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Post di Gaetano Lanza

E adesso tocca al Governo. Le Regioni hanno predisposto un Documento che alleghiamo.

Documento

Hanno sollecitato il Governo a dare il parere e a mettere in atto con urgenza una serie di misure, per sopperire alla carenza di medici di medicina generale e specialistica nel nostro Paese, tema di cui ci occupiamo spesso in questo periodo.

La prima misura tenta di risolvere a breve termine la carenza dei camici bianchi e di dare anche uno sbocco a quei medici (si stima siano circa 10.000) tagliati fuori dalle scuole di specializzazione a causa del numero insufficiente di borse di studio. La proposta é che per il prossimo triennio medici provvisti della sola laurea e abilitazione all’esercizio professionale entrino nel SSN garantendo a loro la possibilità di conseguire un titolo di specializzazione. Questi medici neo-assunti accederebbero in soprannumero, per esigenze regionali, ad una scuola di specializzazione sulla base di protocolli d’intesa tra Regione ed Università. La parte teorica sarebbe svolta presso l’Università mentre quella pratica e il tirocinio presso l’Azienda di appartenenza dove il medico specializzando dovrebbe garantire almeno il 70% del suo lavoro.
In questo caso si suggerisce di definire uno schema tipo di accordo ad hoc tra le Regioni e le Università. Sarebbe inoltre prevista una facilitazione nelle assunzioni a tempo indeterminato per gli specializzandi. Fino al 31 dicembre 2021, assunzione con contratto di lavoro subordinato a tempo determinato con orario a tempo parziale degli specializzandi all’ultimo anno di corso.
Allo stesso modo sarebbe previsto uno snellimento della disciplina concorsuale.
La seconda misura proposta é quella di poter scorrere e sfruttare le graduatorie di Concorsi espletati che quindi non verrebbero piú utilizzate “esclusivamente per la copertura dei posti messi a concorso” senza quindi possibilità di assunzione di idonei. Sarebbe quindi opportuno assumere medici risultati idonei ai Concorsi anche se non vincitori.
Una terza misura sarebbe quella di consentire ai medici di lavorare oltre i 65 anni sino al maturare dei quaranta anni di servizio effettivo e comunque non oltre i 70 anni, anzi di consentire a chi lo desideri, previa valutazione da parte dell’Azienda Ospedaliera della performance del medico, anche se ha superato i 40 anni di servizio, di continuare a lavorare comunque fino al compimento del 70° anno di età.
La quarta misura. Poter assumere medici con incarichi di lavoro autonomo laddove sia impossibile reclutare medici dipendenti o convenzionati e, qualora fosse impossibile reclutare specialisti con diploma di specializzazione richiesto, si dovrebbe poter attribuire l’incarico a medici con specializzazione equipollente, fatta eccezione per Anestesia e Rianimazione e terapia del dolore, Medicina nucleare, Radiodiagnostica e Radioterapia.
Una quinta misura riguarda le Regioni che hanno i conti in ordine o che negli ultimi 3 anni li hanno migliorati. Per queste Regioni ci sarebbe la possibilità di mettere a disposizioni di Aziende Sanitarie e Ospedaliere fino al 3% in più di risorse per valorizzare il personale sanitario dai dirigenti medici, alle professioni infermieristiche, della riabilitazione ecc.  sulla base di criteri regionali. Previsti in tal caso incentivi per guardia medica e/o pronta disponibilità, per chi lavora in zone o con servizi disagiati.
Una sesta misura prevede la deroga alla durata massima dell’orario di lavoro per coprire eventuali buchi. Chi accetterà di lavorare in extra orario non potrà pero’, negli stessi periodi, esercitare la libera professione intramuraria, in tutte le sue forme.
Fondamentale per le Regioni è comunque determinare il fabbisogno di personale di concerto tra Ministero della Salute e Regioni. Allo stesso tempo é basilare ammodernare la normativa che regola la determinazione dei fabbisogni formativi dei professionisti sanitari. Bisogna tener presenti gli standard europei con lauree più brevi e abilitazione al momento della laurea, quindi rivedere i percorsi di laurea in medicina e chirurgia e quelli di specializzazione.

