FORGOT YOUR DETAILS?

NICE to EVAR? No thanks!

Monday, 25 June 2018 by

Post di Gaetano Lanza

Che i sudditi di Sua Maestá da un pó di tempo abbiano deciso di andare controtendenza rispetto al resto del mondo, ormai lo abbiamo intuito. Vedi Brexit mentre il pianeta si globalizza. Per non parlare delle frontiere agli stranieri. Ma veniamo a noi. Mentre dappertutto si assiste all’espansione dell’EVAR e l’open surgery é sempre piú la Cenerentola (parliamo degli aneurismi aortici addominali), in UK il NICE (National Institute for Health and Care Excellence) sentenzia e pontifica, in gergo raccomanda: se il paziente é fit for open é bene operare col bisturi perché l’EVAR (per i non addetti, la procedura endovascolare) é, come dicono loro, tutto sommato cost-ineffective.  Parliamo degli aneurismi in elezione, quelli cioe’ non in rottura, che sono la stragrande maggioranza per fortuna.

Ecco la sentenza. “Do not offer endovascular repair (EVAR) to people with an unruptured infrarenal AAA if open surgical repair is suitable. Do not offer EVAR to people with an unruptured infrarenal AAA if open surgical repair is unsuitable because of their anaesthetic and medical condition. Do not offer complex EVAR to people with an unruptured AAA if open surgical repair is a suitable option, except as part of a randomised controlled trial comparing complex EVAR with open surgical repair. Do not offer complex EVAR to an unruptured AAA if open surgical repair is unsuitable because of their anaesthetic and medical condition.”

Qui di seguito il Documento intero.

AAA – NICE draft-guideline

E per quanto riguarda l’indicazione? Se l’aneurisma é asintomatico si opera se il diametro é superiore a 5.5 cm, perché se é tra 3 e 4.4 cm va sorvegliato con ecografia ogni 2 anni e se é tra 4.5 e 5.4 cm va sorvegliato ogni 3 mesi. Detto per inciso, in Italia in molte realta’ di fatto si opera sopra i 4 cm.

La motivazione addotta dal NICE é la seguente: “no evidence that EVAR for people with an unruptured infrarenal AAA provides long-term benefit compared with open surgical repair. While EVAR is associated with fewer perioperative deaths, it has more long-term complications, and these complications mean that people will need further procedures. There is some evidence that EVAR is associated with worse long-term survival than open surgical repair. EVAR also has higher net costs than open surgical repair. The evidence shows that, even if long-term benefits were achievable, they could not plausibly be sufficient to outweigh these costs. Open surgical repair is unsuitable for some people with an unruptured AAA because of their anaesthetic risk and/or medical comorbidities. For these people, the risks of their AAA rupturing, if no repair is attempted, have to be balanced against the perioperative risks and long-term complications associated with EVAR. The evidence shows that the average person receiving EVAR has an uncertain chance of a small net benefit, compared with the large and certain increase in costs. Therefore, the committee agreed that elective EVAR cannot be considered an effective use of NHS resources in this population.”

Insomma, in UK sanno fare bene i conti a distanza dalla procedura e a quanto pare a conti fatti conviene a tutti (ai pazienti, ai chirurghi, allo stato sociale) l’open e non l’EVAR.

Pensate se in Italia anche il CNEC, il nuovo Centro Nazionale per l’Eccellenza Clinica, l’equivalente del NICE in Italia, che da poco é stato riconosciuto dall’ISS/Ministero della Salute come Organismo deputato a fare la stessa cosa che in UK, cioé valutare le prossime Linee Guida che presenteranno le Societá Scientifiche italiane e “raccomandera’ la buona pratica clinica” nella nostra penisola, dovesse prendere la stessa posizione, cosa succederebbe.

