FORGOT YOUR DETAILS?

Tutti pazzi per Greta?

domenica, 17 marzo 2019 by

Post di Gaetano Lanza

Ma in che mondo viviamo? Una ragazzina di soli 16 anni (nata a Stoccolma nel 2003) in grado di scatenare un fenomeno mondiale? Il 15 marzo 2019 sará ricordato come il suo giorno. Milioni di giovani studenti (e non solo) che scendono nelle piazze del mondo per dire Basta ! Basta al peggioramento climatico del nostro pianeta ! Sono state 1769 le cittá di 112 paesi, 208 in Italia, in cui si é manifestato con scioperi fluviali di gente. E i giovani hanno ragione di lamentarsi perché é a loro che lasciamo questa pesante ereditá. L’hanno giá battezzato Gretismo. Le sue foto spopolano. I media sono impazziti. Neanche lei immaginava, forse, tutto questo, quando inizió a manifestare da sola davanti al Parlamento svedese il venerdí mattina invece di andare a scuola. C’é chi sostiene che ogni occasione é buona per non andare a scuola. C’é chi dice di averla vista, e le foto ci sono, usare cibi in pacchetti di plastica (ma questo non sminuirebbe il valore del suo gesto, cosí come non lo sminuisce la sindrome di Asperger di cui Greta sembra affetta). C’é chi sostiene che ne stiamo costruendo un mito, che la nostra specie ha bisogno di tanto in tanto di costruire miti per illudersi. Insomma si puó dire e pensare tutto e il contrario di tutto, specie su un argomento come questo. Sí, perché c’é anche chi come Trump sostiene che in realtá non é vero che il nostro pianeta stia poi rischiando cosí tanto o, anche se fosse, non possiamo rinunciare al benessere industriale e in ogni caso il nostro pianeta ha attraversato ere geologiche  di crisi climatica ben piú drammatici.

Abbiamo sentito che quello del 15 marzo non é stato che l’inizio di una lunga serie di eventi, manifestazioni, scioperi da parte di giovani e giovanissimi. In Turchia la promotrice é stata una tredicenne.  Ma attenzione. Quando si muovono i giovani e giovanissimi cosí in massa sarebbe errato sottovalutare. Innanzitutto perché loro sono piú determinati e testardi rispetto agli adulti. Fanno capricci. E i genitori spesso sono costretti a cedere e a comprare il regalo. La speranza é che questa volta il regalo sia utile anche per loro, i genitori.

Abbiamo letto che anche la Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri ha aderito  al “Global Climate Strike For Future” del 15 marzo. “Come medici, siamo convinti che i determinanti ambientali incidano profondamente sulla salute – ha spiegato il presidente della Fnomceo Filippo Anelli– tanto da aver dedicato a queste correlazioni uno dei primi articoli del Codice di Deontologia. L’articolo 5 è infatti intitolato alla ‘Promozione della salute, ambiente e salute globale’. Il medico, nel considerare l’ambiente di vita e di lavoro e i livelli di istruzione e di equità sociale quali determinanti fondamentali della salute individuale e collettiva, collabora all’attuazione di idonee politiche educative, di prevenzione e di contrasto alle disuguaglianze alla salute e promuove l’adozione di stili di vita salubri, informando sui principali fattori di rischio. Il medico, sulla base delle conoscenze disponibili, si adopera per una pertinente comunicazione sull’esposizione e sulla vulnerabilità a fattori di rischio ambientale e favorisce un utilizzo appropriato delle risorse naturali, per un ecosistema equilibrato e vivibile anche dalle future generazioni. Sempre per questo motivo, abbiamo istituito una Commissione su ‘Professione, salute, ambiente e sviluppo economico’, che monitora e segnala le situazioni a rischio, indicando i possibili interventi.  Noi medici ci uniamo ora a Greta Thunberg, la coraggiosa e volitiva studentessa che ha dato inizio al movimento, a tutti gli studenti che domani scenderanno nelle piazze, ci uniamo ai cittadini nel chiedere allo Stato misure urgenti e concrete – conclude Anelli -: siamo certi che, questa volta, l’appello non rimarrà inascoltato”.

Allora, forse é il caso che anche noi ci uniamo a Greta. Ma non per Greta, che comunque ringraziamo. Ma perché nello sguardo e sorriso testardo e quasi da Gioconda di quella ragazzina, che avremmo potuto incontrare e ignorare per strada e che adesso rischia il Premio Nobel per la Pace, possiamo e dobbiamo riconoscerci tutti.

Post di Gaetano Lanza

Vogliamo anche noi celebrare questa settimana raccogliendo l’invito del Ministero della Salute.

Dall’11 al 17 marzo il Ministero intende sensibilizzare l’opinione pubblica e promuovere la Salute On Line, e come esempio rilancia la pubblicazione on line di documenti, dati, report, video, opuscoli, attraverso il sito istituzionale www.salute.gov.it/opengov e allo stesso avvia una campagna social #Opensalute.

L’obiettivo é segnalare a tutti l’importanza di consultare siti web e canali social istituzionali (sottolineiamo l’aggettivo) per condividere con le pubbliche amministrazioni  strumenti digitali utili in tema di sanitá.

L’obiettivo piú ampio é  la Sanitá Elettronica.

E’ previsto anche un live streaming, il 15 marzo, durante il workshop “Giornata nazionale del Fiocchetto Lilla” dedicato ai disturbi della nutrizione e dell’alimentazione a cui parteciperanno, oltre al ministro Giulia Grillo, anche le associazioni dei familiari, gli esperti del settore e altre istituzioni.

Riportiamo qui di seguito il Calendario delle iniziative di questa settimana.

