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Modifiche di Statuto

venerdì, 19 Luglio 2019 by

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Post di Gaetano Lanza

Non potevamo non occuparci della notizia. Aumentano i posti disponibili per l’accesso che rimane programmato nazionale alla laurea in Medicina e Chirurgia e a quella in Odontoiatria. Il Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Marco Bussetti ha firmato ieri (28 giugno) i decreti che stabiliscono i posti per l’anno accademico 2019/2020. Quelli per Medicina e Chirurgia saranno 11.568 (erano 9.779 lo scorso anno, quindi 1.789 -18%- in piú) e quelli per Odontoiatria saranno 1.133 (erano 1.096). Il decreto passa ora al Ministero della Salute, per essere controfirmato. Certo non é tanto, ma non é neanche poco.
“Su Medicina e Odontoiatria questo Governo sta mantenendo le promesse fatte, portando avanti un’azione strategica, sia nell’interesse dei nostri giovani che del Paese – dichiara il Ministro Marco Bussetti -. Abbiamo aumentato i posti a disposizione degli studenti universitari e continueremo a lavorare in questa direzione. L’Italia ha bisogno di medici, dobbiamo colmare questo vuoto. Chiaramente, è importante che a questo corrisponda anche un incremento delle borse di specializzazione mediche. Ed è per questo che ci siamo mossi su questo fronte. Abbiamo aumentato le borse già a partire dallo scorso anno e anche quest’anno abbiamo incrementato le risorse di cento milioni in Legge di bilancio per finanziare nuovi contratti di formazione. Non ha alcuna utilità avere più laureati se poi non si specializzano e non possono esercitare. Inoltre, siamo impegnati insieme al Ministero della Salute, agli Atenei e alle Regioni in una riforma del modello di ammissione ai corsi. È richiesta da anni, è stata molto dibattuta e adesso vogliamo arrivare alle risposte attese”.

Tra le novità del 2019, riguardo l’iscrizione, c’è il famoso questionario di orientamento, finalizzato a capire se effettivamente il futuro candidato è dedito alla professione di medico e se le sue attitudini lo portano a studiare medicina. Il questionario sarà inserito nella documentazione disponibile al momento dell’iscrizione al test di Medicina.

Abbiamo messo in grassetto le dichiarazioni del Ministro Bussetti perché sarebbero giá una risposta alle polemiche di diversi esponenti del mondo politico-sanitario. Ad esempio, la critica di Federico Gelli (Pd), ben conosciuto per la Legge che porta il suo nome, assieme a quello di Bianco, che dichiara: “Il Ministro Bussetti non ha evidentemente chiaro un concetto fondamentale e forse è bene che qualcuno glielo spieghi rapidamente: esiste una carenza di specialisti, e mancano ora, non tra 10 anni. E’ in atto un’emergenza che necessita di risposte immediate. Abbiamo 10.000 medici bloccati dal cosiddetto imbuto formativo, impossibilitati a specializzarsi e lavorare per il SSN per la mancanza di risorse necessarie a finanziare nuove borse di studio. E, invece di dar loro risposte e nuovo ossigeno agli ospedali alle prese con un’allarmante carenza di personale, si decide di aumentare gli accessi all’Università con un conseguente aumento del numero dei medici laureati che rimarranno fermi in quel limbo. Con un atto di responsabilità e serietà, si decida piuttosto di utilizzare quelle risorse per finanziare le borse di specializzazione e quelle di Medicina generale”. Dello stesso avviso di Gelli é il presidente della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri, Filippo Anelli.