E’ bene che le Societá Scientifiche italiane (che poi é la SICVE chiamata in causa) facciano una riflessione su questo punto. Prima di tutto sarebbe un grave errore fare un copia-incolla di linee guida estere (ma questo per la veritá non lo richiede il CNEC). Possiamo e forse dobbiamo non necessariamente pensarla allo stesso modo di altri Paesi. Anche perché per definizione le linee guida devono essere contestualizzabili, cioé applicabili poi alla realtá “locale”. Ma poi devono  essere anche flessibili e non rigide o troppo rigide (come ci sembrano qui quelle inglesi).

A proposito di rigiditá. Qui si apre un dibattito anche filosofico (intendiamo filosofia della scienza). A fine secolo scorso nasceva, e grande merito e successo le va riconosciuto, la EBM-Evidence Based che ha dato una svolta epocale alla medicina. Nasceva proprio in UK nel 1994 con David Sackett il primo Centro per la EBM. Da allora la EBM é diventata il Vangelo. Ma non per tutti. Per i sudditi inglesi lo é senz’altro e lí non si scherza. Poca flessibilitá e i conti devono tornare alla fine. Anche in USA, ma meno. Il Medicare detta comunque legge. Da noi molto meno. Noi, che abbiamo una cultura diciamo piú flessibile e aperta, che siamo anche anglofili (diciamo pure che abbiamo una certa venerazione per gli anglosassoni), ma siamo anche eredi di Socrate e in fondo abbiamo inventato l’Umanesimo e il Rinascimento, siamo avvezzi a non applicare alla lettera la EBM e in fondo i numeri. Un pó perché ci piace essere “eclettici” e sbarazzini, ma anche perché siamo forse convinti che i numeri servano all’umanita’ e non viceversa. Per la veritá oggi la EBM viene da alcuni (proprio inglesi) criticata e si parla di “crisi della EBM” (vedi Trisha Greenhalgh, EBM a movement in crisis? BMJ 2014; 348: 3725). Qualcuno in Italia (GF Gensini, guarda caso fiorentino, per fortuna coordinatore della Commissione che valuterá le linee guida al CNEC) si sta facendo promotore di un Rinascimento della EBM.

Una cosa sembra certa. Come intuí Platone nella Repubblica, sarebbe bene che a governare ci fossero dei filosofi, o anche dei filosofi.

Post di Gaetano Lanza

Le gare delle centrali d’acquisto per i devices é un argomento che ci riguarda, eccome! Che altri possano decidere cosa dobbiamo usare quotidianamente noi per i nostri pazienti, ci dá un pó fastidio. Non tutti sanno peró che le Societá Scientifiche per normative ministeriali e regionali dovrebbero (il condizionale in realtá é un indicativo presente o futuro nelle normative) figurare con propri rappresentanti o delegati nelle commissioni. Non tutte le centrali d’acquisto finora hanno seguito questo particolare delle suddette normative. Consip invece sí. Chiede “candidature” alle Societá Scientifiche e quindi anche a noi di SICVE per le famose commissioni delle centrali d’acquisto.

Di seguito alleghiamo il Documento di Consip e il relativo allegato.

Documento Consip

Allegato A – Ricerca candidati ruolo Commissario esterno

” Indichiamo le modalità che i colleghi  – ci scrive Lisa Giuliani, Category manager, Sourcing Utilities e Sanità di Consip – devono seguire per presentare le candidature. Sarebbe per noi utile se si potesse dare evidenza della pubblicazione del censimento sul sito internet della Società Scientifica e comunicare la procedura a tutti gli associati al fine di assicurare la massima adesione – e noi lo stiamo facendo con questo post. La documentazione relativa al censimento, che qui alleghiamo per comodità, è disponibile al seguente link: http://www.consip.it/bandi-di-gara/informazioni-di-servizio nella sezione “COMMISSARI PER GARE DEL SETTORE SANITARIO”. Ciascun candidato – prosegue Giuliani – al fine di sottoporre la propria candidatura, deve produrre la seguente documentazione:

  • Allegato A – Ricerca candidati al ruolo di Commissario esterno, debitamente compilato, contenente i dati personali del candidato e un’autodichiarazione, resa ai sensi degli artt. 46 e 47 del D.P.R. n. 445/2000, in merito al possesso dei requisiti accademici e professionali richiesti per la specifica iniziativa;
  • Curriculum Vitae, così come pubblicato nella sezione “Amministrazione Trasparente” del sito internet della propria Amministrazione o, qualora il CV non sia stato pubblicato dall’Amministrazione, reso sotto forma di dichiarazione sostitutiva di certificazioni e dell’atto di notorietà, ai sensi degli artt. 46 e 47 del D.P.R. n. 445/2000, dal quale dovranno risultare chiaramente (mediante descrizione dettagliata e con specifica indicazione dei periodi di espletamento delle attività svolte) i requisiti accademici e professionali richiesti per la specifica iniziativa e riportati nel suddetto Allegato A.

Tali documenti devono essere prodotti sotto forma di documenti informatici, sottoscritti digitalmente dal dichiarante e trasmessi all’indirizzo PEC censimento.commissari@postacert.consip.it.

Qualora il candidato non risulti in possesso della firma digitale, potranno essere sottoscritti con firma autografa, scansionati e trasmessi, unitamente a una copia del documento di identità, all’indirizzo PEC censimento.commissari@postacert.consip.it .

In tal caso, Consip S.p.A. si riserva la facoltà di richiedere la presentazione del documento originale in formato cartaceo.  Ricordiamo infine che le candidature pervenute possono essere utilizzate per un periodo di 12 mesi dalla data di sottoscrizione delle medesime. Pertanto, alla scadenza delle stesse, è onere dei dichiaranti rinnovare la candidatura.”

e-mail lisa.giuliani@consip.it      tel 06/85449476

Ringraziamo Consip per questa richiesta di collaborazione, Stefano Michelagnoli quale Presidente del Collegio dei Primari Ospedalieri di Chirurgia Vascolare, Stefano Bartoli e Filippo Turini che si sono finora adoperati.  

Post di Gaetano Lanza

La proposta era stata giá formulata dal Tavolo Tecnico Stato Regioni nel 2014 ma non era stata accolta dal Governo. Viene ora riproposta. Secondo le Regioni non bastano i 6.200 contratti di Formazione che il Governo ha deciso di finanziare. Ce ne vogliono almeno 8.569 per far fronte al reale fabbisogno formativo annuale nel nostro Paese, quindi ce ne vogliono almeno 2.300 in piú rispetto a quelle “governative”.  Di Fabbisogno Formativo ci siamo giá occupati tre post fa.

La soluzione quindi secondo i Governatori puó essere una sola. Dare l’opportunità ai neo laureati in medicina e chirurgia di accedere al servizio sanitario pubblico e seguire un percorso formativo finalizzato all’acquisizione del Diploma di Specialità presso le aziende sanitarie-ospedaliere accreditate.

Gli “Ospedali di Insegnamento“, erano stati ipotizzati anche nel Patto per la Salute e chiesti da diverso tempo da diverse organizzazioni e sindacati medici allo scopo di implementare la Formazione Specialistica nel nostro Paese.

Alleghiamo qui di seguito il Documento inviato pochi giorni fa al Governo per un possibile accordo,  come del resto avevano giá chiesto le Regioni lo scorso 10 maggio.

Documento Fabbisogno Medici Specialisti

Con questo Documento, che sará discusso in una riunione tecnica il prossimo 18 giugno, le  Regioni lanciano l’allarme di carenza di specialisti che si presume mettera’ in  crisi il sistema assistenziale, sopratutto per le Specializzazioni di  Anestesia, rianimazione e terapia intensiva e del dolore, Radioterapia, Ginecologia e ostetricia, Pediatria e Medicina di emergenza e urgenza.

L’obiettivo è duplice. Favorire un piu’ elevato contingente di giovani medici che ogni anno non riesce ad accedere alla formazione specialistica post lauream e sopperire ad una carenza di specialisti necessari al nostro SSN.

Oltre a ció, il sistema di accreditamento delle Scuole di Specializzazione rischia di determinare la chiusura di alcune Scuole e quindi ridurre ulteriormente il numero di posti disponibili e, inoltre, consideriamo anche che la distribuzione dei posti negli Atenei non sempre tiene conto del reale fabbisogno formativo e delle richieste formulate dalle stesse Regioni.