Settima misura quindi ridurre il percorso di laurea in medicina e chirurgia da 6 a 5 anni ed eliminare l’attesa per l’abilitazione, che arriva nel momento stesso della laurea abilitante, e inoltre adeguare gli anni di corso di specializzazione alle durate minime europee, oltre che rivedere l’ordinamento didattico delle scuole di specializzazione.
Ottava misura riguarda il medico specializzando che potrebbe fornire prestazioni temporalmente limitate e adeguatamente retribuite extra orario formativo. Il medico in formazione specialistica potrebbe svolgere, con una progressiva attribuzione di autonomia e responsabilità, compiti specifici che gli verrebbero affidati dal Consiglio della Scuola, senza introdurre nuove forme contrattuali ed utilizzando le norme che già permettono allo specializzando di effettuare attività libero professionale oltre che la sostituzione di guardia medica e medicina generale.
Si dichiarano pronti a scendere in campo Sindacati (alcuni bocciano queste proposte), Fnomceo, Associazioni Mediche. Noi ci terremo informati.

Post di Gaetano Lanza

Dal “curare” al “prendersi cura”. Questo lo slogan emanato negli ultimi tempi da Regione Lombardia. Molti altri slogan di altre Istituzioni negli ultimi anni. L’ISS ci tiene a sottolineare che nelle nuove Linee Guida da produrre o aggiornare devono (non solo possono) essere coinvolte le Associazioni Pazienti. Da tempo ormai gli inviti e gli auspici fioccano sull’opportunitá e necessitá di migliorare il rapporto medico-paziente a tutti i livelli pre intra e post ospedalieri. In definitiva, maggior attenzione, partecipazione, condivisione, continuitá di rapporto e di cura. Quando si incontra per la prima volta il paziente bisogna stringere e sottoscrivere, nell’intento e nel sentimento piú che su un pezzo di carta, un patto di alleanza, che in fondo é quello che chiede il paziente. Si prevengono cosí anche tante richieste di risarcimenti e denunce.

Queste e tante altre considerazioni ci suggerisce il 17 settembre, data che l’OMS ha scelto quest’anno per la prima volta per celebrare in tutto il pianeta la Giornata Mondiale per la Sicurezza del Paziente.

Perché ?

Queste sono solo alcune cifre emanate dall’OMS. Gli errori in sanità provocano ogni anno 134 milioni di eventi avversi negli ospedali contribuendo a 2,6 milioni di decessi/anno. Un paziente su 10 subisce danni durante le cure ospedaliere nei paesi ad alto reddito e 1 su 4 ricoveri ogni anno provoca danni ai pazienti nei paesi a basso e medio reddito. Errori che provocano non solo danni morali ma anche danni economici: i costi per la sola perdita di produttività ammontano tra 1,4 e 1,6 trilioni di dollari all’anno. Sempre secondo il rapporto OMS, il 15% delle spese ospedaliere può essere attribuito al trattamento delle carenze nella sicurezza dei pazienti nei paesi OCSE e 4 su 10 sono i pazienti danneggiati a livello di cure primarie e ambulatoriali. Ma, notizia positiva, è possibile evitare fino all’80% dei danni dovuti a queste situazioni.

L’OMS lancia quindi una campagna globale per migliorare la sicurezza del paziente. Leggiamo che le città il 17 settembre illumineranno di arancione i principali monumenti, quali il Jet d’Eau a Ginevra, le Piramidi al Cairo, la Piramide Cestia a Roma, la Torre di Kuala Lumpur, il Royal Opera House a Muscat e il ponte Zakim a Boston.
“Nessuno dovrebbe essere danneggiato mentre riceve assistenza sanitaria. Eppure a livello globale, almeno 5 pazienti muoiono ogni minuto a causa di cure non sicure “, ha affermato Tedros Adhanom Ghebreyesus, Direttore Generale dell’OMS. “Abbiamo bisogno di una cultura della sicurezza dei pazienti che promuova la collaborazione con i pazienti, incoraggi la segnalazione e l’apprendimento da errori e crei un ambiente privo di colpa in cui gli operatori sanitari sono abilitati e formati per ridurre gli errori”.

