FORGOT YOUR DETAILS?

Porta la data del 20 maggio il Documento col quale la Commissione Europea pubblica le “Raccomandazioni” ai Paesi membri in merito alle politiche di riforma socio-economico-sanitaria conseguenti alla pandemia Covid. Alleghiamo il Documento per l’Italia, che merita di essere letto per intero.

Documento CE

Siamo ( o dovremmo essere) tutti concordi sull’analisi fatta delle condizioni peculiari in cui si é venuto a trovare il nostro Paese e sulle principali indicazioni da seguire, in particolare sulla necessitá di un aumento ben consistente e immediato di investimenti pubblici e privati per salvaguardare la salute dei nostri cittadini e consentire una solida ripresa economica.

La pandemia di Covid-19 -si legge- ha sottoposto il sistema sanitario nazionale a una pressione senza precedenti, facendo emergere debolezze strutturali e la necessità di incrementare la preparazione in risposta agli eventi di crisi. Nonostante la spesa sanitaria sia inferiore alla media dell’UE, il sistema sanitario italiano è caratterizzato da servizi universali altamente specializzati e di buona qualità e in generale è riuscito a fornire un’assistenza accessibile. Tuttavia, soprattutto all’inizio della pandemia, la frammentazione nella governance del sistema sanitario e nel coordinamento tra autorità centrali e regionali ha rallentato l’attuazione di alcune misure di contenimento. La risposta dei sistemi sanitari regionali alla crisi si è basata principalmente su una mobilitazione straordinaria, in particolare del personale sanitario e dei servizi sociali locali, che ha compensato i limiti dell’infrastruttura fisica, del numero di operatori sanitari e degli investimenti degli anni passati volti a migliorare le strutture e i servizi. Il governo italiano ha compiuto sforzi notevoli per contenere la diffusione del virus, alleviare la pressione sugli ospedali e generare ulteriore capacità di assistenza. È attualmente in fase di elaborazione una strategia di contenimento a più lungo termine per garantire un ritorno in sicurezza alle attività produttive. Oltre a migliorare i processi di governance e i piani di preparazione alle crisi, le politiche post Covid-19 dovrebbero puntare a colmare la carenza di investimenti pubblici nell’assistenza sanitaria. Nel medio-lungo termine lo sviluppo di un piano strategico di investimenti sarà fondamentale per migliorare la resilienza del sistema sanitario italiano e garantire continuità nella prestazione di servizi di assistenza accessibili. A fronte delle attuali proiezioni relative alla forza lavoro nel settore sanitario, dovrebbe essere data priorità all’elaborazione di politiche volte a rimuovere gli impedimenti alla formazione, all’assunzione e al mantenimento in servizio del personale sanitario.

E dunque la Raccomandazione é di “attuare, in linea con la clausola di salvaguardia generale, tutte le misure necessarie per affrontare efficacemente la pandemia e sostenere l’economia e la successiva ripresa; quando le condizioni economiche lo consentano, perseguire politiche di bilancio volte a conseguire posizioni di bilancio a medio termine prudenti e ad assicurare la sostenibilità del debito, incrementando nel contempo gli investimenti; rafforzare la resilienza e la capacità del sistema sanitario per quanto riguarda gli operatori sanitari, i prodotti medici essenziali e le infrastrutture; migliorare il coordinamento tra autorità nazionali e regionali.”

Ma attenzione, l’Europa ci ricorda anche che : L’Italia è attualmente nel braccio preventivo del patto di stabilità e crescita ed è soggetta alla regola del debito. Nel suo programma di stabilità 2020 il governo prevede un peggioramento del saldo nominale, che passerà da un disavanzo dell’1,6 % del PIL nel 2019 a un disavanzo del 10,4 % del PIL nel 2020. Dopo essersi stabilizzato al 134,8 % nel 2019, secondo il programma di stabilità 2020 il rapporto debito pubblico/PIL salirà al 155,7 % nel 2020. Le prospettive macroeconomiche e di bilancio risentono dell’elevata incertezza dovuta alla pandemia di Covid-19. Alla base delle proiezioni di bilancio vi sono rischi specifici del paese, vale a dire l’entità considerevole delle garanzie pubbliche e la volatilità dei rendimenti dei titoli sovrani.”

Le indicazioni che giungono da Bruxelles si possono riassumere in una sola parola: rilancio. E’ la stessa parola che ha scelto il nostro Governo per battezzare il Decreto che dovrá rilanciare appunto il nostro Paese.

Per quanto riguarda la Sanitá il rilancio vuol dire investimenti per :

a) infrastrutture e personale medico e di altre professioni sia a livello ospedaliero che territoriale,

b) ricerca e nuove tecnologie,

c) formazione e aggiornamento,

d) digitalizzazione dei sistemi,

e) efficientamento della governance e delle sinergie tra istituzioni, stato centrale, regioni e periferie.

E se lo stesso discorso, le stesse indicazioni e raccomandazioni, le stesse cinque proposte di investimenti valessero per rilanciare anche la nostra SICVE ?

Proviamo a declinare il parallellismo dei suddetti investimenti per :

a) infrastrutture e personale ….. per favorire la partecipazione alla vita attiva societaria,

b) ricerca e nuove tecnologie,

c) formazione e aggiornamento,

d) digitalizzazione dei sistemi,

e) efficientamento delle sinergie tra Direttivo, Referenti Regionali e Soci.