Questi i criteri proposti nel Documento:

– il riparto dei contratti di formazione specialistica deve essere oggetto di confronto congiunto tra Regioni, Province autonome, ministero della Salute e ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca;

– la distribuzione dei contratti di formazione specialistica, che risultano essere complessivamente in numero inferiore rispetto alle esigenze espresse dalle singole Regioni e Province autonome, deve almeno rispettare proporzionalmente il fabbisogno stesso, prioritariamente con riferimento alle Scuole di specializzazione degli Atenei insistenti nel territorio regionale stesso o con i quali vi sono in essere rapporti convenzionali (fermo restando il limite dettato dalla capacità formativa delle scuole stessa);

– per le specialità di Anestesia, rianimazione e terapia intensiva e del dolore – Radioterapia – Ginecologia e ostetricia – Pediatria – Medicina di emergenza e urgenza, per le quali si registra una difficoltà di reperimento per il SSN, il fabbisogno espresso dalle Regioni/Province deve essere pienamente soddisfatto (fermo restando il limite dettato dalla capacità formativa delle scuole interessate).

Post di Gaetano Lanza

Giulia Grillo, catanese di 42 anni, pentastellata é la nuova Ministra della Salute che salutiamo.

Laureata in medicina e chirurgia nel ’99, specializzandosi in Medicina Legale e delle Assicurazioni nel 2003,  perfeziona i suoi studi con un corso su programmazione servizi sanitari all’Università Cattolica di Roma nel 2014.

La sua attività politica inizia con la candidatura alle regionali siciliane del 2008 con lista “Amici di Beppe Grillo con Sonia Alfano Presidente”. Partecipa come referente provinciale del M5S di Catania alle regionali siciliane del 2012. Diversi sono i ruoli ricoperti in Parlamento: portavoce eletta alla Camera dei Deputati,  Membro della Commissione Affari Sociali per tutta la scorsa legislatura, membro della Commissione parlamentare d’inchiesta sugli effetti dell’utilizzo dell’urano impoverito (dal 12/12/2015) e membro del Comitato consultivo sulla condotta dei deputati. E cosí via. E’ stata inoltre vicecapogruppo e capogruppo M5S alla Camera dal Giugno al Dicembre 2016. Capogruppo M5S Commissione Affari Sociali dal Marzo 2015 al Giugno 2016.

Grillo si era schierata al fianco dei medici durante lo sciopero dello scorso dicembre: “Devono far sentire di più la loro voce”, spiegava ” il personale medico é stato la prima vittima sacrificale della contrazione delle risorse che ha colpito la sanità ed ha tutto il diritto di essere ascoltato e di essere trattato bene per la grande missione che svolge, e in questo chiaramente ha il nostro sostegno”. “È necessario intervenire immediatamente sul personale – aggiungeva – perché altrimenti rischiamo di trovarci solo operatori anziani e demotivati, di non avere giovani pronti al ricambio e quindi di non avere chi sostiene la sanità pubblica”.

Ci attendiamo quindi nuove assunzioni. Quanto agli specializzandi, nel contratto si esplicita il concetto che i posti per la formazione specialistica dovrebbero essere determinati dalle reali necessità assistenziali e tenendo conto anche dei pensionamenti, assicurando quindi un’armonizzazione tra posti nei corsi di laurea e posti nel corso di specializzazione. Si aggiunge, inoltre, come al momento quest’armonizzazione non c’è e i posti per la formazione specialistica sono di fatto determinati solo da due fattori: la capacità delle scuole universitarie di accogliere medici in formazione e il finanziamento delle borse di studio da parte del Miur. “Dunque, se da un lato potrà essere necessario aumentare il numero dei laureati in medicina, anche rivedendo il numero chiuso, dall’altro sarà necessario aumentare le borse di studio per gli specializzandi. Si vuole inoltre consentire più diffusamente che il medico neolaureato abbia accesso nella struttura sanitaria per conseguire le abilità teoriche e tecnico-pratiche necessarie allo svolgimento della specializzazione medica prescelta (art. 22 del “Patto della salute” del 2014)”.

