FORGOT YOUR DETAILS?

Il Dio dei Cristiani, nostro Dio, ha scelto di nascere tra i poveri, i diseredati, i disagiati, i rifugiati, ultimo tra gli ultimi. Tra mille e mille difficoltá Maria, quella notte misteriosa e clandestina, trova appena un rifugio improvvisato per partorire.  Non c’é posto tra gli uomini per il Dio degli Universi che sta per nascere. Che strano Disegno é questo ? Pensandoci bene non puó essere diverso, perché deve nascere il Dio della Speranza che illumina le tenebre, dell’Amore che vince sull’odio e sull’indifferenza, della Via, della Veritá, della Vita, che vince sulla Morte.

Dopo 20 anni e due millenni, il Dio della Speranza, dell’Amore, della Via, della Veritá e della Vita trova il modo di nascere ancora  tra mille e mille difficoltá per illuminare le tenebre. Che strano Disegno é questo ?

Questo Natale 2020 sará ricordato a memoria d’uomo. E il Nuovo Regno nasce all’insegna della speranza, di quella speranza che l’umanitá possa rinascere dalla pandemia, dalla povertá , dal disagio economico globale, dal malessere sociale e universale.

Che sia quindi un’umanitá migliore. Piú sana, con piú benessere per tutti, piú solidale, piú equa e sostenibile, piú illuminata, piú in pace con se stessa.

Che i nostri governanti sappiamo esserne all’altezza.

Che ognuno di noi sappia essere all’altezza e sappia fare la propria parte.

Che il Natale 2020 e il Nuovo Anno 2021 siano all’insegna della Speranza e della Rinascita.

Che siano questi Auguri Speciali.

E con questi Auguri davvero speciali chiudiamo una serie di Post che quest’anno ci hanno visto affrontare tematiche piú disparate, ma in gran parte dedicate o comunque improntate dalla pandemia che ha contrassegnato la nostra vita e il nostro futuro. L’8 marzo di quest’anno, festa delle donne, porta la data del primo Post dedicato al Covid. L’ultimo Post dello scorso anno era dedicato alla Foto Gallery  del Congresso di Firenze. Sembra un secolo fa. Tempi diversi, che siamo sicuri torneranno presto e ci auguriamo migliori. Siamo pronti per la Foto Gallery di Cagliari .

E’ questo anche il 707.mo Post di questo Blog. I ringraziamenti vanno a chi ci ha letto e anche commentato in questi poco piú di 5 anni in cui sono stati collezionati circa 40.000 accessi. Il primo Post porta la data del 26 ottobre 2015 ed era dedicato ad un incontro presso il Ministero della Salute con Agenas e la FISM, cui aveva partecipato anche la SICVE. I ringraziamenti vanno anche ai Presidenti e ai Direttivi che come questo ancora in carica mentre scriviamo hanno permesso lo svolgersi di questo social, che crediamo e auspichiamo possa continuare a vivere e a crescere per contribuire alla crescita di questa nostra Societá, sotto la cui unica cometa saprá sempre raccogliersi la nostra unica e grande famiglia.

Auguri !

Il 5 dicembre 2018, nella città di Aahrus in Danimarca, il CEV – Centro Europeo del Volontariato –  proclamava ufficialmente Padova Capitale Europea del Volontariato per il 2020.

Si stima che siano oggi oltre 7 milioni i volontari in Italia, piú di 1 italiano su 10.

Non si contano le Associazioni di Volontariato nel nostro Paese, da quelle ufficialmente registrate che aderiscono ad Associazioni Internazionali come la Croce Rossa Italiana a quelle piccole e locali con numero imprecisato di aderenti. Spesso queste piccole-grandi Associazioni nascono spontaneamente e a volte anche su iniziativa di vittime o parenti di vittime dopo  episodi di ingiustizia o tragedia subita. E’ il miracolo dell’amore capace di nascere anche dall’odio.

Quest’anno la Giornata Internazionale del Volontariato, che ricorre il 5 dicembre, si veste di un significato particolare.

Facciamo nostro il messaggio del Presidente Mattarella che ringrazia i volontari “per il sostegno che stanno assicurando alla comunità particolarmente colpita dalla pandemia. In questi mesi, i volontari hanno svolto con dedizione e altruismo un ruolo fondamentale, dedicando spontaneamente il loro tempo alle persone in difficoltà. Nel rimanere vicino a chi soffre, ai più deboli, a chi ha bisogno di aiuto, i volontari hanno spesso sacrificato la propria salute, perdendo in alcuni casi anche la vita pur di donare aiuto”. “La pandemia – prosegue il Presidente Mattarella – ha evidenziato fragilità sociali ed economiche. Le misure per cercare di rallentare la diffusione della pandemia hanno cambiato il modo in cui viviamo, ma le attività dei volontari e delle volontarie non si sono fermate portando, con coraggio e abnegazione, conforto fattivo alle categorie più vulnerabili”.

“Avevate paura, ma non vi siete tirati indietro. Avete fatto i conti con le difficoltà dell’emergenza Covid 19 anteponendo sempre la gentilezza. Siete un orgoglio nazionale!”.  Questo il twitter del Presidente della Croce Rossa Italiana, Francesco Rocca, per l’occasione.

800.99.14.14. E’ il numero verde messo a disposizione e al quale rispondono gli psicologi della SIPEM SoS Federazione, che dichiarano : “Vogliamo fare la nostra parte occupandoci in particolare del disagio psicologico provocato dall’isolamento forzato, anzi dall’autoisolamento a cui, con grande senso di responsabilità tanti senior si stanno costringendo, purtroppo con ricadute forti sul piano psicologico”.

