FORGOT YOUR DETAILS?

In piena estate, dalle vacanze sotto l’ombrellone, ci permettiamo di dedicare un Post agli effetti benefici del sole. Che il sole faccia bene lo sappiamo, come sappiamo che é fonte di vita per noi terrestri. Senza il sole non ci sarebbero stati e non ci sarebbero i presupposti per lo sviluppo della biosfera vegetale e animale sul nostro pianeta. Ma che la luce intensa del sole (anche se la sua sovraesposizione é sconsigliata dai dermatologi) avesse un effetto protettivo sul sistema cardio vascolare e sull’endotelio dei nostri vasi, questo proprio non lo pensavamo. Ció é quanto emerge da un recente studio, pubblicato sulla Rivista Cell Reports, che dimostra i meccanismi e gli effetti benefici biochimici sul cuore e sui vasi sanguigni, in termini di “rinforzo” e protezione del nostro cuore e dei nostri vasi sanguigni.

Articolo Cell Reports

Gli autori dell’Anschutz Medical Campus dell’Università del Colorado hanno dapprima sovraesposto dei topi sotto una luce intensa per una settimana e hanno scoperto che ció migliora in termini significativi la cardio-protezione a seguito di un infarto miocardico. L’osservazione si accompagnava ad un’aumentata funzione del gene PER2, espresso in quella parte del cervello deputata al controllo dei ritmi circadiani. L’amplificazione di questo gene ha effetto protettivo sui tessuti cardiovascolari in condizioni di bassa ossigenazione, come in caso di infarto. Viene inoltre prodotto un aumento dell’adenosina cardiaca, che ha effetto protettivo sull’endotelio e regola meglio il flusso ematico.

Gli effetti protettivi della luce solare intensa pare sia dovuta ad un meccanismo in cui entra in gioco la percezione visiva della luce. I topi ciechi, infatti, non hanno tratto alcun beneficio dalla sovraesposizione alla luce.

I ricercatori hanno poi valutato gli effetti sull’uomo. Un gruppo di volontari sani è stato esposto a 30 minuti di illuminazione intensa per 5 giorni consecutivi. E’ stato registrato un aumento dei livelli di funzione di PER2 e una riduzione dei trigliceridi plasmatici, utilizzati come surrogato dell’insulino-sensibilità e del metabolismo dei carboidrati.

Gli autori parlano giá di ‘light therapy’. Ritengono che la sua somministrazione per una settimana prima di un intervento chirurgico qualsiasi possa aumentare la protezione cardiovascolare in generale e che potrebbero esserci in futuro applicazioni pratiche per la messa a punto di nuovi farmaci in grado di simulare e stimolare meccanismi biochimici simili.  Servono comunque ricerche piú approfondite.

Godiamoci quindi questo sole di pieno agosto pensando ai suoi benefici sui nostri endoteli.

Post di Gaetano Lanza

Qualche Post fa ci siamo occupati dell’argomento Liste d’Attesa .

Il Ministero emanava tempo fa (21 febbraio scorso) il Piano Nazionale di Governo delle Liste d’attesa (PNGLA), approvato con l’Intesa Stato-Regioni, definendo le prestazioni tra visite specialistiche, esami diagnostici e prestazioni da erogare in regime di day hospital/day surgery o di ricovero ordinario per cui ASL ed ospedali avrebbero dovuto (e devono ancora) garantire tempi massimi di attesa.  A Regioni e Province Autonome spettava il compito di pubblicare il Piano Regionale di Governo delle Liste d’Attesa (PNRLA) e ogni Azienda Sanitaria avrebbe dovuto rendere noto il proprio piano attuativo aziendale garantendo una adeguata diffusione presso i cittadini. In tal senso, i siti web di Regioni e Aziende sanitarie avrebbero dovuto e devono rappresentare un valido strumento informativo. La disponibilità di informazioni sui tempi di attesa su siti web aziendali e regionali veniva riconosciuta come diritto fondamentale del cittadino.

L’ISTAT ci informa intanto che sono circa 2 milioni (3,3% dell’intera popolazione) le persone  costrette a rinunciare a visite ed esami per problemi di liste di attesa, mentre sono oltre 4 milioni (6,8%) quelle che sono costrette a rinunciare per motivi economici.

Un Sistema Sanitario che non rispetta dei limiti ragionevoli massimi di liste d’attesa rischia di risultare non solo inadempiente in caso di patologie per le quali attendere puó significare perdere la vita ma anche poco affidabile e compliante con conseguente perdita del rapporto di fiducia tra istituzioni e cittadini. Nel nostro ordinamento costituzionale la salute é uno dei diritti fondamentali di ogni cittadino e se lo Stato o il Welfare non lo garantisce entro determinate tempistiche é come se non lo garantisse affatto e allora il rischio fondato diventa quello della sanitá per soli ricchi o di un certo ceto socio-economico.

Ma quali sono queste tempistiche per patologie o condizioni cliniche? La risposta puó risultare molto semplice (ma non sempre) nel caso di emergenza-urgenza. In tutti gli altri  casi la risposta puó risultare alquanto non semplice.

