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Rapporto Rbm-Censis. Sanita’ Integrativa in supporto al SSN

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Post di Gaetano Lanza

Diamo solo alcuni numeri presentati al IX Rapporto Rbm-Censis, che qui alleghiamo,

Rapporto Censis

derivato da un’indagine effettuata su un campione di 10.000 cittadini di maggiore etá, presentato qualche giorno fa al “Welfare Day 2019”, svoltosi al Roma.

Sono poco meno di 20 milioni i cittadini costretti a rivolgersi alla Sanitá privata per ottenere prestazioni essenziali prescritte dal medico, almeno una prestazione sanitaria all’anno, e di questi circa il 50% appartiene a categorie sociali più deboli, come anziani e malati cronici. Un italiano su due si rassegna e non prova neanche a prenotare una prestazione con il SSN ma si rivolge al privato. Nel 2019, le prestazioni sanitarie pagate dai cittadini, passeranno da 95 a 155 milioni di euro. La spesa sanitaria privata media per famiglia è pari a 1.522 euro (+ 2,97% dal 2017), quella pro capite è di 691,84 euro (+ 12,33% dal 2017).
Su 100 tentativi di prenotazione nel SSN quelle che transitano nella sanità privata sono 51,7 le visite ginecologiche;  45,7 quelle oculistiche; 38,2 quelle dermatologiche e 37,5 le visite ortopediche; 30,1 le ecografie; 27,4 gli elettrocardiogrammi; 26,3 le risonanze magnetiche.

Nel 2019 le prestazioni sanitarie private passeranno da 95 milioni alla cifra record di 155 milioni di euro. Pe quanto riguarda i beni sanitari di assoluta evidenza, i farmaci rappresentano la seconda voce di spesa pagata direttamente dai cittadini in termini di costo medio (380 euro) e la prima in termini di frequenza (38%).

Interessante il capitolo sulle Liste d’attesa. Per le visite specialistiche le medie sono: 128 giorni per una visita endocrinologica, 114 giorni per una visita diabetologica, 65 per una visita oncologica, 58 per una visita neurologica, 57 per quella gastroenterologica, 56 per una visita oculistica, 54 per una visita pneumologica, 49 giorni per una visita di chirurgia vascolare e idem per una visita cardiologica. A fronte di questi tempi il 44% degli intervistati si rivolge direttamente al privato anche per le cure che rientrano nei Livelli Essenziali di Assistenza del SSN.

Tra il 2013 ed il 2018 a fronte di una crescita del 9,9% della Spesa sanitaria privata la Spesa sanitaria “intermediata” dalla Sanità Integrativa è cresciuta dello 0,5%.

Insomma, le cifre di questo Rapporto ci dicono che il SSN non é piú in grado di soddisfare le esigenze dei cittadini che in sempre piú parte sono costretti a rivolgersi al sistema privato. D’altra parte il sistema privato, per venire incontro a queste esigenze, offre tempi molto piú brevi di liste d’attesa e in alcuni casi e per alcune prestazioni (esempio radiografiche, ecografiche) riduce anche le tariffe a prezzi “concorrenziali”, vale a dire poco piú alti rispetto ai ticket della sanitá pubblica.

Quale la soluzione per ora suggerita o auspicata nell’ultima parte del Rapporto?

La Sanità Integrativa, Fondi e Polizze Sanitarie sono in grado di garantire un aiuto concreto ai cittadini ed alle famiglie italiane di fonte al costante innalzamento dei bisogni di cura ed alla necessità di pagare una quota delle cure sempre maggiore di tasca propria.

Un sistema questo che sembra funzionare piuttosto bene nell’opinione degli intervistati.

Una tutela sociale aggiuntiva che in parte giá interviene ma che maggiormente interverrebbe a supporto di un SSN che diventa sempre meno sostenibile per tutti i motivi che ben conosciamo.

Certo bisognerebbe che i nostri politici, oltre a dirci, come ci dicono spesso, che la coperta é sempre piú stretta e corta, studiassero i sistemi per favorire, facilitare e implementare (i modi possibili sono tanti dalle defiscalizzazioni alle agevolazioni per le mutue sociali e di impresa) la Sanitá Integrativa che non significa Alternativa.

Alla domanda se questa ricetta possa funzionare, potremmo rispondere che intanto non vediamo ricette alternative per un SSN che rischia tra qualche anno (queste le stime) di implodere in quanto non piú sostenibile.

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