggiati a livello di cure primarie e ambulatoriali. Ma, notizia positiva, è possibile evitare fino all’80% dei danni dovuti a queste situazioni.

L’OMS lancia quindi una campagna globale per migliorare la sicurezza del paziente. Leggiamo che le città il 17 settembre illumineranno di arancione i principali monumenti, quali il Jet d’Eau a Ginevra, le Piramidi al Cairo, la Piramide Cestia a Roma, la Torre di Kuala Lumpur, il Royal Opera House a Muscat e il ponte Zakim a Boston.
“Nessuno dovrebbe essere danneggiato mentre riceve assistenza sanitaria. Eppure a livello globale, almeno 5 pazienti muoiono ogni minuto a causa di cure non sicure “, ha affermato Tedros Adhanom Ghebreyesus, Direttore Generale dell’OMS. “Abbiamo bisogno di una cultura della sicurezza dei pazienti che promuova la collaborazione con i pazienti, incoraggi la segnalazione e l’apprendimento da errori e crei un ambiente privo di colpa in cui gli operatori sanitari sono abilitati e formati per ridurre gli errori”.

Possono verificarsi errori nelle diverse fasi del processo di cura dalla prevenzione alla visita in ambulatorio o alla cura in corsia o in sala operatoria o nelle dimissioni o nelle visite di controllo. Quindi maggior attenzione al paziente in tutte le fasi del processo di cura.

Anche noi abbiamo pensato di dedicare uno spazio a questa Giornata. Abbiamo pensato di rendere piú evidente il nostro interesse non solo formale ma sostanziale anche arricchendo il nostro sito di Opuscoli e Materiale pubblicato per l’occasione.

Ma faremo, ce lo auguriamo, qualcosa di piú. Studieremo il metodo e magari il Progetto per promuovere e facilitare il rapporto chirurgo vascolare-paziente. Magari anche attraverso un’Applicazione del web.

Per celebrare la Sicurezza del Paziente ( e del Medico) non solo il 17 settembre, ma ogni giorno e in ogni momento della vita del paziente e della nostra vita lavorativa.

Discontinuità o continuità?

domenica, 01 Settembre 2019 by

post di Gaetano Lanza

Nel rispetto dell’articolo 1 del nostro Statuto, nel quale si afferma che la nostra Associazione é apartitica, non prenderemo mai, e neanche questa volta, posizioni a favore di questo o quel partito politico e lasciamo che ognuno abbia e coltivi i propri giudizi personali. Specie in un momento delicato come questo, di questi giorni di crisi di Governo. Mentre scriviamo il Presidente incaricato Conte é alla sua scrivania a Palazzo Chigi a tessere la tela. La nostra vuole solo essere una legittima preoccupazione “politica”, nel senso nobile della parola, ma “apartitica” sul futuro della Salute Pubblica nel nostro Paese e quindi della nostra professione. E non é la prima volta che lo facciamo da questo Blog.  Diversi sono i gridi di allarme, come quello della FNOMCEO, col Presidente Anelli, o di altre Associazioni per la crisi di Governo (l’ennesima).

Dal primo Governo Repubblicano dopo le elezioni del 2 giugno 1946 a oggi si sono succeduti in Italia ben 65 Governi (ultimo il Governo Conte appena dimessosi). Durata media di un Governo? Fate voi il calcolo e vedrete che sará di poco piú di un anno. Un pó pochino, vero? Probabilmente siamo molto instabili, noi in Italia, politicamente parlando. Ma anche questa é democrazia. Facciamo anche fatica a pensare e pronosticare che il prossimo Governo, qualunque esso sia, smentisca questo trend. Sarebbe un miracolo. Comunque, auguri!

Forse in Italia serve un pó di continuitá in piú.

Ecco perché ci fanno riflettere (senza prendere mai posizioni partitiche) alcuni slogan di alcuni politici, quali “Governo del Cambiamento” (di circa un anno fa), oppure “serve discontinuitá” (di poche ore fa).