Il numero é attivo, grazie alla collaborazione tra Senior Italia FederAnziani, WINDTRE e SIPEM SoS Federazione, per offrire un supporto psicologico agli anziani, specie quelli isolati dal coronavirus. E’ raggiungibile da telefono fisso e mobile, dal lunedì alla domenica dalle ore 14.00 alle ore 19.00, quindi anche nei giorni festivi e continuerà ad esserlo durante le prossime festività natalizie.

Vogliamo qui anche riportare un messaggio apparso su Quotidiano Sanitá da parte del Presidente Nazionale  di Senior Italia FederAnziani, Roberto Messina, che tra l’altro ha sottoscritto quest’anno una Dichiarazione d’Intesa e collaborerá con la nostra Federazione Italiana per le Linee Guida per le Malattie Vascolari: “Una recente indagine di Senior Italia FederAnziani, condotta sull’universo dei centri sociali per anziani aderenti alla nostra Federazione, ha mostrato come l’80% degli over 65 viva una condizione di difficoltà legata all’attuale scenario pandemico, e come il 57% della popolazione senior abbia praticamente azzerato la propria vita sociale e di relazione in questi mesi. In occasione della Giornata Internazionale del Volontariato vogliamo rivolgerci proprio a questi quattordici milioni di anziani, a cui vogliamo ricordare che non sono soli. In questi mesi il mondo del volontariato, dalla Protezione Civile alla Croce Rossa, ha svolto un lavoro preziosissimo, per non parlare della dedizione profusa da tutto il personale sanitario, che vogliamo ancora una volta ringraziare. Noi, come Federazione della terza età, vogliamo fare la nostra parte occupandoci in particolare del disagio psicologico provocato dall’isolamento forzato, anzi dall’autoisolamento a cui, con grande senso di responsabilità tanti senior si stanno costringendo, purtroppo con ricadute forti sul piano psicologico. Ecco, è proprio in questo sacrificio che vogliamo sostenerli e aiutarli, fintanto che non sarà superato questo duro momento”.
Numerosi sono i messaggi e le testimonianze da tutte le parti.

Anche noi possiamo fare la nostra parte unendoci ai messaggi e inoltrandoli nei e dai nostri ambienti di lavoro. Sappiamo che l’etá media dei nostri pazienti vascolari é over 65 e che molti di questi hanno sofferto,  continuano a soffrire e purtroppo soffriranno ancora un pesante disagio sociale e psicologico per l’isolamento dovuto alla pandemia in corso.  A molti, anzi a gran parte dei nostri pazienti, che non possono essere ricoverati se non per patologie urgenti, non puó essere offerta in questo periodo la cura necessaria per patologie croniche o ritenute procrastinabili con conseguente impennata di complicanze serie se non letali.

Molti dei nostri presidi ospedalieri e territoriali hanno messo a disposizione numeri verdi telefonici e sportelli per mantenere attivi quei pochi collegamenti tra il personale medico e paramedico e i pazienti e i familiari dei pazienti costretti a domicilio.

Ringraziamo tutto il personale medico, paramedico, gli psicologi e il volontariato sociale per i quali ogni giorno é il 5 dicembre, e che mantengono sempre collegato quel filo di telefono, quel filo di salute, quel filo di speranza.

Ma non troviamo le parole giuste per ringraziare quanti, sprezzanti del pericolo, hanno offerto e continuano ad offrire gratuitamente se stessi, anche a spesa della propria vita, per il Volontariato, per quel “gesto di amore, prossimitá e tenerezza”, come afferma Sua Santitá Papa Francesco.

Ecco. Il PC é ancora caldo e si é spento da poco il collegamento. Il webinar della Giornata SICVE prima e dell’Assemblea poi é terminato. Tempo scaduto. Il nostro Presidente in giacca e cravatta con un pizzico di emozione ha celebrato il momento piú solenne di un’Associazione, l’Assemblea, in cui i Soci si ritrovano e rinsaldano un patto di alleanza sottoscritto, nero su bianco, sul modulo di iscrizione, riempito da ciascuno di noi anni fa o giorni fa, quasi fosse un fonte battesimale.  Qualcuno dirá che questa é esagerazione.  Non é cosí. Ci sono due modi per vivere ogni momento della nostra vita societaria, e anche l’Assemblea. Un modo semplice e facile, distaccato, quasi di presenza e assenza allo stesso tempo. L’altro modo piú misterioso e complesso da spiegare, partecipato, di presenza vera anche se in silenzio, ad ascoltare e poter esprimere il proprio parere e la propria emozione, magari con una semplice chat o alzata di mano. Il modo piú giusto é questo per onorare e riconoscersi nella propria grande famiglia. Quasi a rimanere un pó dispiaciuti quando ci si saluta e ci si lascia. Sapendo che in realtá non ci si lascia. Sta a ciascuno di noi vivere ogni momento in questo modo. Sta a ciascuno di noi vivere la vita societaria in questo modo. Come in una grande e unica famiglia nella quale non ci si lascia mai.

Il nostro Presidente ha piú volte sottolineato come questo virus abbia cambiato le nostre solite abitudini di ritrovarsi. Ricordate, sembra tanto tempo fa, quando al Congresso ci si ritrovava, ci si guardava negli occhi, una stretta di mano magari veloce, un abbraccio, il trovarsi seduti affianco, persino la propria abitudine a sedersi in una data posizione in aula. E il momento allo stand o al bar a bere un caffé, in attesa di sedersi a cena con la propria solita cerchia di amici, ma tutti assieme, anche in momenti goliardici. Abbiamo tutti tanta voglia di tornare a farlo. Ci mancano questi momenti ed é umano sentirne la mancanza.