La nostra Societá, con una Commissione apposita nominata dal Direttivo, si sta occupando del problema per quanto riguarda le patologie vascolari a interesse chirurgico. Con il suo Presidente in persona partecipa a Tavoli tecnici istituzionali come quello presso Agenas di Angiologia-Cardiologia-Chirurgia Vascolare. Il tema é work in progress e appena possibile la nostra Societá lo renderá pubblico.

E’ ormai ampiamente risaputo che esiste un divario importante tra le varie regioni e tra le diverse aree della stessa regione. Il compito non facile sará anche quello di rendere omogenea il piú possibile la situazione sul territorio nazionale nel rispetto di alcune regole che noi, come esperti in materia, possiamo e dobbiamo indicare alle istituzioni. Sará poi compito delle Regioni inserire tali Regole nei Piani Regionali e questo sará uno dei principali obiettivi che il nostro Direttivo condividerá con i Referenti Regionali SICVE in prossimi incontri, compreso quello previsto e programmato durante il Congresso Nazionale che si terrá a Firenze dal 21 al 23 ottobre prossimo. La speranza é che arrivino poi risposte concrete da parte delle Regioni in termini di programmazione e controllo.

Ma quale é la situazione ad oggi nelle nostre Regioni?
A distanza di oltre 5 mesi dalla approvazione del PNGLA sono solo quattro le Regioni che sulla carta non hanno ancora adottato un proprio Piano Regionale di Governo delle Liste di Attesa (PRGLA): Provincia di Bolzano, Friuli-Venezia Giulia, Basilicata e Sardegna. Friuli-Venezia Giulia e Provincia di Bolzano non hanno neanche recepito formalmente l’Intesa Stato Regioni. La tempistica per il recepimento formale dell’Intesa è stata molto differenziata: dai 35 giorni della Puglia, ai 70 della Campania, agli 84 della Liguria, agli 89 della Calabria, ai 102 della Sardegna, ai 137 della Lombardia. Le Regioni che hanno rispettato il termine dei 60 giorni entro il quale recepire formalmente l’Intesa e adottare il proprio Piano regionale di Governo delle Liste di Attesa sono state 5: Valle D’Aosta (56 giorni), Emilia-Romagna (52 giorni), Marche (53 giorni), Puglia (55 giorni), Sicilia (49 giorni). Di poco fuori tempo massimo, il Molise con 66 giorni, l’Umbria e la Toscana con 73 giorni.
Ogni Regione ha poi definito una propria strategia operativa.

Il Molise  adotta come parametro l’intero suo territorio regionale; stessa scelta anche per la Valle D’Aosta (Regioni piccole per la veritá). La Calabria ha individuato 3 aree territoriali Nord-Centro-Sud. La Toscana da una parte si richiama alle zone-distretto, dall’altra definisce bacini demografici non superiori ai 400.000 abitanti. La Liguria definisce come ambiti le ASL e in casi particolari i distretti.

Altre Regioni rinviano la definizione degli ambiti ai Piani attuativi aziendali, come del resto prevede il Piano Nazionale. Ma anche i Piani attuativi aziendali dovevano partire entro giugno 2019, come previsto nel Piano Nazionale. Si stanno comunque registrando ritardi, visto che 5 Regioni hanno adottato il proprio Piano regionale tra giugno e luglio, mentre altre 4 non lo hanno ancora fatto.
Per l’Osservatorio Nazionale, previsto nel Piano Nazionale, é stato costituito e si è giá riunito nei primi di luglio.

In definitiva, pur con differenze tra Regione e Regione, un lavoro importante si sta conducendo, ed era ora. Anche in ció la SICVE non fá e non fará mancare il suo contributo.

In riferimento al post “Largo ai giovani” ( http://www.sicve.it/largo-ai-giovani-post-di-gaetano-lanza/) pubblicato sul blog della nostra Società di chirurgia vascolare ed endovascolare è doverosa una risposta di adesione formale ma anche emotiva ed entusiastica da parte di noi giovani.

Allo scorso incontro a Milano durante l’HTDI fu chiesto ai Soci Juniores tramite invito ufficiale pubblico di partecipare alla riunione per la formazione di un gruppo di coordinamento, che potesse dare slancio e linfa vitale per la costituzione pratica ed anche la crescita della sezione young della nostra Società, in concerto con le istanze ideate e proposte dal nostro Presidente e dal consiglio direttivo.

Infatti i giovani soci crescono e hanno voglia di crescere oltre che numericamente anche in senso statutario, perchè proprio nel Post su citato si apprende la ferma volontà del Presidente e del consiglio direttivo di dare spazio ai giovani con la proposta di inserire nel consiglio anche un membro effettivo che sarà votato tra i soci juniores in formazione. Questa ci appare come segno tangibile dell’apertura che la SICVE vuole dare nei confronti dei giovani e, in particolare, di coloro che in qualità di assistenti in formazione sono una parte della Società che finora non ha rappresentanza in sede consiliare. La proposta di modifica dovrà essere approvata durante il prossimo congresso nazionale della Società, ma noi giovani siamo fiduciosi che la modifica potrà riscuotere successo, in quanto è significativo che all’interno del consiglio direttivo ci sia espressione anche di chi rappresenta il futuro della chirurgia vascolare italiana.