Perché se “discontinuitá” vuol dire invertire il trend di breve durata del Governo in Italia, allora ci siamo. Perché vorrebbe dire che serve piú continuitá (di Governo, ovviamente). Si chiama antifrasi, ed é quando con una parola o una frase intendiamo dire l’opposto.

Allora ci siamo. Serve forse piú continuitá di Governo nel nostro Paese.

E questo ci permettiamo di desiderarlo. Perché serve piú continuitá di interlocutori politici nazionali (quelli regionali hanno piú continuitá per fortuna, per diversa legge elettorale) per portare avanti programmi e progetti che altrimenti si fa fatica a portare avanti. E di proposte e di programmi e di progetti che ci riguardano, ai Ministeri, alle Sottosegreterie e alle Commissioni varie, ce ne sono depositati, ma sono quasi tutti in sospeso o soggetti a modifiche, perché cambiano le famose poltrone.

Post di Gaetano Lanza

Da tempo e da piú parti sale la denuncia. In Italia stiamo correndo il rischio serio di non avere Medici a sufficienza nelle corsie dei nostri Ospedali. Sempre meno gli specialisti. Si viene a sapere di Concorsi ai quali non si presentano concorrenti, come é successo di recente per un Pronto Soccorso del centro e in un altro per un Servizio di Anestesia del Nord. Le proiezioni sono allarmanti. Se si va di questo passo tra una decina di anni la Sanitá sará in ginocchio in un Paese come il nostro che pure puó contare su uno dei Sistemi Sanitari piú avanzati al mondo (stima dell’OMS che metteva pochi anni fa l’Italia ai primi posti dopo l’Australia).

Del problema si é accorto anche il Ministero della Salute che di recente ha introdotto la normativa che allarga i Concorsi anche agli Specializzandi all’ultimo anno del Corso di Specializzazione o stava lavorando sulla proposta di “teaching hospital” come alternativa al Corso tradizionale di Specializzazione in Universitá. Soffriamo anche del  blocco di assunzioni adottato da qualche anno a questa parte per le famose “leggi di bilancio”. Mettiamoci anche il blocco adottato da alcune Regioni per evitare di rimpiazzare Primari che vanno in pensione. I Primari costano di piú.

Ha fatto una certa notizia e un pizzico di impressione che il problema sia finito qualche giorno fa anche sulla prestigiosa rivista The Lancet, che giá ad aprile scorso se ne era occupata con un altro articolo (Lancet. 2019 Apr 13;393(10180):1492. doi: 10.1016/S0140-6736(19)30849-9).

Quest’altro articolo recente che qui alleghiamo e’ firmato da Luca La Colla, anestesista della Duke University, Dhuram, USA.

The Lancet

L’articolo é alquanto duro ma abbastanza condivisibile.

La conclusione é che “there is inadequate understanding of the real problems. The rest of the world is moving fast, and Italy is reaching a point of no return”. Il motivo principale, secondo l’articolo, é la scarsa attrazione che il  nostro Paese esercita verso i camici bianchi. “Inadequate working conditions, little stability, growth, or potential for career progression, low salaries, the commixture of politics and the healthcare system, and fake recruitment committees (the notorious Concorsi Truccati) hit the headlines regularly”. Il quadro che ne esce é quello di un Paese che ha molte pecche “di politica” (ne sappiamo qualcosa anche di questi giorni di piena crisi di Governo) prima e “di politica sanitaria” poi. L’Italia non attrae e quindi perde pezzi. Attrae forse solo Medici di altri Paesi meno sviluppati (dell’EST Europa, del Pakistan si dice nell’articolo), mentre i nostri neo laureati e neospecialisti sono piú attratti da altri Paesi (ne abbiamo parlato in qualche Post fa).

Certo, articoli come questo non aiutano, anzi affondano il famoso coltello nella piaga. Ma questa purtroppo é la realtá o comunque cosí appare alla maggior parte degli osservatori.

Noi cosa possiamo fare nel nostro piccolo, che poi piccolo non é, oltre che unirci al coro di denunce (é sempre facile criticare, ma noi in Italia pare siamo specialisti).