Questo virus ci ha fatto accantonare (per ora) l’incontro di persona che é il modo in cui noi umani abbiamo consolidato nelle ere e nei millenni e suggellato amicizie, fedeltá e collaborazioni.  Ma questo virus non ha vinto. Anche se a distanza e con un clic sulla tastiera, davanti a un monitor che ha inquadrato il nostro Presidente, che ci ha appena declamato la Relazione Morale, o il nostro Segretario che ci ha invitato a esprimerci, abbiamo suggellato anche questa volta e oggi, 28 novembre 2020, il nostro patto di amicizia, fedeltá e collaborazione.

Ieri abbiamo votato e scelto i Consiglieri del nuovo Direttivo che assieme al nuovo Presidente guideranno la nostra SICVE per il prossimo biennio. Un augurio speciale va a loro. E’ stata la prima volta che abbiamo votato un Consiglio Direttivo e scelto i nostri Consiglieri preferiti attraverso il PC o il dispositivo mobile. Quasi avessimo previsto, quando abbiamo modificato lo Statuto, l’impossibilitá a votare di persona nella cabina elettorale. L’intenzione era allora il progresso tecnologico. Su questo fronte il progresso non é giunto in ritardo, il virus ci ha trovati preparati. La media del 65% di votanti sugli aventi diritto é stato un successo e (a memoria) un record. Abbiamo scelto liberamente candidati presentatisi liberamente.  E adesso non ci sono, né devono esserci candidati vincitori o vinti. Perché non c’é una coppa o una medaglia da vincere o perdere. C’é un posto da onorare in Direttivo con impegno e sacrificio quotidiano in mansioni e problematiche non facili da portare avanti. Non ci sono vincitori o vinti perché nella nostra comunitá scientifica c’é posto per tutti, per chiunque abbia voglia di ritagliarsi spazio e tempo da dedicare a qualche iniziativa nell’interesse comune. Oggi sono stati esposti dal Presidente diversi spazi d’azione per tutti noi. Ad esempio il Registro, le Pubblicazioni sulla nostra Rivista, i Questionari e le iniziative che vengono promosse dai nostri Referenti Regionali, i Social. In questi e altri ambiti ciascuno di noi potrá svolgere un piccolo grande compito e fare la propria piccola grande parte, indipendentemente da ruoli assegnati.  La Societá é la piattaforma comune sulla quale ciascuno di noi puó costruire il proprio solido edificio per una grande metropoli.

Sappiamo che in quel passaggio di testimone da un Presidente all’altro e da un Direttivo all’altro, in quel gesto c’é una promessa che appartiene a tutti noi .

 

 

IL TUO VOTO E’ LA TUA VOCE.

Tra pochi giorni, venerdì 27 novembre dalle ore 08:00 alle ore 20:00 per la precisione, il nostro popolo sovrano di Soci è chiamato a partecipare con il voto. Sarà un momento solenne, che siamo chiamati a celebrare. La nostra cabina elettorale sarà la più moderna. Basterà collegarsi cliccando su un semplice link che riceveremo dalla nostra Segreteria e poi cliccando sui candidati che vogliamo eleggere, che vogliamo che entrino a far parte del prossimo Consiglio Direttivo. Non dobbiamo neanche spostarci da casa. Basterà avere sotto mano un PC o un dispositivo mobile.

Onoriamo il nostro nuovo Statuto che è stato modificato proprio per introdurre alcuni elementi di maggior democrazia e partecipazione, anche come aveva indicato il Ministero della Salute alle Società Scientifiche per potersi iscrivere nell’Elenco istituzionale. E’ la prima volta nella storia della nostra Società che tutte le candidature sono state libere e accessibili a tutti i Soci e non indicate da Collegi, che comunque ringraziamo per aver collaborato e condiviso questo nuovo Statuto, dimostrando senso di apertura e lungimiranza. E’ la prima volta nella storia della nostra Società che siamo chiamati a eleggere consiglieri non solo apicali ma anche non apicali e soprattutto un consigliere Socio Junior Medico in Formazione.

Onoriamo tutti i candidati con il nostro voto.

Onoriamo con il nostro voto il nostro stesso ruolo di Soci.

Onoriamo con il nostro voto la nostra Società.

Si apre con questo voto, con un semplice clic, una nuova pagina, tutta da scrivere.

Nel lungo corso della loro storia gli uomini sono stati chiamati ad esprimere il loro voto (votus, p.p. del latino vovere) sulla gestione della res publica con modalità molto diverse da quelle del suffragio universale tipico delle democrazie contemporanee.

Nelle polis greche, patria della democrazia (dal greco antico : δῆμος, démos, «popolo» e κράτος, «potere», celebre la definizione che ne diede Abram Lincoln nel suo celebre discorso a Gettysburg nel 1863 : la democrazia è «il governo del popolo, da parte del popolo, per il popolo») gran parte della popolazione era esclusa dal voto: ad esempio gli schiavi, gli stranieri (di altre polis) e le donne, in altri termini la maggioranza non poteva votare. Alcune cariche importanti, quali i magistrati, poi non venivano scelte tramite il voto ma ad estrazione fra i cittadini politicamente attivi, il che voleva dire che la scelta era determinata dagli dei o dal caso. Oltre alle funzioni pubbliche ad Atene l’assemblea dei cittadini poteva concedere grazie, riconoscere impunità o espellere per anni o per sempre una persona dalla città ritenuta pericolosa attraverso l’esercizio di una procedura detta “ostracismo”, dal greco ὄστρα-κονil pezzo di vasellame su cui si votava.