11 marzo – Le liste di attesa, il nuovo Piano e il Servizio di pubblica utilità 1500
12 marzo – La nuova ricetta elettronica veterinaria
13 marzo – La salute entra in classe, MaestraNatura
14 marzo – Le professioni sanitarie
15 marzo – Giornata nazionale del Fiocchetto Lilla
16 marzo – Attività fisica e Guadagnare salute
17 marzo – La ricerca sanitaria e gli IRCCS

L’invito del Ministero e’ anche rivolto alle Societa’ Scientifiche ad essere sempre piu’ social e webmediate. Un invito che per la verita’ abbiamo raccolto da tempo noi di SICVE, ma per il quale probabilmente potremmo fare molto di piu’.

Post di Gaetano Lanza

Programma Convegno

Le 5 C con cui Claudio Novali ha aperto, assieme a Peinetti e Nessi, il Convegno tenutosi a Novarello (Novara) al Villaggio Azzurro, splendida cornice, dovremmo sempre tenerle presenti. Confronto, Condivisione, Conteggio, Controllo, Conoscenza. Non é stato il primo incontro e non sará certo l’ultimo. Sono una serie di eventi con le 5 C che le chirurgie vascolari di 7 regioni hanno intenzione di compiere assieme. Capofila il Piemonte, con annessa Val d’Aosta, cui si é aggiunta la Liguria e da poco anche Lombardia, Veneto, Friuli e Trentino Alto Adige. Un “filo sottile”, come si intitolava il Convegno, che unisce appunto queste 7 regioni del nord. Superfluo sottolineare quanto fosse e cosí é stato interessante l’incontro. Si é fatto il punto sulle novitá in tema di trattamento degli aneurismi aortici, una palestra soprattutto per giovani chirurghi vascolari, che si sono confrontati. Ma sopratutto si é fatto il punto in una tavola rotonda ad hoc sulla realtá delle chirurgie vascolari nelle 7 regioni. I referenti regionali (Novali, Peinetti, Palombo, Bellosta, Antonello delegato da Grego, Frigatti, Perkmann) hanno presentato il fotogramma dei centri nelle rispettive regioni con relativi volumi. Non é stato tanto interessante il fotogramma quanto la mole di considerazioni e idee scaturite, nel confronto anche non univoco ma foriero di proposte e propositi. Il materiale sará ospitato a breve nel sito della nostra societá nelle pagine dedicate alle suddette regioni. Un lavoro egregio in progress fatto da 7 regioni. Novali ha presentato un tema a lui caro da tempo: il benchmarking dei centri del Piemonte consentito da un modello applicativo ormai consolidato. Sul chi fa cosa e cosa bisognerebbe fare in generale si é aperto il dibattito. Linee Guida. Consensi Informati. Registri. Trials. Modeli educazionali e informativi. Rapporti con altri specialisti. C’é parecchio materiale su cui lavorare. E di ció é bene che tenga conto il nostro Direttivo che proprio su questi temi sta lavorando.

Un esempio per le altre regioni. Un modello a mio avviso da seguire.

Per la veritá anche altre regioni si sono giá mosse, come é stato anche sottolineato all’ultimo incontro dei referenti regionali durante il Congresso di Napoli. Puglia, Basilicata, Calabria si sono incontrate e i loro referenti regionali si sono confrontati. Molti incontri si sono tenuti in seno ad altre regioni, come il Lazio, l’Emilia Romagna, la Toscana, la Campania. Ma non intendiamo dare qui pagelle. Assolutamente no. Vogliamo solo seminare il vento che oggi viene da Novarello per raccogliere le tempeste in tutta Italia. Sopratutto deve essere compito dei referenti regionali informare il Direttivo che a sua volta non deve limitarsi a nominare i referenti a inizio mandato e ad ascoltarne qualcuno ogni tanto quando succede qualcosa da qualche parte.

Non sarebbe male un’Italia per macroregioni che organizzano incontri simili. Proviamo?

Nord Est Ovest: Piemonte (capofila), Val d’Aosta, Liguria, Lombardia, Veneto, Friuli, Trentino Alto Adige.

Centro: Toscana (capofila?), Emilia Romagna, Umbria, Marche, Lazio, Abruzzo, Molise.

Sud e Isole: Puglia (capofila?), Campania, Basilicata, Calabria, Sicilia, Sardegna.

Sará all’ordine del giorno del nostro Direttivo, che qualcosa vorrá, potrá e dovrá fare.

Post di Gaetano Lanza

La Corte di Cassazione Penale con sentenza n. 8885 del 3 marzo 2016 ha affermato che “ai fini dell’accertamento dell’esercizio abusivo della professione medica non è il metodo scientifico adoperato ma la natura dell’attività svolta. Ciò che caratterizza l’attività medica, per la quale è necessaria una specifica laurea ed una altrettanto specifica abilitazione, è la “diagnosi” cioè l’individuazione di una alterazione organica o di un disturbo funzionale, la “profilassi” ossia la prevenzione della malattia, la “cura” , l’indicazione dei rimedi diretti ad eliminare le patologie riscontrate ovvero a ridurre gli effetti. Non ha rilievo la circostanza in cui queste tre componenti della professione medica siano effettuate – omissis – in quanto ciò che rileva e che siano poste in essere da soggetti che non hanno conseguito la prescritta abilitazione medica”. Si parla di esercizio abusivo e allo stesso tempo si definisce la “professione medica”.

