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L’esperto risponde

Domanda
Buonasera. Mio padre è stato operato al cuore nell’aprile scorso, 3 bypass ed è andato tutto bene. Da esami fatti è risultata una ostruzione del 30% della vena destra del collo e del 70% a quella sinistra. Gli hanno consigliato l’intervento, ovviamente non nell’immediatezza dato l’intervento importante appena subito. Ieri si è sottoposto ad eco-doppler ed è risultata la vena sinistra completamente ostruita mentre la destra al 50%. Chi ha effettuato l’esame ha riferito a mio padre, il quale non ha e non ha avuto in questi mesi alcun sintomo tipo svenimenti o mal di testa, che probabilmente il sangue ha “preso un’altra via”… e gli ha consigliato controllo fra 1 anno! Ma com’è possibile? Ostruita al 100%, ok non si può operare e non c’è più niente da fare, è quindi una bomba ad orologeria?? Siamo nel caos più totale… Ovviamente farà un’altra eco doppler e ha appuntamento dal suo cardiologo ma il tutto avverrà fra una settimana! Quindi viviamo nell’attesa e nell’angoscia..
Grazie comunque per avere letto il messaggio.
Cordialità.
Sig.ra S.

Risponde il dr Vittorio Dorrucci – U.O. Chirurgia Vascolare – Ospedale di Mestre
Gentile Sig.ra S.
La ringrazio di aver chiesto il nostro consiglio e di aver consultato il nostro sito rivolto anche a risolvere ogni quesito clinico rappresentato dal cittadino. Innanzitutto vorrei tranquillizzarla per la situazione di suo padre che sembra essere neurologicamente stabile. La patologia stenostruttiva delle arterie carotidi (le arterie principali del collo che irrorano il cervello) può peggiorare anche velocemente come nel suo caso ed una lesione può passare dal 70 al 100% di occlusione in brevissimo tempo e, fortunatamente, senza sintomi clinici. A questo punto cosa fare: il papà è un cardiopatico operato di bypass e quindi presenta una malattia vascolare arteriosa diffusa e necessita di una terapia antiaggregante a vita. Non parliamo di “bomba ad orologeria” poiché le occlusioni totali delle carotidi non portano ad ulteriori episodi ischemici cerebrali e quindi il consiglio del collega è stato corretto. Forse per maggior sicurezza chiederei al vostro medico di base di farvi eseguire una AngioTAC per definire meglio la situazione vascolare controlaterale ed intracranica. Spero di esserle stato di aiuto e di avervi tranquillizzato. Un cordiale saluto,
Dr Vittorio Dorrucci
Segretario SICVE

Domanda
Buonasera a tutti, volevo parlarvi di cosa è successo a mio fratello di 40 anni, il giorno 20 maggio 2013 si è fatto male in campagna con il motozzappa procurandosi un trauma al piede sx con rottura della tibia e del perone, trancio arterie, vene e tendini riportando anche una diminuzione del polpaccio a seguito di operazione è stato fissato l’osso con tutore esterno e la ricostruzione di una sola arteria la peroniera però senza nessun ritorno venoso, da una angiografia fatta il 31 maggio si vede che la poplitea e la pedidia sono occluse. Adesso si trova ricoverato in un reparto di chirurgia vascolare “omissis” dove è ricoverato dal 27 maggio 2013, i medici ci hanno detto che ci sono poche possibilità di salvare l’arto in quanto è un caso impegnativo e stanno studiando un paio di soluzioni per fare degli innesti prelevando delle vene arterie per cercare di creare dei canali di flusso e ritorno di sangue per migliorare la circolazione e nello stesso tempo di prelevare un pezzo di muscolo da un’altra parte del corpo per innestarlo nel polpaccio mancante, hanno detto che si tratta di un intervento di circa 10 o 12 ore molto complesso e nella maggioranza dei casi con risultati sfavorevoli. Faccio presente cha ad oggi non è stata fatta nessuna camera iperbarica ed ogni giorno viene medicato con pulizia del tessuto necrotico.
Vi chiedo se a vostro parere si può fare qualcosa in più per poter salvare questo arto, grazie per l’interessamento aspetto presto notizie vista la delicatezza del caso.
Donato