Bisogna giungere al 1793, per avere per la prima volta in Francia scritto nella Costituzione il “suffragio universale” maschile, senza altre limitazioni. Nei secoli successivi il suffragio continua ad ampliarsi (al momento dell’Unità d’Italia riguarda solo il 2% della popolazione) e quello maschile si afferma ovunque prima di quello femminile. In Italia quest’ultimo si raggiunge solo nel 1946.

Il suggragio (dal lat. suffragium, prob. comp. di sub- e tema di fragor «fragore» pare infatti che suffragium fosse propriamente l’acclamazione; secondo altra ipotesi, suffragium sarebbe un der. di suffragari, ritenuto connesso con frangĕre «rompere» in quanto le votazioni avvenivano talvolta rompendo tavolette) universale di fatto poi nella realtà non è mai diventato così universale nei nostri Paesi democratici. Nel Paese democratico per eccellenza, gli USA, si parla di affluenza record per le ultime Presidenziali di pochi giorni fa, e ha votato il 67% degli aventi diritto. La media delle affluenze alle Presidenziali americane è ben sotto il 50%. Alle ultime elezioni politiche nel nostro Paese nel 2018 l’affluenza è stata del 72,9% (definita ottima). Ma la media nei Paesi occidentali non è così alta. Anzi, si assiste ad un progressivo decremento nel tempo, quasi a voler dire che il popolo si allontana invece che avvicinarsi alla cabina elettorale, un po’ per una sfiducia collettiva verso la classe politica, quasi a voler dire che il voto conta poco, tanto i politici sono abbastanza simili e sempre più distanti dal popolo. E se il voto sembra contare poco per il popolo, figuriamoci per il singolo cittadino.

Eppure, se il concetto del diritto al voto ha impiegato diversi secoli a imporsi, il concetto del dovere al voto non si è ancora imposto. Sì, perchè il voto non è solo un diritto ma è anche e soprattutto un dovere. Il dovere di partecipare. La libertà non è uno spazio libero, libertà è partecipazione, cantava Giorgio Gaber. Abbiamo tutti il diritto ma anche e soprattutto il dovere di partecipare.

Il coronavirus (ormai non si parla d’altro) ci ha trovati e ritrovati impreparati su molti versanti e per diversi aspetti. Tra questi forse quello piú importante é la frammentazione del nostro sistema sanitario, in particolare la carenza o in molti casi la mancanza di un network assistenziale sufficientemente efficace ed efficiente sopratutto nella medicina di territorio e domiciliare. Lo vediamo specie in questa seconda ondata e lo denunciano gli stessi medici di medicina generale e non solo loro.  Per molti versi e anche in molte realtá la stessa carenza di network assistenziale l’abbiamo constatata e continuiamo a constatarla anche negli ospedali o case di cura.  Paghiamo a caro prezzo le politiche di tagli di risorse professionali e di mezzi in Sanitá perpetrate negli ultimi decenni. Ma non solo. Il vero problema é che non siamo evoluti abbastanza in termini di efficienza di sistema globale non solo sanitario ma di specie, mentre il virus, che su questo pianeta é molto piú antico della specie umana e pretende in fondo il suo diritto di prelazione e sopravvivenza, agisce con un sistema molto semplice molto efficiente e ormai convalidato di replicazione che quasi ci fa invidia. Questo virus insomma é anche una maledetta cartina di tornasole di quanto non siamo noi riusciti a evolverci in termini di efficienza di sistema non solo sanitario ma di specie. Ci mostra impietosamente tutte le nostre pecche e la nostra inescusabile vulnerabilitá. Se Darwin aveva ragione, come ne aveva da vendere, questo virus si adatta anche lui all’ambiente per sopravvivere a scapito di altre specie, e trova il terreno e l’ambiente adatto a suo favore e in questa lotta per la sopravvivenza pretende di diventare dominante.  Noi siamo quindi obbligati a trasformare noi stessi e l’ambiente per poter sopravvivere a lui e continuare ad essere noi dominanti sul pianeta, rispettandone la salute e l’equilibrio a nostro favore. In pratica stiamo assistendo ad una lotta per la sopravvivenza che é la norma e caratterizza il modus vivendi di ogni specie sul nostro pianeta da quando esistono specie viventi sul nostro pianeta.

Questa nostra trasformazione e adattamento di specie é ció che a fine millennio scorso in molti preventivavano quando parlavano ad esempio di trasformazione digitale, anche in Sanitá ma non solo, per ottimizzare il sistema e renderlo piú globale e allo stesso tempo piú efficace ed efficiente, in fondo piú adatto alla sopravvivenza della nostra specie.  Ecco perché in questi giorni e in questo periodo di pandemia tornano prepotentemente alla ribalta i progetti e i programmi di trasformazione digitale. Leggiamo che la Germania promuoverà la digitalizzazione in Sanità con il programma nazionale da 130 mld, reso noto a giugno scorso e finanziato dal Next Generation EU, il recovery plan europeo da 750 mld. E’ un tema sul quale la Germania ammette di essere in ritardo, in particolare per gli ospedali, e per questo ha avviato un “Programma per gli ospedali del futuro”.  Gli interventi riguardano le infrastrutture digitali, interne agli edifici e tra i diversi centri Hub&Spoke, l’organizzazione dei processi e la comunicazione, la telemedicina, la robotica, l’Intelligenza artificiale (AI), i nuovi strumenti digitali e sensori, la sicurezza sia delle infrastrutture fisiche sia di cybersecurity. Anche la Francia si sta muovendo in quest’ambito e nel recovery plan francese per 100 mld è preso in carico anche il tema della Sanità, per un importo complessivo di 6 mld di euro, in cui la digitalizzazione occupa un totale di 2 mld, di cui 1,4 mld per il sistema sanitario e 0,6 mld per gli interventi socio-sanitari sul territorio, in particolare per la digitalizzazione delle RSA e altri presidi locali. La gestione dei processi sarà affidata alle agenzie regionali della salute e agli ospedali, insieme all’agenzia nazionale per il digitale in Sanità.