Chiaramente ci si aspetta anche una partecipazione ampia dei giovani soci che verranno contattati a breve e saranno chiamati a rispondere ad un questionario ideato dal coordinamento per saggiare più approfonditamente il polso della situazione, andando poi ad esporre i desiderata e le aspettative dei giovani durante la sessione del congresso nazionale pensata appositamente per SICVE Young.

In conclusione ci piace dunque fare nostre le parole del Post che abbiamo citato in apertura che sollecitano ad abbandonare le solite divisioni mentali che vedono contrapposte le generazioni Senior e Young, che solo formalmente vivono una dicotomia legata ad uno spartiacque anagrafico ma in sostanza sono espressioni “di un’unica, grande e magnifica famiglia”.

I Colleghi del Coordinamento SICVE Young

 

Largo ai Giovani !

Saturday, 20 July 2019 by

Post di Gaetano Lanza


“….Sessione gestita da giovani alla assemblea generale Sicve (ottobre 2019 a Firenze). Ci viene proposto di gestire interamente una sessione all’interno del congresso nazionale, accettiamo la proposta, ma avremmo perció bisogno di confrontarci su quali argomenti ci interessano maggiormente e su come strutturare gli argomenti proposti, auspicando un maggiore interesse per le attività associative…..”
Cosí si esprimevano (estratto del loro Verbale) a dicembre dello scorso anno i Giovani chirurghi vascolari riuniti in Assemblea a Milano, conseguente alla prima loro Riunione ufficiale con il Direttivo SICVE durante il Congresso Nazionale di Napoli, come da Programma altrettanto ufficiale.
Anche quest’anno, al Congresso Nazionale SICVE di Firenze, come da Programma, si terrá appunto una riunione dal titolo ” SICVE YOUNG INCONTRA IL DIRETTIVO SICVE: ASPETTI ORGANIZZATIVI” della durata prevista di 2 ore, dalle 14.00 alle 16.00, lunedí 21 ottobre prossimo
http://www.sicve.it/wp-content/uploads/2019/07/Tabella-Sinottica-aggiornata-in-tempo-reale.pdf.

Senza parlare poi degli spazi, o forse di gran parte del Congresso Nazionale di Firenze, sulla scia dei Congressi precedenti, in cui i Giovani sono i veri protagonisti del palcoscenico con le Sessioni delle Comunicazioni, alcune a Concorso, dei Poster molti a Concorso, con i Grant Educazionali assegnati a loro in via prioritaria, con le loro Sessioni di Simulazione e cosi’ via.

Se ne é parlato in Direttivo. E questa volta, novitá rispetto all’anno scorso, l’argomento dello spazio Giovani é ancora piú sentito, anche alla luce delle importanti e, diciamo, epocali modifiche statutarie della nostra Associazione, che proprio a Firenze, due giorni dopo il suddetto incontro, l’Assemblea dei Soci é chiamata a discutere, eventualmente modificare, e approvare, se lo riterrá opportuno. In tali modifiche sostanziali e strutturali, tali da parlare non di semplici modifiche di alcuni articoli, ma addirittura di Nuovo Statuto, é previsto tra le altre novitá anche quella di un seggio di Consigliere in seno al Consiglio Direttivo, riservato ad un Giovane, Socio Junior medico in Formazione
http://www.sicve.it/wp-content/uploads/2019/07/PROPOSTA-di-NUOVO-STATUTO-SICVE-1.pdf.
Il Consiglio Direttivo secondo il Nuovo Statuto, se a Firenze sará approvato, sará cosí composto:
• Presidente • 4 Consiglieri: i quattro più votati tra Soci Ordinari (Direttori di Struttura Complessa o Professori Ordinari) • 3 Consiglieri: i tre più votati tra Soci Ordinari e Soci Juniores (non Direttori di Struttura Complessa nè Professori Ordinari né Soci Juniores Medici in Formazione) • 1 Consigliere: il più votato tra i Soci Juniores Medici in Formazione.

Se ne é parlato in Direttivo e il Direttivo avrebbe degli Argomenti da suggerire, sottolineiamo il suggerire, ai Giovani.
Ad esempio questi:
1. Carenza di chirurghi vascolari in Italia: concorsi deserti, neo-specialisti all’estero.
2. La formazione nelle sedi Universitarie e negli Ospedali delle reti, vantaggi e criticità.
3. I concorsi prima del termine degli studi, il decreto Calabria.
4. Esiste una questione di genere? Esisterà presto?
5. Carenza di esperienza: chirurgia aperta; chirurgia endovascolare. Come ovviare senza emigrare.
6. La Società dei giovani: SICVE per il futuro: cosa migliorare nelle relazioni tra soci, nella governance della società. Proporre nuovi modelli di comunicazione e aggiornamento.
7. SICVE young, serve davvero? Chi deve fare cosa. Abbiamo bisogno di un “sottogruppo di soci”? Cosa vorremmo contribuire a creare in SICVE.

Ripetiamo, sono questi solo suggerimenti. Lasciamo per la verita’ che siano loro, i Giovani, a decidere di cosa parlare. Noi, meno Giovani, ascolteremo e interverremo se potremo. Lasciamo che siano i Giovani a decidere. Anche perché la SICVE é nelle loro mani e nei loro cuori.
Ma perché diciamo “loro”. Non ci piace questo termine. Tanto per essere in linea e sul pezzo, come si suol dire, abbandoniamo il “loro e noi”. Perché in fondo siamo tutti “noi”, una sola, unica, grande, magnifica famiglia.

