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Post di Gaetano Lanza

Dal “curare” al “prendersi cura”. Questo lo slogan emanato negli ultimi tempi da Regione Lombardia. Molti altri slogan di altre Istituzioni negli ultimi anni. L’ISS ci tiene a sottolineare che nelle nuove Linee Guida da produrre o aggiornare devono (non solo possono) essere coinvolte le Associazioni Pazienti. Da tempo ormai gli inviti e gli auspici fioccano sull’opportunitá e necessitá di migliorare il rapporto medico-paziente a tutti i livelli pre intra e post ospedalieri. In definitiva, maggior attenzione, partecipazione, condivisione, continuitá di rapporto e di cura. Quando si incontra per la prima volta il paziente bisogna stringere e sottoscrivere, nell’intento e nel sentimento piú che su un pezzo di carta, un patto di alleanza, che in fondo é quello che chiede il paziente. Si prevengono cosí anche tante richieste di risarcimenti e denunce.

Queste e tante altre considerazioni ci suggerisce il 17 settembre, data che l’OMS ha scelto quest’anno per la prima volta per celebrare in tutto il pianeta la Giornata Mondiale per la Sicurezza del Paziente.

Perché ?

Queste sono solo alcune cifre emanate dall’OMS. Gli errori in sanità provocano ogni anno 134 milioni di eventi avversi negli ospedali contribuendo a 2,6 milioni di decessi/anno. Un paziente su 10 subisce danni durante le cure ospedaliere nei paesi ad alto reddito e 1 su 4 ricoveri ogni anno provoca danni ai pazienti nei paesi a basso e medio reddito. Errori che provocano non solo danni morali ma anche danni economici: i costi per la sola perdita di produttività ammontano tra 1,4 e 1,6 trilioni di dollari all’anno. Sempre secondo il rapporto OMS, il 15% delle spese ospedaliere può essere attribuito al trattamento delle carenze nella sicurezza dei pazienti nei paesi OCSE e 4 su 10 sono i pazienti danneggiati a livello di cure primarie e ambulatoriali. Ma, notizia positiva, è possibile evitare fino all’80% dei danni dovuti a queste situazioni.

L’OMS lancia quindi una campagna globale per migliorare la sicurezza del paziente. Leggiamo che le città il 17 settembre illumineranno di arancione i principali monumenti, quali il Jet d’Eau a Ginevra, le Piramidi al Cairo, la Piramide Cestia a Roma, la Torre di Kuala Lumpur, il Royal Opera House a Muscat e il ponte Zakim a Boston.
“Nessuno dovrebbe essere danneggiato mentre riceve assistenza sanitaria. Eppure a livello globale, almeno 5 pazienti muoiono ogni minuto a causa di cure non sicure “, ha affermato Tedros Adhanom Ghebreyesus, Direttore Generale dell’OMS. “Abbiamo bisogno di una cultura della sicurezza dei pazienti che promuova la collaborazione con i pazienti, incoraggi la segnalazione e l’apprendimento da errori e crei un ambiente privo di colpa in cui gli operatori sanitari sono abilitati e formati per ridurre gli errori”.

Possono verificarsi errori nelle diverse fasi del processo di cura dalla prevenzione alla visita in ambulatorio o alla cura in corsia o in sala operatoria o nelle dimissioni o nelle visite di controllo. Quindi maggior attenzione al paziente in tutte le fasi del processo di cura.

Anche noi abbiamo pensato di dedicare uno spazio a questa Giornata. Abbiamo pensato di rendere piú evidente il nostro interesse non solo formale ma sostanziale anche arricchendo il nostro sito di Opuscoli e Materiale pubblicato per l’occasione.

Ma faremo, ce lo auguriamo, qualcosa di piú. Studieremo il metodo e magari il Progetto per promuovere e facilitare il rapporto chirurgo vascolare-paziente. Magari anche attraverso un’Applicazione del web.

Per celebrare la Sicurezza del Paziente ( e del Medico) non solo il 17 settembre, ma ogni giorno e in ogni momento della vita del paziente e della nostra vita lavorativa.