E da noi ? In Italia, le Linee guida del ” Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza” (PNRR), si chiama cosí, sono state trasmesse dal Governo alle Camere a settembre scorso. Alla “Missione 6 – Salute” si prevedono investimenti nella digitalizzazione dell’assistenza medica ai cittadini, promuovendo il Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE) e la telemedicina, investimenti digitali per le cronicità sul territorio nonché a domicilio. La digitalizzazione sarà anche a sostegno della ricerca medica, immunologica e farmaceutica, nell’assistenza medica e nella prevenzione. A differenza che in Germania e in Francia in Italia non vengono precisati e indicati gli importi di spesa per i singoli capitoli e missioni. Nell’insieme, l’importo per l’Italia della Recovery and Resilience Facility (RRF) è di 191,4 mld, a cui si aggiungono gli altri programmi e strumenti, come ReactEU, RescEU, fino a 208,6 mld. Sono stati individuati cinque assi, di cui tre verticali (Sanità di prossimità, Ospedali in rete, Salute e ambiente) e due trasversali (Conoscenza e Innovazione digitale).  Si punta anche alla telemedicina e della teleassistenza nelle cure domiciliari e allo sviluppo e utilizzo del Fascicolo Sanitario Elettronico.

In Europa si punta ad un sistema globale di sistema. Alleghiamo qui

I-Com_Blueprint_InnovativeEurope

il secondo il rapporto Innovative Europe I-Com del 2019 dal quale emerge ad esempio che l’Italia figura al ventesimo posto in Europa per il grado di digitalizzazione nella Sanità, con la Germania all’undicesimo posto e la Francia al quindicesimo. Ai primi quattro posti alcuni Paesi del Nord, seguiti da Estonia, Spagna e UK. La valutazione é su 21 indicatori, tra cui copertura territoriale di fibra ottica e di rete 4G, numero di prenotazioni effettuate via web, livello di competenze digitali di base di cittadini e professionisti, sicurezza di cui si prende carico il nostro Fascicolo Sanitario Elettronico.
Il Recovery Plan (Next Generation EU) è stato oggetto di dibattito e discussione tra il Consiglio (dei governi europei) e il Parlamento europeo, e alla fine ha raggiunto un accordo, pochi giorni fa, il 10 novembre, di 750 miliardi di euro (di cui appunto 208,6 per l’Italia) che richiede peró ancora una definitiva approvazione dei governi nazionali in seno al Consiglio.

Un invito a scorrere i tre capitoli dell’allegato rapporto Innovative Europe I-Com del 2019: TOWARDS THE EUROPEAN GREEN DEAL, DIGITAL TRANSFORMATION IN EUROPE ,  TAKING CARE OF EU HEALTH POLICY: COUPLING EUROPEAN INDUSTRIAL LEADERSHIP WITH A PATIENT-CENTRED APPROACH e alla fine le POLICY RECOMMENDATIONS – A MANIFESTO FOR AN INNOVATIVE EUROPE.

Molto probabilmente se avessimo giá avuto infrastrutture piú digitalizzate e organizzate tra centri ospedalieri e medicina di territorio e domiciliare, piú sistemi e programmi di comunicazione mobile, piú telemedicina, robotica sanitaria, Intelligenza artificiale (AI), piú e piú nuovi strumenti e sensori digitali di tracciabilitá e sicurezza, insomma piú Sanitá e Salute Pubblica elettronica, se insomma il virus ci avesse trovato in una situazione e con un sistema sanitario globale tecnologicamente piú avanzato, quale quello ad esempio auspicato nel suddetto rapporto, molto probabilmente il virus non avrebbe avuto vita cosí facile e noi avremmo avuto molto meno vittime e meno terrore.

Speriamo che la prossima volta il prossimo virus ci trovi piú preparati.

Giovedì 5 novembre il Senato ha dato il sì definitivo. Il 20 febbraio sarà celebrata la Giornata Nazionale degli operatori sanitari. Strana coincidenza: il 20 febbraio si celebra anche la Giornata Mondiale della Giustizia Sociale, istituita nel 2007 dalle Nazioni Unite. La Giornata Nazionale dei Camici Bianchi è nata da un’idea del regista turco del film Le fate ignoranti Ferzan Ozpetek, che ha promosso assieme alla SIAE una petizione on line partita il 21 aprile. Lo scopo era e rimane quello di ringraziare tutti gli operatori sanitari che si sono spesi e, purtroppo, continuano a spendersi nella lotta al coronavirus, alcuni giungendo a sacrificare la propria vita.

Perché il 20 febbraio. Il 20 febbraio, è il giorno in cui Annalisa Malara, Anestesista dell’Ospedale di Codogno, ha scoperto che Mattia, il 38enne identificato come “paziente Uno”, era stato attaccato dal Coronavirus.

Mogol, Presidente della SIAE, ha dichiarato: «Siamo orgogliosi – di essere stati sin dall’inizio al fianco di Ferzan Ozpetek nel perseguimento di questo importante traguardo. Auspico che l’iniziativa, partita dall’Italia, possa essere estesa a tutta l’Unione Europea come il riconoscimento permanente dei valori di umanità e solidarietà che guidano i comportamenti di quanti sono impegnati in prima linea per la salute di tutti, valori fondanti anche del disegno europeo».