I propositi ci  sembrano buoni e promettenti, almeno su questo punto del programma del nuovo “governo del cambiamento”. Ma come dicono molti, dalle parole ai  fatti e tra il dire e il fare c’é di mezzo…………….

Auguri, signora Ministro !

Sicve. Le prossime sfide

Monday, 28 May 2018 by

Post di Gaetano Lanza

Cosa ci attende nei prossimi mesi e anni?

  1. Riforme statutarie. Il Ministero l’anno scorso ha decretato. Le Societá Scientifiche devono offrire delle garanzie nello statuto, garanzie amministrative, di democrazia elettiva degli  organi istituzionali, di trasparenza, di performance, di rappresentanza, di interfaccia con le istituzioni e con il mondo reale. Ne va della nostra credibilitá.
  2. SNLG. Una sigla e un programma che é un macigno. Una Societá Scientifica che si rispetti e che ha l’onere e l’onore di figurare nell’elenco del Ministero e dell’ISS non puó non emanare e proporre Linee Guida che sono la base per la buone pratiche cliniche nel nostro Paese. A noi l’onore e l’onore di proporle per le patologie che ci riguardano ogni giorno. Proviamo a leggere il Manuale emanato da ISS sulla piattaforma SNLG. Poche considerazioni. Il rigore metodologico essenziale. La necessitá di coinvolgere altre Societá e il mondo pazienti. La revisione critica, fondamentale, scrupolosa e intelligente della letteratura ma anche il consenso necessario multidisciplinare. Da qui altri punti successivi.
  3. Un’auspicabile associazione con altre Associazioni e Societá per possibili Federazioni.
  4. Il coinvolgimento di Associazioni Pazienti e l’apertura, non formale e non superficiale, verso coloro che necessitano delle nostre cure e sono o dovrebbero essere il principale nostro stakeholder.
  5. La sperimentazione e l’acquisizione di strategie e modalitá per un nuovo sistema di comunicazione interna e esterna. Quello scelto per noi dal progresso che ha cambiato le nostre vite e il corso della storia. In una sola parola: il web.
  6. HTA. Health Technology Assessment o se volete (l’acronimo é identico) High Technology Assessment. Abbiamo bisogno di capire e dire la nostra (prima che lo dicano altri) su come impiegare le risorse tecnologiche e umane al meglio per ottenere piú benefici e meno rischi con le nostre procedure sempre piú costose ma anche sempre piú efficaci.
  7. Per fare ció e produrre le prove di quanto facciamo e quanto bene facciamo abbiamo bisogno di raccogliere dati di processi e outcome. Il nostro Registro. Spesso scotomizzato, vituperato, trascurato, ignorato, snobbato. Invece essenziale, come un nostro biglietto da visita da presdentare quando andiamo in giro a portare i nistri dati e le nostre referenze. Da qui altri due punti.
  8. Il nostro Registro puó ospitare trials. Facciamoli. La piattaforma é comune. La fonte autorevole. La trasparenza massima. L’orgoglio pure. Investiamo con intelligenza e impegno.
  9. Il confronto di dati alla mano con altre realtá osservazionali nazionali (Agenas, Ministero, Regioni) e internazionali (Medicare, Vascunet).
  10. Piani Formativi. Medtech ne é la principale occasione. Nuove alleanze con le Aziende per impiegare meglio risorse e sponsorizzazioni. Da fin troppo tempo sosteniamo tutti che ci sono oggi molti convegni minori o locali che rubano tempo e risorse e facciamo sempre piú fatica a organizzare eventi congressuali e formativi utili a tutti o alla maggior parte piú che a chi organizza.

Potremmo andare avanti, ma ci fermiamo qui.

Ci siamo accorti di aver costruito un decalogo.

Non sappiamo quanto sia condivisibile.

Per ogni punto occorrerebbe un gruppo di persone armate di buona volonta’.

