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La strada in salita delle Riforme per SICVE

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Post di Gaetano Lanza

L’abbiamo più volte detto e scritto e il nostro Presidente l’ha ribadito in Assemblea a Bologna. Un piccolo passo è stato fatto. Una prima modifica dello Statuto é stata apportata a Bologna necessaria per poter chiedere l’iscrizione della nostra SICVE tra le Società Scientifiche riconosciute dal Ministero della Salute. Ma un passo più grande resta ancora da fare e per questo una prima Assemblea Straordinaria è stata indetta per martedì 5 dicembre a Roma per le 11.00 presso NH Hotel Collection Vittorio Veneto in Corso d’Italia 1. Come ha giustamente scritto il Presidente nella convocazione “per discutere assieme le proposte di riassetto e riorganizzazione della Società”. Un primo incontro per iniziare. Se qualcuno pensa che sarà quello definitivo e conclusivo, molto probabilmente si sbaglia. Ma serve eccome. Non si prevede una grande affluenza e partecipazione di Soci. Sappiamo che molti vorrebbero partecipare ma gli impegni quotidiano non lo permettono e poi spostarsi diventa sempre più arduo. Pubblicheremo il verbale. Ma soprattutto attiveremo una pagina aperta in internet sul sito www.sicve.it per raccogliere le varie proposte e i vari commenti, che il Direttivo analizzerà. Per giungere possibilmente a una proposta organica di modifica sostanziale e strutturale dell’attuale assetto della Società da poter approvare in una prossima Assemblea, sarebbe bello a Napoli durante il prossimo Congresso Nazionale 2018 (ipotesi assolutamente e del tutto finora personale).

Ma perché tutto ciò? Qualcuno potrebbe sostenere che non è necessario e che si può lasciare tutto così come è adesso avendo già apportato le modifiche necessarie statutarie richieste dal Ministero per poter entrare in quell’elenco. Noi pensiamo invece che il Ministero ha semplicemente fatto scattare la molla che era da carica da tempo per fare le Riforme che erano nell’aria. I motivi sono diversi. Ne formuliamo solo alcuni. Vogliamo tutti una Società più moderna e al passo coi tempi. Più snella, attiva, operativa e performante, in grado di soddisfare le attese e la partecipazione di quanti più Soci possibile. Quindi più aperta alle proposte che giungono da Soci  che devono avere la possibilità di esprimerle liberamente e di vederle concretizzare. Quindi più democratica e partecipativa. L’Assemblea deve poter essere il momento celebrativo culminante per legiferare e ratificare. Ma non può essere il luogo esclusivo di incontro e scambio delle idee. Siamo onesti. Non c’è il tempo in Assemblea per scambiare le idee. L’abbiamo sempre appurato. E allora hanno inventato internet o meglio intranet e i nuovi sistemi di comunicazione che non saranno d’ora in poi affatto un optional ma un must. E quando parliamo di nuovi sistemi di comunicazione come i social entriamo nel regno dei giovani (under 35) che devono poter scambiare idee e propositi fino a co-gestire con i meno giovani la cosa pubblica. Quindi una quota di giovani negli organi istituzionali. Un’altra necessità è abbattere i muri. Forse è passato inosservato l’art.7 del nostro Statuto che recita Possono far parte dell’Associazione in qualità di Soci Ordinari, medici specialisti in Chirurgia Vascolare o in branche affini e che abbiano conseguito titoli ritenuti idonei.”  Rimane da stabilire quali siano queste branche affini. La Società Europea (ESVS) accoglie “……..medical specialists involved in the care and treatment of patients suffering from vascular disease”. Il chirurgo vascolare italiano che ha cambiato nome e si chiama da diversi anni chirurgo vascolare-endovascolare è un ibrido e ha imparato a maneggiare oltre al bisturi anche il catetere (unico specialiasta in questa duplice performance), trasformandosi in radiologo interventista all’occorrenza. Se Darwin ha ragione, come ha ragione, quella del chirurgo vascolare-endovascolare sarà la specie più performante e adatta a sopravvivere in un ambiente che sarà sempre più selettivo. Non dirò, spero, un’eresia se dirò quindi che la nostra SICVE deve poter accogliere anche radiologi interventisti vascolari o cardiologi interventisti che si occupano di periferico. O riteniamo che questi siano extracomunitari invasori nel nostro territorio? Lo stesso ragionamento vale per i nostri amici angiologi e flebologi. Così come molti chirurghi vascolari militanti in SICVE risultano iscritti in società flebologiche e/o angiologiche, perché non può essere il contrario? Per non parlare qui del progetto federativo che potrebbe nascere e crescere con alcune società come la SIAPAV ad esempio e la SISAV (malformazioni). Bisogna probabilmente superare un’ontologia improntata alla purezza essenzialistica e all’autarchia culturale per affermare una nuova visione fondata sulla contaminazione con l’alterità e diventare così migliori.

Un’altra riflessione da fare è sulla paura o il timore di cambiare. Sempre Darwin insegna che se non si cambia si soccombe perché l’ambiente cambia e la specie che sopravvive è quella più adatta quindi più elastica al cambiamento  e all’adattamento. Nella capacità di cambiare noi stessi sta il nostro futuro . Non bisogna avere paura di cambiare. Ma la domanda è d’obbligo. Quanto e come siamo disposti a cambiare? Cosa siamo disposti a lasciare indietro come un fardello per poter avanzare più leggeri? Vogliamo rimanere sempre più soli e isolati in un carcere mentre fuori il mondo si globalizza o modificare in parte la nostra identità, pur nel rispetto dei nostri valori fondanti, per poter essere liberi cittadini? E ancora. Quanti diritti sono gli oligarchi disposti a concedere affinchè il popolo prima o poi non tagli la loro testa? Ricordiamoci che il popolo nella storia ha sempre preteso giustamente da chi lo governa (non mi piace il termine, preferisco coordina) poche doti: la capacità di ascolto, la dedizione al posto del lucro, la trasparenza, un minimo di esperienza, la propensione alla verifica oggettiva dei risultati, una certa lungimiranza.

Saremo in grado? Una cosa è certa. La strada delle Riforme per SICVE è in salita ma é ormai imboccata e non è più permesso tornare indietro.

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