Il regista ha commentato che l’idea è nata ascoltando al telefono le storie degli amici medici partiti da Roma per andare a dare una mano negli ospedali del nord. «Vorrei che fra dieci anni potessimo raccontare ad un bambino di quelle donne e quegli uomini che hanno lavorato e si sono sacrificati per aiutare gli altri», ha aggiunto.  “Una data che diventi anche una giornata di ricordo per quelli che hanno perso la vita, ma soprattutto di festa e ringraziamento per tutti coloro che lavorano negli ospedali. Persone che non possiamo, non vogliamo, non dobbiamo dimenticare quando questa emergenza sarà finita”.

Ma l’emergenza non è finita e forse noi abbiamo già dimenticato.

Qualcuno dirà che queste ricorrenze, anche ufficiali, non servono a nulla. Forse avrà ragione. Vogliamo invece credere che si sbaglia. Perché il minimo che si possa fare è ricordare, ricordare, ricordare a noi stessi prima che agli altri quei sacrifici, quei morti, che non sono morti invano.

Non è mai inutile o di troppo ricordare a noi stessi prima che agli altri che quel camice bianco non è solo un segno di riconoscimento ma di potere, il potere di offrire se stessi agli altri se lo si indossa.

 

Il virus ha messo in ginocchio l’umanitá che stenta a rimettersi in piedi e che non si riconosce piú in se stessa. Lo vediamo quando semplicemente ci si incontra per strada o in qualche luogo. Ci si evita. Addirittura non ci si incontra piú neanche di persona, ma in una realtá virtuale digitale grazie ai nostri PC. Grazie PC ! La stretta di mano, la carezza, l’abbraccio che suggellavano da millenni fino a pochi mesi fa rapporti di amicizia, di amore e fedeltá e che erano parte del nostro genoma, vengono di colpo e forse per sempre inibiti, soffocati, cancellati. Non é facile da digerire. L’individuo umano che crescendo si formava e plasmava grazie agli incontri fisici che riusciva a tessere con i propri simili fin dai primi vagiti, deve ora rivedere il suo stesso modo di crescita e maturazione psicofisica e di apprendimento per la carenza di relazioni sociali. L’umanitá é impaurita. E’ disorientata. Ogni essere umano, anche proprio caro, diventa un potenziale pericolo di malattia e di vita. Conviene isolarsi, mentre sappiamo e siamo ben consci che qualunque individuo di qualunque specie terrestre se isolato é destinato a soccombere. L’umanitá nel corso della sua storia é diventata come la conosciamo, ossia speciale, grazie alle capacitá proprio di relazione tra i diversi individui della propria specie, che hanno messo assieme le esperienze accumulate dai singoli nei giorni, anni, secoli, millenni. Questo virus blocca proprio le relazioni tra gli esseri umani, il bene piú prezioso per l’umanità.

L’umanitá per sopravvivere é costretta a cambiare modus vivendi e si interroga sul proprio futuro, che sará senz’altro diverso, é giá diverso.

Checché se ne dica, tutti gli studiosi sono d’accordo sul fatto che il virus sia nato a causa di una rottura dell’equilibrio tra l’uomo e l’ambiente. Questo virus ha subito un salto di specie, come tanti altri virus in passato, ma questa volta é particolarmente subdolo, contagioso e letale. A tal punto da fermare la corsa ingorda e sfrenata dell’uomo sul suo pianeta. L’uomo, la creatura prediletta che ha disobbedito alle leggi divine, viene punito, condannato e scacciato dall’Eden.

Eppure questo virus che sta minacciando seriamente la sopravvivenza dell’umanitá in termini sanitari e socio-economici ha forse un solo merito, quello di accelerare, forse, un processo che gli studiosi, i geologi e antropologi, definiscono “da Antropocene a Ecocene”.

A luglio scorso sulla prestigiosa Rivista World Futures: The Journal of New Paradigm Research, fondata da Ervin Lazslo, uno tra i piú eminenti filosofi e futurologi moderni , é stato, pensiamo non a caso, pubblicato un interessante articolo dal titolo Queer(ing) Moves: Beyond Anthropocene, Toward Convivial, Sustainable Futures, che alleghiamo qui di seguito e invitiamo a leggere.

Queer(ing) Moves Beyond Anthropocene, Toward Convivial, Sustainable Futures

Per chi non ha voglia e tempo di leggere riportiamo qui solo alcuni spunti per una riflessione:

……….for the transition from a self-destructive Anthropocene toward a sustainable Ecocene………..

……….toward organizing ecocenic or zoe-ish forms of living…………

……… The Greek word zoe refers to meanings of life in its felt sense, and including the whole animated/animating Earth………….

…………A zoe-ish Gaian orientation and practice integrates and learns from the ecological “wisdom” in the way of living of sentient beings………….

…………..These ecocenic zoe-oriented forms of living are systemically interrelating anew with selves, and others, including stones, plants, animals, and biomes that are all part of an unfolding co-creative nexus, full of tensions, conflicts and paradoxes………..

reviving and embodying the queered convivialities as offered here, may mediate the incarnation of alternative economic, political, societal, and ethical relationships and realities of the economy and civic society, all seen in the described nexus of nature-and-culture………..

………..this ethos, re-evolutional infoldments toward an integral “inter-be(com)ing” in the world can be realized as spiraling moments and movements toward convivial futures…………

In poche parole, l’uomo dovrá d’ora in poi rispettare anzi venerare l’equilibrio del suo pianeta, del suo Eden, quello stesso equilibrio che gli ha permesso di diventare quello che é e che ora proprio Egli, giunto all’apice del suo successo e del suo benessere, per un peccato di presunzione e strapotere vuole rompere.