Risponde il dr Gaetano Lanza – U.O. Chirurgia Vascolare – Ospedale MultiMedica – Castellanza (Va)
Gent.mo signore, ci rendiamo conto che il caso di Suo fratello è particolarmente delicato da gestire. Diciamo subito che il Centro di Chirurgia Vascolare dell’Ospedale cui fa riferimento è senz’altro all’altezza. D’altronde in casi simili solo l’esperienza e la competenza del Centro e la possibilità quindi di gestire la situazione, non solo dal punto di vista chirurgico estremamente importante, ma anche di supporto, compresa l’iperbarica quando necessaria, possono portare al successo, che spesso comunque non è scontato, nonostante gli sforzi fatti. L’insuccesso è spesso legato alla gravità delle lesioni riportate specie in incidenti sul lavoro, per cui alla fine si è costretti a ricorrere a interventi demolitivi (amputazione d’arto per intenderci). La prognosi quindi in questi casi non può che essere riservata e i sanitari non possono che parlare di “salvataggio d’arto” nella migliore delle ipotesi. Aggiungiamo infatti che spesso in caso di salvataggio si può assistere comunque a esiti anche permanenti che possono limitare la funzionalità dell’arto in questione. Dal punto di vista strettamente chirurgico gli innesti vascolari o di muscoli o di pelle, che non sono facili da eseguire, possono essere seguiti comunque da insuccesso anche se l’intervento o gli interventi sono stati eseguiti correttamente e secondo i classici criteri, e ciò può essere dovuto a complicanze, quali rigetto di tessuto, fallimento di innesti, trombosi di arterie e vene ecc. nonostante le terapie di supporto anche farmacologiche e antibiotiche che in questi casi vanno opportunamente impostate e monitorate a dovere. Capirà che non possiamo scendere in dati più tecnici. La ringraziamo per averci contattato e auguriamo a Suo fratello una guarigione.

Domanda
Gentile dottore, mia cugina è affetta da una malformazione venosa congenita alla gamba sinistra, un dottore qualche anno fa le ha anche detto che potrebbe trattarsi di klippel trenaunay. Ha eseguito un intervento di scleroterapia tre anni fa a roma,con miglioramenti… Lei ha 18 anni, ha una vita normale (ovviamente non del tutto, nessuno sa del suo problema e non mette mai certi vestiti e non va al mare). Diciamo che ora il problema è ancora nascosto, ma vorrei sapere se è una malattia fatale oppure potrà comunque condurre una vita normale. Fortunatamente lei accusa solo dolori e molto gonfiore quando cammina, ma cerca di non darlo a vedere… Non ha mai avuto problemi di tromboflebiti o ulcere, per adesso. Usa una calza compressiva, e dovrebe fare altri interventi di scleroterapia ma lei non vuole…
Lei cosa dice a proposito di questi interventi? E soprattutto cosa dice riguardo questa malattia? Con degli accorgimenti può vivere una vita tranquilla?
Fabio

Risponde il Prof. Francesco Stillo – U.O. Chirurgia Vascolare – Centro Malformazioni Vascolari – IDI – Roma
Gentile Sig.FABIO, Le malformazioni venose degli arti inferiori possono essere complesse con un importante problema emodinamico che si manifesta con ipertensione venosa e quindi dolore o edema. E’ importante per la gestione della malattia fare riferimento a centri di chrurgia vascoloare che si occupano di malformazioni. La patologia è benigna ma se la paziente non è seguita nel tempo si possonono manifestare complicanze vascolari che peggiorano la qualita della vita. Saluti e disponibile ad aiutare la sua parente.