La risposta é semplice. Rendere piú attrattiva la nostra fetta di specialistica. Chiediamo intanto piú Borse di Specializzazione finanziate. Sopratutto cerchiamo di tenerci stretti i nostri giovani neospecialisti, facendo loro capire che in Italia abbiamo ottime scuole all’avanguardia e ottimi maestri apprezzati all’estero. E ai maestri chiediamo di fare al meglio i maestri, che non vuol dire solo saper pubblicare.

Tutto questo la nostra Societá puó e deve farlo.  Sperando che su Lancet prima o poi si legga un’Italia migliore.

In piena estate, dalle vacanze sotto l’ombrellone, ci permettiamo di dedicare un Post agli effetti benefici del sole. Che il sole faccia bene lo sappiamo, come sappiamo che é fonte di vita per noi terrestri. Senza il sole non ci sarebbero stati e non ci sarebbero i presupposti per lo sviluppo della biosfera vegetale e animale sul nostro pianeta. Ma che la luce intensa del sole (anche se la sua sovraesposizione é sconsigliata dai dermatologi) avesse un effetto protettivo sul sistema cardio vascolare e sull’endotelio dei nostri vasi, questo proprio non lo pensavamo. Ció é quanto emerge da un recente studio, pubblicato sulla Rivista Cell Reports, che dimostra i meccanismi e gli effetti benefici biochimici sul cuore e sui vasi sanguigni, in termini di “rinforzo” e protezione del nostro cuore e dei nostri vasi sanguigni.

Articolo Cell Reports

Gli autori dell’Anschutz Medical Campus dell’Università del Colorado hanno dapprima sovraesposto dei topi sotto una luce intensa per una settimana e hanno scoperto che ció migliora in termini significativi la cardio-protezione a seguito di un infarto miocardico. L’osservazione si accompagnava ad un’aumentata funzione del gene PER2, espresso in quella parte del cervello deputata al controllo dei ritmi circadiani. L’amplificazione di questo gene ha effetto protettivo sui tessuti cardiovascolari in condizioni di bassa ossigenazione, come in caso di infarto. Viene inoltre prodotto un aumento dell’adenosina cardiaca, che ha effetto protettivo sull’endotelio e regola meglio il flusso ematico.

Gli effetti protettivi della luce solare intensa pare sia dovuta ad un meccanismo in cui entra in gioco la percezione visiva della luce. I topi ciechi, infatti, non hanno tratto alcun beneficio dalla sovraesposizione alla luce.

I ricercatori hanno poi valutato gli effetti sull’uomo. Un gruppo di volontari sani è stato esposto a 30 minuti di illuminazione intensa per 5 giorni consecutivi. E’ stato registrato un aumento dei livelli di funzione di PER2 e una riduzione dei trigliceridi plasmatici, utilizzati come surrogato dell’insulino-sensibilità e del metabolismo dei carboidrati.

Gli autori parlano giá di ‘light therapy’. Ritengono che la sua somministrazione per una settimana prima di un intervento chirurgico qualsiasi possa aumentare la protezione cardiovascolare in generale e che potrebbero esserci in futuro applicazioni pratiche per la messa a punto di nuovi farmaci in grado di simulare e stimolare meccanismi biochimici simili.  Servono comunque ricerche piú approfondite.

Godiamoci quindi questo sole di pieno agosto pensando ai suoi benefici sui nostri endoteli.

Post di Gaetano Lanza

Qualche Post fa ci siamo occupati dell’argomento Liste d’Attesa .

Il Ministero emanava tempo fa (21 febbraio scorso) il Piano Nazionale di Governo delle Liste d’attesa (PNGLA), approvato con l’Intesa Stato-Regioni, definendo le prestazioni tra visite specialistiche, esami diagnostici e prestazioni da erogare in regime di day hospital/day surgery o di ricovero ordinario per cui ASL ed ospedali avrebbero dovuto (e devono ancora) garantire tempi massimi di attesa.  A Regioni e Province Autonome spettava il compito di pubblicare il Piano Regionale di Governo delle Liste d’Attesa (PNRLA) e ogni Azienda Sanitaria avrebbe dovuto rendere noto il proprio piano attuativo aziendale garantendo una adeguata diffusione presso i cittadini. In tal senso, i siti web di Regioni e Aziende sanitarie avrebbero dovuto e devono rappresentare un valido strumento informativo. La disponibilità di informazioni sui tempi di attesa su siti web aziendali e regionali veniva riconosciuta come diritto fondamentale del cittadino.