In soccorso alle dichiarazioni del Ministro Bussetti sono sopraggiunte quelle del sottosegretario alla Salute Luca Coletto che sottolinea come “la scelta sia in linea con le richieste delle Regioni.  In questo momento di allarme per la carenza di medici specialisti, che andrà avanti per almeno altri 5 o 6 anni – dichiara Coletto – è sicuramente necessario l’aumento delle borse formative post laurea, in numero proporzionato ai laureati in Medicina. Ma è altrettanto necessario che per qualche tempo aumentino anche le matricole in Medicina, che non significa aver tolto il numero chiuso, ma vuol dire garantire per il futuro copertura certa e programmazione meno problematica della dirigenza medica all’interno degli ospedali. L’aumento dei posti a Medicina per il prossimo anno accademico – aggiunge – non è poi così importante da far pensare all’eliminazione del numero chiuso, ma, in parte, va a compensare quelli che sono gli abbandoni “fisiologici” da parte degli studenti durante il corso di studio. Anzi, il numero delle matricole è per la prima volta allineato con le necessità esposte dalle Regioni e dunque non c’è motivo di criticare l’operato del ministro Bussetti, che anzi va ringraziato insieme al ministro della Salute Grillo per la sensibilità e l’attenzione posta alla concreta soluzione del problema della mancanza dei medici rispetto al quale i precedenti governi sono stati assolutamente miopi. Stiamo lavorando a un provvedimento che possa far accedere gli specializzandi al più presto nei reparti accreditati per la specialità, la cosiddetta rete formativa individuata dal MIUR e dal Ministero della Salute. Questo Governo sta portando soluzioni a emergenze causate da anni di pessima programmazione, i cittadini presto vedranno il cambiamento”.

In un Paese come il nostro in cui certo le polemiche in genere non si fanno attendere e a volte esagerano, forse é il caso qui di astenerci dal farne. D’altronde non servono. Prendiamo atto che qualcosa si muove. Il grido d’allarme c’é. Mancano medici negli ospedali. Mancano specialisti. In particolare mancano chirurghi. In particolare mancano chirurghi vascolari. Contemporaneamente la richiesta di salute dei cittadini aumenta. E allora, non facciamo polemiche inutili. Che ognuno faccia la sua parte, anche piccola che sia. Quello che possiamo fare noi, nel nostro piccolo, ad esempio é incoraggiare i giovani a diventare chirurghi vascolari. Qualcuno si chiederá come. Ad esempio facendo conoscere ai giovani laureandi il nostro mestiere ancora tutto da scoprire, ancora tutto da inventare.

Post di Gaetano Lanza

Diamo solo alcuni numeri presentati al IX Rapporto Rbm-Censis, che qui alleghiamo,

Rapporto Censis

derivato da un’indagine effettuata su un campione di 10.000 cittadini di maggiore etá, presentato qualche giorno fa al “Welfare Day 2019”, svoltosi al Roma.

Sono poco meno di 20 milioni i cittadini costretti a rivolgersi alla Sanitá privata per ottenere prestazioni essenziali prescritte dal medico, almeno una prestazione sanitaria all’anno, e di questi circa il 50% appartiene a categorie sociali più deboli, come anziani e malati cronici. Un italiano su due si rassegna e non prova neanche a prenotare una prestazione con il SSN ma si rivolge al privato. Nel 2019, le prestazioni sanitarie pagate dai cittadini, passeranno da 95 a 155 milioni di euro. La spesa sanitaria privata media per famiglia è pari a 1.522 euro (+ 2,97% dal 2017), quella pro capite è di 691,84 euro (+ 12,33% dal 2017).
Su 100 tentativi di prenotazione nel SSN quelle che transitano nella sanità privata sono 51,7 le visite ginecologiche;  45,7 quelle oculistiche; 38,2 quelle dermatologiche e 37,5 le visite ortopediche; 30,1 le ecografie; 27,4 gli elettrocardiogrammi; 26,3 le risonanze magnetiche.

Nel 2019 le prestazioni sanitarie private passeranno da 95 milioni alla cifra record di 155 milioni di euro. Pe quanto riguarda i beni sanitari di assoluta evidenza, i farmaci rappresentano la seconda voce di spesa pagata direttamente dai cittadini in termini di costo medio (380 euro) e la prima in termini di frequenza (38%).