Possono verificarsi errori nelle diverse fasi del processo di cura dalla prevenzione alla visita in ambulatorio o alla cura in corsia o in sala operatoria o nelle dimissioni o nelle visite di controllo. Quindi maggior attenzione al paziente in tutte le fasi del processo di cura.

Anche noi abbiamo pensato di dedicare uno spazio a questa Giornata. Abbiamo pensato di rendere piú evidente il nostro interesse non solo formale ma sostanziale anche arricchendo il nostro sito di Opuscoli e Materiale pubblicato per l’occasione.

Ma faremo, ce lo auguriamo, qualcosa di piú. Studieremo il metodo e magari il Progetto per promuovere e facilitare il rapporto chirurgo vascolare-paziente. Magari anche attraverso un’Applicazione del web.

Per celebrare la Sicurezza del Paziente ( e del Medico) non solo il 17 settembre, ma ogni giorno e in ogni momento della vita del paziente e della nostra vita lavorativa.

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post di Gaetano Lanza

Nel rispetto dell’articolo 1 del nostro Statuto, nel quale si afferma che la nostra Associazione é apartitica, non prenderemo mai, e neanche questa volta, posizioni a favore di questo o quel partito politico e lasciamo che ognuno abbia e coltivi i propri giudizi personali. Specie in un momento delicato come questo, di questi giorni di crisi di Governo. Mentre scriviamo il Presidente incaricato Conte é alla sua scrivania a Palazzo Chigi a tessere la tela. La nostra vuole solo essere una legittima preoccupazione “politica”, nel senso nobile della parola, ma “apartitica” sul futuro della Salute Pubblica nel nostro Paese e quindi della nostra professione. E non é la prima volta che lo facciamo da questo Blog.  Diversi sono i gridi di allarme, come quello della FNOMCEO, col Presidente Anelli, o di altre Associazioni per la crisi di Governo (l’ennesima).

Dal primo Governo Repubblicano dopo le elezioni del 2 giugno 1946 a oggi si sono succeduti in Italia ben 65 Governi (ultimo il Governo Conte appena dimessosi). Durata media di un Governo? Fate voi il calcolo e vedrete che sará di poco piú di un anno. Un pó pochino, vero? Probabilmente siamo molto instabili, noi in Italia, politicamente parlando. Ma anche questa é democrazia. Facciamo anche fatica a pensare e pronosticare che il prossimo Governo, qualunque esso sia, smentisca questo trend. Sarebbe un miracolo. Comunque, auguri!

Forse in Italia serve un pó di continuitá in piú.

Ecco perché ci fanno riflettere (senza prendere mai posizioni partitiche) alcuni slogan di alcuni politici, quali “Governo del Cambiamento” (di circa un anno fa), oppure “serve discontinuitá” (di poche ore fa).

Perché se “discontinuitá” vuol dire invertire il trend di breve durata del Governo in Italia, allora ci siamo. Perché vorrebbe dire che serve piú continuitá (di Governo, ovviamente). Si chiama antifrasi, ed é quando con una parola o una frase intendiamo dire l’opposto.

Allora ci siamo. Serve forse piú continuitá di Governo nel nostro Paese.

E questo ci permettiamo di desiderarlo. Perché serve piú continuitá di interlocutori politici nazionali (quelli regionali hanno piú continuitá per fortuna, per diversa legge elettorale) per portare avanti programmi e progetti che altrimenti si fa fatica a portare avanti. E di proposte e di programmi e di progetti che ci riguardano, ai Ministeri, alle Sottosegreterie e alle Commissioni varie, ce ne sono depositati, ma sono quasi tutti in sospeso o soggetti a modifiche, perché cambiano le famose poltrone.