Sarebbe un buon Decreto Rilancio per SICVE.

 

 

Non pretendiamo che le cose cambino se continuiamo a farle nello stesso modo. La crisi può essere una vera benedizione per ogni persona e per ogni nazione, perché è proprio la crisi a portare progresso. La creatività nasce dall’angoscia, come il giorno nasce dalla notte oscura. È nella crisi che nasce l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi supera sé stesso senza essere superato. La vera crisi è l’incompetenza. Il più grande difetto delle persone e delle nazioni è la pigrizia nel trovare soluzioni.” Chi scriveva cosí era Albert Einstein, uno dei piú grandi geni che l’umanitá possa vantare. Siamo certi che alla crisi del coronavirus avrebbe risposto con queste parole.

Ci sono eventi che fanno precipitare le crisi. Il Sars-CoV-2, mettendoci in ginocchio, ha fatto precipitare diverse crisi. Innanzitutto la crisi dei sistemi sanitari di tutti i Paesi, da quelli piú poveri, poco preparati ad affrontare emergenze sanitarie, a quelli piú ricchi in fondo anche essi poco preparati (anche psico-sociologicamente) ad affrontare alcune vere e proprie  “guerre” sanitarie e sempre piú devoti a garantire e favorire la salute pubblica in tempo di pace.  Ma, strettamente correlata, c’é la crisi economica, del lavoro, della globalizzazione, dei sistemi produttivi che garantiscono il benessere sociale e la stessa sopravvivenza degli individui piú deboli e piú esposti.

Quando una crisi precipita bisogna trovare soluzioni adeguate in tempi rapidi, piú rapidi possibili. Ma cerchiamo di vedere anche i lati positivi, come sosteneva Einstein. La creativitá e le nuove tecnologie, esempio quelle digitali, possono offrire soluzioni anche rapide e originali e portare appunto progresso.  Pensate allo smart working.

Un pó di tempo fa pubblicammo un Post dedicato ad una Viewpoint Are Medical Conferences Useful ? And for Whom ? pubblicata in tempi non sospetti, nel 2012, su JAMA da John P. A. Ioannidis, un medico-scienziato e scrittore greco-americano, un esperto che ha contribuito alla medicina basata sull’evidenza, all’epidemiologia e alla ricerca clinica. Ioannidis studia gli aspetti e i risvolti della ricerca scientifica, della meta-ricerca principalmente in medicina clinica e delle scienze sociali. Ioannidis in quell’editoriale che qui alleghiamo

are_medical_conferences_useful-JAMA2012

e suggeriamo di leggere attentamente per esteso (non é perdita di tempo) metteva ben in evidenza, con parole e concetti molto forti, forse troppo forti, alcuni aspetti non trascurabili della crisi del sistema tradizionale di “fare conferenze e congressi medico-scientifici”. E indicava delle soluzioni.

“Gaining the podium for the plenary presentation or important sessions at a major meeting confers prestige, even though there is little safeguard that what these featured speakers say has any value and quality. Each professional society and organization creates its cadre of leaders, with meetings making these leaders visible to the members who usually participate passively by listening. Given the dynamics of large professional societies and conferences, leadership is sometimes judged not on scientific merit, hard work, and originality of thought but rather on the ability to navigate power circles. Some young scientists may be even discouraged to think that merit, hard work, and originality of thought is what counts.”

“In the electronic age in which information can be shared around the world instantly, the contribution of large medical conferences to the dissemination and advancement of science is unclear. Education and training can also happen outside of such venues.”

La domanda chiave: Are medical congresses dinosaurs doomed to become extinct?”

Alcune soluzioni: “Eventually, some evidence should be accrued on whether specific types of current conferences offer advantages compared with other means of serving the same needs, including social networking tools, remote conferencing, and repurposed meetings.”

Non ce ne vogliate per tutta questa lunga premessa allo scopo di commentare il Primo Webinar che la nostra SICVE ha organizzato con successo lo scorso 7 maggio sul tema “ESPERIENZE DELLA CHIRURGIA VASCOLARE ITALIANA DURANTE LA PANDEMIA COVID-19” .

I feedback ricevuti da parte di molti partecipanti sono stati positivi e di incoraggiamento al nostro Presidente e al Consiglio Direttivo ad andare avanti. Come ha detto in apertura il Presidente, in linea con altre Societá Scientifiche e Associazioni nazionali e estere, inizia una stagione nuova di incontri da remoto, che il coronavirus ci ha costretti a organizzare.

E’ stato questo il primo di una serie di webinar che avranno altri titoli e altri obiettivi e probabilmente il prossimo, o uno dei prossimi, sará dedicato alla Fase 2 di ripartenza dei Centri.

Ampia é stata la partecipazione con una punta di oltre 200 partecipanti. Ottima la performance dei relatori e molto sentita la discussione, in particolare sugli aspetti medico-legali dell’informativa e del consenso informato medico-paziente.

La nostra Segreteria sta provvedendo a caricare il materiale sul sito www.sicve.it in uno spazio dedicato a disposizione di chiunque. Non sarebbe male dar seguito a commenti web mediati.

Un invito al prossimo webinar lo riceveremo tutti, appena il Direttivo l’avrá organizzato.

Non é che l’inizio.  Stay tuned ! 

