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Il Multitasking, male o bene del secolo?

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Post di Gaetano Lanza

Ricordate il Giuramento di Ippocrate? Che ci viene in mente in questi giorni perchè la sua isola (di Kos) il 21 luglio ha tremato e il giorno dopo ha risposto Amatrice (ancora?).  E’ interamente dedicato alla cura e alla deontologia medica. Attuale ed eterno, Ippocrate non avrebbe mai pensato che i suoi proseliti (che siamo noi), quasi due millenni e mezzo dopo, sarebbero finiti per  prestare sempre meno tempo e dedizione alla cura del paziente e sempre più tempo (sulla dedizione ho qualche riserva) alle pratiche amministrative e burocratiche.

Eppure è così. La prestigiosa rivista Ergonomics ha appena pubblicato uno studio tutto italiano (toscano) dal titolo “Interruptions and multitasking in surgery: a multicentre observational study of the daily work patterns of doctors and nurses”. Obiettivo dello studio era quantificare e qualificare le attività di lavoro di medici e infermieri, con particolare attenzione alle interruzione e al cosiddetto “multitasking”, parola nuova che vuol significare fare contemporaneamente più cose e dedicarsi contemporaneamente a più attività. I risultati: medici e infermieri hanno ricevuto circa 13 interruzioni all’ora, o una interruzione ogni 4 minuti e mezzo; rispetto ai medici, gli infermieri erano più inclini alle interruzioni nella maggior parte delle attività, mentre i medici eseguivano multitasking (33,47% del loro tempo), più degli infermieri (15,23%). Nel complesso, il tempo dedicato alla cura dei pazienti è relativamente limitato per entrambe le professioni, 37,21% per i medici, 27,22% per gli  infermieri, rispetto al tempo trascorso per la registrazione dei dati ed alla comunicazione professionale, che rappresenta due terzi del tempo dei medici e quasi la metà del tempo degli infermieri. In questo studio inoltre risulta che le interruzioni e i tassi multitasking sono superiori a quelli riportati in altre strutture ospedaliere straniere. L’attività di documentazione comportava per i medici il 25% del loro tempo lavorativo e per gli infermieri il 18%, mentre studi simili in ospedali australiani hanno riportato che il tempo per la documentazione costituiva rispettivamente il 9% e il 7% per le due categorie professionali. Gli infermieri italiani (risulta anche) spendono il 24% del loro tempo nei compiti burocratici (problemi amministrativi e tecnici), mentre i loro colleghi australiani solo l’11% (incluse documentazione e attività di reparto).

Quasi a conferma di tutto ciò da indagini, sondaggi e questionari risulta proprio che i pazienti chiedono maggior tempo e attenzione da parte di medici e infermieri.

D’altra parte sappiamo bene che la comunicazione tra colleghi e personale amministrativo diventa sempre più un aspetto preponderante in sanità. Tutto ciò è un problema serio e impone riflessioni e soluzioni adeguate, perché la cura e il prendersi cura del paziente è e deve essere l’obiettivo primario degli operatori sanitari.

Avanti di questo passo, se non si porrà rimedio o forse un freno, il medico e l’infermiere impiegheranno (lo stanno già facendo secondo questo studio, ma anche secondo le nostre semplici sensazioni) la maggior parte del loro tempo lavorativo a …..registrare le cure più che curare.

Il futuro per i più pessimisti sarà catastrofico. Il medico e l’infermiere subiranno un processo di alienazione e probabilmente faranno posto (lo stano già facendo?) alle macchine e ai supercomputer che gestiranno la diagnosi e forse anche la cura dei pazianti, con la pretesa e il miraggio dell’infallibilità e maggiore performance. L’umanità è giunta ormai a un passo da questo rischio.

Il futuro per i più ottimisti sarà radioso. Il medico e l’infermiere saranno più intelligenti e operosi. Le macchine e i supercomputer aiuteranno e a decidere sarà sempre l’uomo in camice.

Gli umani nella loro storia non si sono mai trovati a un tale bivio.

Ma questa è un’altra puntata.

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