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Quella “testa” di Scarpa. Post di Gaetano Lanza ad Angelo Argenteri.

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Quella “testa” di Scarpa. Post di Gaetano Lanza ad Angelo Argenteri.

Caro Angelo,

non so da quanto tempo tu abbia preparato il bel Convegno a Pavia (eccezionalmente dolce per l’occasione) venerdì e sabato scorso sulle Fenestrate, organizzato in modo eccellente con Serom, come sempre pronta se la chirurgia vascolare chiama (ringraziamo in particolare Moresco padre e figlia).

E’ stato un utile confronto a 360° su un tema ancora molto dibattuto.

In realtà  (non volermene, ma ce l’hai fatto intuire) lo preparò non proprio ieri un illustre della città , Antonio Scarpa, quando nel 1804 pubblicò il suo trattato “Sull’Aneurisma”, tipografia Bolzani, Pavia. Grazie per avercene dato una copia in pdf che allegho. Giustamente hai scelto la Sua Aula nella storica Università  dove anche i muri insegnano. L’aula del Convegno era non a caso la Sua. Saranno pur famose e prestigiose le altre aule all’estero. Ma le nostre in Italia, come questa, sono patrimonio dell’umanità  e per favore, Voi Professori, insegnate pure nelle aule moderne e con i PC ma qualche lezione tenetela ancora in queste, anche se il legno è troppo duro e il collo troppo delicato. Perché in aule come queste il silenzio é religioso e biblica la parola.

Lui, caro Angelo, era lì con noi. Testardo e scorbutico come era e come appare ancora oggi. La Sua testa, che, ci hai spiegato, fu mozzata dai detrattori (bel caratterino doveva avere) e abbandonata dopo la morte, quindi raccolta da qualcuno che ne riconosceva i meriti e imbalsamata, era dietro l’angolo, nel Museo, ad ascoltarci, interessata ancora a sapere come va a finire la storia degli aneurismi. Storia che non poteva immaginare potesse arrivare fin dove è arrivata e che non è affatto finita. Come Lui allora, noi oggi non abbiamo neanche idea di come evolverà . Questo percepivamo tutti, quando ci portasti a visitare il Museo venerdì sera, aperto solo a pochi privilegiati, e ci mostrasti la ‘testa’ che troneggia e imperversa arcigna e quasi consapevole.

Apro la prima pagina del Suo trattato e leggo la dedica al Vice Presidente della Repubblica Italiana, Francesco Melzi D’Eril, scusate se è poco, con le parole d’apertura: ‘che rispettosamente Vi rassegno, per sé grandi titoli a Voi appartien’. Mi vengono in mente le nostre Linee Guida (il parallelo non regge). Per favore, dଠpure al Professor Scarpa che la storia degli aneurismi sembra essere infinita, che anche a noi piacerebbe ‘rassegnar’ le nostre Linee Guida al Ministro o Vice Presidente del Consiglio. Se può, ci dia una mano, anche se ci ha già  dato la testa.

Un solo appunto ti devo fare. Perdonami. Non ci avevi mostrato nel Museo le lettere originali di Einstein. Testimoniano il Suo periodo italiano. Appassionato come sono mi ritengo strafortunato e strafelice di averle sbirciate e ammirate pur per brevi istanti. Mi sono soffermato su una lettera scritta in italiano. La riporto qui sopra in foto per gli appassionati come me. E’ del ’46. Un particolare: si firma Alberto con la o finale. Un Genio universale non poteva non aggiungere quella vocale.

Grazie Angelo, per il Convegno, soprattutto per averci mostrato il Museo, e ringrazia a nostro nome il Professor Scarpa. Ma grazie soprattutto per la Storia che ci insegni sempre. Chi non conosce il passato, non sa da dove viene e quindi dove andrà .

Gaetano

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