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I Big Data, come stanno giá influenzando anche la Sanitá

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Post di Gaetano Lanza

Un recente libro di Dominique Cardon dal titolo “Che cosa sognano gli algoritmi” Ed. Mondadori, é illuminante. Produciamo dati in continuazione. Anzi, «siamo» dati, così come lo è il mondo attorno a noi. Tutto ció che ci circonda é una massa enorme di numeri digitali. E la quantità di questi numeri digitali disponibili cresce a una velocità incredibile, stratosferica. Raddoppiata ogni due anni. Siamo in piena era dei cosiddetti Big Data. Nel 2013, avevano già raggiunto i 4.4 zettabyte (1 zettabyte è pari a 1 triliardo di byte), tuttavia entro il 2020 l’universo digitale – i dati che creiamo e copiamo ogni anno – raggiungerà 44 zettabyte, ovvero 44 trilioni di gigabyte. E le fonti sono i nostri dispositivi elettronici portatili (cellulari in testa) con social, APP ecc.. Questa gigantesca massa di dati (Big appunto) ha un valore enorme in ambito commerciale, come sottolinea il libro di Cardon, per cui siamo continuamente osservati ad esempio nei consumi, nelle preferenze ( i like), negli spostamenti di massa, e cosí via. Siamo tutti “sotto osservazione ed elaborazione ” da parte degli algoritmi applicati a queste masse di dati per cui Cervelloni Elettronici, i Server, i Grandi Gruppi “ci studiano” e poi ci “dettano” profili, mode, trend, spettacoli, persino il tipo di dentifricio. Questo lo permettiamo ad esempio quando acconsentiamo ai Cookies aprendo un sito web.

Il mondo sanitario non é per nulla estraneo a tutto ció. Intanto la Sanitá Elettronica che sará il futuro e in parte é giá il presente (pensate solo alle SDO) si basa proprio sui Big Data e sugli algoritmi a disposizione delle Istituzioni, dei Centri Studi, degli Osservatori Epidemiologici, delle stesse Case Farmaceutiche e cosí via.  Le discipline cosiddette “omiche”, come genomica, proteomica,  metabolomica ecc, utilizzano tecnologie di analisi di un numero sterminato di informazioni. Questa è appunto l’area del cosiddetto “data mining”, quel processo di estrazione di conoscenza da banche dati tramite algoritmi particolari capaci di individuare e rendere visibili associazioni esistenti fra diverse informazioni disponibili che restavano prima nascoste se analizzate con gli approcci tradizionali. Facciamo un esempio pratico. La ricerca di una determinata parola in una determinata zona, oppure la sua ricorrenza sui social viene già oggi utilizzata per mappare probabili focolai di influenza. Il valore di studi come questo è quello di generare un’ipotesi, poi ovviamente da dimostrare praticamente. Ma senza questo algoritmo non si fa neanche l’ipotesi. Lo stesso possiamo fare per una malattia piuttosto che un’altra o per una categoria di persone sane che fanno o dovrebbero fare un tipo di prevenzione esempio cardiovascolare e quindi medicina di precisione.  L’Intelligenza Artificiale (intesa come applicazione delle tecniche digitali e degli algoritmi) in Sanitá avrá uno sviluppo progressivo e produrrá risparmi notevoli, come mostra ad esempio il grafico pubblicato da  Frost & Sullivan 2018 qui di seguito riportato.

 

Ma siamo pronti a usare i Big Data e l’Intelligenza Artificiale, come i Robot ? O piuttosto non diventeremo loro vittime ? Questo é il vero interrogativo che dobbiamo porci e che non dovevano porsi i nostri genitori. Non dobbiamo temere. Le macchine, come i Big Data, come gli Algoritmi, come l’Intelligenza Artificiale dovranno essere al servizio della specie umana e non viceversa. Questa é la sfida che ci attende. La sfida da vincere per salvaguardare la nostra specie, per permettere il nostro “strapotere” e non quello della Macchina di Turing.

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