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Procedura Agenas gestionale per i RAO

lunedì, 02 Settembre 2019 by

Giornate cardiologiche torinesi

lunedì, 02 Settembre 2019 by

Discontinuità o continuità?

domenica, 01 Settembre 2019 by

post di Gaetano Lanza

Nel rispetto dell’articolo 1 del nostro Statuto, nel quale si afferma che la nostra Associazione é apartitica, non prenderemo mai, e neanche questa volta, posizioni a favore di questo o quel partito politico e lasciamo che ognuno abbia e coltivi i propri giudizi personali. Specie in un momento delicato come questo, di questi giorni di crisi di Governo. Mentre scriviamo il Presidente incaricato Conte é alla sua scrivania a Palazzo Chigi a tessere la tela. La nostra vuole solo essere una legittima preoccupazione “politica”, nel senso nobile della parola, ma “apartitica” sul futuro della Salute Pubblica nel nostro Paese e quindi della nostra professione. E non é la prima volta che lo facciamo da questo Blog.  Diversi sono i gridi di allarme, come quello della FNOMCEO, col Presidente Anelli, o di altre Associazioni per la crisi di Governo (l’ennesima).

Dal primo Governo Repubblicano dopo le elezioni del 2 giugno 1946 a oggi si sono succeduti in Italia ben 65 Governi (ultimo il Governo Conte appena dimessosi). Durata media di un Governo? Fate voi il calcolo e vedrete che sará di poco piú di un anno. Un pó pochino, vero? Probabilmente siamo molto instabili, noi in Italia, politicamente parlando. Ma anche questa é democrazia. Facciamo anche fatica a pensare e pronosticare che il prossimo Governo, qualunque esso sia, smentisca questo trend. Sarebbe un miracolo. Comunque, auguri!

Forse in Italia serve un pó di continuitá in piú.

Ecco perché ci fanno riflettere (senza prendere mai posizioni partitiche) alcuni slogan di alcuni politici, quali “Governo del Cambiamento” (di circa un anno fa), oppure “serve discontinuitá” (di poche ore fa).

Perché se “discontinuitá” vuol dire invertire il trend di breve durata del Governo in Italia, allora ci siamo. Perché vorrebbe dire che serve piú continuitá (di Governo, ovviamente). Si chiama antifrasi, ed é quando con una parola o una frase intendiamo dire l’opposto.

Allora ci siamo. Serve forse piú continuitá di Governo nel nostro Paese.

E questo ci permettiamo di desiderarlo. Perché serve piú continuitá di interlocutori politici nazionali (quelli regionali hanno piú continuitá per fortuna, per diversa legge elettorale) per portare avanti programmi e progetti che altrimenti si fa fatica a portare avanti. E di proposte e di programmi e di progetti che ci riguardano, ai Ministeri, alle Sottosegreterie e alle Commissioni varie, ce ne sono depositati, ma sono quasi tutti in sospeso o soggetti a modifiche, perché cambiano le famose poltrone.

Post di Gaetano Lanza

Da tempo e da piú parti sale la denuncia. In Italia stiamo correndo il rischio serio di non avere Medici a sufficienza nelle corsie dei nostri Ospedali. Sempre meno gli specialisti. Si viene a sapere di Concorsi ai quali non si presentano concorrenti, come é successo di recente per un Pronto Soccorso del centro e in un altro per un Servizio di Anestesia del Nord. Le proiezioni sono allarmanti. Se si va di questo passo tra una decina di anni la Sanitá sará in ginocchio in un Paese come il nostro che pure puó contare su uno dei Sistemi Sanitari piú avanzati al mondo (stima dell’OMS che metteva pochi anni fa l’Italia ai primi posti dopo l’Australia).

Del problema si é accorto anche il Ministero della Salute che di recente ha introdotto la normativa che allarga i Concorsi anche agli Specializzandi all’ultimo anno del Corso di Specializzazione o stava lavorando sulla proposta di “teaching hospital” come alternativa al Corso tradizionale di Specializzazione in Universitá. Soffriamo anche del  blocco di assunzioni adottato da qualche anno a questa parte per le famose “leggi di bilancio”. Mettiamoci anche il blocco adottato da alcune Regioni per evitare di rimpiazzare Primari che vanno in pensione. I Primari costano di piú.