Interessante il capitolo sulle Liste d’attesa. Per le visite specialistiche le medie sono: 128 giorni per una visita endocrinologica, 114 giorni per una visita diabetologica, 65 per una visita oncologica, 58 per una visita neurologica, 57 per quella gastroenterologica, 56 per una visita oculistica, 54 per una visita pneumologica, 49 giorni per una visita di chirurgia vascolare e idem per una visita cardiologica. A fronte di questi tempi il 44% degli intervistati si rivolge direttamente al privato anche per le cure che rientrano nei Livelli Essenziali di Assistenza del SSN.

Tra il 2013 ed il 2018 a fronte di una crescita del 9,9% della Spesa sanitaria privata la Spesa sanitaria “intermediata” dalla Sanità Integrativa è cresciuta dello 0,5%.

Insomma, le cifre di questo Rapporto ci dicono che il SSN non é piú in grado di soddisfare le esigenze dei cittadini che in sempre piú parte sono costretti a rivolgersi al sistema privato. D’altra parte il sistema privato, per venire incontro a queste esigenze, offre tempi molto piú brevi di liste d’attesa e in alcuni casi e per alcune prestazioni (esempio radiografiche, ecografiche) riduce anche le tariffe a prezzi “concorrenziali”, vale a dire poco piú alti rispetto ai ticket della sanitá pubblica.

Quale la soluzione per ora suggerita o auspicata nell’ultima parte del Rapporto?

La Sanità Integrativa, Fondi e Polizze Sanitarie sono in grado di garantire un aiuto concreto ai cittadini ed alle famiglie italiane di fonte al costante innalzamento dei bisogni di cura ed alla necessità di pagare una quota delle cure sempre maggiore di tasca propria.

Un sistema questo che sembra funzionare piuttosto bene nell’opinione degli intervistati.

Una tutela sociale aggiuntiva che in parte giá interviene ma che maggiormente interverrebbe a supporto di un SSN che diventa sempre meno sostenibile per tutti i motivi che ben conosciamo.

Certo bisognerebbe che i nostri politici, oltre a dirci, come ci dicono spesso, che la coperta é sempre piú stretta e corta, studiassero i sistemi per favorire, facilitare e implementare (i modi possibili sono tanti dalle defiscalizzazioni alle agevolazioni per le mutue sociali e di impresa) la Sanitá Integrativa che non significa Alternativa.

Alla domanda se questa ricetta possa funzionare, potremmo rispondere che intanto non vediamo ricette alternative per un SSN che rischia tra qualche anno (queste le stime) di implodere in quanto non piú sostenibile.

Morire senza salute

domenica, 09 Giugno 2019 by

         

Post di Gaetano Lanza

E’ proprio cosí. Ognuno di noi vive in piú universi paralleli. Almeno di due di questi ognuno di noi é in grado di rendersi conto. Degli altri, no. I piú fortunati e eclettici arrivano a tre, quattro al massimo. Di tutti gli altri propri universi paralleli, forse infiniti, ognuno di noi non é in grado di rendersi conto.

Gabriele Pagliariccio. Lo conosciamo e lo conoscono in tanti come chirurgo vascolare ad Ancona. Da anni é impegnato nel suo lavoro con serietá, umiltá, dedizione e discrezione. Tutte doti che emana la sua figura. Quest’anno é stato nominato dal Direttivo SICVE Referente Regionale Marche. E’ anche attivo protagonista nel Direttivo SIAPAV. Ma il suo universo parallelo che qui vorrei sottolineare e esaltare é quello che ho scoperto per caso in un colloquio recente, anche veloce. Chissá perché non si ha mai il tempo di parlare con gli amici. Siccome avevo poco tempo di parlare, gli dissi scrivimi una mail. La pubblico. Assumendomi tutta la responsabilitá del caso, non avendogli chiesto il permesso. Non me ne voglia.