Forse tra qualche secolo leggeranno questa sentenza e rideranno. Per la “diagnosi” c’é giá Watson, il supercomputer, o comunque l’intelligenza artificiale, in grado di fare una diagnosi meglio di qualunque umano, una volta che gli si forniscono dati sufficienti. E da lí a dare anche un’indicazione terapeutica appropriata secondo linee guida internazionali, tenendo anche conto della complessitá del caso singolo, il passo é davvero breve. E se bisogna intervenire, c’é un equipe…di robot, preimpostati e performanti, magari sotto l’occhio vigile di un medico , ma non necessariamente. E magari a sottoporsi all’intervento di riparazione o sostituzione d’organo sará un paziente speciale, un cyborg o un androide. Se poi leggiamo o ascoltiamo Ray Kurzweil, che non é uno scrittore di fantascienza, ma un informatico, inventore e saggista, che si occupa di intelligenza artificiale, transumanesimo e tecnologie, la specie umana é abbastanza prossima alla cosidetta “singolaritá”, momento in cui supera la propria biologicitá e raggiunge, grazie all’ingegneria genetica, le nanotecnologie e l’intelligenza artificiale forte, uno stato di assenza di malattie e pseudoimmortalitá, ovviamente col controllo delle nascite e quindi della specie umana (qualcosa che ci fa quasi paura, perché evocherebbe la “autoselezione non della razza ma della specie”). Questo potrebbe essere lo scenario tra qualche secolo. L’argomento uomo-macchina é solo all’inizio e alle sue prime pagine del lungo capitolo che riserva un finale, forse, travolgente.

Leggiamo su alcuni quotidiani che il Presidente della Regione Veneto Luca Zaia sogna un ospedale senza letti, e che lo ripete spesso ai convegni a cui è invitato. Leggiamo che il Direttore Generale della AULSS 2 di Treviso Francesco Benazzi sogna un ospedale senza medici, e che, andando sul concreto, organizza proprio i reparti in tal senso come da articolo della Tribuna di Treviso del 12 febbraio scorso.  Hanno letto come me Kurzweil? Non credo. Ovviamente e naturalmente fino a prova contraria, sono equivoci o provocazioni dei due politici.  Anche Antonio De Palma Presidente del Nursing UP ha nei suoi sogni reparti senza medici in cui il paziente “evita che debba sobbarcarsi file interminabili nei pronto soccorso, talvolta per sintomatologie ben lungi da essere gravi e che possono tranquillamente essere identificate da un infermiere, trattate immediatamente come meglio si conviene, interpellando in caso di bisogno il medico specialista e, ove necessario, provvedendo a destinare il paziente al servizio più idoneo”. Perché non introdurre l’intelligenza artificiale nei PS o nei triage? mi chiedo. Sarebbe comunque un passo avanti rispetto alla procedura tradizionale.

Insomma, sembra che i nostri politici stiano facendo un serio passo avanti verso un Futuro con sempre meno medici, posti letto e ospedali.

Il D.M. 70/2015 stabilí gli “standard qualitativi, strutturali, tecnologici e quantitativi relativi all’assistenza ospedaliera” ed in particolare  che le Regioni avrebbero dovuto provvedere “entro tre mesi dalla data di entrata in vigore del decreto, ad adottare il provvedimento generale di programmazione di riduzione della dotazione dei posti letto ospedalieri accreditati ed effettivamente a carico del Servizio sanitario regionale, ad un livello non superiore a 3,7 posti letto (p.l.) per mille abitanti, comprensivi di 0,7 posti letto per mille abitanti per la riabilitazione e la lungodegenza post-acuzie”.
Il famoso 3,0 PL/acuti e lo 0,7 PL Post Acuti ‰ abitanti tanto ha fatto e fa ancora discutere perché ha fatto precipitare il nostro Paese tra gli ultimi posti per dotazione Posti Letto in ambito europeo e non solo. La Francia é a quota 6.4, la Germania a 8.2, il Belgio a 6.3, il Portogallo a 3.4, la Spagna a 3.1.  Mentre Svezia e UK si collocano rispettivamente a 2.7 e 2.9 essendo dotati di servizi territoriali che permettono un’efficace assistenza extra-ospedaliera. Intanto aumentano le lamentele dei cittadini per il protrarsi delle lunghe attese sulle barelle o da casa in attesa di un posto letto, mentre ad oggi, al raggiungimento dei 3,0 ‰ ab. per acuti mancano all’appello oltre 5.600 PL e  per lo 0,7 ‰ dei Post Acuti ne mancano quasi 9.000.
L’obiettivo del 3,0 PL/acuti é stato raggiunto se é vero, come mostra la Tab 3 del 2017 del Ministero della Salute, che in Italia siamo scesi a 2.93, con Calabria (con 2.4) regione piú “virtuosa” in tal senso (se di virtú possiamo qui parlare).

Non parliamo poi della carenza di medici nei nostri ospedali di cui piú volte ci siamo occupati.

E’ chiaro che l’obiettivo vuole essere quello di ricoverare sempre meno pazienti negli ospedali e sempre piu’ cercare di curarli a domicilio o in strutture protette su territorio.

Ma potrebbe essere che una volta tanto i nostri politici sono piú proiettati rispetto ai loro colleghi stranieri verso un Futuro senza medici, senza ospedali ?

 

 

Post di Gaetano Lanza

 

Istituita da Papa Giovanni Paolo II nel 1992, a un anno di distanza da quando Gli fu diagnosticato il morbo di Parkinson, l’11 febbraio é la Giornata Mondiale del Malato. Non sappiamo se fu un caso, ma proprio l’11 febbraio del 2013 il Suo successore Papa Benedetto XVI annunció in latino le proprie storiche dimissioni per declino di salute. E’ anche il giorno in cui si ricorda la prima apparizione Mariana a Lourdes, avvenuta ben 161 anni fa. Ecco perché Papa Woytila scelse l’11 febbraio per la Giornata del Malato: per legarla all’apparizione della Vergine nel luogo simbolo delle guarigioni miracolose. Per volontá dell’attuale Successore al Soglio di Pietro, che ha scelto di chiamarsi come il Poverello d’Assisi, Francesco, quest’anno la Giornata si celebra in veste solenne in una cittá simbolo per i cattolici per quanto riguarda i malati: Calcutta. Il nome di questa cittá é legata in modo indissolubile a Santa Madre Teresa che ha dedicato la vita a soccorrere poveri, reietti e malati. Tutti noi ricordiamo la foto della piccola e esile “Matita di Dio” mano nella mano proprio con Karol Woytila tra i malati, come se Dio attraverso Karol avesse preso in mano la Sua Matita.