Post di Gaetano Lanza

Non potevamo non occuparci della notizia. Aumentano i posti disponibili per l’accesso che rimane programmato nazionale alla laurea in Medicina e Chirurgia e a quella in Odontoiatria. Il Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Marco Bussetti ha firmato ieri (28 giugno) i decreti che stabiliscono i posti per l’anno accademico 2019/2020. Quelli per Medicina e Chirurgia saranno 11.568 (erano 9.779 lo scorso anno, quindi 1.789 -18%- in piú) e quelli per Odontoiatria saranno 1.133 (erano 1.096). Il decreto passa ora al Ministero della Salute, per essere controfirmato. Certo non é tanto, ma non é neanche poco.
“Su Medicina e Odontoiatria questo Governo sta mantenendo le promesse fatte, portando avanti un’azione strategica, sia nell’interesse dei nostri giovani che del Paese – dichiara il Ministro Marco Bussetti -. Abbiamo aumentato i posti a disposizione degli studenti universitari e continueremo a lavorare in questa direzione. L’Italia ha bisogno di medici, dobbiamo colmare questo vuoto. Chiaramente, è importante che a questo corrisponda anche un incremento delle borse di specializzazione mediche. Ed è per questo che ci siamo mossi su questo fronte. Abbiamo aumentato le borse già a partire dallo scorso anno e anche quest’anno abbiamo incrementato le risorse di cento milioni in Legge di bilancio per finanziare nuovi contratti di formazione. Non ha alcuna utilità avere più laureati se poi non si specializzano e non possono esercitare. Inoltre, siamo impegnati insieme al Ministero della Salute, agli Atenei e alle Regioni in una riforma del modello di ammissione ai corsi. È richiesta da anni, è stata molto dibattuta e adesso vogliamo arrivare alle risposte attese”.

Tra le novità del 2019, riguardo l’iscrizione, c’è il famoso questionario di orientamento, finalizzato a capire se effettivamente il futuro candidato è dedito alla professione di medico e se le sue attitudini lo portano a studiare medicina. Il questionario sarà inserito nella documentazione disponibile al momento dell’iscrizione al test di Medicina.

Abbiamo messo in grassetto le dichiarazioni del Ministro Bussetti perché sarebbero giá una risposta alle polemiche di diversi esponenti del mondo politico-sanitario. Ad esempio, la critica di Federico Gelli (Pd), ben conosciuto per la Legge che porta il suo nome, assieme a quello di Bianco, che dichiara: “Il Ministro Bussetti non ha evidentemente chiaro un concetto fondamentale e forse è bene che qualcuno glielo spieghi rapidamente: esiste una carenza di specialisti, e mancano ora, non tra 10 anni. E’ in atto un’emergenza che necessita di risposte immediate. Abbiamo 10.000 medici bloccati dal cosiddetto imbuto formativo, impossibilitati a specializzarsi e lavorare per il SSN per la mancanza di risorse necessarie a finanziare nuove borse di studio. E, invece di dar loro risposte e nuovo ossigeno agli ospedali alle prese con un’allarmante carenza di personale, si decide di aumentare gli accessi all’Università con un conseguente aumento del numero dei medici laureati che rimarranno fermi in quel limbo. Con un atto di responsabilità e serietà, si decida piuttosto di utilizzare quelle risorse per finanziare le borse di specializzazione e quelle di Medicina generale”. Dello stesso avviso di Gelli é il presidente della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri, Filippo Anelli.

In soccorso alle dichiarazioni del Ministro Bussetti sono sopraggiunte quelle del sottosegretario alla Salute Luca Coletto che sottolinea come “la scelta sia in linea con le richieste delle Regioni.  In questo momento di allarme per la carenza di medici specialisti, che andrà avanti per almeno altri 5 o 6 anni – dichiara Coletto – è sicuramente necessario l’aumento delle borse formative post laurea, in numero proporzionato ai laureati in Medicina. Ma è altrettanto necessario che per qualche tempo aumentino anche le matricole in Medicina, che non significa aver tolto il numero chiuso, ma vuol dire garantire per il futuro copertura certa e programmazione meno problematica della dirigenza medica all’interno degli ospedali. L’aumento dei posti a Medicina per il prossimo anno accademico – aggiunge – non è poi così importante da far pensare all’eliminazione del numero chiuso, ma, in parte, va a compensare quelli che sono gli abbandoni “fisiologici” da parte degli studenti durante il corso di studio. Anzi, il numero delle matricole è per la prima volta allineato con le necessità esposte dalle Regioni e dunque non c’è motivo di criticare l’operato del ministro Bussetti, che anzi va ringraziato insieme al ministro della Salute Grillo per la sensibilità e l’attenzione posta alla concreta soluzione del problema della mancanza dei medici rispetto al quale i precedenti governi sono stati assolutamente miopi. Stiamo lavorando a un provvedimento che possa far accedere gli specializzandi al più presto nei reparti accreditati per la specialità, la cosiddetta rete formativa individuata dal MIUR e dal Ministero della Salute. Questo Governo sta portando soluzioni a emergenze causate da anni di pessima programmazione, i cittadini presto vedranno il cambiamento”.