Carissimo Gaetano,

facendo seguito alla ns conversazione ti invio questa email per ricordarti il mio impegno verso il diritto alla salute. Da circa 20 anni sono impegnato in missioni umanitarie nel mondo pressochè in tutti i continenti dove ho potuto toccare con mano l’importanza del diritto ad una assistenza sanitaria gratuita e dignitosa. Diritto che gli italiani giornalmente sottovalutano avendo a disposizione un sistema sanitario che li tutela sotto molteplici aspetti. Sull’argomento ho anche scritto un libro (“Morire senza salute”, Ed. Dissensi, 2017 con la prefazione di Luigi Ciotti) e partecipato a numerosi incontri pubblici. Sono inoltre fra i fondatori di un ambulatorio solidale a Senigallia (Ambulatorio Paolo Simone Maundodè) che si occupa di assistenza gratuita per gli italiani indigenti e gli stranieri.

Ti ringrazio e ti saluto cordialmente,

Gabriele Pagliariccio

Dott. Pagliariccio Gabriele

Responsabile SOSD Chirurgia Vascolare d’Urgenza

Azienda Ospedali Riuniti Ancona – Via Conca, 71 – 60127 – Torrette di Ancona

Questa é la prefazione di Luigi Ciotti.

Morire senza salute è morire senza aver diritto ad una assistenza sanitaria adeguata e gratuita. Nella maggior parte del mondo questo diritto è usurpato, drammaticamente negato: si è condannati a morire sulla porta di un ospedale se non si hanno i soldi con cui pagarsi le cure.
Anche in Italia il diritto alla salute, che dovrebbe essere costituzionalmente tutelato, si sta dissolvendo sotto i colpi della spending rewiev in mezzo ad una pressoché totale indifferenza. Anche nel nostro Paese l’obiettivo finale è la privatizzazione. Un obiettivo che le tesi proposte in questo libro vogliono sfatare perché la cura è un diritto che non può essere mercificato.
In questo contesto è interessante il percorso virtuoso dell’Ecuador, un Paese che, vincendo il paradigma liberista, sta compiendo un cammino verso la costruzione di una sanità pubblica.

Adesso direte: ma in Italia la sanitá sará sempre universale, come recita la Costituzione. Non si puó tornare indietro. Aggiungerei: ma siamo proprio tanto cosí sicuri?

E poi direte ancora: ma quanti fanno cose del genere, come queste di Gabriele, senza post, senza pubblicitá, senza clamore.

Rispondo cosí. Con una frase di Aldo Moro che diceva: “Il bene non fa notizia”. Aggiungerei: Peccato!

Peccato! Peccato!

Anche per questo nel mio piccolo, immensamente piccolo, ho voluto dare questa piccola grande notizia. E Gabriele non me ne vorrá.

Chissá che qualcun altro amico che legge questo post non aggiunga nel commento qualche altro suo proprio universo parallelo come quello di Gabriele!

La Sicve penso possa essere fiera di questi suoi eroi.

Post di Gaetano Lanza

Fuga di cervelli all’estero. Questo lo slogan degli ultimi decenni nel nostro Paese. Tranne che in poche realtá dove si é riusciti a invertire il trend, la triste realtá é questa. E parliamo anche di cervelli neo formati o in formazione. Neolaureati appunti in medicina che vedono l’estero come un miraggio, il miraggio di Paesi che offrono condizioni migliori di lavoro: Inghilterra, Belgio, Scozia, Germania, ma anche Paesi Arabi, Arabia Saudita, Qatar, Emirati Arabi, Dubai, Kuwait.

È questa la denuncia che la Fnomceo, la Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri, mediante la sua Fondazione Ars Medica, ha  presentato sabato 1 giugno a Venezia in un convegno dal titolo “Verso gli Stati generali… Medicina Meccanica 2.0: il medico e il suo non tempo”, al quale hanno partecipato anche filosofi della medicina come Ivan Cavicchi.

Al Convegno sono stati presentati anche i risultati di un questionario somministrato a circa 500 tra medici dipendenti, convenzionati, liberi professionisti, odontoiatri. Il 71% di coloro che hanno risposto, medici e odontoiatri sotto i 55 anni, ha detto: “sto valutando l’ipotesi” o “l’ho già deciso”. Ogni anno, come recita lo spot, 1.500 nostri neolaureati medici vanno a specializzarsi all’estero e non tornano e costano al nostro Paese oltre 225 milioni di euro.