Rimarranno solo punti in un blog ?

Intanto le chiamiamo sfide.

La scomparsa del prof. Fiorani

Monday, 21 May 2018 by

Post di Gaetano Lanza

Preferiamo immaginarlo che passeggia nei Campi Elisi, con la Sua andatura non superficiale, pronto a fermarsi e a guardare curioso e sorridente, assieme ai Suoi vecchi amici, D’Addato, Bertini, Fieschi. E’ lassú che passeggia ora il Prof. Paolo Fiorani.

Che dire di Lui. Diciamo solo che é stato un Padre della chirurgia vascolare italiana. Nostro orgoglio in Italia e all’estero. Fondó una scuola a Roma, tornando giovane nell’etá e nelle idee dagli USA, con cui conservó sempre un cordone ombelicale. Ricordo un giorno il Prof Imparato (NY University) che mi confessó “non posso venire in Italia senza andare a trovare il mio amico Paolo”. Contribuí a fondare assieme a pochi altri illuminati la Societá Italiana di Chirurgia Vascolare. Fu il primo chirurgo vascolare italiano Presidente della Societá Europea di Chirurgia Vascolare. Lo conoscevano tutti, vascolari e non vascolari. Lo stimavano i pazienti, anche quelli del Sud costretti in passato ad andare da Lui con la valigia dei bisogni nel viaggio della speranza. Con Lui se ne é andato un gran pezzo di storia che ci ha plasmato e ci riguarda.

Ci mancheranno il sorriso del saggio, la parola essenziale del sapiente, il parere e il consiglio del giusto e lo sguardo profondo del profeta.

Pubblichiamo qui di seguito in allegato un estratto da un Capitolo di History of Aortic Surgery in the World (R. Chiesa), per gentile concessione degli Autori.

The history of Vascular Surgery in Rome

Post di Gaetano Lanza

L’Accordo é stato all’OdG del 10 maggio ma le Regioni ne hanno chiesto il rinvio perché le tabelle sono state presentate solo il giorno prima, il 9 maggio.  Nell’Accordo sono state presentate appunto le tabelle che qui di seguito alleghiamo e che prevedono il numero di posti per ogni specialità, per ogni Regione per tre periodi considerati: 2017-18, 2018-19, 2019-20. Sono in totale 8.569 per il 2017-2018, 8523 per il 2018-2019 e 8.604 per il 2019-2020 tra quelli messi a bando dal Governo e quelli delle Regioni.

Tabelle Fabbisogno

In generale il fabbisogno è stato suddiviso in tre aree: chirurgia, dei servizi e medicina.
In ognuno dei tre bienni il numero maggiore di posti è per l’area di medicina (rispettivamente 3.954 nel 2017-2018; 3.934 nel 2018-2019 e 3.963 nel 2019-2020), mentre il minore è per l’area di chirurgia (nei tre bienni 1.968; 1.962; 1.987).
Complessivamente il maggior fabbisogno previsto è, nell’area dei servizi, Anestesia e rianimazione, terapia intensiva e del dolore, sempre sopra gli 855 posti, seguita per il primo e terzo biennio sempre nell’area dei servizi dalla Radiodiagnostica, ma con circa la metà dei posti e nel secondo biennio, sempre con circa metà dei posti, nell’area della chirurgia da Chirurgia generale.

Per il 2019-20 il fabbisogno di chirurghi vascolari é 80/1987 (4% dell’area chirurgia). Nell’area Alte Specialitá la chirurgia vascolare é appena seconda alla Neurochirurgia (83), e precede la cardiochirurgia (67) e la chirurgia toracica (55).

Potete vedere nelle tabelle (ruotatele in senso orario-antiorario e ingranditele) la distribuzione regione per regione, di cui personalmente faccio fatica a individuare il criterio adottato. Ci sará.