In un Paese come il nostro in cui certo le polemiche in genere non si fanno attendere e a volte esagerano, forse é il caso qui di astenerci dal farne. D’altronde non servono. Prendiamo atto che qualcosa si muove. Il grido d’allarme c’é. Mancano medici negli ospedali. Mancano specialisti. In particolare mancano chirurghi. In particolare mancano chirurghi vascolari. Contemporaneamente la richiesta di salute dei cittadini aumenta. E allora, non facciamo polemiche inutili. Che ognuno faccia la sua parte, anche piccola che sia. Quello che possiamo fare noi, nel nostro piccolo, ad esempio é incoraggiare i giovani a diventare chirurghi vascolari. Qualcuno si chiederá come. Ad esempio facendo conoscere ai giovani laureandi il nostro mestiere ancora tutto da scoprire, ancora tutto da inventare.

Post di Gaetano Lanza

Che la formazione e il training mediante programmi di simulazione fossero importanti lo sapevamo, forse piú che saperlo lo condividevamo, o forse lo sentivamo dire. Ma pochi di noi ci credevano. Pochi di noi ci crediamo ancora. Eppure gli esempi in altri campi e settori non mancano affatto. Uno tra tanti. Somiglia al nostro settore perché ha a che fare con vite umane. Il mestiere del pilota d’aereo. Avevo un amico che faceva il pilota d’aereo (adesso é in pensione). Mi diceva che era obbligato a passare un tot di ore al mese in cabina di simulazione e sosteneva esami sempre obbligatori di verifica in quella cabina.

Mi chiedevo ingenuamente come mai non lo facciamo anche noi chirurghi, visto che abbiamo anche noi a che fare con vite umane.

L’utilitá di questa cabina di simulazione di “pilotaggio” ora (per chi avesse qualche dubbio) per il chirurgo vascolare é stata “scientificamente” dimostrata (ma ce n’era proprio bisogno?) da Pekka Aho et al in Journal of Vascular Surgery (2019;69:1758–1765) dell’Universitá di Helsinki, Finlandia.

Pubblicazione

In accordo con la SVS, gli AA hanno condotto uno studio osservazionale tra il 2015 e 2017 su una coorte di chirurghi vascolari che si sono allenati all’endoclamping aortico su un modello di simulazione per aneurisma aortico rotto. I risultati sono stati evidenti : netta diminuzione del tempo di endoclamping aortico in caso di rEVAR. Il training di simulazione ha correlato con un aumento significativo di riparazioni aortiche in caso rotture di AAA dal 23% al 62%, un netto decremento del tempo dall’accettazione del paziente in PS all’endoclamping da 65 a 16 minuti, e sopratutto un decremento della mortalitá a 30 giorni dal 39% al 25%.

I training mediante programmi di simulazione in chirurgia vascolare, ma in generale in chirurgia, non hanno finora ricevuto l’attenzione che meritano. Badiamo bene. Come per quel mio amico pilota non sono (dovrebbero essere) programmi di fitness solo per giovani, ma anche per anziani come il sottoscritto. Non dovremmo avere nessuna vergogna. O forse dovrebbe essere per noi obbligatorio (come per il mio amico pilota). Perché training o allenamento (chiamiamolo in italiano) é sinonimo di performance (bravura, chiamiamola in italiano). Lo sanno anche gli atleti.

Ma non siamo forse atleti, noi chirurghi vascolari ?

Speriamo che le Istituzioni come anche la nostra Societá leggano questa pubblicazione e ne traggano le evidenti raccomandazioni secondo la Evidence Based Medicine, anche per le Linee Guida.

Post di Gaetano Lanza

Diamo solo alcuni numeri presentati al IX Rapporto Rbm-Censis, che qui alleghiamo,

Rapporto Censis

derivato da un’indagine effettuata su un campione di 10.000 cittadini di maggiore etá, presentato qualche giorno fa al “Welfare Day 2019”, svoltosi al Roma.

Sono poco meno di 20 milioni i cittadini costretti a rivolgersi alla Sanitá privata per ottenere prestazioni essenziali prescritte dal medico, almeno una prestazione sanitaria all’anno, e di questi circa il 50% appartiene a categorie sociali più deboli, come anziani e malati cronici. Un italiano su due si rassegna e non prova neanche a prenotare una prestazione con il SSN ma si rivolge al privato. Nel 2019, le prestazioni sanitarie pagate dai cittadini, passeranno da 95 a 155 milioni di euro. La spesa sanitaria privata media per famiglia è pari a 1.522 euro (+ 2,97% dal 2017), quella pro capite è di 691,84 euro (+ 12,33% dal 2017).
Su 100 tentativi di prenotazione nel SSN quelle che transitano nella sanità privata sono 51,7 le visite ginecologiche;  45,7 quelle oculistiche; 38,2 quelle dermatologiche e 37,5 le visite ortopediche; 30,1 le ecografie; 27,4 gli elettrocardiogrammi; 26,3 le risonanze magnetiche.