Ha fatto una certa notizia e un pizzico di impressione che il problema sia finito qualche giorno fa anche sulla prestigiosa rivista The Lancet, che giá ad aprile scorso se ne era occupata con un altro articolo (Lancet. 2019 Apr 13;393(10180):1492. doi: 10.1016/S0140-6736(19)30849-9).

Quest’altro articolo recente che qui alleghiamo e’ firmato da Luca La Colla, anestesista della Duke University, Dhuram, USA.

The Lancet

L’articolo é alquanto duro ma abbastanza condivisibile.

La conclusione é che “there is inadequate understanding of the real problems. The rest of the world is moving fast, and Italy is reaching a point of no return”. Il motivo principale, secondo l’articolo, é la scarsa attrazione che il  nostro Paese esercita verso i camici bianchi. “Inadequate working conditions, little stability, growth, or potential for career progression, low salaries, the commixture of politics and the healthcare system, and fake recruitment committees (the notorious Concorsi Truccati) hit the headlines regularly”. Il quadro che ne esce é quello di un Paese che ha molte pecche “di politica” (ne sappiamo qualcosa anche di questi giorni di piena crisi di Governo) prima e “di politica sanitaria” poi. L’Italia non attrae e quindi perde pezzi. Attrae forse solo Medici di altri Paesi meno sviluppati (dell’EST Europa, del Pakistan si dice nell’articolo), mentre i nostri neo laureati e neospecialisti sono piú attratti da altri Paesi (ne abbiamo parlato in qualche Post fa).

Certo, articoli come questo non aiutano, anzi affondano il famoso coltello nella piaga. Ma questa purtroppo é la realtá o comunque cosí appare alla maggior parte degli osservatori.

Noi cosa possiamo fare nel nostro piccolo, che poi piccolo non é, oltre che unirci al coro di denunce (é sempre facile criticare, ma noi in Italia pare siamo specialisti).

La risposta é semplice. Rendere piú attrattiva la nostra fetta di specialistica. Chiediamo intanto piú Borse di Specializzazione finanziate. Sopratutto cerchiamo di tenerci stretti i nostri giovani neospecialisti, facendo loro capire che in Italia abbiamo ottime scuole all’avanguardia e ottimi maestri apprezzati all’estero. E ai maestri chiediamo di fare al meglio i maestri, che non vuol dire solo saper pubblicare.

Tutto questo la nostra Societá puó e deve farlo.  Sperando che su Lancet prima o poi si legga un’Italia migliore.

ESVS

lunedì, 05 Agosto 2019 by

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Post di Gaetano Lanza

Qualche Post fa ci siamo occupati dell’argomento Liste d’Attesa .

Il Ministero emanava tempo fa (21 febbraio scorso) il Piano Nazionale di Governo delle Liste d’attesa (PNGLA), approvato con l’Intesa Stato-Regioni, definendo le prestazioni tra visite specialistiche, esami diagnostici e prestazioni da erogare in regime di day hospital/day surgery o di ricovero ordinario per cui ASL ed ospedali avrebbero dovuto (e devono ancora) garantire tempi massimi di attesa.  A Regioni e Province Autonome spettava il compito di pubblicare il Piano Regionale di Governo delle Liste d’Attesa (PNRLA) e ogni Azienda Sanitaria avrebbe dovuto rendere noto il proprio piano attuativo aziendale garantendo una adeguata diffusione presso i cittadini. In tal senso, i siti web di Regioni e Aziende sanitarie avrebbero dovuto e devono rappresentare un valido strumento informativo. La disponibilità di informazioni sui tempi di attesa su siti web aziendali e regionali veniva riconosciuta come diritto fondamentale del cittadino.

L’ISTAT ci informa intanto che sono circa 2 milioni (3,3% dell’intera popolazione) le persone  costrette a rinunciare a visite ed esami per problemi di liste di attesa, mentre sono oltre 4 milioni (6,8%) quelle che sono costrette a rinunciare per motivi economici.

Un Sistema Sanitario che non rispetta dei limiti ragionevoli massimi di liste d’attesa rischia di risultare non solo inadempiente in caso di patologie per le quali attendere puó significare perdere la vita ma anche poco affidabile e compliante con conseguente perdita del rapporto di fiducia tra istituzioni e cittadini. Nel nostro ordinamento costituzionale la salute é uno dei diritti fondamentali di ogni cittadino e se lo Stato o il Welfare non lo garantisce entro determinate tempistiche é come se non lo garantisse affatto e allora il rischio fondato diventa quello della sanitá per soli ricchi o di un certo ceto socio-economico.

