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Da UK il nuovo modello di Shared Decision Making

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Post di Gaetano Lanza

 

David Haslam

David Haslam

 

È riconferma di questi ultimi giorni, ma il Progetto è stato lanciato l’anno scorso oltremanica.

Si chiama Shared Decision Making. E’ il frutto di una collaborazione fra il National Institute for Health and Care Excellence (NICE), il National Health Service (NHS) e il General Council britannici, insieme a numerose società scientifiche, organizzazioni di pazienti e università del Regno Unito, che hanno promosso, firmato e pubblicato una Consensus.

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In pratica e nella pratica quotidiana si tratta di un approccio condiviso e vero e proprio patto di alleanza tra il medico e il paziente nella scelta e conduzione del trattamento che si ritiene di volta in volta e per quel singolo caso più appropriato e opportuno. La Medicina Patient Oriented o, se vogliamo la Precision Medicine che anche Obama ha lanciato l’anno scorso oltreoceano.

Nel sito web del NICE che ospita l’iniziativa è possibile consultare materiali informativi e protocolli. Per gli operatori sanitari sono state aggiornate tutte le linee guida che evidenziano l’importanza di bilanciare il giudizio professionale e l’esperienza con i bisogni e le aspettative dei malati.

“Non si tratta solo di parole scritte, ma di far sì che il processo decisionale condiviso diventi una parte essenziale della pratica medica” commenta il Presidente del NICE, Professor David Haslam, che aggiunge “There is a growing body of evidence about the benefits of shared decision making. When clinicians and patients make decisions together, research has shown that this can lead to more appropriate decisions being made about care, which in turn can improve both patient safety and patient satisfaction. In some cases, it can even result in more cost-effective care. In 2015, the Shared Decision Making Collaborative was formed. This brought a wide range of individuals and organisations together, led by NICE, to serve a common goal – driving forward shared decision making. A commitment which will ensure that patients and clinicians work together to select tests, treatments and support packages, based on both clinical evidence and what really matters to the individual patient. Personalising care for the individual is fundamental to our future”.

E’ anche possibile seguire l’hashtag #sharethecare su Twitter.

Viene da chiedersi. Perché gli anglosassoni puntano su questo nuovo modello? Che tanto nuovo poi non è, se pensiamo a come la pensavano Ippocrate e Alcmeone da Crotone.

Le risposte sono tante. Il necessario Processo di Umanizzazione delle cure e della Medicina in un mondo sempre più supertecnologizzato e quasi automatizzato. La condivisione delle scelte ritenute più appropriate e più adatte al momento. L’applicazione e l’adattamento delle Linee Guida, costruite sui trials e sul paziente medio o la popolazione media, al paziente singolo. Il miglioramento delle cure. Una barriera a quella che sembra una deriva da una parte del paziente che mostra sempre più scarsa compliance o concordance e dall’altra del medico che, spesso non per sua volontà, e spesso per eccesso di burocrazia, tende a nascondere invece che a metterci la faccia. Non ultimo, il fatto ormai dimostrato che la condivisione delle scelte tra medico e paziente porta ad una drastica riduzione dei contenziosi legali, che nel mondo anglosassone (ma anche nel nostro) sono una quasi ossessione.

Comunque sia, l’augurio che facciamo è che il cosiddetto vecchio continente possa accogliere e far sua, nonostante la Brexit, questa nuova iniziativa, se non altro per le suddette risposte.

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