Per i cristiani, cattolici, apostolici, romani l’11 febbraio é una Giornata speciale.

Che lo sia anche per chi non é credente, cristiano, cattolico, apostolico, romano!

Io lo ero. Non é detto che non torni ad esserlo. Si vedrá. Intanto avrei voluto semplicemente stringere quelle due mani quel giorno a Calcutta. Come vorrei stringere tante mani di malati in un simbolico 11 febbraio di non so quale anno a Calcutta. Ma c’é proprio bisogno di andare a Calcutta? Basta fare il giro nel mio ospedale, qualunque giorno.

«Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date» (Mt 10,8)

(dal Messaggio di Papa Francesco in occasione della Giornata Mondiale del Malato)

 

Un Patto di Alleanza col cittadino

domenica, 03 febbraio 2019 by

Post di Gaetano Lanza

Ministero, Istituto Superiore di Sanitá (ISS), Regioni, Istituzioni in genere raccomandano: condivisione con il cittadino, sanitá maggiormente “friendly” e “citizens oriented”. Persino nelle indicazioni che il CNEC (Centro Nazionale per l’Eccellenza Clinica) e l’ISS forniscono per la revisione/stesura delle nuove Linee Guida che le Societá Scientifiche, secondo la Legge Gelli-Bianco, sono chiamate a presentare, é piú volte riportata la suddetta raccomandazione. D’altra parte da tempo lo slogan é Medicina delle 4 P: Preventiva, Predittiva, Personalizzata e Partecipativa appunto. Il “citizens oriented”, se vogliamo, é di importazione dal mondo sanitario anglosassone ma risale di fatto alle origini del pensiero greco e delle prime scuole greche di Medicina. Pensiamo a Alcmeone da Crotone e allo stesso Giuramento di Ippocrate che anteponevano l’interesse del malato a quello del medico.

Bene. Per questo bisogna lavorare quotidianamente nei nostri  ospedali e nelle nostre corsie col paziente di fronte, affianco, persino sopra di noi, ma mai sotto.

Ma le nostre Societá Scientifiche hanno mai recepito e fatta propria questa raccomandazione? O invece hanno finora quasi sempre lavorato senza il paziente (in questo caso Associazioni Pazienti) di fronte, affianco o persino sopra, ma forse anche solo senza il paziente?

Per la veritá la nostra SICVE ha fatto dei timidi tentativi in passato di approccio con Associazioni Pazienti quali Federanziani, Cittadinanzattiva, Alice (con la quale ha anche un Protocollo d’Intesa) ma che si sono dileguati. Esiste una giovane Associazione Pazienti fondata da Claudio Novali e che porta un nome strano “Titoccotoccati”, ma che buca come si suol dire i media, tutta volta al paziente vascolare. Ma la nostra SICVE non ha mai fraternizzato sul serio con queste Associazioni. Qualcuno anzi le snobba. Qualcuno forse ha persino paura di lavorarci assieme.

E non vi nascondo un personale sogno nel cassetto: chiamarle un giorno, convocarle in un Convegno e condividere con loro la nostra posizione che é quella col paziente di fronte, affianco, sopra di noi e comunque col paziente. Che bel giorno sarebbe! Forse allora si’ che verrebbe anche il Ministro ad aprire i lavori. Perche’ sappiamo bene che il Ministro va piu’ facilmente e preferibilmente dove ci sono loro: i pazienti. Non fosse altro che per avere piu’ consenso e appeal sull’opinione pubblica.

Perché parliamo oggi di ció?

Cittadinanzaattiva ha redatto il 31 gennaio un Documento che alleghiamo

Documento Cittadinanzattiva

per promuovere una efficace partecipazione dei cittadini alle politiche sanitarie pubbliche. Cento stakeholder fra esponenti di istituzioni e di organizzazioni civiche, cittadini ed esperti si sono confrontati il 30 e 31 gennaio a Roma nel corso della “Consultazione sulla partecipazione civica in sanità”.  Sappiamo che il documento sarà presentato, nella sua versione finale, nel corso di un evento che si terrà sempre a Roma il prossimo 16 maggio. Emerge la necessitá di un approccio unitario, di un linguaggio comune, di “individuare indici di rischi che possono compromettere una partecipazione di qualità e quindi proporre alcune azioni che possono essere messe in campo per minimizzarli” come ha dichiarato Anna Lisa Mandorino, vice segretario generale di Cittadinanzattiva.
“Questo Indice dei rischi e delle azioni di minimizzazione – ha proseguito Mandorino – sarà a disposizione delle istituzioni che intendano realizzare pratiche di democrazia partecipativa come una traccia, utile ad affrontare con consapevolezza le dimensioni dell’inclusività, del grado di potere, dell’esito e della rendicontabilità delle pratiche stesse. Dunque uno strumento che rimarrà aperto, visto che ciascuno potrà continuamente arricchirlo sulla base della propria esperienza, ma anche utilizzabile fin da subito per orientare alla qualità le proprie pratiche di partecipazione”.

Qui di seguito cinque punti salienti del documento in corso di elaborazione.

La pratica partecipativa deve:
• essere attuata coinvolgendo i cittadini organizzati ma anche i singoli, e, particolarmente in ambito socio-sanitario, valorizzare il protagonismo delle comunità;
• utilizzare maggiormente le possibilità che la rete offre per potenziare una partecipazione estesa, possibilità ancora sottodimensionate nelle pratiche partecipative in sanità;
• essere orientata a garantire effetti di un vero cambiamento nella realtà, affinché il valore aggiunto della partecipazione non sia destinato a rimanere sulla carta;
• coinvolgere i cittadini sia nel momento della decisione sia nel momento dell’applicazione delle decisioni e della valutazione dei loro risultati, affinché l’azione pubblica risulti più incisiva e più rispondente ai bisogni dei cittadini stessi e della comunità;
• prevedere comunicazione e trasparenza in ogni fase della pratica partecipativa.

