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Maggiore autonomia alle Regioni (alcune) in materia sanitaria

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Post di Gaetano Lanza

Negli ambienti viene definita come svolta decisiva. L’accordo, o meglio il preaccordo (che prelude ad un accordo più articolato e completo) siglato tra il Governo (sottosegretario Gianclaudio Bressa delegato dal Premier Gentiloni) e i governatori di Lombardia, Veneto e Emilia Romagna, riconosciute tra le Regioni più virtuose in materia sanitaria. L’intesa rientra nell’art.116, terzo comma, della Costituzione che prevede una maggiore autonomia regionale su diverse tematiche. In questi tre pre accordi abbastanza simili si precisa che l’accordo vero e proprio sarà compito della prossima legislatura (altra promessa preelettorale ?) per decidere e determinare soprattutto le modalità di attribuzione delle risorse finanziarie, umane e strumentali (scusate se è poco), senza le quali le parole restano solo parole. Intanto un impegno è stato siglato e sarà quasi impossibile tornare indietro, non per la determinazione, non scontata, del futuro prossimo governo che avrà parecchi ben altri grattacapi, ma per l’ostinazione, questa scontata, delle tre Regioni suddette. E l’effetto domino sarà anche questo quasi scontato perché alle tre si uniranno senz’altro altre (forse poche) ma altre di sicuro. Ormai il solco è tracciato.

Riportiamo qui di seguito il preaccordo siglato dall’Emilia Romagna, perché per le altre due Regioni le cose sono abbastanza simili.

Accordo Governo Emilia Romagna

Val la pena leggerlo. C’è anche un’appendice su rapporti internazionali e con UE.

Riportiamo per sommi capi i punti principali :

-possibilità di rimuovere i vincoli di spesa con particolare riguardo alle politiche di gestione del personale;
– maggiore autonomia in materia di determinazione del numero dei posti dei corsi di formazione per i Medici di Medicina Generale e di accesso alle scuole di specializzazione, allo scopo la Regione stipula specifici accordi con le Università presenti sul territorio regionale;
– possibilità di avviare percorsi finalizzati alla stipula di contratti a tempo determinato di “specializzazione lavoro” per i medici, alternativi al percorso delle scuole di specializzazione;
– definizione delle modalità per l’inserimento dei medici titolari del contratto di specializzazione lavoro, all’interno delle strutture del Ssn, fermo restando che il contratto in esame non può dare in alcun modo diritto all’accesso ai ruoli del Ssn né all’instaurazione di alcun rapporto di lavoro a tempo indeterminato con lo stesso, se non interviene una ulteriore procedura selettiva a tal fine dedicata;
– maggiore autonomia nell’espletamento delle funzioni attinenti al sistema tariffario, di rimborso, di remunerazione e di compartecipazione;
– maggiore autonomia in ordine alla definizione del sistema di governance delle Aziende sanitarie e degli Enti del Servizio Sanitario Regionale, con particolare riguardo agli organi e alla direzione strategica, ferme restando le disposizioni nazionali in materia di selezione della dirigenza sanitaria;
– adottare decisioni basate sull’equivalenza terapeutica, tra medicinali contenenti differenti principi attivi alle quali AIFA dovrà rispondere entro 180 giorni nel merito adottando un parere obbligatorio e vincolante sull’intero territorio nazionale. In caso contrario la Regione utilizza il documento presentato per assumere le determinazioni basate sull’equivalenza terapeutica;
– per la realizzazione degli interventi sul patrimonio edilizio e tecnologico del Servizio Sanitario Regionale è assicurata alla Regione la capacità di programmare gli interventi medesimi in un quadro pluriennale certo e adeguato di risorse;
– maggiore autonomia legislativa, amministrativa ed organizzativa in materia di istituzione e gestione di fondi sanitari integrativi.

E’ superfluo sottolineare il fatto che si aprirebbero e si apriranno scenari nuovi dettati da una maggiore autonomia decisionale e operativa della singola Regione, con la quale quindi bisognerà come Società Scientifica dialogare maggiormente che in passato. Non è da sottovalutare d’altronde il rischio di creare o esasperare il divario di performance tra regione e regione e soprattutto tra nord, centro e sud con isole della nostra penisola, di cui pagherebbero, come in parte già stanno pagando, le spese i pazienti. La speranza allora, ma anche l’auspicio, non può che essere il cosiddetto effetto traino per cui anche le Regioni più deboli possano e debbano rispondere con uno scatto d’orgoglio.

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