L’ISTAT ci informa intanto che sono circa 2 milioni (3,3% dell’intera popolazione) le persone  costrette a rinunciare a visite ed esami per problemi di liste di attesa, mentre sono oltre 4 milioni (6,8%) quelle che sono costrette a rinunciare per motivi economici.

Un Sistema Sanitario che non rispetta dei limiti ragionevoli massimi di liste d’attesa rischia di risultare non solo inadempiente in caso di patologie per le quali attendere puó significare perdere la vita ma anche poco affidabile e compliante con conseguente perdita del rapporto di fiducia tra istituzioni e cittadini. Nel nostro ordinamento costituzionale la salute é uno dei diritti fondamentali di ogni cittadino e se lo Stato o il Welfare non lo garantisce entro determinate tempistiche é come se non lo garantisse affatto e allora il rischio fondato diventa quello della sanitá per soli ricchi o di un certo ceto socio-economico.

Ma quali sono queste tempistiche per patologie o condizioni cliniche? La risposta puó risultare molto semplice (ma non sempre) nel caso di emergenza-urgenza. In tutti gli altri  casi la risposta puó risultare alquanto non semplice.

La nostra Societá, con una Commissione apposita nominata dal Direttivo, si sta occupando del problema per quanto riguarda le patologie vascolari a interesse chirurgico. Con il suo Presidente in persona partecipa a Tavoli tecnici istituzionali come quello presso Agenas di Angiologia-Cardiologia-Chirurgia Vascolare. Il tema é work in progress e appena possibile la nostra Societá lo renderá pubblico.

E’ ormai ampiamente risaputo che esiste un divario importante tra le varie regioni e tra le diverse aree della stessa regione. Il compito non facile sará anche quello di rendere omogenea il piú possibile la situazione sul territorio nazionale nel rispetto di alcune regole che noi, come esperti in materia, possiamo e dobbiamo indicare alle istituzioni. Sará poi compito delle Regioni inserire tali Regole nei Piani Regionali e questo sará uno dei principali obiettivi che il nostro Direttivo condividerá con i Referenti Regionali SICVE in prossimi incontri, compreso quello previsto e programmato durante il Congresso Nazionale che si terrá a Firenze dal 21 al 23 ottobre prossimo. La speranza é che arrivino poi risposte concrete da parte delle Regioni in termini di programmazione e controllo.

Ma quale é la situazione ad oggi nelle nostre Regioni?
A distanza di oltre 5 mesi dalla approvazione del PNGLA sono solo quattro le Regioni che sulla carta non hanno ancora adottato un proprio Piano Regionale di Governo delle Liste di Attesa (PRGLA): Provincia di Bolzano, Friuli-Venezia Giulia, Basilicata e Sardegna. Friuli-Venezia Giulia e Provincia di Bolzano non hanno neanche recepito formalmente l’Intesa Stato Regioni. La tempistica per il recepimento formale dell’Intesa è stata molto differenziata: dai 35 giorni della Puglia, ai 70 della Campania, agli 84 della Liguria, agli 89 della Calabria, ai 102 della Sardegna, ai 137 della Lombardia. Le Regioni che hanno rispettato il termine dei 60 giorni entro il quale recepire formalmente l’Intesa e adottare il proprio Piano regionale di Governo delle Liste di Attesa sono state 5: Valle D’Aosta (56 giorni), Emilia-Romagna (52 giorni), Marche (53 giorni), Puglia (55 giorni), Sicilia (49 giorni). Di poco fuori tempo massimo, il Molise con 66 giorni, l’Umbria e la Toscana con 73 giorni.
Ogni Regione ha poi definito una propria strategia operativa.