A nostro modesto avviso, e questa vuole essere la conclusione che vorrebbe essere l’inizio, serve un nuovo Patto di Alleanza con le Associazioni dei Pazienti per tante cose. Ce lo dicevano gli antichi saggi, ce lo dicono le Istituzioni, la stessa Legge Gelli, servirebbe crediamo anche a ridurre i contenziosi (tra parentesi). Possibile che non lo capiamo? Possibile che non riusciamo a far nulla?

La fiducia nasce dal basso

domenica, 27 gennaio 2019 by

Post di Gaetano Lanza

 

Vogliamo dedicare uno dei primi post del 2019 ad un tema che ci sta a cuore anche se ne parliamo e scriviamo poco: il rilancio dell’azione collettiva e la fiducia nella collettivitá e nelle istituzioni. Il tema, riferito al nostro Paese, quindi in generale, é squisitamente e quanto mai attuale in un periodo di incertezza dello stato sociale, degli equilibri economici, delle politiche e riflette anche lo stato d’animo dell’uomo di questo nuovo millennio, sempre piú egocentrico, rinchiuso in se stesso, riflessivo, attorcigliato nelle sue problematiche esistenziali, fino ad essere e a sentirsi piú solo e sfiduciato. E questa solitudine e questa sfiducia possono portare inevitabilmente alla depressione. Che pare sará la malattia del futuro.

A fagiolo casca un editoriale di Giuseppe De Rita sul CORSERA del 16 gennaio scorso, intitolato “La fiducia nasce dal basso”.  Troviamo molto interessante la descrizione che De Rita fa dello stato d’animo degli italiani, per cui “parliamo spesso di rancore, risentimento, cattiveria al limite, ma ne lasciamo spesso da parte uno piú pericoloso degli altri: la sfiducia”. “Non c’é bisogno di commissionare sondaggi per avere consapevolezza del clima di quasi inerte sfiducia che grava sul Paese” – scrive De Rita – “perché é la sfiducia piú del rancore che ottunde l’intelletto e depotenzia ogni spirito di iniziativa”.  E aggiunge: “Ma la fiducia (specie se collettiva) non fiorisce per nobili esortazioni dall’alto: la fiducia é un sentimento al tempo stesso intimo e complesso, tanto che Enzo Bianchi sostiene che essa é strettamente legata alla parola fede e quindi non puó venire dall’alto. Deve e puó nascere dal basso….” E porta come esempio periodi, come il post bellico e della ricostruzione, in cui c’era una vera fiducia collettiva nel nostro Paese, periodi in cui “nessuno ci predicava fiducia dall’alto”.  Ma dá anche qualche ricetta davvero interessante: “Il peso della memoria nel creare fiducia é sempre stato da noi italiani sottovalutato, forse perché siamo prigionieri del pregiudizio sessantottino che la memoria ci uccide…Sfiducia e disprezzo del passato non sono opzioni rivoluzionarie, ma regressive. Solo chi sa lavorare sugli assi lunghi della memoria ha l’occasione e le carte giuste per far fiduciosi passi in avanti.”

Premetto che al sottoscritto non piace parlare di alto e basso, ma i due aggettivi servono qui per capirsi. Per basso si intende la collettivita’, la base, e per alto le istituzioni o gli organi rappresentativi. Un millisecondo dopo aver letto l’editoriale, anzi leggendolo, ho fatto il parallelo e le parole societá civile (di De Rita) sono diventate nella mia testa societá scientifica. L’editoriale ha funzionato (quasi) lo stesso.

Non potevo non dirvelo.

Il Nuovo Direttivo

domenica, 20 gennaio 2019 by

Post di Gaetano Lanza

Prima seduta sabato 19 gennaio del nuovo Direttivo SICVE.

Non vogliamo qui anticipare cio’ che il nuovo Direttivo scriverá nella prima Newsletter dell’anno ai Soci. Vogliamo solo brevemente informare e commentare per  i nostri lettori.

Innanzitutto e’ d’uopo sottolineare il clima cordiale, sereno, positivo e propositivo, che é giá metá dell’opera, sulla scia del Direttivo precedente. Infatti il Presidente Pratesi nelle sue premesse ha voluto ringraziare il Presidente Nessi e il Direttivo precedente e riprendere da dove ci si era lasciati a fine anno scorso. Come ha rimarcato, molto é stato fatto ma molto resta ancora da fare. I punti messi da lui all’ordine del giorno erano davvero tanti e alcuni saranno quindi ancora oggetto della prossima riunione che avverrá a breve.

Un punto di partenza. Le nuove normative sulla formazione e quindi Medtech, giá terreno di lavoro del precedente Direttivo, ma che vanno ulteriormente approfondite per adeguarsi in un mondo, diciamo pure ginepraio, di nuove regole sui rapporti Societá Scientifica – Segreteria Organizzativa – Aziende sponsor –  Educational Grant – Beneficiari. Tutti lo sappiamo. Prima era molto semplice, ora é sempre piú difficile: organizzare eventi. Ed é bene muoversi con il Codice in mano e con l’Avvocato seduto affianco.

E’ stato fatto un bilancio senz’altro positivo e non solo economico, in particolare del Congresso di Napoli. Quello prossimo di Firenze non sará senz’altro di meno, sempre sulla scia di quello di Napoli: se possibile ancora migliore bilancio costi – ricavi, senza calo del livello scientifico, ovviamente. Perché la resa, essendo la nostra una associazione non profit, sara’ investita, in altre voci di spesa per servizi a favore della Societa’ nel completo rispetto delle finalitá statutarie.

