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La fiducia nasce dal basso

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Post di Gaetano Lanza

 

Vogliamo dedicare uno dei primi post del 2019 ad un tema che ci sta a cuore anche se ne parliamo e scriviamo poco: il rilancio dell’azione collettiva e la fiducia nella collettivitá e nelle istituzioni. Il tema, riferito al nostro Paese, quindi in generale, é squisitamente e quanto mai attuale in un periodo di incertezza dello stato sociale, degli equilibri economici, delle politiche e riflette anche lo stato d’animo dell’uomo di questo nuovo millennio, sempre piú egocentrico, rinchiuso in se stesso, riflessivo, attorcigliato nelle sue problematiche esistenziali, fino ad essere e a sentirsi piú solo e sfiduciato. E questa solitudine e questa sfiducia possono portare inevitabilmente alla depressione. Che pare sará la malattia del futuro.

A fagiolo casca un editoriale di Giuseppe De Rita sul CORSERA del 16 gennaio scorso, intitolato “La fiducia nasce dal basso”.  Troviamo molto interessante la descrizione che De Rita fa dello stato d’animo degli italiani, per cui “parliamo spesso di rancore, risentimento, cattiveria al limite, ma ne lasciamo spesso da parte uno piú pericoloso degli altri: la sfiducia”. “Non c’é bisogno di commissionare sondaggi per avere consapevolezza del clima di quasi inerte sfiducia che grava sul Paese” – scrive De Rita – “perché é la sfiducia piú del rancore che ottunde l’intelletto e depotenzia ogni spirito di iniziativa”.  E aggiunge: “Ma la fiducia (specie se collettiva) non fiorisce per nobili esortazioni dall’alto: la fiducia é un sentimento al tempo stesso intimo e complesso, tanto che Enzo Bianchi sostiene che essa é strettamente legata alla parola fede e quindi non puó venire dall’alto. Deve e puó nascere dal basso….” E porta come esempio periodi, come il post bellico e della ricostruzione, in cui c’era una vera fiducia collettiva nel nostro Paese, periodi in cui “nessuno ci predicava fiducia dall’alto”.  Ma dá anche qualche ricetta davvero interessante: “Il peso della memoria nel creare fiducia é sempre stato da noi italiani sottovalutato, forse perché siamo prigionieri del pregiudizio sessantottino che la memoria ci uccide…Sfiducia e disprezzo del passato non sono opzioni rivoluzionarie, ma regressive. Solo chi sa lavorare sugli assi lunghi della memoria ha l’occasione e le carte giuste per far fiduciosi passi in avanti.”

Premetto che al sottoscritto non piace parlare di alto e basso, ma i due aggettivi servono qui per capirsi. Per basso si intende la collettivita’, la base, e per alto le istituzioni o gli organi rappresentativi. Un millisecondo dopo aver letto l’editoriale, anzi leggendolo, ho fatto il parallelo e le parole societá civile (di De Rita) sono diventate nella mia testa societá scientifica. L’editoriale ha funzionato (quasi) lo stesso.

Non potevo non dirvelo.

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