Il Molise  adotta come parametro l’intero suo territorio regionale; stessa scelta anche per la Valle D’Aosta (Regioni piccole per la veritá). La Calabria ha individuato 3 aree territoriali Nord-Centro-Sud. La Toscana da una parte si richiama alle zone-distretto, dall’altra definisce bacini demografici non superiori ai 400.000 abitanti. La Liguria definisce come ambiti le ASL e in casi particolari i distretti.

Altre Regioni rinviano la definizione degli ambiti ai Piani attuativi aziendali, come del resto prevede il Piano Nazionale. Ma anche i Piani attuativi aziendali dovevano partire entro giugno 2019, come previsto nel Piano Nazionale. Si stanno comunque registrando ritardi, visto che 5 Regioni hanno adottato il proprio Piano regionale tra giugno e luglio, mentre altre 4 non lo hanno ancora fatto.
Per l’Osservatorio Nazionale, previsto nel Piano Nazionale, é stato costituito e si è giá riunito nei primi di luglio.

In definitiva, pur con differenze tra Regione e Regione, un lavoro importante si sta conducendo, ed era ora. Anche in ció la SICVE non fá e non fará mancare il suo contributo.

In riferimento al post “Largo ai giovani” ( http://www.sicve.it/largo-ai-giovani-post-di-gaetano-lanza/) pubblicato sul blog della nostra Società di chirurgia vascolare ed endovascolare è doverosa una risposta di adesione formale ma anche emotiva ed entusiastica da parte di noi giovani.

Allo scorso incontro a Milano durante l’HTDI fu chiesto ai Soci Juniores tramite invito ufficiale pubblico di partecipare alla riunione per la formazione di un gruppo di coordinamento, che potesse dare slancio e linfa vitale per la costituzione pratica ed anche la crescita della sezione young della nostra Società, in concerto con le istanze ideate e proposte dal nostro Presidente e dal consiglio direttivo.

Infatti i giovani soci crescono e hanno voglia di crescere oltre che numericamente anche in senso statutario, perchè proprio nel Post su citato si apprende la ferma volontà del Presidente e del consiglio direttivo di dare spazio ai giovani con la proposta di inserire nel consiglio anche un membro effettivo che sarà votato tra i soci juniores in formazione. Questa ci appare come segno tangibile dell’apertura che la SICVE vuole dare nei confronti dei giovani e, in particolare, di coloro che in qualità di assistenti in formazione sono una parte della Società che finora non ha rappresentanza in sede consiliare. La proposta di modifica dovrà essere approvata durante il prossimo congresso nazionale della Società, ma noi giovani siamo fiduciosi che la modifica potrà riscuotere successo, in quanto è significativo che all’interno del consiglio direttivo ci sia espressione anche di chi rappresenta il futuro della chirurgia vascolare italiana.

Chiaramente ci si aspetta anche una partecipazione ampia dei giovani soci che verranno contattati a breve e saranno chiamati a rispondere ad un questionario ideato dal coordinamento per saggiare più approfonditamente il polso della situazione, andando poi ad esporre i desiderata e le aspettative dei giovani durante la sessione del congresso nazionale pensata appositamente per SICVE Young.

In conclusione ci piace dunque fare nostre le parole del Post che abbiamo citato in apertura che sollecitano ad abbandonare le solite divisioni mentali che vedono contrapposte le generazioni Senior e Young, che solo formalmente vivono una dicotomia legata ad uno spartiacque anagrafico ma in sostanza sono espressioni “di un’unica, grande e magnifica famiglia”.

I Colleghi del Coordinamento SICVE Young

 

Largo ai Giovani !