Nel 2019 le prestazioni sanitarie private passeranno da 95 milioni alla cifra record di 155 milioni di euro. Pe quanto riguarda i beni sanitari di assoluta evidenza, i farmaci rappresentano la seconda voce di spesa pagata direttamente dai cittadini in termini di costo medio (380 euro) e la prima in termini di frequenza (38%).

Interessante il capitolo sulle Liste d’attesa. Per le visite specialistiche le medie sono: 128 giorni per una visita endocrinologica, 114 giorni per una visita diabetologica, 65 per una visita oncologica, 58 per una visita neurologica, 57 per quella gastroenterologica, 56 per una visita oculistica, 54 per una visita pneumologica, 49 giorni per una visita di chirurgia vascolare e idem per una visita cardiologica. A fronte di questi tempi il 44% degli intervistati si rivolge direttamente al privato anche per le cure che rientrano nei Livelli Essenziali di Assistenza del SSN.

Tra il 2013 ed il 2018 a fronte di una crescita del 9,9% della Spesa sanitaria privata la Spesa sanitaria “intermediata” dalla Sanità Integrativa è cresciuta dello 0,5%.

Insomma, le cifre di questo Rapporto ci dicono che il SSN non é piú in grado di soddisfare le esigenze dei cittadini che in sempre piú parte sono costretti a rivolgersi al sistema privato. D’altra parte il sistema privato, per venire incontro a queste esigenze, offre tempi molto piú brevi di liste d’attesa e in alcuni casi e per alcune prestazioni (esempio radiografiche, ecografiche) riduce anche le tariffe a prezzi “concorrenziali”, vale a dire poco piú alti rispetto ai ticket della sanitá pubblica.

Quale la soluzione per ora suggerita o auspicata nell’ultima parte del Rapporto?

La Sanità Integrativa, Fondi e Polizze Sanitarie sono in grado di garantire un aiuto concreto ai cittadini ed alle famiglie italiane di fonte al costante innalzamento dei bisogni di cura ed alla necessità di pagare una quota delle cure sempre maggiore di tasca propria.

Un sistema questo che sembra funzionare piuttosto bene nell’opinione degli intervistati.

Una tutela sociale aggiuntiva che in parte giá interviene ma che maggiormente interverrebbe a supporto di un SSN che diventa sempre meno sostenibile per tutti i motivi che ben conosciamo.

Certo bisognerebbe che i nostri politici, oltre a dirci, come ci dicono spesso, che la coperta é sempre piú stretta e corta, studiassero i sistemi per favorire, facilitare e implementare (i modi possibili sono tanti dalle defiscalizzazioni alle agevolazioni per le mutue sociali e di impresa) la Sanitá Integrativa che non significa Alternativa.

Alla domanda se questa ricetta possa funzionare, potremmo rispondere che intanto non vediamo ricette alternative per un SSN che rischia tra qualche anno (queste le stime) di implodere in quanto non piú sostenibile.

Morire senza salute

Sunday, 09 June 2019 by

         

Post di Gaetano Lanza

E’ proprio cosí. Ognuno di noi vive in piú universi paralleli. Almeno di due di questi ognuno di noi é in grado di rendersi conto. Degli altri, no. I piú fortunati e eclettici arrivano a tre, quattro al massimo. Di tutti gli altri propri universi paralleli, forse infiniti, ognuno di noi non é in grado di rendersi conto.

Gabriele Pagliariccio. Lo conosciamo e lo conoscono in tanti come chirurgo vascolare ad Ancona. Da anni é impegnato nel suo lavoro con serietá, umiltá, dedizione e discrezione. Tutte doti che emana la sua figura. Quest’anno é stato nominato dal Direttivo SICVE Referente Regionale Marche. E’ anche attivo protagonista nel Direttivo SIAPAV. Ma il suo universo parallelo che qui vorrei sottolineare e esaltare é quello che ho scoperto per caso in un colloquio recente, anche veloce. Chissá perché non si ha mai il tempo di parlare con gli amici. Siccome avevo poco tempo di parlare, gli dissi scrivimi una mail. La pubblico. Assumendomi tutta la responsabilitá del caso, non avendogli chiesto il permesso. Non me ne voglia.

Carissimo Gaetano,

facendo seguito alla ns conversazione ti invio questa email per ricordarti il mio impegno verso il diritto alla salute. Da circa 20 anni sono impegnato in missioni umanitarie nel mondo pressochè in tutti i continenti dove ho potuto toccare con mano l’importanza del diritto ad una assistenza sanitaria gratuita e dignitosa. Diritto che gli italiani giornalmente sottovalutano avendo a disposizione un sistema sanitario che li tutela sotto molteplici aspetti. Sull’argomento ho anche scritto un libro (“Morire senza salute”, Ed. Dissensi, 2017 con la prefazione di Luigi Ciotti) e partecipato a numerosi incontri pubblici. Sono inoltre fra i fondatori di un ambulatorio solidale a Senigallia (Ambulatorio Paolo Simone Maundodè) che si occupa di assistenza gratuita per gli italiani indigenti e gli stranieri.

Ti ringrazio e ti saluto cordialmente,

Gabriele Pagliariccio

Dott. Pagliariccio Gabriele

Responsabile SOSD Chirurgia Vascolare d’Urgenza

Azienda Ospedali Riuniti Ancona – Via Conca, 71 – 60127 – Torrette di Ancona

Questa é la prefazione di Luigi Ciotti.