Rispettate le attese. Possiamo dire che anche questo, come quelli precedenti, é stato un Congresso che ha lasciato un segno indelebile nella storia della nostra Societá. Comincerei dalla fine. L’Assemblea dei Soci, che ha quasi chiuso i lavori, é stata tra le piú partecipate degli ultimi anni. C’era da attenderselo anche perché si varavano importanti modifiche di Statuto che introducevano maggior democrazia e inclusivitá nell’organo istituzionale per eccellenza quale il Consiglio Direttivo (come indicato del resto dal Ministero alle Societá Scientifiche, non dimentichiamolo).  E le modifiche ci sono state, anzi implementate in Assemblea. La Relazione Morale del Presidente ha illustrato le principali iniziative, molte in corso, con i Referenti Regionali, ad esempio, sul Registro, sulle Linee Guida, sulle collaborazioni con Agenas, e cosí via. E poi l’accelerazione impressa sui e dai Giovani (SICVE YOUNG ha avuto il suo spazio al Congresso su temi organizzativi e sul futuro), che ricorderanno Firenze come il vero trampolino per diventare e continuare ad essere i protagonisti della storia della chirurgia vascolare nel nostro Paese, proiettati nella realtá nazionale e internazionale (europea e oltreoceano). Ci piace qui ricordare il record di Premi ai Giovani concessi ad un Congresso Nazionale SICVE (6 premi alle migliori Comunicazioni votate in aula, 5 premi ai migliori Poster televotati, 3 premi ai migliori casi clinici presentati). Ma anche il record di Grant concessi (124) al Congresso Nazionale prima ai Giovani che presentavano comunicazioni e poi ai meno Giovani. E’ intenzione di questo Direttivo concedere altri Grant (é stato discusso in Assemblea) a Giovani che porteranno il tricolore in Congressi o Eventi internazionali. Non sono mancati i Corsi di Simulazione per i Giovani e il Corso Infermieri, che ormai sono item fissi. A Firenze si é parlato molto di novitá tecnologiche in chirurgia vascolare endovascolare, interessante la sessione bioingegneristica, ma anche di novitá dalle linee guida internazionali (ischemia critica periferica e aneurismi dell’aorta addominale) in vista del lavoro di revisione delle nostre linee guida nazionali nelle quali la nostra Societá investirá in risorse umane ed economiche nei prossimi mesi. A Firenze novitá anche in tecnologie di comunicazione con la diretta streaming dall’Auditorium, che rimarrá registrata e a disposizione in web.  Cosí come rimarrá registrata nella nostra mente e nel nostro cuore la Serata nella cornice suggestiva della Certosa di Firenze. In piú di 400 abbiamo apprezzato l’ottimo menú mentre il nostro Presidente consegnava le targhe ai Past President e Past Segretari che in questo ventennale di attivitá hanno contribuito con i loro Direttivi e rendere grande la nostra SICVE.

Come abbiamo avuto giá modo di dire, la nostra Societá é giovane, ha vent’anni, rispetto ad altre Societá. Per questo é robusta, atletica, in salute ottima (lo dimostrano anche i bilanci), piena di auspici e buone intenzioni, di coraggio, voglia di fare per essere, voglia di correre.

Correre come hanno fatto un manipolo di eroi che alle luci dell’alba di martedí hanno stupito i fiorentini e le fiorentine in un percorso di qualche chilometro in maglietta SICVE RUN, dimostrando coi fatti che si comincia dalla prevenzione e dal miglioramento dello stile di vita a combattere le malattie vascolari. Un messaggio per i pazienti o candidati pazienti: fate come faccio e non solo come dico.

E i pazienti ? Anche per loro e sopratutto a loro vorremmo dedicare questo Congresso. I pazienti saranno sempre di piú con noi nei Congressi e nelle iniziative (comprese le linee guida). A loro dedichiamo il nostro lavoro quotidiano e il nostro cuore. A loro dedichiamo la nostra Societá.

Non a caso a Firenze il nostro Presidente ha aperto l’Assemblea dando la parola e il video (toccante) all’Associazione onlus Dynamo Camp, alla quale SICVE e l’altra Associazione Titoccotoccati (che ha organizzato SICVE RUN) si sono stretti in un modesto ma sentito contributo.

E ora l’appuntamento é a Cagliari tra un anno e a Milano tra due.

Un ringraziamento a tutti, alle Aziende, ai Tecnici e Operatori, alla nostra Segreteria GC Conor, alla Faculty, ai Moderatori e Relatori, alle Societá e Associazioni che hanno collaborato, a tutti i Congressisti e anche a chi ha permesso ai Congressisti di esserci, un ringraziamento di cuore a tutti da parte del Consiglio Direttivo.

SICVE RUN a Firenze 2019

Sunday, 13 October 2019 by

Post di Gaetano Lanza

Il ruolo delle Associazioni dei Pazienti è stato fondamentale, anche nel nostro Paese, nell’incoraggiare politiche mirate, ricerche ed interventi di assistenza sanitaria. Molti progressi nel campo delle malattie, ai diversi livelli istituzionali, sono dovuti proprio alle attività di queste organizzazioni, che hanno permesso alla società civile di acquisire consapevolezza della peculiarità di queste malattie e dei problemi che esse comportano.” Questo si legge nel sito del Ministero della Salute.