E a proposito di Statuto, una promessa, un must. La ripresa immediata dei lavori della Commissione paritaria sulle nuove proposte di modifiche di Statuto, giá preannunciate nell’Assemblea di Bologna 2017 dal Presidente Stella.

Come da prassi, le nomine dei Probiviri (confermati i precedenti), delle varie Commissioni, dei Referenti Regionali, che troveremo anche sul sito e di cui avremo modo di scrivere.

E poi alcuni tra i principali temi, grandi sfide, grandi impegni. Parliamo di Linee Guida da rivedere, aggiornare, secondo gli indirizzi non semplici del’ISS e nuovo CNEC (Centro Nazionale per l’Eccellenza Clinica). Ma parliamo anche di Registro, da rivalutare, implementare, riavviare, adeguare a Vascunet e Consorzio Internazionale, perché in questo settore molto c’é da fare se vogliamo avere nostri dati e controllarli da noi, e per non essere tacciati di inferioritá nei confronti di altre Societá o di altri Paesi. Ma parliamo anche per ultimo ma non ultimo dell’Italian Journal of Vascular Endovascular Surgery, nostro Organo Ufficiale, che va anch’esso piú sostenuto con pubblicazioni originali da parte delle nostre Scuole che preferiscono forse pubblicare su Riviste straniere a piú alto IF.

Insomma, un bell’inizio di un Direttivo che si e’ proposto e dovrá lavorare parecchio e non senza difficoltá.  Ma, come diceva Albert Einstein, da difficoltá e ostacoli nascono spesso opportunitá. E se lo diceva lui……

Post di Gaetano Lanza

 

Rapporto ANAAO-ASSOMED

Interessante il rapporto ANAAO-ASSOMED pubblicato di recente, che alleghiamo, che lancia un grido d’allarme sulla carenza di specialisti che abbiamo ma che sopratutto avremo tra pochi anni e che metterá in ginocchio il nostro quarantenne SSN se non saranno presi dei provvedimenti seri.

La Legge Finanziaria 2007 e le politiche sanitarie degli ultimi decenni hanno dato come inevitabile conseguenza il mancato adeguamento degli organici ospedalieri.
Va ricordato il totale fallimento della programmazione del numero di specialisti per regione e disciplina.
Nei prossimi anni mediamente si laureeranno circa 10.000 medici ogni anno, ma il numero di contratti di formazione post laurea, che solo nel 2018 è arrivato a circa 7.000, è da tempo insufficiente a coprire la richiesta di specialisti e di percorsi formativi rispetto al numero di laureati e rispetto alle esigenze assistenziali SSN. Si è determinato un “imbuto formativo”, che nel tempo ha ingabbiato in un limbo circa 10.000 giovani medici, che aumenteranno nei prossimi 5 anni fino ad oltre 20.000 senza un forte incremento dei contratti di formazione specialistica.

Assistiamo al fenomeno di tanti giovani medici laureati destinati a ritentare l’ammissione alle scuole di specialità l’anno successivo o a emigrare, cosí regalando ad altre nazioni, in particolare Regno Unito, Germania, Svizzera e Francia, l’investimento per la loro formazione scolastica ed universitaria.

Effetto pensionamenti. La messa in pensione di personale medico dalle strutture del SSN si prospetta in netto peggioramento, sia per il superamento del famoso scalone introdotto dalla riforma Fornero, e sia ora per la cosiddetta “quota 100” che prevede il pensionamento anticipato con 62 anni di età e 38 di contributi.
Attualmente i dirigenti medici escono dal sistema con una età media di 65 anni. La curva dei pensionamenti raggiungerà il suo culmine tra il 2019 e il 2022 con uscite valutabili intorno a 6000/7000 ogni anno. Siamo di fronte, infatti, ad una popolazione professionale particolarmente invecchiata per il blocco del turnover degli anni precedenti. L’emorragia di medici raggiungerà la cifra di circa 52.000 unità entro il 2025.

Incrociamo poi una previsione dei possibili pensionamenti di specialisti attivi nel SSN al 2025 con la proiezione del numero di specialisti che, a programmazione invariata, potrebbero uscire dalle scuole universitarie nei prossimi otto anni, stimando che solo il 75% degli specialisti formati scelga di lavorare per il SSN (fonte: rapporto FIASO 2018). Proiettando al 2025 il numero di specialisti che potrebbero uscire dalle scuole di specializzazione, considerato il numero totale di medici specialisti attivi nel SSN (n°=105.310) e stimando i pensionamenti dal 2018 al 2025 in 52.500 unità, il risultato finale è una carenza di circa 16.500 specialisti.
Si evince che la gran parte delle discipline andranno in carenza grave di specialisti.

Aggiungiamo pure il fenomeno delle auto dimissioni dagli incarichi ospedalieri per il peggioramento delle condizioni di lavoro, con aumento dei carichi, associato anche al mancato rispetto della normativa europea sui riposi ed alimentato da un sentimento di sfiducia e di demotivazione per cui numerosi medici specialisti lasciano gli ospedali pubblici in favore del privato o di lavori alternativi sul territorio considerati piú remunerativi. In alcune regioni circa il 10% degli specialisti ospedalieri si dimettono annualmente, in particolare di Anestesia e Rianimazione, di Ortopedia, di Pronto soccorso e di Pediatria/Neonatologia.