Ma quali sono queste tempistiche per patologie o condizioni cliniche? La risposta puó risultare molto semplice (ma non sempre) nel caso di emergenza-urgenza. In tutti gli altri  casi la risposta puó risultare alquanto non semplice.

La nostra Societá, con una Commissione apposita nominata dal Direttivo, si sta occupando del problema per quanto riguarda le patologie vascolari a interesse chirurgico. Con il suo Presidente in persona partecipa a Tavoli tecnici istituzionali come quello presso Agenas di Angiologia-Cardiologia-Chirurgia Vascolare. Il tema é work in progress e appena possibile la nostra Societá lo renderá pubblico.

E’ ormai ampiamente risaputo che esiste un divario importante tra le varie regioni e tra le diverse aree della stessa regione. Il compito non facile sará anche quello di rendere omogenea il piú possibile la situazione sul territorio nazionale nel rispetto di alcune regole che noi, come esperti in materia, possiamo e dobbiamo indicare alle istituzioni. Sará poi compito delle Regioni inserire tali Regole nei Piani Regionali e questo sará uno dei principali obiettivi che il nostro Direttivo condividerá con i Referenti Regionali SICVE in prossimi incontri, compreso quello previsto e programmato durante il Congresso Nazionale che si terrá a Firenze dal 21 al 23 ottobre prossimo. La speranza é che arrivino poi risposte concrete da parte delle Regioni in termini di programmazione e controllo.

Ma quale é la situazione ad oggi nelle nostre Regioni?
A distanza di oltre 5 mesi dalla approvazione del PNGLA sono solo quattro le Regioni che sulla carta non hanno ancora adottato un proprio Piano Regionale di Governo delle Liste di Attesa (PRGLA): Provincia di Bolzano, Friuli-Venezia Giulia, Basilicata e Sardegna. Friuli-Venezia Giulia e Provincia di Bolzano non hanno neanche recepito formalmente l’Intesa Stato Regioni. La tempistica per il recepimento formale dell’Intesa è stata molto differenziata: dai 35 giorni della Puglia, ai 70 della Campania, agli 84 della Liguria, agli 89 della Calabria, ai 102 della Sardegna, ai 137 della Lombardia. Le Regioni che hanno rispettato il termine dei 60 giorni entro il quale recepire formalmente l’Intesa e adottare il proprio Piano regionale di Governo delle Liste di Attesa sono state 5: Valle D’Aosta (56 giorni), Emilia-Romagna (52 giorni), Marche (53 giorni), Puglia (55 giorni), Sicilia (49 giorni). Di poco fuori tempo massimo, il Molise con 66 giorni, l’Umbria e la Toscana con 73 giorni.
Ogni Regione ha poi definito una propria strategia operativa.

Il Molise  adotta come parametro l’intero suo territorio regionale; stessa scelta anche per la Valle D’Aosta (Regioni piccole per la veritá). La Calabria ha individuato 3 aree territoriali Nord-Centro-Sud. La Toscana da una parte si richiama alle zone-distretto, dall’altra definisce bacini demografici non superiori ai 400.000 abitanti. La Liguria definisce come ambiti le ASL e in casi particolari i distretti.

Altre Regioni rinviano la definizione degli ambiti ai Piani attuativi aziendali, come del resto prevede il Piano Nazionale. Ma anche i Piani attuativi aziendali dovevano partire entro giugno 2019, come previsto nel Piano Nazionale. Si stanno comunque registrando ritardi, visto che 5 Regioni hanno adottato il proprio Piano regionale tra giugno e luglio, mentre altre 4 non lo hanno ancora fatto.
Per l’Osservatorio Nazionale, previsto nel Piano Nazionale, é stato costituito e si è giá riunito nei primi di luglio.

In definitiva, pur con differenze tra Regione e Regione, un lavoro importante si sta conducendo, ed era ora. Anche in ció la SICVE non fá e non fará mancare il suo contributo.

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