E’ risaputo che le Associazioni Pazienti sono da tempo ormai un must per le nostre Istituzioni al pari di quelle di altri Paesi e di quelle Internazionali in campo sanitario. Affiancano le Associazioni scientifiche, svolgendo un ruolo altrettanto essenziale e non secondario. Ergo, le collaborazioni tra le une e le altre.

Negli indirizzi emanati dall’ISS per le linee guida e recepiti dalle Societá Scientifiche c’é un item da onorare:

“La produzione di una LG ISS si basa sui seguenti principi chiave:

………partecipazione nel Panel di almeno uno o due membri rappresentanti i pazienti o caregiver……..

Negli ultimi tempi le Associazioni Pazienti sono diventate sempre piú numerose e  popolate. Ci sono quelle trasversali e multi rappresentative come Federanziani e Cittadinanzattiva e quelle di categoria come Alice per la neurologia, Associazioni per il diabete, per l’oncologia, per la cardiologia, ecc. la lista si allunga, fino ad arrivare ad alcune di categoria che ci riguardano piú da vicino come quelle per le Malattie Rare vascolari, per il Marfan (ne dimentichiamo qui qualcuna). In internet troviamo anche AmaVas onlus che é un’Associazione mista prevalentemente di Angiologi che unisce Pazienti, Volontari e Tecnici.

Con alcune di queste Associazioni Pazienti la SICVE ha finora collaborato. Siamo stati coinvolti da Federanziani in alcuni programmi di informazione per la prevenzione vascolare.  Abbiamo ospitato Cittadinanzattiva ad alcuni nostri eventi congressuali. Con Alice abbiamo un accordo siglato e abbiamo partecipato ad alcune manifestazioni anche di piazza organizzate. Bisognerá riprendere i contati con queste Associazioni e rinvigorirli e mantenerli. Anche in previsione del lavoro enorme di revisione e aggiornamento delle nostre Linee Guida.

Due giorni fa la SICVE ha stretto un agreement di collaborazione con Titoccotoccati, Associazione Pazienti vascolari (Presidente Claudio Novali) che mira a sensibilizzare l’opinione pubblica e a combattere sopratutto l’arteriopatia ostruttiva degli arti inferiori e punta l’obiettivo sulla prevenzione primaria che potrebbe iniziare da una semplice palpazione dei polsi periferici (da qui il nome dell’Associazione).

In occasione del Congresso Nazionale SICVE, Titoccotoccati ha organizzato una manifestazione pubblica SICVE RUN, che consiste in un evento podistico non competitivo ma solo dimostrativo e di sensibilizzazione (si puó anche solo camminare) attraverso alcune strade principali di Firenze con maglietta offerta a chi corre e con contributo volontario che sara’ poi interamente devoluto a Dynamo Camp onlus, altra Associazione che si occupa di bambini e ragazzi da 6 a 17 anni con patologie croniche gravi.

Ulteriori informazioni su www.sicve.it e su www.titoccotoccati.org

Partenza Martedí 22 ottobre ore 07:00 da Palazzo dei Congressi di Firenze e termine previsto ore 08:00.

 

Post di Gaetano Lanza

E adesso tocca al Governo. Le Regioni hanno predisposto un Documento che alleghiamo.

Documento

Hanno sollecitato il Governo a dare il parere e a mettere in atto con urgenza una serie di misure, per sopperire alla carenza di medici di medicina generale e specialistica nel nostro Paese, tema di cui ci occupiamo spesso in questo periodo.

La prima misura tenta di risolvere a breve termine la carenza dei camici bianchi e di dare anche uno sbocco a quei medici (si stima siano circa 10.000) tagliati fuori dalle scuole di specializzazione a causa del numero insufficiente di borse di studio. La proposta é che per il prossimo triennio medici provvisti della sola laurea e abilitazione all’esercizio professionale entrino nel SSN garantendo a loro la possibilità di conseguire un titolo di specializzazione. Questi medici neo-assunti accederebbero in soprannumero, per esigenze regionali, ad una scuola di specializzazione sulla base di protocolli d’intesa tra Regione ed Università. La parte teorica sarebbe svolta presso l’Università mentre quella pratica e il tirocinio presso l’Azienda di appartenenza dove il medico specializzando dovrebbe garantire almeno il 70% del suo lavoro.
In questo caso si suggerisce di definire uno schema tipo di accordo ad hoc tra le Regioni e le Università. Sarebbe inoltre prevista una facilitazione nelle assunzioni a tempo indeterminato per gli specializzandi. Fino al 31 dicembre 2021, assunzione con contratto di lavoro subordinato a tempo determinato con orario a tempo parziale degli specializzandi all’ultimo anno di corso.
Allo stesso modo sarebbe previsto uno snellimento della disciplina concorsuale.
La seconda misura proposta é quella di poter scorrere e sfruttare le graduatorie di Concorsi espletati che quindi non verrebbero piú utilizzate “esclusivamente per la copertura dei posti messi a concorso” senza quindi possibilità di assunzione di idonei. Sarebbe quindi opportuno assumere medici risultati idonei ai Concorsi anche se non vincitori.
Una terza misura sarebbe quella di consentire ai medici di lavorare oltre i 65 anni sino al maturare dei quaranta anni di servizio effettivo e comunque non oltre i 70 anni, anzi di consentire a chi lo desideri, previa valutazione da parte dell’Azienda Ospedaliera della performance del medico, anche se ha superato i 40 anni di servizio, di continuare a lavorare comunque fino al compimento del 70° anno di età.
La quarta misura. Poter assumere medici con incarichi di lavoro autonomo laddove sia impossibile reclutare medici dipendenti o convenzionati e, qualora fosse impossibile reclutare specialisti con diploma di specializzazione richiesto, si dovrebbe poter attribuire l’incarico a medici con specializzazione equipollente, fatta eccezione per Anestesia e Rianimazione e terapia del dolore, Medicina nucleare, Radiodiagnostica e Radioterapia.
Una quinta misura riguarda le Regioni che hanno i conti in ordine o che negli ultimi 3 anni li hanno migliorati. Per queste Regioni ci sarebbe la possibilità di mettere a disposizioni di Aziende Sanitarie e Ospedaliere fino al 3% in più di risorse per valorizzare il personale sanitario dai dirigenti medici, alle professioni infermieristiche, della riabilitazione ecc.  sulla base di criteri regionali. Previsti in tal caso incentivi per guardia medica e/o pronta disponibilità, per chi lavora in zone o con servizi disagiati.
Una sesta misura prevede la deroga alla durata massima dell’orario di lavoro per coprire eventuali buchi. Chi accetterà di lavorare in extra orario non potrà pero’, negli stessi periodi, esercitare la libera professione intramuraria, in tutte le sue forme.
Fondamentale per le Regioni è comunque determinare il fabbisogno di personale di concerto tra Ministero della Salute e Regioni. Allo stesso tempo é basilare ammodernare la normativa che regola la determinazione dei fabbisogni formativi dei professionisti sanitari. Bisogna tener presenti gli standard europei con lauree più brevi e abilitazione al momento della laurea, quindi rivedere i percorsi di laurea in medicina e chirurgia e quelli di specializzazione.

