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Dall’eco della carotide l’età biologica di un individuo

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Post di Gaetano Lanza

E’ stato sempre un mantra di Maestri del calibro ad esempio di Edmondo Malan. La nostra età è quella delle nostre arterie. Se le nostre arterie si mantengono giovani, rimaniamo giovani. Si chiama anche età biologica, diversa da quella anagrafica che è quella riportata sulla nostra carta d’identità, per intenderci. L’età biologica è quella reale del nostro organismo ( e quindi delle nostre arterie) che può invecchiare più velocemente e più lentamente, rispetto all’età anagrafica. Età anagrafica ed età biologica non necessariamente devono quindi coincidere. Quella che interessa di più è quella biologica.

Per determinare l’età biologica di un individuo non esistevano metodi indiretti di determinazione semplici, precisi e standardizzati, fino a pochi giorni fa, quando alcuni ricercatori dell’Istituto di Biologia Molecolare Engelhardt dell’Accademia Russa delle Scienze e del Centro Ricerche Cliniche per la Gerontologia, dell’Istituto di Fisica e Tecnologia di Mosca hanno pubblicato sulla rivista Aging (vedi allegato) uno studio a dir poco interessante.

Aging 2017, Vol 9, N 4

Le tecniche più accurate per determinare l’età biologica erano e sono ancora quelle basate sull’analisi del DNA (del cosiddetto ‘orologio epigenetico’) e prevedono un errore medio di tre anni (si stima). Trattasi però di analisi costose che di fatto non vengono utilizzate nella pratica quotidiana.

Secondo questo studio invece basta analizzare lo spessore della parete carotidea all’ecocolordoppler, la velocità dell’onda, il diametro del lume carotideo e il grado di stenosi (se presente) e l’indice di augmentation (ovvero la differenza tra il secondo e il primo picco pressorio dell’onda). Ognuno di questi indici rappresenta un marker validato di aterosclerosi, ipertensione, diabete e altre condizioni. Questo studio dimostra come analizzando e processando questi marker, tramite un algoritmo, é possibile determinare con una certa precisione l’età biologica (accuratezza stimata 86.5% per le donne e 80% per gli uomini).

Per validare questo algoritmo sono stati studiati 303 soggetti (199 donne e 104 uomini), di età compresa tra i 23 e i 91 anni, i dati sono stati sottoposti ad un’analisi di regressione non lineare e confrontati con i dati ottenuti attraverso altre tecniche per valutare la stima di rischio individuale di sviluppare una patologia cardiovascolare secondo il Framingham CVD Prediction Score.

Gli stessi autori tengono a precisare che la formula serve a ricavare la presunta età biologica cardiovascolare dell’individuo basandosi su provate correlazioni tra parametri vascolari (della parete carotidea) e stime di rischio di eventi cardiovascolari maggiori. Ma, aggiungono gli autori, i parametri presi in esame sembrano correlare anche con stime di rischio di malattie neoplastiche o degenerative neurologiche, come dimostrato in letteratura.

Insomma, di questo articolo o di questo filone di ricerca sentiremo ancora parlare di sicuro.

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