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I medici giovani curano meglio?

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Post di Gaetano Lanza

Lo sostiene uno studio recentissimo del Medicare in USA appena comparso sulla prestigiosa Rivista BMJ.

over 60 BMJ

Le domande che si erano poste gli autori erano 3: la prima, se c’era un’associazione tra età del medico curante e mortalità ospedaliera a 30 giorni dell’assistito; la seconda, se questa associazione era influenzata dal volume dei pazienti trattati dal medico; la terza,  se c’era un’associazione tra età del medico e tasso di ricovero ripetuto/costo di trattamento. Pazienti studiati: 65-75 anni, ricoverati in acuto, escluse patologie ad alta mortalità come il cancro ecc. esclusi pazienti con già ricoveri ripetuti, selezionate le malattie con più frequenti ricoveri in acuto (sepsi, bronchite, scompenso cardiaco), randomizzati per l’assegnazione al medico responsabile delle cure in ospedale. Risultati. La mortalità globale dei pazienti a 30 giorni è stata 11.1%; significativamente più alta se il medico aveva più di 60 anni, con la seguente curva di associazione tra età del medico e adjusted 30 day mortality: < 40 anni / 10.8%, 40-49 anni / 11.1%, 50-59 / 11.3%, > 60 anni / 12.1%. L’alto volume di trattamento  si é associato comunque a più basso indice di mortalità, indipendentemente dall’età del medico. Viceversa non c’è alcuna associazione tra età del medico e tasso di ricovero ripetuto a 30 giorni o costo del trattamento. Risultati simili sono stati riscontrati anche in un campione rappresentativo di medici di medicina generale di territorio.

Interessanti le considerazioni degli autori. E’ più probabile che i medici più anziani aderiscano meno alle linee guida basate sull’evidenza, che applichino meno spesso i nuovi provati trattamenti, che siano meno aggiornati o che abbiano seguito meno corsi di training. L’età di per sé non può comunque bastare a indicare il grado di performance del medico in termini di outcome dei pazienti, poiché per ogni categoria d’età sono stati riscontrati vari livelli di performance. Gli alti volumi di trattamento comunque sarebbero “garanzia” di buona qualità. Diversi sono i limiti dello studio riconosciuti dagli stessi autori, come ad esempio la rappresentatività della realtà del Medicare e non necessariamente di quella di altre realtà americane o di altri paesi. Gli autori stessi però non si sottraggono dal riconoscere il valore dei risultati.

Nasce spontanea l’estensione dei risultati alla nostra realtà, italiana e in particolare chirurgica ospedaliera. Siamo portati a riconoscerci nel Medicare (anche per altri studi). Se volevamo avere una prova del valore aggiunto del fatto di essere giovani medici, e che convenga essere giovani più che anziani,  eccone una da una fonte autorevole. Ma attenzione ai limiti riconosciuti dagli stessi autori. Soprattutto, lo studio è stato condotto su internisti ospedalieri. Le conclusioni sono simili anche per i chirurghi, sapendo che la chirurgia implica soprattutto esperienza acquisita ? Vi lasciamo con questo dubbio, ma anche con una lancia spezzata a favore dei nostri giovani.

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