Settima misura quindi ridurre il percorso di laurea in medicina e chirurgia da 6 a 5 anni ed eliminare l’attesa per l’abilitazione, che arriva nel momento stesso della laurea abilitante, e inoltre adeguare gli anni di corso di specializzazione alle durate minime europee, oltre che rivedere l’ordinamento didattico delle scuole di specializzazione.
Ottava misura riguarda il medico specializzando che potrebbe fornire prestazioni temporalmente limitate e adeguatamente retribuite extra orario formativo. Il medico in formazione specialistica potrebbe svolgere, con una progressiva attribuzione di autonomia e responsabilità, compiti specifici che gli verrebbero affidati dal Consiglio della Scuola, senza introdurre nuove forme contrattuali ed utilizzando le norme che già permettono allo specializzando di effettuare attività libero professionale oltre che la sostituzione di guardia medica e medicina generale.
Si dichiarano pronti a scendere in campo Sindacati (alcuni bocciano queste proposte), Fnomceo, Associazioni Mediche. Noi ci terremo informati.

Post di Gaetano Lanza

Piú volte abbiamo acceso i riflettori di questo blog sulla carenza di medici in generale, di specialisti in corsia in particolare, di chirurghi vascolari piú in particolare. Leggiamo che l’argomento scotta sul tavolo del Ministero, anche del nuovo Governo, e che ci sono proposte in cantiere anche con la Conferenza Stato-Regioni.  Possibilità in deroga per 3 anni di assunzione dei medici a partita Iva, accelerazione sui contratti di formazione-lavoro per gli specializzandi agli ultimi due anni di corso, riduzione della durata delle specializzazioni, abilitazione professionale al momento della laurea. Sembra sia prevista poi anche la possibilità, qualora sia impossibile trovare medici in possesso del diploma di specializzazione richiesto, di attribuire l’incarico a medici in possesso di altra specializzazione (eccetto Anestesia, Medicina nucleare, Radiodiagnostica e Radioterapia). Altro aspetto su cui le Regioni vogliono accelerare è poi la possibilità di assumere gli specializzandi agli ultimi 2 anni con contratti di formazione-lavoro. Il tema è molto dibattuto. Lo scorso Governo inserì delle norme che agevolavano la possibilità di assumere gli specializzandi sia nell’ultima Legge di Bilancio che nel Decreto Calabria. Ora le Regioni ci riprovano e chiedono in ogni caso subito un regolamento per attivare le norme già previste.

D’altra parte si sa che diversi Concorsi pubblici risultano deserti e vengono ri-banditi. Anche nel privato accreditato l’aria che si respira non cambia. Mancata programmazione delle scuole di specializzazione in passato? Scarsitá di Borse di Studio per le Specializzazioni (compresa Chirurgia Vascolare)? C’é carenza in definitiva di specialisti in generale e di chirurghi vascolari in particolare. Che il chirurgo vascolare col bisturi pronto in mano abbia trovato da qualche decennio ormai validi competitor quali radiologi e cardiologi interventisti, da quando Qualcuno (la Q maiuscolo é d’obbligo) ha inserito nei vasi cateteri e palloncini e la storia ha voltato pagina, questo é vero.

C’é da porsi seriamente il problema per il chirurgo vascolare per i prossimi anni e decenni.