A questo aggiungiamo pure la carenza di vocazioni verso determinate branche specialistiche, sopratutto chirurgiche, come rilevato dal recente censimento ALS (Associazione Liberi Specializzandi), relativo ai contratti di formazione specialistica assegnati all’ottavo scaglione 2018, pubblicate lo scorso ottobre. Da tali dati risulta evidente come, al momento del censimento, dopo il primo scorrimento della graduatoria, alcune specialità chirurgiche risultino scarsamente appetibili, come ad esempio chirurgia toracica (assegnate il 15,1% delle borse), chirurgia generale (assegnato il 31%), chirurgia vascolare (assegnato il 34,4%) e ortopedia e traumatologia (assegnato il 47,2%), Anche per quanto riguarda le specialità legate all’emergenza urgenza va registrata una bassa attrattività: medicina d’urgenza riportava infatti una percentuale di assegnazione del 32,8% e anestesia e rianimazione del 40,2%. Risultavano invece da tempo saturati al 100% i posti in chirurgia plastica, dermatologia, oculistica, endocrinologia, pediatria, oftalmologia e cardiologia, discipline che aprono sbocchi di carriera anche sul territorio e nel privato, con prospettiva di maggior guadagno e di una migliore qualità di vita.

Quali rimedi sono possibili o immaginabili?

La Legge di Bilancio per il 2019 prevede la partecipazione degli specializzandi dell’ultimo anno a concorsi per dirigenti medici del SSN. Ci sembra comunque pochino obiettivamente. Sarebbe comunque auspicabile una previsione più esplicita di assunzione in servizio a tempo determinato degli specializzandi, anche prima del conseguimento del titolo. Ma, soprattutto, manca nella legge appena approvata dal Parlamento una decisa svolta nelle politiche assunzionali che superi l’anacronistico blocco introdotto con la Legge Finanziaria 2006. Anche l’incremento previsto del numero dei contratti di formazione, circa 900 a partire dal 2019, è largamente insufficiente per ridurre il deficit di specialisti che ci attende nell’immediato futuro.

Ma il dramma é anche la carenza di medici specialisti pronti sul mercato anche in presenza di uno sblocco del turnover. E’ necessario, pertanto, non solo sbloccare il turnover ma incrementare anche il finanziamento per un maggior numero di borse di studio per le scuole di specializzazione e per nuove assunzioni, considerando anche i diversi miliardi di risparmi effettuati dalle Regioni nell’ultimo decennio per le politiche di restrizione.

Per quanto attiene la formazione post laurea, oltre ad incrementare ad almeno 9500/10.000 i contratti annuali, è arrivato il momento di una riforma globale passando ad un contratto di formazione/lavoro da svolgere fin dal primo anno di specializzazione in una rete di ospedali di insegnamento in modo da mettere a disposizione degli specializzandi l’immensa casistica e il patrimonio culturale e professionale del SSN.

Occorre apportare modifiche sostanziali all’impianto legislativo del D.lgs. 368/99 in cui risulti evidente una compartecipazione equa tra Università e Ospedali del SSN nel percorso formativo e nel controllo della qualità dello stesso.

Queste sopra riportate sono le principali stime, considerazioni e ricette espresse da ANAAO-ASSOMED che ci sentiamo di sottolineare e sottoscrivere in pieno.

Post di Gaetano Lanza

Abbiamo pensato di fare gli Auguri per il nuovo Anno con questo primo Post 2019 dedicato alla Manovra Finanziaria del nostro Governo Giallo Verde.

Il 30 dicembre, in zona Cesarini, la Camera ha approvato in via definitiva, tra vestiti stracciati o gilet blu delle opposizioni, il Disegno di Legge sul Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2019 e bilancio pluriennale per il triennio 2019-2021.

Per il SSN vengono stanziati 114,439 miliardi di euro per il 2019, che salgono di 2 miliardi nel 2020 e di 1,5 miliardi nel 2021. Questi ultimi incrementi sono però vincolati alla firma del nuovo Patto per la Salute tra Governo e Regioni entro il 31 marzo 2019.

Estrapoliamo alcuni punti della Manovra che ci sembrano piú interessanti in materia sanitaria.

Alcuni commi abrogano la riduzione a metà dell’IRES per alcuni enti che svolgono attività sociali, culturali e attività con fini solidaristici. In particolare, si abroga l’articolo che dispone la riduzione alla metà dell’IRES (dal 24 al 12 per cento) nei confronti dei seguenti enti :

– enti e istituti di assistenza sociale, società di mutuo soccorso, enti ospedalieri, enti di assistenza e beneficenza;
– istituti di istruzione e istituti di studio e sperimentazione di interesse generale che non hanno fine di lucro, corpi scientifici, accademie, fondazioni e associazioni storiche, letterarie, scientifiche, di esperienze e ricerche aventi scopi esclusivamente culturali;
– enti il cui fine è equiparato per legge ai fini di beneficenza o di istruzione;   – ecc.

Su questo punto il premier Conte nella conferenza stampa ha poi aggiunto:Sull’Ires al non profit devo assumermi le mie responsabilità, quando si commette un errore lo si riconosce. Valuteremo come ricalibrare la misura ascoltando le istanze del Terzo settore”. Ha aggiunto poi anche: “Con la riforma per una maggiore autonomia delle Regioni lo Stato non trasferirà tutte le competenze, specie quelle che sono di sua prerogativa. Livelli essenziali dei servizi saranno garantiti a tutto il Paese, io sono garante del progetto e della coesione nazionale e sociale”. Anche il Capo dello Stato Mattarella nel suo messaggio di fine anno ha precisato la volontà di “non tassare la bontà”.

Rinnovo contrattuale 2019-2021.
Per il personale dipendente da amministrazioni, istituzioni ed enti pubblici diversi dall’amministrazione statale, gli oneri per i rinnovi contrattuali per il triennio 2019 – 2021, nonché quelli derivanti dalla corresponsione dei miglioramenti economici al personale, sono posti a carico dei rispettivi bilanci ai sensi dell’articolo 48, comma 2, del medesimo decreto legislativo.

