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Rapporto CNEL. Sanita’ italiana ottima ma non universale. Post di Gaetano Lanza.

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Volevano abolirlo con un referendum nazionale (conosciuto anche come Renzi-Boschi) il 4 dicembre 2016. Costa troppo e serve a poco. Ma gli italiani hanno voluto mantenerlo, anche perché il quesito del referendum era in blocco con altre proposte e ne ha subito le conseguenze. Anche il Governo scorso giallo-verde ci ha provato ad abolirlo. Ma é ancora in vita e tenta di riformarsi per sopravvivere. Parliamo del CNEL, il Consiglio Nazionale di Economia e Lavoro, ritenuto da molti, quasi tutti, un Ente inutile.

Eppure di recente il CNEL ha prodotto una “Relazione 2019 al Parlamento e al Governo sui livelli e la qualità dei servizi offerti dalle Pubbliche amministrazioni centrali e locali alle imprese e ai cittadini” che troviamo interessante e che alleghiamo.

Relazione CNEL

Da questo Rapporto si evince un dato quasi eclatante. Il nostro Paese dal punto di vista sanitario é da considerarsi tra i Paesi piú virtuosi in senso globale ma anche tra quelli a maggiore disparitá nelle differenti aree territoriali per quanto riguarda offerta di servizi, tempi di attesa e quindi performance assistenziale.  L’Italia è il Paese europeo con le più grandi differenze tra regione e regione. Questo é quanto dovranno commentare nella presentazione della Relazione il 15 gennaio a Roma, Tiziano Treu, Presidente CNEL e Fabiana Dadone, Ministra per la Pubblica Amministrazione.

Dimensioni contenute della spesa sia in valore assoluto che in percentuale del PIL da un lato e valore elevato della durata della vita e della speranza di vita alla nascita, mortalità evitabile tramite prevenzione ed appropriatezza delle cure dall’altro collocano il  nostro Paese ai primi posti in termini di performance sanitaria globale.

A fronte di ciò vanno segnalate alcune criticità di vecchia data, quali debolezza delle cure territoriali per disabili e non autosufficienti e insufficiente offerta di strutture per lungodegenza e sopratutto differenze sostanziose in termini di spesa sanitaria pro-capite, offerta di servizi sul territorio, qualità degli stessi e possibilità di accesso appropriato e tempestivo alle prestazioni sia tra regioni ed aree geografiche che tra gruppi sociali.

“Per quanto riguarda le risorse – aggiunge la Relazione – risulta crescente il divario tra la domanda ed i costi di produzione, in costante aumento, da una parte, e la ristrettezza del finanziamento pubblico, in calo rispetto al PIL negli ultimi anni, dall’altra. In questo ambito una criticità crescente si rileva rispetto agli organici ed alle carenze del personale. Per quanto riguarda il grado di digitalizzazione della Pubblica Amministrazione l’Italia si piazza al quintultimo posto tra i paesi dell’Unione Europea, davanti solo a Polonia, Grecia, Bulgaria e Romania e ad un livello inferiore alla media UE per tutti gli indicatori e in modo particolarmente accentuato per il capitale umano disposto a trarre vantaggi dai sistemi di digitalizzazione. Andamenti positivi vengono riportati pero’ per il tasso di ospedalizzazione, ormai trai più bassi del mondo, e per lo sviluppo del numero dei posti letto in presidi residenziali socio-assistenziali.  L’analisi condotta su dati 2018 dal Ministero della Salute sulla attuazione dei LEA (Livelli essenziali di Assistenza) ha mostrato le differenze notevoli registrabili anche da questo punto di vista, sia per la prevenzione, che per l’attività ospedaliera e per quella territoriale, con punteggi che oscillano tra il 92,4 della Provincia di Trento per il settore ospedaliero e il 29,5 della Campania per l’attività distrettuale. Una serie di Regioni in particolare risultano non garantire i LEA per alcuni degli aspetti studiati (Campania per distrettuale e ospedaliera, Sardegna per distrettuale, Molise per ospedaliera). Anche per ciò che attiene gli indicatori soggettivi secondo l’Istat la soddisfazione per il proprio stato di salute, benché alta nei livelli medi, mostra differenze territoriali evidenti.”

Nei recenti incontri che il nostro Direttivo ha tenuto con i nostri Referenti Regionali sono emerse differenze notevoli tra regione e regione e tra nord, centro e sud del nostro Paese per quanto riguarda la governance sanitaria.

Da questi dati é bene trarre le conseguenti misure. I nostri politici oltre ai proclami devono fare la loro parte fondamentale. Le Regioni meno virtuose devono davvero rimboccarsi le maniche e magari copiare quelle piú virtuose. Spetta anche a noi proporre soluzioni in tal senso e stiamo lavorando a Documenti che vanno in questa direzione. Ma attenzione. Le Regioni virtuose non possono crogiolarsi. Le performance sono come le piante di un giardino, vanno curate e seguite, altrimenti appassiscono.

Fará bene il nostro Direttivo a continuare a stimolare il confronto interregionale.

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