Ma pare che il problema non sia solo nostro italiano, ma europeo e planetario. Se ne é parlato anche al Charing Cross dello scorso aprile a Londra: “Vascular Recruitment, a universal problem”. Troviamo interessanti gli interventi al CX. Mancanza di sufficiente exposure agli studenti, di graduate and post graduate training, specialisti che vanno in pensione non rimpiazzati a sufficienza da neospecialisti, secondo Cleveland, Presidente della Societá Internazionale di Radiologia Interventistica. Calo di attrattivitá della nostra specialistica anche per attitudine delle nuove generazioni a “risparmiarsi dai sacrifici” e la nostra specialitá impone sacrifici anche solo nell’immaginario collettivo e, aggiungiamo, scarsa remunerazione rispetto al sacrificio, ricorda Eckstein (Monaco). Monito questo anche di Sillesen, Presidente della ESVS, che suggerisce di creare ambienti di lavoro piú confortevoli e attrattivi per i giovani specializzandi e rimarca la differenza di attrattivitá tra centri universitari (piú alta) e centri rurali (piú bassa), differenza piú tipica del Nord Europa. Lo stesso problema oltrepassa l’Oceano, se é vero quanto afferma Makaroun (USA), che sottolinea la maldistribuzione delle forze lavoro in campo e aggiunge che in USA il 42% dei chirurghi vascolari sono over 55 e andranno a breve in pensionamento. Andando al Sud America, Munoz (Colombia) fa presente che una recente review ha stimato un chirurgo vascolare per circa 95.000 abitanti. Mansilha, Presidente dell’EBVS (European Board of Vascular Surgery) ha auspicato standard di training educazionali europei.

Ci auguriamo e siamo certi che questi temi saranno trattati nella Sessione prevista al Congresso Nazionale SICVE a Firenze lunedí 21 ottobre ore 14.00 e intitolata

“SICVE YOUNG incontra il Direttivo SICVE: Aspetti Organizzativi”.

Allora, prima di rivolgerci al WWF per il chirurgo vascolare, pensiamo alle iniziative che di concerto (SICVE e Istituzioni nazionali e regionali) possiamo allestire nel piú breve tempo possibile. Se vogliamo che il chirurgo vascolare non si estingua.

Post di Gaetano Lanza

Dal “curare” al “prendersi cura”. Questo lo slogan emanato negli ultimi tempi da Regione Lombardia. Molti altri slogan di altre Istituzioni negli ultimi anni. L’ISS ci tiene a sottolineare che nelle nuove Linee Guida da produrre o aggiornare devono (non solo possono) essere coinvolte le Associazioni Pazienti. Da tempo ormai gli inviti e gli auspici fioccano sull’opportunitá e necessitá di migliorare il rapporto medico-paziente a tutti i livelli pre intra e post ospedalieri. In definitiva, maggior attenzione, partecipazione, condivisione, continuitá di rapporto e di cura. Quando si incontra per la prima volta il paziente bisogna stringere e sottoscrivere, nell’intento e nel sentimento piú che su un pezzo di carta, un patto di alleanza, che in fondo é quello che chiede il paziente. Si prevengono cosí anche tante richieste di risarcimenti e denunce.

Queste e tante altre considerazioni ci suggerisce il 17 settembre, data che l’OMS ha scelto quest’anno per la prima volta per celebrare in tutto il pianeta la Giornata Mondiale per la Sicurezza del Paziente.

Perché ?

Queste sono solo alcune cifre emanate dall’OMS. Gli errori in sanità provocano ogni anno 134 milioni di eventi avversi negli ospedali contribuendo a 2,6 milioni di decessi/anno. Un paziente su 10 subisce danni durante le cure ospedaliere nei paesi ad alto reddito e 1 su 4 ricoveri ogni anno provoca danni ai pazienti nei paesi a basso e medio reddito. Errori che provocano non solo danni morali ma anche danni economici: i costi per la sola perdita di produttività ammontano tra 1,4 e 1,6 trilioni di dollari all’anno. Sempre secondo il rapporto OMS, il 15% delle spese ospedaliere può essere attribuito al trattamento delle carenze nella sicurezza dei pazienti nei paesi OCSE e 4 su 10 sono i pazienti danneggiati a livello di cure primarie e ambulatoriali. Ma, notizia positiva, è possibile evitare fino all’80% dei danni dovuti a queste situazioni.

L’OMS lancia quindi una campagna globale per migliorare la sicurezza del paziente. Leggiamo che le città il 17 settembre illumineranno di arancione i principali monumenti, quali il Jet d’Eau a Ginevra, le Piramidi al Cairo, la Piramide Cestia a Roma, la Torre di Kuala Lumpur, il Royal Opera House a Muscat e il ponte Zakim a Boston.
“Nessuno dovrebbe essere danneggiato mentre riceve assistenza sanitaria. Eppure a livello globale, almeno 5 pazienti muoiono ogni minuto a causa di cure non sicure “, ha affermato Tedros Adhanom Ghebreyesus, Direttore Generale dell’OMS. “Abbiamo bisogno di una cultura della sicurezza dei pazienti che promuova la collaborazione con i pazienti, incoraggi la segnalazione e l’apprendimento da errori e crei un ambiente privo di colpa in cui gli operatori sanitari sono abilitati e formati per ridurre gli errori”.

Possono verificarsi errori nelle diverse fasi del processo di cura dalla prevenzione alla visita in ambulatorio o alla cura in corsia o in sala operatoria o nelle dimissioni o nelle visite di controllo. Quindi maggior attenzione al paziente in tutte le fasi del processo di cura.