Tra le ricette auspicate dalla Fnomceo c’é anche l’aumento del numero di borse di studio per le scuole di specializzazione che il Governo dovrebbe stanziare. Ma ci sono anche il miglioramento delle condizioni economiche dei giovani medici e delle loro condizioni di lavoro nelle corsie ospedaliere. Diffusa tra i giovani c’é anche la convinzione della migliore formazione specialistica all’estero. D’altronde é diffusa l’opinione (corretta o falsa che sia) che lo stage all’estero ( non solo in medicina) sia piú qualificante di uno stage nel nostro Paese. Eppure i centri di specializzazione di alta qualitá  nel nostro Paese non é che manchino. E’ probabile che anche in questi centri i nostri giovani medici in formazione siano un pó discriminati e comunque poco coinvolti nel nobile mestiere dell’arte medico-chirurgica? E’ probabile. E’ probabile che sia piú semplice trasmettere teoria che pratica.

La nostra SICVE deve essere pronta. Pronta a ricevere le istanze dei giovani. Pronta a trasmetterle ai meno giovani. Pronta a fare la sua parte. Ricordiamo quanto sancisce l’art. 3 del Suo Statuto: ” Scopo della S.I.C.V.E. è quello di favorire e promuovere gli studi e le ricerche nel campo della Chirurgia Vascolare ed Endovascolare, di facilitarne lo sviluppo e le conoscenze, di coordinare i mezzi atti a potenziare l’applicazione ed il processo di ogni più moderno metodo di studio e cura delle malattie vascolari, arteriose, venose e linfatiche, di facilitare lo scambio d’idee tra cultori di questa disciplina della Chirurgia, tutelando il prestigio e gli interessi professionali dei Soci, di promuovere le attività didattiche e la Formazione Continua dei Soci, di curare i principi etici e deontologici dei Soci nel campo professionale, di promuovere la Chirurgia Vascolare ed Endovascolare anche intervenendo a vari livelli istituzionali nella programmazione sanitaria….”.

Sono in atto iniziative, comprese proposte di modifiche statutarie, per rendere i giovani medici in formazione chirurgica vascolare piú presenti, attivi e artefici in SICVE. La speranza é peró che almeno si iscrivano alla SICVE, come Soci Juniores. L’invito e’ anche per i Direttori di Scuola di Specializzazione: di far iscrivere i Medici Specializzandi alla SICVE. La SICVE non é piú di quelli che come chi scrive sono giunti alle soglie del dimenticatoio. La SICVE pulsa nel cuore dei giovani. Chi non coglie questo battito é sordo. Chi non lo alimenta e’ fuori dal tempo.

Post di Gaetano Lanza

Qualche Post fa ci siamo occupati di Tempi d’Attesa per ricoveri per endoarterectomia carotidea in Italia. Le liste d’attesa sono un problema serio per la programmazione sanitaria e gli sforzi sono quelli di governarle il piú possibile. Il nostro Direttivo si sta occupando del problema che oltre ad avere risvolti pratici organizzativi ha anche implicazioni dal punto di vista legale. Pensiamo alla patologia aneurismatica aortica ad esempio.  Tutti vorremmo (specie il paziente) che il paziente si potesse ricoverare prima possibile, magari il giorno dopo, una volta posta l’indicazione. Ma tutti sappiamo che ció non é possibile. Ci sono le benedette liste d’attesa da rispettare. Ma le domande sono: possiamo noi contribuire a governare il sistema? Possiamo indicare dei tempi massimi di attesa per tipo di prestazione e di patologia da prevenire o curare oltre i quali é o sarebbe buona cosa non andare? E questi tempi massimi i nostri “amministrativi” aziendali/regionali li conoscono? E noi che siamo gli “esperti” questi tempi massimi li conosciamo, li abbiamo condivisi come si condividono le indicazioni, le raccomandazioni, le linee guida? E ancora a monte: le nostre Aziente territoriali o ospedaliere sono in grado di monitorare e fornirci dei tempi di attesa per tipo di prestazioni richieste?