Risorse per la riduzione dei tempi di attesa delle prestazioni sanitarie.

Per l’attivazione di interventi volti a ridurre i tempi d’attesa nell’erogazione delle prestazioni sanitarie viene autorizzata la spesa di 150 milioni di euro per il 2019, e 100 milioni per il 2020 e 2021.
Le risorse saranno ripartite in favore delle regioni secondo modalità individuate con decreto del Ministro della salute, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, previa intesa in sede di Conferenza Stato Regioni, da adottarsi entro sessanta giorni dall’entrata in vigore del Decreto.
L’azione di monitoraggio verrà effettuata, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, dal Comitato permanente per la verifica dell’erogazione dei livelli essenziali di assistenza.
Da segnalare che, anche nel Decreto Fiscalerecentemente approvato dal Parlamento, per il solo anno 2020, veniva autorizzata una spesa pari a 50 mln per le stesse finalità di riduzione dei tempi delle liste d’attesa per prestazioni sanitarie. Pertanto per l’anno 2020 risulterebbero due autorizzazioni di spesa aventi la stessa finalità in base a provvedimenti diversi, per un totale complessivo di 150 milioni di euro.

Si affida ad Agenas il compito di realizzare a supporto del Ministero della salute e delle Regioni un sistema di analisi e monitoraggio delle performance delle aziende sanitarie che segnali, in via preventiva, attraverso un apposito meccanismo di allerta, eventuali e significativi scostamenti relativamente alle componenti economico – gestionale, organizzativa, finanziaria e contabile, clinico-assistenziale, di efficacia clinica e dei processi diagnostico – terapeutici, della qualità, sicurezza ed esito delle cure, nonché dell’equità e della trasparenza dei processi. Per lo svolgimento di queste attività è autorizzata la spesa di100.000 euro annui a decorrere dal 2019.

Misure di programmazione, di miglioramento della qualitá delle cure e dei servizi.

a)revisione del sistema di compartecipazione alla spesa sanitaria a carico degli assistiti al fine di promuovere maggiore equità nell’accesso alle cure;
b)rispetto degli obblighi di programmazione a livello nazionale e regionale in coerenza con il processo di riorganizzazione delle reti strutturali dell’offerta ospedaliera e dell’assistenza territoriale, con particolare riferimento alla cronicità e alle liste d’attesa;
c) valutazione dei fabbisogni del personale del SSN e riflessi sulla programmazione della formazione di base e specialistica e sulle necessità assunzionali, ricomprendendo l’aggiornamento del parametro di riferimento relativo al personale;
d) implementazione di infrastrutture e modelli organizzativi finalizzati alla realizzazione del sistema di interconnessione dei sistemi informativi del SSN che consentiranno di tracciare il percorso seguito dal paziente attraverso le strutture sanitarie e i diversi livelli assistenziali del territorio nazionale tenendo conto delle infrastrutture già disponibili nell’ambito del sistema Tessera Sanitaria e del fascicolo sanitario elettronico;
e) promozione della ricerca in ambito sanitario;
f) miglioramento dell’efficienza e dell’appropriatezza nell’uso dei fattori produttivi, e ordinata programmazione del ricorso agli erogatori privati accreditati che siano preventivamente sottoposti a controlli di esiti e di valutazione con sistema di indicatori oggettivi e misurabili;
g) valutazione del fabbisogno di interventi infrastrutturali di ammodernamento tecnologico.

Al fine di aumentare il numero dei contratti di formazione specialistica dei medici (900 borse in più) viene autorizzata una spesa incrementata di 22,5 milioni di euro per il 2019, di 45 milioni di euro per il 2020, di 68,4 milioni di euro per il 2021, di 91,8 milioni di euro per il 2022 e di 100 milioni di euro a decorrere dall’anno 2023.

I medici in formazione specialistica iscritti all’ultimo anno del relativo corso sono ammessi alle procedure concorsuali in esame nella specifica disciplina bandita e collocati, nel caso di esito positivo delle procedure, in una graduatoria separata. La loro eventuale assunzione a tempo indeterminato, nel caso in cui siano risultati idonei o utilmente collocati nelle rispettive graduatorie, è comunque subordinata al conseguimento del titolo di specializzazione e all’esaurimento della graduatoria dei medici già specialisti alla data di scadenza del bando.

Cos’altro aggiungere se non …..Auguri!

Auguri a questa Finanziaria. Auguri al nostro Paese Italia.  Auguri al nostro SSN che entra nel suo 41o anno di vita. Auguri a chi lavora in Sanitá, a chi non lavora in Sanitá, a chi non lavora affatto ma cerca lavoro.

Auguri da SICVE. Auguri a SICVE. Auguri con SICVE. Auguri a chi ci legge, ma sopratutto a chi non ci legge con l’auspicio che prima o poi lo faccia.

C’é un augurio che abbiamo ricevuto da un nostro follower e che desideriamo pubblicare.

E’ tratto da un passo del Don Chisciotte di Cervantes.

A tutti quelli che parlano al vento.
Ai pazzi per amore, ai visionari
a coloro che darebbero la vita per realizzare un sogno.
Ai reietti, ai respinti, agli esclusi.
Ai folli veri o presunti.
Agli uomini di cuore.
A coloro che si ostinano a credere nel sentimento puro.
A tutti quelli che ancora si commuovono.
Un omaggio ai grandi slanci, alle idee e ai sogni.
A chi non si arrende mai, a chi viene deriso e giudicato.
Ai poeti del quotidiano.
Ai “vincibili” dunque, e anche
agli sconfitti che sono pronti a risorgere e a combattere di nuovo.
Agli eroi dimenticati e ai vagabondi.
A chi non ha paura di dire quello che pensa.
A tutti i cavalieri erranti.
A chi ha fatto il giro del mondo e a chi un giorno lo farà.

 

 

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