Anche noi abbiamo pensato di dedicare uno spazio a questa Giornata. Abbiamo pensato di rendere piú evidente il nostro interesse non solo formale ma sostanziale anche arricchendo il nostro sito di Opuscoli e Materiale pubblicato per l’occasione.

Ma faremo, ce lo auguriamo, qualcosa di piú. Studieremo il metodo e magari il Progetto per promuovere e facilitare il rapporto chirurgo vascolare-paziente. Magari anche attraverso un’Applicazione del web.

Per celebrare la Sicurezza del Paziente ( e del Medico) non solo il 17 settembre, ma ogni giorno e in ogni momento della vita del paziente e della nostra vita lavorativa.

Auguri al nuovo Ministro della Salute.

Saturday, 07 September 2019 by

Post di Gaetano Lanza

Continuando ad essere apolitici e apartitici bensí istituzionali, come vuole il nostro Statuto, rivolgiamo gli Auguri di buon lavoro al neo Ministro della Salute, Roberto Speranza. Il suo cognome é un buon punto di partenza, ma vogliamo credere che non sia un punto di arrivo. Ci uniamo al coro di auguri che giungono da Associazioni e Istituzioni. Crediamo anche che ne abbia davvero bisogno.

Nato a Potenza il 4 gennaio 1979, laureato in Scienze Politiche. Deputato, eletto nel PD nella scorsa legislatura,  membro nella Commissione Esteri della Camera, il 20 febbraio 2017 abbandona il Partito Democratico e contribuisce a fondare un nuovo partito chiamato Articolo 1 – Liberi e Uguali (LEU). Alle politiche del 4 marzo 2018 con Liberi e Uguali viene rieletto deputato nella circoscrizione Toscana. Siede nella Commissione Affari costituzionali. Il 22 luglio viene rieletto coordinatore nazionale di Articolo 1 – MDP e il 6 aprile 2019 ne diventa il Segretario.

Il 4 luglio 2018 firma (prima firma) un Progetto di Legge presentato alla Commissione Affari Sociali della Camera, recante “Disposizioni in materia di finanziamento del Servizio sanitario nazionale”, che é, in un certo senso il suo biglietto da visita in questo nuovo Governo. All’articolo 1 del Disegno si propone l’abolizione del superticket, ossia la  quota fissa sulla ricetta pari a 10 euro per le prestazioni di assistenza specialistica ambulatoriale. Per le coperture di circa 600 milioni di euro a regime “si utilizzano non solo le risorse già stanziate a legislazione vigente dalla legge di bilancio per il 2018, pari a 60 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2018 nell’arco del triennio 2018, 2019 e 2020, ma anche le maggiori entrate rivenienti dall’abolizione della deduzione forfettaria dei canoni di locazione.” All’articolo 2 si dispone, per gli anni 2019 e 2020, che il livello del finanziamento del fabbisogno sanitario nazionale standard cui concorre lo Stato venga rideterminato rispettivamente in 116.500 milioni di euro e in 118.000 milioni di euro. Quanto alle coperture si dovrebbe provvedere attraverso la riduzione della quota di interessi passivi. Si interviene inoltre per ottenere unallentamento dei vincoli per l’assunzione del personale sanitario. Qui si spiega come le aziende e gli enti del Servizio sanitario nazionale siano “autorizzati a bandire, nel rispetto dell’equilibrio di bilancio, concorsi per l’assunzione a tempo indeterminato di personale, da destinare all’adeguamento del personale dipendente operante nei servizi d’emergenza-urgenza, terapia intensiva e subintensiva, riabilitazione, centri trapianti e di alta specialità, nonché assistenza domiciliare.

“Io non dico solo basta ai tagli alla sanità. Io chiedo già dalla prossima manovra finanziaria più risorse per la sanità. Va rilanciata l’universalità del Servizio sanitario nazionale: non importa quanti soldi hai, da dove vieni, il colore della pelle, devi comunque avere il diritto ad essere curato. Ed altro punto importante è superare le distanze territoriali, le differenze e consentire l’accesso alla qualità sanitaria in tutte le aree del paese”.  Questo quanto affermato ieri dal neo Ministro.

Quindi Auguri Signor Ministro, anche da SICVE.

Discontinuita’ o continuita’?

Sunday, 01 September 2019 by

post di Gaetano Lanza

Nel rispetto dell’articolo 1 del nostro Statuto, nel quale si afferma che la nostra Associazione é apartitica, non prenderemo mai, e neanche questa volta, posizioni a favore di questo o quel partito politico e lasciamo che ognuno abbia e coltivi i propri giudizi personali. Specie in un momento delicato come questo, di questi giorni di crisi di Governo. Mentre scriviamo il Presidente incaricato Conte é alla sua scrivania a Palazzo Chigi a tessere la tela. La nostra vuole solo essere una legittima preoccupazione “politica”, nel senso nobile della parola, ma “apartitica” sul futuro della Salute Pubblica nel nostro Paese e quindi della nostra professione. E non é la prima volta che lo facciamo da questo Blog.  Diversi sono i gridi di allarme, come quello della FNOMCEO, col Presidente Anelli, o di altre Associazioni per la crisi di Governo (l’ennesima).