Domanda
Buongiorno. Il mio papà, dopo vari esami ha scoperto di avere la carotide ostruita del 70%, i medici gli hanno consigliato l’operazione.
A quanto pare ci sono due tipi di operazione, ma essendo ignorante in materia vorrei avere delle spiegazioni. Innanzi tutto che tipo di operazioni esistono e quale è consigliata in questo caso. A mio papà hanno consigliato il sistema del palloncino. Vorrei sapere anche quali sono i centri in Italia che vanno per lamaggiore per questo tipo di interventi.
Spero di avere qualche risposta da voi.
Grazie. Rocco

Risponde il Prof Francesco Speziale – U.O. Chirurgia Vascolare – Policlinico Umberto I – Università La Sapienza – Roma.
Per prima cosa sarebbe importante sapere se suo papà ha mai avuto una sintomatologia neurologica di natura ischemica cerebrale (perdita momentanea della parola,perdita di forza di un braccio o di una gamba etc….) e quindi sarebbe da considerarsi un paziente “sintomatico” o non ha mai avuto nulla di tutto ciò.
Andrebbero anche considerati i suoi fattori di rischio (fumo,ipertensione,diabete,trigliceridi-colesterolo alti etc…)
Quindi in primis è necessario un inquadramento clinico e questo è molto importante per poi decidere sulla indicazione al trattamento.
Una percentuale del 70% oggi non basta per dare indicazione ad un intervento ma è importante conoscere la qualità della placca (fibrosa,calcifica,lipidica,con o senza ulcere nel suo contesto). Per quanto riguarda il tipo di trattamento (chirurgico o endovascolare “con il palloncino”) la valutazione deve essere fatta da un chirurgo vascolare che sappia valutare correttamente quali sono le indicazioni più appropriate per la situazione anatomica e per quella clinica.
Come può vedere Sig.Rocco ci sono una serie di fattori che devono essere considerati prima di decidere se trattare una stenosi del 70% e poi come debba essere trattata.

Domanda
Ho 38 anni. Da un po’ di anni soffro di mani fredde e che diventano bianche e blu soprattutto in questo periodo. Il mio medico mi ha detto che lo specialista delle vene si occupa di questa malattia e intanto mi ha dato questa cura : trental 600 mg 1 compressa tutti i giorni e mi ha detto di non fumare e di evitare il freddo anche se mi lavo con l’acqua fredda.
Cosa posso fare di più? Grazie dell’informazione. A chi mi posso rivolgere per fare altri esami?
Bruna C, L’Aquila.

Risponde il prof. Roberto Gattuso – Chirurgia Vascolare A – Policlinico Umberto I° – Roma
Cara Bruna,
innanzitutto sarebbe oppotuna una accurata valutazione specialistica vascolare per diversi ordini di motivi. Innanzitutto bisognerebbe capire se questa discolorazione che ha alle mani quando fa freddo segue una fasicità peculiare o meno. Infatti se le mani prima diventano bianche e fredde e presentano formicolio e poi diventano blu (cianotiche) e poi rosso intenso allora si tratta di una sindrome o fenomeno di Raynoud. Se con il freddo sono soltanto violacee allora si tratta di una forma di acrocianosi!!
In entrambi i casi bisognerà fare una doagnostica differenziale tra forme primitive (cioè senza una causa apparente se non una disregolazione delle recezione termica) e forme secondarie (che derivano da una patologia autoimmunitaria od anche ad una patologia vascolare come la sindrome dello stretto toracico superiore). Una correta visita ed una serie di esami ematologici e strumentali (EcocolorDoppler, tests immunologici e capillaroscopia) potranno facilmente chiarire la diagnosi.
Più complessa è la terapia farmacologica dal momento che il farmaco che prende non sarà in commercio!! Anche in questo caso un bravo chirurgo vascolare la saprà indirizzare correttamente.
Cordiali saluti.

