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E=mc2

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Post di Gaetano Lanza

E=mc2

E’ stata anche definita la formula del secolo scorso. Molti giovani la portano ancora stampata su alcune magliette. E’ quella di Albert Einstein che dimostra l’equivalenza tra massa e energia, che possono essere trasformate l’una nell’altra. Il più grande genio forse di tutti i tempi , nel 1905 (anno particolarmente prolifico per lui) ad appena 26 anni (pare che tutti i geni matematici diano il massimo in giovane età, secondo una ricerca scientifica), la pubblicò nella sua famosa teoria della relatività ristretta, che cambiò il modo di pensare e di essere e quindi il futuro della nostra specie, se è vero come è vero che, come scrisse Winston Churchill, “the empires of the future will be empires of the mind”.

Pochi giorni fa. Roma. Caput Mundi di Speziale (complimenti, ormai è un’istituzione). Il nostro Presidente Stella, tira fuori la formula, in una delle sue slides, che alleghiamo per sua gentile concessione. Sta per Endovascular = My Choice Too. Ancora una volta si cita il Genio. Non è la prima e non sarà l’ultima. Pare che le frasi di Einstein diventate famose siano tre le più citate nei Congressi.

Stella Slides

Il nostro Presidente sfrutta la formula per celebrare l’era nuova, quella endovascolare, che, come sottolineerà subito dopo di lui in una relazione magistrale Frank Vieth, ormai da qui a poco soppianterà l’era open, della chirurgia tradizionale del bisturi.

Ma il richiamo al Genio ha anche un altro motivo. Come si sa Einstein morì per un aneurisma aortico addominale rotto. Fu un paziente vascolare. Anche per questo ci sentiamo a lui più vicini. Quali furono i veri motivi che lo spinsero a rifiutare ostinatamente di farsi operare non lo sapremo mai. Nella famosa biografia di Ronald Clark si riporta l’atteggiamento fatalista che ebbe il Grande Vecchio. La sue frasi furono: “Lasciate che si rompa”, “La fine deve arrivare prima o poi, che importa quando?”. Accettò serenamente la morte da comune mortale, anzi affrontandola come aveva affrontato tutta la sua vita: scrivendo formule con carta e penna su letto di morte in ospedale dove fu difficile portarlo perchè non voleva. Anche in questo fu grande. Forse gli dava fastidio dover morire in un letto di rianimazione senza poter pensare e scrivere anche prima di morire.

Qualcuno (soprattutto se chirurgo vascolare) potrebbe chiedersi: oggi Einstein accetterebbe l’impianto di endoprotesi? Io dico di no. Voi dite la vostra.

Su una cosa forse concorderemo. Sotto i suoi grandi baffi come al solito riderebbe di come anche noi, potenziali suoi amici soccorritori, ancora oggi sfruttiamo quella formula che non c’entra nulla con la chirurgia vascolare, ma solo perché è famosa e solo perché lui morì di rottura di aneurisma aortico.

Grazie, Presidente, per avercelo ricordato.

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