Post di Gaetano Lanza

Da tempo e da piú parti sale la denuncia. In Italia stiamo correndo il rischio serio di non avere Medici a sufficienza nelle corsie dei nostri Ospedali. Sempre meno gli specialisti. Si viene a sapere di Concorsi ai quali non si presentano concorrenti, come é successo di recente per un Pronto Soccorso del centro e in un altro per un Servizio di Anestesia del Nord. Le proiezioni sono allarmanti. Se si va di questo passo tra una decina di anni la Sanitá sará in ginocchio in un Paese come il nostro che pure puó contare su uno dei Sistemi Sanitari piú avanzati al mondo (stima dell’OMS che metteva pochi anni fa l’Italia ai primi posti dopo l’Australia).

Del problema si é accorto anche il Ministero della Salute che di recente ha introdotto la normativa che allarga i Concorsi anche agli Specializzandi all’ultimo anno del Corso di Specializzazione o stava lavorando sulla proposta di “teaching hospital” come alternativa al Corso tradizionale di Specializzazione in Universitá. Soffriamo anche del  blocco di assunzioni adottato da qualche anno a questa parte per le famose “leggi di bilancio”. Mettiamoci anche il blocco adottato da alcune Regioni per evitare di rimpiazzare Primari che vanno in pensione. I Primari costano di piú.

Ha fatto una certa notizia e un pizzico di impressione che il problema sia finito qualche giorno fa anche sulla prestigiosa rivista The Lancet, che giá ad aprile scorso se ne era occupata con un altro articolo (Lancet. 2019 Apr 13;393(10180):1492. doi: 10.1016/S0140-6736(19)30849-9).

Quest’altro articolo recente che qui alleghiamo e’ firmato da Luca La Colla, anestesista della Duke University, Dhuram, USA.

The Lancet

L’articolo é alquanto duro ma abbastanza condivisibile.

La conclusione é che “there is inadequate understanding of the real problems. The rest of the world is moving fast, and Italy is reaching a point of no return”. Il motivo principale, secondo l’articolo, é la scarsa attrazione che il  nostro Paese esercita verso i camici bianchi. “Inadequate working conditions, little stability, growth, or potential for career progression, low salaries, the commixture of politics and the healthcare system, and fake recruitment committees (the notorious Concorsi Truccati) hit the headlines regularly”. Il quadro che ne esce é quello di un Paese che ha molte pecche “di politica” (ne sappiamo qualcosa anche di questi giorni di piena crisi di Governo) prima e “di politica sanitaria” poi. L’Italia non attrae e quindi perde pezzi. Attrae forse solo Medici di altri Paesi meno sviluppati (dell’EST Europa, del Pakistan si dice nell’articolo), mentre i nostri neo laureati e neospecialisti sono piú attratti da altri Paesi (ne abbiamo parlato in qualche Post fa).

Certo, articoli come questo non aiutano, anzi affondano il famoso coltello nella piaga. Ma questa purtroppo é la realtá o comunque cosí appare alla maggior parte degli osservatori.

Noi cosa possiamo fare nel nostro piccolo, che poi piccolo non é, oltre che unirci al coro di denunce (é sempre facile criticare, ma noi in Italia pare siamo specialisti).

La risposta é semplice. Rendere piú attrattiva la nostra fetta di specialistica. Chiediamo intanto piú Borse di Specializzazione finanziate. Sopratutto cerchiamo di tenerci stretti i nostri giovani neospecialisti, facendo loro capire che in Italia abbiamo ottime scuole all’avanguardia e ottimi maestri apprezzati all’estero. E ai maestri chiediamo di fare al meglio i maestri, che non vuol dire solo saper pubblicare.

Tutto questo la nostra Societá puó e deve farlo.  Sperando che su Lancet prima o poi si legga un’Italia migliore.

ESVS

lunedì, 05 Agosto 2019 by

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