Dal primo Governo Repubblicano dopo le elezioni del 2 giugno 1946 a oggi si sono succeduti in Italia ben 65 Governi (ultimo il Governo Conte appena dimessosi). Durata media di un Governo? Fate voi il calcolo e vedrete che sará di poco piú di un anno. Un pó pochino, vero? Probabilmente siamo molto instabili, noi in Italia, politicamente parlando. Ma anche questa é democrazia. Facciamo anche fatica a pensare e pronosticare che il prossimo Governo, qualunque esso sia, smentisca questo trend. Sarebbe un miracolo. Comunque, auguri!

Forse in Italia serve un pó di continuitá in piú.

Ecco perché ci fanno riflettere (senza prendere mai posizioni partitiche) alcuni slogan di alcuni politici, quali “Governo del Cambiamento” (di circa un anno fa), oppure “serve discontinuitá” (di poche ore fa).

Perché se “discontinuitá” vuol dire invertire il trend di breve durata del Governo in Italia, allora ci siamo. Perché vorrebbe dire che serve piú continuitá (di Governo, ovviamente). Si chiama antifrasi, ed é quando con una parola o una frase intendiamo dire l’opposto.

Allora ci siamo. Serve forse piú continuitá di Governo nel nostro Paese.

E questo ci permettiamo di desiderarlo. Perché serve piú continuitá di interlocutori politici nazionali (quelli regionali hanno piú continuitá per fortuna, per diversa legge elettorale) per portare avanti programmi e progetti che altrimenti si fa fatica a portare avanti. E di proposte e di programmi e di progetti che ci riguardano, ai Ministeri, alle Sottosegreterie e alle Commissioni varie, ce ne sono depositati, ma sono quasi tutti in sospeso o soggetti a modifiche, perché cambiano le famose poltrone.

Post di Gaetano Lanza

Da tempo e da piú parti sale la denuncia. In Italia stiamo correndo il rischio serio di non avere Medici a sufficienza nelle corsie dei nostri Ospedali. Sempre meno gli specialisti. Si viene a sapere di Concorsi ai quali non si presentano concorrenti, come é successo di recente per un Pronto Soccorso del centro e in un altro per un Servizio di Anestesia del Nord. Le proiezioni sono allarmanti. Se si va di questo passo tra una decina di anni la Sanitá sará in ginocchio in un Paese come il nostro che pure puó contare su uno dei Sistemi Sanitari piú avanzati al mondo (stima dell’OMS che metteva pochi anni fa l’Italia ai primi posti dopo l’Australia).

Del problema si é accorto anche il Ministero della Salute che di recente ha introdotto la normativa che allarga i Concorsi anche agli Specializzandi all’ultimo anno del Corso di Specializzazione o stava lavorando sulla proposta di “teaching hospital” come alternativa al Corso tradizionale di Specializzazione in Universitá. Soffriamo anche del  blocco di assunzioni adottato da qualche anno a questa parte per le famose “leggi di bilancio”. Mettiamoci anche il blocco adottato da alcune Regioni per evitare di rimpiazzare Primari che vanno in pensione. I Primari costano di piú.

Ha fatto una certa notizia e un pizzico di impressione che il problema sia finito qualche giorno fa anche sulla prestigiosa rivista The Lancet, che giá ad aprile scorso se ne era occupata con un altro articolo (Lancet. 2019 Apr 13;393(10180):1492. doi: 10.1016/S0140-6736(19)30849-9).

Quest’altro articolo recente che qui alleghiamo e’ firmato da Luca La Colla, anestesista della Duke University, Dhuram, USA.

The Lancet

L’articolo é alquanto duro ma abbastanza condivisibile.

La conclusione é che “there is inadequate understanding of the real problems. The rest of the world is moving fast, and Italy is reaching a point of no return”. Il motivo principale, secondo l’articolo, é la scarsa attrazione che il  nostro Paese esercita verso i camici bianchi. “Inadequate working conditions, little stability, growth, or potential for career progression, low salaries, the commixture of politics and the healthcare system, and fake recruitment committees (the notorious Concorsi Truccati) hit the headlines regularly”. Il quadro che ne esce é quello di un Paese che ha molte pecche “di politica” (ne sappiamo qualcosa anche di questi giorni di piena crisi di Governo) prima e “di politica sanitaria” poi. L’Italia non attrae e quindi perde pezzi. Attrae forse solo Medici di altri Paesi meno sviluppati (dell’EST Europa, del Pakistan si dice nell’articolo), mentre i nostri neo laureati e neospecialisti sono piú attratti da altri Paesi (ne abbiamo parlato in qualche Post fa).

Certo, articoli come questo non aiutano, anzi affondano il famoso coltello nella piaga. Ma questa purtroppo é la realtá o comunque cosí appare alla maggior parte degli osservatori.

Noi cosa possiamo fare nel nostro piccolo, che poi piccolo non é, oltre che unirci al coro di denunce (é sempre facile criticare, ma noi in Italia pare siamo specialisti).

La risposta é semplice. Rendere piú attrattiva la nostra fetta di specialistica. Chiediamo intanto piú Borse di Specializzazione finanziate. Sopratutto cerchiamo di tenerci stretti i nostri giovani neospecialisti, facendo loro capire che in Italia abbiamo ottime scuole all’avanguardia e ottimi maestri apprezzati all’estero. E ai maestri chiediamo di fare al meglio i maestri, che non vuol dire solo saper pubblicare.

Tutto questo la nostra Societá puó e deve farlo.  Sperando che su Lancet prima o poi si legga un’Italia migliore.

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