 

 

Ci risiamo. La temuta seconda ondata é arrivata e sembra minacciare seriamente, alcuni dicono meno in termini di letalitá, altri dicono in egual misura rispetto alla prima ondata dei mesi tragici pre estivi. Anche per la Spagnola di un secolo fa ci fu una seconda ondata che fu addirittura peggiore della prima. Speriamo che la storia non si ripeta. La maggior parte dei virologi sostengono che il SARS-COV-2 non si é per nulla addomesticato ma é ugualmente in grado di far molto male. Forse la percentuale (comunque in salita) di malati rispetto ai positivi é inferiore rispetto alla prima ondata, ma é anche vero che la contagiositá sembra essere sempre molto alta se non piú alta di prima e in piú si assiste ora ad una riduzione dell’etá media dei malati gravi. Qualcuno sostiene che forse si sta esagerando e si sta facendo del terrorismo e che le misure troppo drastiche, come un nuovo lockdown globale, finirebbero per bloccare del tutto l’economia, con gravi ripercussioni di conseguenza anche sulla salute pubblica. Alcuni, sempre più numerosi, sono disperati per l’economia in ginocchio fino a scendere in piazza per sfogare tutta la loro disperazione.

Ci risiamo. La medicina di territorio é tornata in trincea, dovendo affrontare in piú questa volta anche il virus influenzale, e gli ospedali sono ovunque nel Paese giá in stato di emergenza. Si stanno chiudendo posti di ricoveri ordinari, per destinarli e limitarli alle emergenze o ai ricoveri non procrastinabili e ricavare quanto piú possibile posti e reparti Covid. E le terapie intensive tornano ad ospitare e a riempirsi di pazienti Covid. Bisognerá quindi che anche noi chirurghi vascolari a breve riprendiamo a seguire le direttive e le indicazioni che il 22 marzo il nostro Presidente e il nostro Direttivo emanavano ufficialmente: in poche parole, solo interventi chirurgici urgenti o non procrastinabili. Siamo pronti a fare di nuovo la nostra parte, pur sapendo che le patologie non Covid subiranno un’ulteriore ritardo di prestazioni di cure con, sul nostro versante, piú amputati, piú ictus, piú decessi per rotture di aneurismi.

Ci risiamo. Con la sola speranza questa volta che i morti siano di meno e le cure migliori e piú tempestive fin dai primi sintomi, perché qualcosa nel frattempo abbiamo imparato, sempre in attesa che arrivi questo vaccino, che alcuni peró affermano che forse non sará del tutto cosí efficace come gli altri vaccini e che sappiamo che comunque sará a disposizione solo tra alcuni mesi, certo non subito.

Ci sconforta la conclusione di pochi giorni fa di Cartabellota, Presidente GIMBE : “L’avvicendarsi di DPCM a cadenza settimanale e la parallela introduzione di ulteriori misure in alcune Regioni, dal coprifuoco alla chiusura dei centri commerciali nei weekend, dimostrano tuttavia che la politica non ha una vera strategia per contenere la seconda ondata. Se, come riferito dal premier Conte in Parlamento, l’obiettivo è quello di tutelare sia la salute che l’economia, Governo, Regioni ed Enti locali devono prendere atto che il virus corre sempre più veloce delle loro decisioni. Non si può continuare ad inseguirlo basandosi sui numeri del giorno che riflettono i contagi di 15 giorni prima, ma occorre guardare alla proiezione delle curve a 2 settimane per decidere immediatamente lockdown mirati, eventuali zone rosse locali e misure restrittive molto più rigorose.”

Ci risiamo. Si poteva fare qualcosa di piú durante l’estate e non é stato fatto ? Si potrebbe fare qualcosa di piú ora e non lo stiamo facendo ? Certo, sembra che stiamo entrando di nuovo nel tunnel, o forse ci siamo giá. Certo, l’incubo é all’orizzonte. L’incubo di quelle sirene spiegate in strade vuote a rompere un silenzio piú assordante che mai.

Mai avremmo voluto pubblicare questo Post.

Un successo oltre le aspettative. Ben piú di 500 operatori sanitari riuniti lo scorso 15 ottobre nel primo dei quattro webinar che quest’anno sostituiscono il tradizionale Congresso annuale di The Italian Stroke Organization. I partecipanti probabilmente sono stati non meno numerosi di quanti avrebbero partecipato di persona se il Congresso si fosse svolto in forma tradizionale residenziale considerando anche il fatto che senz’altro la cifra sottostima le effettive presenze se reputiamo e ci risulta che a diverse postazioni erano presenti in piú di uno. I nostri complimenti vanno al Presidente, al Direttivo, agli organizzatori e a tutti i partecipanti. Il tema era ed é senz’altro di grande interesse e quindi un successo annunciato: Linee Guida Iso-Spread – novitá sui trattamenti di rivascolarizzazione, trombolisi endovenosa e interventi endovascolari.

Non vogliamo entrare nel merito specifico tecnico-scientifico dell’evento ma ci limitiamo a sottolineare l’alto livello degli interventi che hanno permesso di fare il punto su quanto oggi é tecnicamente possibile effettuare ed é quindi doveroso praticare (nel senso di buona pratica clinica) ma altrettanto non semplice da organizzare in caso di ictus acuto, argomento questo ancora molto dibattuto ma che oggi rispetto al passato vede sempre piú risultati favorevoli e quindi sempre piú luci che ombre.

Ci piace qui prendere spunto dal razionale che é stato pubblicato sul sito di ISO che raccomandiamo di leggere per intero e adottare come manifesto comune.