Domanda
Mio padre ha avuto un aneurisma aortico addominale ed è stato operato, e stà bene, ma anche suo fratello ha avuto lo stesso intervento.
Sappiamo che la vostra Società esegue gli esami per lo screening in tutta Italia. Io che sono il figlio mi devo preoccupare. Ho 52 anni. Devo fare anch’io l’esame. Devono farlo anche i miei due fratelli e mia sorella? Possiamo farlo gratuito?
Grazie

Risponde il prof. Roberto Gattuso – Chirurgia Vascolare A – Policlinico Umberto I° – Roma
Gentilissimo Francesco,
un controllo con EcoColorDoppler dell’aorta addominale è tassativo sia per lui che i fratelli o sorelle ma vorrei allargare anche ai cugini (figli di fratelli o sorelle del padre) ed ovviamente agli zii o zie.
Questo perchè gli aneurismi dell’aorta addominale non possono al momento definirsi come ereditari ma solamente familiari. Questo ovviamente significa che qualche ruolo i nostri geni lo hanno anche se oggi non completamente conosciuto!!!
Prevenire è sempre meglio che curare specialmente per una patologia che non da alcuna sintomatologia se non quando si complica!!!
Per quanto riguarda la sua seconda domanda l’esame EcoColorDoppler dell’aorta addominale e dei vasi iliaci si esegue facilmente ed è a carico del sistema sanitario nazionale. Quindi il suo medico Curante lo può e deve prescriverlo regolarmente e lei lo potrà effettuare sia nella sua ASL sia negli ambulatori ospedalieri od universitari della sua zona!
Cordiali saluti

Domanda
Ho 48 anni e fumo 20 sigarette al giorno. Mio padre è diabetico ed è stato amputato perché aveva un piede nero e fumava anche lui.
Da un po’ di tempo ho i piedi che sono freddi. Ho parlato con il mio medico e mi ha mandato ad un Ospedale dove mi hanno detto che devo fare una Tac perché hanno il sospetto di un’arteria chiusa nella pancia. Mi hanno detto che devo fare anche una radiografia per veder com’é la circolazione nelle gambe. Forse mi devono operare. Il piede destro è più freddo e ha una piccola ulceretta al ditino del piede.
Devo fidarmi? Se devono poi operarmi ho sentito che si può fare col palloncino che dilata. Ci sono altri sistemi senza operare?

Risponde il dott. Franco Nessi – U. O. A. Azienda Ospedaliera – Ospedale Mauriziano “Umberto I” – Torino (TO)
Gent.mo sig. Vito,
la sua lettera fornisce poche informazioni,tuttavia alcuni elementi importanti emergono e mi permettono di darle alcuni consigli. Innanzitutto lei ha già sperimentato in famiglia quali siano le gravi conseguenze del diabete,soprattutto se associato al fumo,quindi le consiglio di verificare con il suo medico curante attraverso esami del sangue ,quale sia la sua attuale situazione per quanto riguarda la glicemia e il colesterolo nelle sue due forme più facilmente dosabili LDL e HDL. e’ inoltre assolutamente importante che lei smetta di fumare,controlli la sua pressione arteriosa e faccia attività fisica quotidiana( camminare in piano per 4/5 km consecutivamente). Il solo sintomo dei piedi freddi non è sufficiente a inquadrare la sua situazione,sarebbe importante sapere se camminando si deve fermare per male ai polpacci e dopo quanti metri questo sintomo eventualmente si presenti. Per quanto riguarda la diagnostica la miglior cosa da fare sarebbe quella di farsi indirizzare al Centro di Chirurgia Vascolare più vicino a lei per una visita specialistica. Basta che lei ci dica in che città abita e le possiamo indicare quali essi siano. E’ importante che lei si rivolga al Chirurgo Vascolare perchè solo così ,dopo unadeguato inquadramento diagnostico,le potranno essere proposti i trattamenti più adeguati per il suo caso. In genere si inizia con l’eliminazione di tutti i fattori di rischio e con una adeguata terapia medica. Solo nei casi più gravi si deve ricorrere alla cura chirurgica ,vuoi per via endovascolare (il famoso palloncino) vuoi per via chirurgica aperta.
Cordiali saluti

