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Italia in Salute secondo The Lancet, ma …………Post di Gaetano Lanza

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Il nostro Paese é in salute. Il nostro SSN pure ma un pó meno di quanto dovrebbe.

Lo dimostra un interessante studio pubblicato on line questo 20 novembre sulla prestigiosa Rivista The Lancet da parte di un pool di ricercatori italiani, tra cui due nostre amiche di ISO-Italian Stroke Organization, Valera Caso e Paola Santalucia, afferenti al Global Burden of Diseases, Injuries, and Risk Factors Study. Vengono riportati e analizzati i dati dal 1990 al 2017 in particolare quelli riguardanti mortalitá e cause di morte, prevalenze di malattie, aspettativa di vita alla nascita e a 65 anni e Healthcare Access and Quality index (HAQ), facendo anche il confronto  con altri 15 Paesi europei.

Era risputo che il nostro Paese si caratterizzasse per una aspettativa di vita tra le piú alte al mondo e questo dato viene confermato assieme a quello sui migliori HAQ in Europa, tra cui quello di riduzione della mortalitá sotto i 5 anni che rimane molto bassa, uno degli indici di buona qualitá del nostro SSN. La nostra popolazione fa sempre meno figli, si ripopola sempre meno e invecchia sempre piú e di piú che in molti altri Paesi, con incremento quindi di patologie quali Alzheimer e Demenza e malattie cardiovascolari piú legate all’etá avanzata.

Nel 2017 la nostra aspettativa di vita alla nascita ha raggiunto gli 85,3 anni per le femmine e gli 80,8 per i maschi, con Italia classificata all’ottavo posto nel mondo  per le femmine e al sesto posto per i maschi.
L’età media nostra è passata da 39 anni nel 1990 a 45 anni nel 2017.

Tra 1990 e 2017 i tassi di mortalitá per malattie cardiovascolari sono diminuiti di ben 53,7%  (un pó di merito ce lo prendiamo anche noi chirurghi vascolari), per neoplasie del 28,2 % e cosí via. Ció é dovuto senz’altro al buon SSN (checché se ne dica) ma anche al maggior controllo di fattori di rischio nella popolazione, dimostrato dal ridotto consumo di alcol, minor tabagismo e calo dei livelli di colesterolo. “Fumo, elevata concentrazione di glucosio nel plasma a digiuno, ipertensione arteriosa, rischi alimentari, alto indice di massa corporea e uso di alcol restano comunque ancora i principali fattori di rischio del carico di malattia in Italia”- sostengono gli autori. E’ necessario quindi investire maggiormente in prevenzione. Nel 2015 abbiamo speso in Italia 87 euro pro capite per la prevenzione, in Germania 111 e 155 in UK.

Nelle interpretazioni degli Autori l’Italia é un ottimo esempio di risultato raggiunto attraverso un mix tra salutare modifica degli stili di vita e sistema sanitario universale. Una questione richiede peró particolare attenzione: il graduale invecchiamento della popolazione che richiederebbe un incremento degli investimenti economici in Sanitá vede sí un parziale incremento di investimenti che risulta peró sempre piú insufficiente. Viene chiesto un sforzo in piú ai nostri Governanti.

Il principale limite di questo studio, dichiarato dagli stessi Autori, é la mancata analisi a livello di singole Regioni o per lo meno tra nord, centro e sud. Colmare questo limite é una loro promessa per il futuro.

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