L’ictus cerebrale é responsabile del 30% circa della mortalitá annuale e l’85% circa di tali ictus sono ischemici. In Italia si stima una incidenza di circa 200.000 nuovi ictus, di cui circa il 20% dei pazienti purtroppo muore nel primo mese successivo all’evento e circa il 30% sopravvive con esiti gravemente invalidanti. In pratica, nel nostro Paese si verifica un ictus cerebrale ogni 4 minuti. In un terzo circa dei casi, dopo l’evento acuto, la disabilità persiste per tutta la vita in modo più o meno invalidante, con un costo veramente importante tanto per il singolo individuo ed i suoi familiari, tanto per l’intera società. Dobbiamo considerare, per l’incidenza di ictus, che il rapido invecchiamento della popolazione dei paesi industrializzati porterà ad un numero sempre più elevato di pazienti che, nei prossimi decenni, richiederanno terapie d’emergenza e a lungo termine. L’ictus ischemico, nella sua fase acuta, ha ancora una mortalità elevata, ma la gestione della malattia, anche in Italia, sta rapidamente cambiando sia perché sempre più frequentemente il paziente con ictus viene indirizzato verso strutture con elevata specializzazione.

I prossimi Webinar di ISO 2020 cui potersi iscrivere e partecipare cliccando qui

https://elearning.iso-stroke.it/

saranno i seguenti:

  • 29 ottobre 2020 dalle ore 15.00 alle ore 18.30
    Sessione I – LA GESTIONE DELLA PATOLOGIA CEREBROVASCOLARE DURANTE E DOPO LA PANDEMIA COVID-19: SIAMO PRONTI PER AFFRONTARE ANALOGHI EVENTI FUTURI?
    Sessione II – MODELLI ORGANIZZATIVI DURANTE E DOPO LA PANDEMIA A CONFRONTO: RISULTATI DEL QUESTIONARIO DA PARTE DEI COORDINATORI REGIONALI ED EVENTUALE POSITION STATEMENT SOCIETARIO
  • 19 novembre 2020 dalle ore 15.00 alle ore 18.00
    CUORE/CERVELLO E OLTRE
  • 14 dicembre 2020 dalle ore 14.00 alle ore 18.00
    Sessione I – SPAZIO GIOVANI
    Sessione II – PREMIO HIPPONION E PREMIO GIOVANI ISO
    Sessione III – EPILESSIA POST-STROKE
    Sessione IV – UPDATE LINEE GUIDA PREVENZIONE SECONDARIA E CAROTIDE

Una parte piú attiva SICVE é chiamata a fornire nel webinar del prossimo 29 ottobre dedicato a ictus e pandemia Covid 19 durante il quale saranno presentati tra l’altro i risultati di diverse indagini e questionari tra i quali appunto quello SICVE di confronto tra procedure interventistiche carotidee in periodo Covid e in precedente periodo non Covid.

SICVE é chiamata infine a presentare nell’ultima sessione del webinar del prossimo 14 dicembre, quella conclusiva dell’intero evento on line, un’anteprima della nuova linea guida nazionale sulla chirurgia della patologia carotidea extracranica, di fatto revisione del relativo capitolo della linea guida Iso-Spread sull’ictus, quella linea guida, ricordiamolo pure, con la quale tutto inizió nell’ormai lontano 1995 con i primi pochi gruppi di lavoro, tra i quali quello rappresentativo di SICVE, e quindi con la prima edizione di Spread nel 1997. Fin da allora Spread, poi Iso-Spread, anche grazie a SICVE, é stata e rimarrá la casa comune per l’ictus nel nostro Paese.

L’EMA (European Medicines Agency) ha pubblicato di recente una bozza di linea guida per gli studi ampi di popolazione da poter condurre basati su registri di pazienti.

Tutti gli stakeholders sono invitati dall’EMA ad inviare eventuali loro commenti alla bozza tramite un modulo online da inviare entro il 31 dicembre 2020. Il documento finale sará pubblicato nel 2021.

Tutto ció sottolinea l’importanza che viene oggi riconosciuta agli studi di registro che costituiscono dei database preziosi contenenti dati quantitativi e qualitativi su pazienti affetti da una particolare condizione. Nella bozza  di linea guida vengono affrontati aspetti metodologici, legali e operativi nell’utilizzo di questi dati per supportare linee guida e processi decisionali a livello normativo.
Precisiamo che questi studi devono servire a generare prove utili a integrare le conoscenze acquisite in studi pre-clinici e sperimentazioni cliniche durante lo studio e sviluppo di farmaci e quindi possono fornire informazioni fondamentali per valutare i rapporti rischi/benefici degli stessi farmaci.
Il 19 ottobre l’EMA terrá un webinar di presentazione della suddetta bozza di linea guida e a margine si offrirà agli stakeholders l’opportunità di discutere questioni, prospettive sull’utilità del documento e recenti esperienze sugli aspetti metodologici degli studi basati su registri.

Lo scopo precipuo dell’EMA é quello di indirizzare l’attenzione sulle verifiche dell’azione dei farmaci nel mondo reale dopo quelle effettuate nel mondo sperimentale e in quello ristretto in popolazioni di controllo.  Da piú parti sempre piú attenzione viene posta oggi sulle verifiche dell’azione di farmaci e/o procedure nel mondo reale, verifiche doverose dopo RCT o altri studi di casistiche e dopo la produzione di  linee guida basate su prove derivanti da RCT o quant’altro sottosiede nella piramide dell’evidenza.

La domanda sorga spontanea. Quando e quanto saremo in grado, se lo saremo, pur nel rispetto delle normative sulla privacy e etico-sociali, di studiare il mondo reale dei nostri pazienti chirurgici vascolari operati o non operati, che (gli indirizzi dell’EMA interessano anche a noi) sono anche pazienti farmacologici ?

 

 

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