Morire senza salute è morire senza aver diritto ad una assistenza sanitaria adeguata e gratuita. Nella maggior parte del mondo questo diritto è usurpato, drammaticamente negato: si è condannati a morire sulla porta di un ospedale se non si hanno i soldi con cui pagarsi le cure.
Anche in Italia il diritto alla salute, che dovrebbe essere costituzionalmente tutelato, si sta dissolvendo sotto i colpi della spending rewiev in mezzo ad una pressoché totale indifferenza. Anche nel nostro Paese l’obiettivo finale è la privatizzazione. Un obiettivo che le tesi proposte in questo libro vogliono sfatare perché la cura è un diritto che non può essere mercificato.
In questo contesto è interessante il percorso virtuoso dell’Ecuador, un Paese che, vincendo il paradigma liberista, sta compiendo un cammino verso la costruzione di una sanità pubblica.

Adesso direte: ma in Italia la sanitá sará sempre universale, come recita la Costituzione. Non si puó tornare indietro. Aggiungerei: ma siamo proprio tanto cosí sicuri?

E poi direte ancora: ma quanti fanno cose del genere, come queste di Gabriele, senza post, senza pubblicitá, senza clamore.

Rispondo cosí. Con una frase di Aldo Moro che diceva: “Il bene non fa notizia”. Aggiungerei: Peccato!

Peccato! Peccato!

Anche per questo nel mio piccolo, immensamente piccolo, ho voluto dare questa piccola grande notizia. E Gabriele non me ne vorrá.

Chissá che qualcun altro amico che legge questo post non aggiunga nel commento qualche altro suo proprio universo parallelo come quello di Gabriele!

La Sicve penso possa essere fiera di questi suoi eroi.

Post di Gaetano Lanza

Fuga di cervelli all’estero. Questo lo slogan degli ultimi decenni nel nostro Paese. Tranne che in poche realtá dove si é riusciti a invertire il trend, la triste realtá é questa. E parliamo anche di cervelli neo formati o in formazione. Neolaureati appunti in medicina che vedono l’estero come un miraggio, il miraggio di Paesi che offrono condizioni migliori di lavoro: Inghilterra, Belgio, Scozia, Germania, ma anche Paesi Arabi, Arabia Saudita, Qatar, Emirati Arabi, Dubai, Kuwait.

È questa la denuncia che la Fnomceo, la Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri, mediante la sua Fondazione Ars Medica, ha  presentato sabato 1 giugno a Venezia in un convegno dal titolo “Verso gli Stati generali… Medicina Meccanica 2.0: il medico e il suo non tempo”, al quale hanno partecipato anche filosofi della medicina come Ivan Cavicchi.

Al Convegno sono stati presentati anche i risultati di un questionario somministrato a circa 500 tra medici dipendenti, convenzionati, liberi professionisti, odontoiatri. Il 71% di coloro che hanno risposto, medici e odontoiatri sotto i 55 anni, ha detto: “sto valutando l’ipotesi” o “l’ho già deciso”. Ogni anno, come recita lo spot, 1.500 nostri neolaureati medici vanno a specializzarsi all’estero e non tornano e costano al nostro Paese oltre 225 milioni di euro.

Tra le ricette auspicate dalla Fnomceo c’é anche l’aumento del numero di borse di studio per le scuole di specializzazione che il Governo dovrebbe stanziare. Ma ci sono anche il miglioramento delle condizioni economiche dei giovani medici e delle loro condizioni di lavoro nelle corsie ospedaliere. Diffusa tra i giovani c’é anche la convinzione della migliore formazione specialistica all’estero. D’altronde é diffusa l’opinione (corretta o falsa che sia) che lo stage all’estero ( non solo in medicina) sia piú qualificante di uno stage nel nostro Paese. Eppure i centri di specializzazione di alta qualitá  nel nostro Paese non é che manchino. E’ probabile che anche in questi centri i nostri giovani medici in formazione siano un pó discriminati e comunque poco coinvolti nel nobile mestiere dell’arte medico-chirurgica? E’ probabile. E’ probabile che sia piú semplice trasmettere teoria che pratica.

La nostra SICVE deve essere pronta. Pronta a ricevere le istanze dei giovani. Pronta a trasmetterle ai meno giovani. Pronta a fare la sua parte. Ricordiamo quanto sancisce l’art. 3 del Suo Statuto: ” Scopo della S.I.C.V.E. è quello di favorire e promuovere gli studi e le ricerche nel campo della Chirurgia Vascolare ed Endovascolare, di facilitarne lo sviluppo e le conoscenze, di coordinare i mezzi atti a potenziare l’applicazione ed il processo di ogni più moderno metodo di studio e cura delle malattie vascolari, arteriose, venose e linfatiche, di facilitare lo scambio d’idee tra cultori di questa disciplina della Chirurgia, tutelando il prestigio e gli interessi professionali dei Soci, di promuovere le attività didattiche e la Formazione Continua dei Soci, di curare i principi etici e deontologici dei Soci nel campo professionale, di promuovere la Chirurgia Vascolare ed Endovascolare anche intervenendo a vari livelli istituzionali nella programmazione sanitaria….”.