sabato, 20 Luglio 2019 by

Post di Gaetano Lanza


“….Sessione gestita da giovani alla assemblea generale Sicve (ottobre 2019 a Firenze). Ci viene proposto di gestire interamente una sessione all’interno del congresso nazionale, accettiamo la proposta, ma avremmo perció bisogno di confrontarci su quali argomenti ci interessano maggiormente e su come strutturare gli argomenti proposti, auspicando un maggiore interesse per le attività associative…..”
Cosí si esprimevano (estratto del loro Verbale) a dicembre dello scorso anno i Giovani chirurghi vascolari riuniti in Assemblea a Milano, conseguente alla prima loro Riunione ufficiale con il Direttivo SICVE durante il Congresso Nazionale di Napoli, come da Programma altrettanto ufficiale.
Anche quest’anno, al Congresso Nazionale SICVE di Firenze, come da Programma, si terrá appunto una riunione dal titolo ” SICVE YOUNG INCONTRA IL DIRETTIVO SICVE: ASPETTI ORGANIZZATIVI” della durata prevista di 2 ore, dalle 14.00 alle 16.00, lunedí 21 ottobre prossimo
http://www.sicve.it/wp-content/uploads/2019/07/Tabella-Sinottica-aggiornata-in-tempo-reale.pdf.

Senza parlare poi degli spazi, o forse di gran parte del Congresso Nazionale di Firenze, sulla scia dei Congressi precedenti, in cui i Giovani sono i veri protagonisti del palcoscenico con le Sessioni delle Comunicazioni, alcune a Concorso, dei Poster molti a Concorso, con i Grant Educazionali assegnati a loro in via prioritaria, con le loro Sessioni di Simulazione e cosi’ via.

Se ne é parlato in Direttivo. E questa volta, novitá rispetto all’anno scorso, l’argomento dello spazio Giovani é ancora piú sentito, anche alla luce delle importanti e, diciamo, epocali modifiche statutarie della nostra Associazione, che proprio a Firenze, due giorni dopo il suddetto incontro, l’Assemblea dei Soci é chiamata a discutere, eventualmente modificare, e approvare, se lo riterrá opportuno. In tali modifiche sostanziali e strutturali, tali da parlare non di semplici modifiche di alcuni articoli, ma addirittura di Nuovo Statuto, é previsto tra le altre novitá anche quella di un seggio di Consigliere in seno al Consiglio Direttivo, riservato ad un Giovane, Socio Junior medico in Formazione
http://www.sicve.it/wp-content/uploads/2019/07/PROPOSTA-di-NUOVO-STATUTO-SICVE-1.pdf.
Il Consiglio Direttivo secondo il Nuovo Statuto, se a Firenze sará approvato, sará cosí composto:
• Presidente • 4 Consiglieri: i quattro più votati tra Soci Ordinari (Direttori di Struttura Complessa o Professori Ordinari) • 3 Consiglieri: i tre più votati tra Soci Ordinari e Soci Juniores (non Direttori di Struttura Complessa nè Professori Ordinari né Soci Juniores Medici in Formazione) • 1 Consigliere: il più votato tra i Soci Juniores Medici in Formazione.

Se ne é parlato in Direttivo e il Direttivo avrebbe degli Argomenti da suggerire, sottolineiamo il suggerire, ai Giovani.
Ad esempio questi:
1. Carenza di chirurghi vascolari in Italia: concorsi deserti, neo-specialisti all’estero.
2. La formazione nelle sedi Universitarie e negli Ospedali delle reti, vantaggi e criticità.
3. I concorsi prima del termine degli studi, il decreto Calabria.
4. Esiste una questione di genere? Esisterà presto?
5. Carenza di esperienza: chirurgia aperta; chirurgia endovascolare. Come ovviare senza emigrare.
6. La Società dei giovani: SICVE per il futuro: cosa migliorare nelle relazioni tra soci, nella governance della società. Proporre nuovi modelli di comunicazione e aggiornamento.
7. SICVE young, serve davvero? Chi deve fare cosa. Abbiamo bisogno di un “sottogruppo di soci”? Cosa vorremmo contribuire a creare in SICVE.

Ripetiamo, sono questi solo suggerimenti. Lasciamo per la verita’ che siano loro, i Giovani, a decidere di cosa parlare. Noi, meno Giovani, ascolteremo e interverremo se potremo. Lasciamo che siano i Giovani a decidere. Anche perché la SICVE é nelle loro mani e nei loro cuori.
Ma perché diciamo “loro”. Non ci piace questo termine. Tanto per essere in linea e sul pezzo, come si suol dire, abbandoniamo il “loro e noi”. Perché in fondo siamo tutti “noi”, una sola, unica, grande, magnifica famiglia.

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