Domanda
Ill.mo. prof.
Mi rivolgo a lei per un informazione:
Dopo posizionamento di endoprotesi aortica che cosa significa il dislocamento verso il basso?
Come si può prevenire?
Se ciò si verificasse che può succedere?
Confido nella sua grande cortesia sia nel leggermi che nel rispondermi.
Ancora grazie.
Biagio

Risponde il dr Ernesto Morlacchi – U.O. Chirurgia Vascolare – Ospedale MultiMedica – Castellanza (Va)
Gent.mo sig. Biagio,
il dislocamento verso il basso di una endoprotesi aortica posizionata per escludere un aneurisma della aorta addominale sottorenale sostanzialmente significa il fallimento della procedura, con il ritorno alla perfusione della sacca aneurismatica, per cui si ripropone in pratica il rischio di rottura della stessa. Eí chiaro che sarebbe necessario poter visionare la TAC per essere piuí precisi, ma in generale le motivazioni che possono portare a questo possono essere legate ai differenti tipi di endoprotesi, al loro sistema di aggancio al tratto di aorta ancora sana o presunta tale che precede l’aneurisma che si chiama colletto aortico, alla conformazione che aveva tale colletto, alle eventuali sue tortuositaí o calcificazioni, a problemi di picchi ipertensivi del paziente, ma anche ad una progressione della malattia con aumento quindi del diametro aortico del colletto ovvero del segmento precedentemente non interessato dalla dilatazione aneurismatica. Non si tratta in genere di una complicanza prevedibile, e la sua incidenza varia considerevolmente in relazione ai fattori sopra esposti.
In pratica, però, è necessario provvedere ad un nuovo intervento per risolvere il problema.
Anche qui, è necessario avere uno studio TAC recente per valutare quale sia il sistema percorribile e più opportuno, dato che vi sono diverse possibilità di trattamento. A volte diventa necessario procedere ad un intervento tradizionale in chirurgia aperta, o può essere opportuno ripetere una procedura endovascolare, qualora la situazione lo permetta, con buone probabilità di successo.
Concludendo, credo sia essenziale poter disporre in primo luogo di ulteriori informazioni sul tipo di endoprotesi utilizzata, visionare la TAC precedente l’intervento e poterla confrontare con quella di controllo per poterLe consigliare il trattamento più opportuno.

Domanda
Mio padre ha avuto una paralisi al braccio destro durata qualche minuto e faceva fatica a parlare, È andato in pronto soccorso e gli hano fatto gli esami e ha scoperto che aveva solo la pressione un po’ alta. Ha fatto la tac alla testa , l’elettrocardiogramma e altri esami del sangue e non hanno trovato niente, l’hanno prenotato per un ecodoppler alla carotide che farà la prossima settimana o l’altra ancora. Siamo preoccupati. Non conviene farlo subito o prima possibile? Dove lo può fare?
Laura

Risponde il dr Gaetano Lanza – U.O. Chirurgia Vascolare – Ospedale MultiMedica – Castellanza (Va)
Ha perfettamente ragione. Suo padre, senza creare però allarmismi, dovrebbe fare prima possibile (avrebbe già dovuto farlo) un ecodoppler carotideo per escludere una stenosi alla carotide perchè se fosse invece riscontrata una stenosi alla carotide in questo caso alla carotide sinistra (perchè il cervello sinistro coordina la metà del corpo destro e il linguaggio) e se tale stenosi fosse superiore a 50% dovrebbe essere operato al massimo entro 15 giorni dall’episodio che ha avuto presso un centro di chirurgia vascolare con esperienza. Ne parli con il suo medico di fiducia, dandogli questo messaggio oppure si rivolga al chirurgo vascolare esperto più vicino.

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