Sono in atto iniziative, comprese proposte di modifiche statutarie, per rendere i giovani medici in formazione chirurgica vascolare piú presenti, attivi e artefici in SICVE. La speranza é peró che almeno si iscrivano alla SICVE, come Soci Juniores. L’invito e’ anche per i Direttori di Scuola di Specializzazione: di far iscrivere i Medici Specializzandi alla SICVE. La SICVE non é piú di quelli che come chi scrive sono giunti alle soglie del dimenticatoio. La SICVE pulsa nel cuore dei giovani. Chi non coglie questo battito é sordo. Chi non lo alimenta e’ fuori dal tempo.

Post di Gaetano Lanza

Ottobre 2016. La Philips pubblicava i risultati di uno studio “Future Health Study” , condotto dalla Strive Insight nel maggio 2016 in 13 Paesi e anche su un campione di popolazione italiana sul rapporto che i pazienti hanno con le nuove tecnologie digitali (internet, APP ecc.) in tema di salute. Ne emergeva un quadro di crescente interesse. Si parlava di traghettamento da un sistema di “welfare di stato” a un sistema di “welfare di community”, per consentire un ammodernamento dei sistemi di comunicazione in sanita’, un miglior funzionamento del sistema sanitario, compresa una riduzione della spesa sanitaria, dei tempi d’attesa agli sportelli, lo sviluppo di nuove tecnologie quali la telemedicina, la sensibilizzazione e la prevenzione tramite correzione degli stili di vita, la percezione del proprio stato di salute del cittadino e cosí via.  Lo slogan coniato era “la Connected Care ci salverá”.

Future Health Study

21 Maggio 2019. Si tiene un interessante Convegno al Politecnico di Milano, del quale alleghiamo le slide pubblicate.

slide connected care

Il titolo é emblematico. Connected Care : il cittadino al centro dell’esperienza digitale. Vengono riportati e discussi i dati dell’Osservatorio Innovazione Digitale in Sanitá.

Nel 2018 la spesa per la Sanità Digitale nel nostro Paese é cresciuta del 7%, raggiungendo un valore di 1,39 miliardi di euro. Nel 2017 l’incremento era stato del 2%.  Le strutture sanitarie sostengono la spesa maggiore, circa 970 milioni di euro (+9% rispetto al 2017), seguono le Regioni con 330 milioni di euro (+3%), poi i Medici di Medicina Generale (MMG) con 75,5 milioni (+4%), pari in media a 1.606 euro per medico e infine il Ministero per la Salute con 16,9 milioni di euro. Compare come voce di investimento l’Intelligenza Artificiale, con circa 7 milioni di euro. I sistemi dipartimentali e la Cartella Clinica Elettronica (CCE) sono gli ambiti che raccolgono i budget più elevati, considerati prioritari.
L’85% dei MMG e l’81% degli specialisti utilizza la mail per comunicare con i pazienti, WhatsApp è usato dal 64% dei MMG e dal 57% degli specialisti. Meno del 20% dei cittadini usa la mail o WhatsApp per comunicare col proprio medico. Il 23% prenota online una visita specialistica. Un medico specialista su tre, inoltre, ritiene che i diversi contenuti multimediali a cui non accede ancora sarebbero invece fondamentali per supportare le decisioni cliniche.

Il 41% dei cittadini usano App o dispositivi wearable, come lo smart watch per controllare il proprio stato di salute e il corretto stile di vita.

Nelle aziende sanitarie crescono le prenotazione on line e i pagamenti online delle prestazioni sanitarie che vengono sempre piú offerte attraverso siti web o App (circa un’azienda su quattro) e che in quasi la metà dei casi sono fruibili tramite piattaforme regionali, spesso collegate al Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE). Il Fascicolo Sanitario Elettronico sará il futuro prossimo, ma pare che solo il 20% dei cittadini ne sia a conoscenza.

I piú web-informati sono i piú giovani ma un crescente utilizzo del web-support si registra anche nei meno giovani.

Certo é che la maggior parte della popolazione comunque preferisce ancora recarsi di persona presso la struttura sanitaria e preferisce il contatto fisico personale (67%) o ammette di non essere capace di utilizzare l’on line (19%). Il contatto personale risulta molto rilevante anche nella scelta dello specialista: i cittadini considerano il parere del MMG come fondamentale nella scelta del medico specialista seguito dal parere di parenti e amici. Le informazioni trovate sui siti istituzionali pero’ sono ritenute per nulla rilevanti dal 25% dei cittadini, così come le opinioni e recensioni su siti web (28%).

Un settore sempre piú interessante sembra essere quello della cosidetta “terapia digitale”, tramite App che aiutano i pazienti nell’assunzione dei farmaci e migliorano l’aderenza terapeutica, tallone d’Achille specie nelle fasce piú anziane e disadattate.
E nei prossimi anni maggiori investimenti ci si augura avvengano per la Telemedicina, la Telesalute, la Teleassistenza che giá in diverse realtá si sperimentano specie in cardiologia e neurologia.

Il quadro che ne esce tracciato dall’Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità é comunque in definitiva un quadro ancora disorganico, anche se in costante crescita negli ultimi anni. Ma non c’é alcun dubbio. La Connected Care é giá il futuro. Con la Connected Care non potremo non confrontarci.

TOP