Il Ministero emanó il cosiddetto Piano Nazionale di Governo delle Liste d’attesa (PNGLA) 2010-2012, approvato con l’Intesa Stato-Regioni, definendo 58 prestazioni tra visite specialistiche (14), esami diagnostici (29) e prestazioni da erogare in regime di day hospital/day surgery o di ricovero ordinario (15) per cui ASL ed ospedali avrebbero dovuto e quindi devono ancora garantire tempi massimi di attesa.  A Regioni e Province Autonome spettava il compito di pubblicare il Piano Regionale di Governo delle Liste d’Attesa (PNRLA) e ogni Azienda Sanitaria doveva rendere noto il proprio piano attuativo aziendale garantendo una adeguata diffusione presso i cittadini. In tal senso, i siti web di Regioni e Aziende sanitarie rappresentano un valido strumento informativo. La disponibilità di informazioni sui tempi di attesa su siti web aziendali e regionali veniva riconosciuta come diritto fondamentale del cittadino.

A che punto siamo oggi con questo operazione informazione-trasparenza verso il cittadino?

Di recente il GIMBE ha riportato uno studio che alleghiamo.

Report del GIMBE

Questi sono i risultati principali dello studio riassunto anche nella figura seguente per Regioni e Province autonome.


• Piani Regionali: tutte le Regioni e Province autonome rendono disponibili sia le delibere che i Piani Regionali per il Governo delle Liste di Attesa nel periodo 2010-2018.
• Operazione Trasparenza: la rendicontazione pubblica relativa alle 43 prestazioni ambulatoriali previste dal PNGLA 2010-2012 è ancora lontana da standard ottimali ed estremamente variabile tra le diverse Regioni, nonostante il netto miglioramento rispetto ai risultati preliminari dello studio pubblicati a luglio 2018; in particolare:
– 9 Regioni (Provincia autonoma di Bolzano, Basilicata, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Lombardia, Piemonte, Toscana, Valle d’Aosta) dispongono di portali interattivi;
– 8 Regioni (Provincia autonoma di Trento, Abruzzo, Liguria, Marche, Molise, Puglia, Sardegna, Veneto) rendono disponibili solo l’archivio storico con dati, range temporali e frequenza di aggiornamento estremamente variabili;
– 3 Regioni (Campania, Sicilia, Umbria) rimandano ai siti web delle aziende sanitarie senza effettuare alcuna aggregazione dei dati, rendendo impossibile valutare il range temporale e la frequenza di aggiornamento degli archivi storici;
– 1 Regione (Calabria) non fornisce alcuna informazione sui tempi di attesa.

“Dall’analisi dei 9 portali interattivi – conclude il GIMBE- emerge la notevole eterogeneità di struttura e funzioni da cui deriva la differente utilità per la programmazione sanitaria e per l’informazione al cittadino. Più in generale, nessuna Regione oggi fornisce informazioni complete sulle performance regionali sul rispetto dei tempi massimi di attesa, né i tempi di attesa delle strutture eroganti per ciascuna prestazione con indicazione della prima disponibilità per il cittadino”. 
 
Per le Aziende sanitarie, solo 49/269 (18%) rendono disponibile il piano attuativo aziendale, mentre l’83% effettua una rendicontazione pubblica sui tempi di attesa sul proprio sito o rimandando a quello della Regione. Tuttavia le informazioni disponibili sono frammentate e notevolmente eterogenee.

Il Direttivo SICVE ha ritenuto opportuno occuparsi del problema e ha nominato una Commissione interna per cominciare a studiare lo stato attuale regione per regione, anche per cercare di rispondere a tutte le domande poste sopra. Non sará facile. Ma se non si inizia a camminare non si va da nessuna parte.  

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