Domande. Non saranno comunque pochi 80 all’anno per la chirurgia vascolare del nostro Paese? (lo stesso potrebbe valere per altre). La sensazione comune é che si stia alimentando una carenza progressiva di chirurghi vascolari in Italia. Consideriamo solo i colleghi dell’assistenza ospedaliera che stanno per andare in pensione e che dovranno essere rimpiazzati e quelli che pur essendosi specializzati non si dedicheranno all’assistenza ospedaliera, ma presteranno solo attivitá ambulatoriale, o semplicemente appenderanno il diploma al muro, perché sceglieranno di fare qualcosa di piú remunerativo o meno problematico o gli esterofili che andranno a lavorare all’estero. Che fine ha fatto quella normativa europea per cui chi lavora di notte il giorno prima e il giorno dopo dovrebbe riposare a casa?  Potremom andare oltre, ma ci fermiano.

Post di Gaetano Lanza

 

La domanda é d’obbligo. Visto che negli ultimi tempi la SICVE ha deciso (decisione lenta e progressiva) di promuoverli, ad esempio con questo stesso Blog, che va anche in Facebook. Visto che intende promuoverli anche di piú e investire, anche con minime risorse economiche (al vaglio del Direttivo) e con risorse umane, che poi sono i giovani. Visto che da poco é stata attivata (e se son rose fioriranno) la sezione SICVE Young, di cui sentiremo parlare. Visto che il futuro sará sempre piú giovane.

Ma la questione, se questi Social poi facciano piú bene o piú male alla specie umana, é sempre piú dibattuta sui media, sugli stessi social e in letteratura.

Negli Stati Uniti, negli ultimi dieci anni, le diagnosi di disturbo della personalità da abuso di social media sono aumentate di circa il 7 per cento, lo stesso aumento delle diagnosi di obesità. La denuncia viene anche da molti psicologi e psichiatri, che hanno centuplicato le ricerche e le pubblicazioni sull’argomento.  Niente meno che la Royal Society for Public Health é arrivata a piazzare sul banco degli imputati Instagram. E secondo una recente ricerca su 1.479 giovani fra i 14 e i 24 anni (sudditi di Sua Maestá) la piattaforma in rete di foto e video sarebbe la peggiore causa di danni sulla salute mentale. La dimensione é incredibile se pensiamo che ogni giorno, più di 1.4 miliardi di persone pubblica dettagli della sua vita su Facebook e sono 3.5 miliardi i nuovi “like”, mentre le foto caricate su Instagram son più di 80 milioni. Su Twitter gli utenti attivi sono 320 milioni. In Giappone non molto tempo fa veniva descritta la sindrome degli Hikikomori, cioè gli adolescenti che rifiutano il mondo e si chiudono in camera per non uscirne più per mesi, anni o addirittura per tutta la vita. La stessa sindrome veniva descritta anche in Europa e in Italia. I primi casi italiani, sporadici e isolati, sono stati diagnosticati nel 2007, e da allora il fenomeno ha continuato a crescere e, seppure con numeri diversi da quelli giapponesi, a diffondersi. Come se non bastasse il noto psichiatra Vittorino Andreoli asserisce che gli martphone, la rete e i social sono i ‘killer’ della morte sociale. Ci sono tre tipi di morte – spiega Andreoli – la morte fisica che cancella il corpo; la morte psicologica, cioè della personalità che si distrugge senza toccare il corpo. C’è poi la morte sociale, quella che rovina il ruolo di una persona nella societá. E i social contribuirebbero proprio a causare il terzo tipo di morte, quella sociale. Mente, corpo e relazioni sociali mostrano una circolarità – aggiunge Andreoli. Se io miglioro la condizione del corpo sicuramente questo si riflette sulla mente. La mente permette le relazioni sociali. Gli appassionati dei social sarebbero quindi dei frustrati, vivono solo in un mondo virtuale. “Se si chiude il telefonino c’é il vuoto e nello smartphone c’é il narcisismo”. Ergo, i social ci stanno facendo male.

Voltiamo pagina e leggiamo un interessante articolo apparso di recente su Stroke e intitolato “New Horizons for Stroke Medicine. Understanding the Value of Social Media.”

Social Media Medicine

Si fá riferimento al ruolo importante e allo sviluppo dei social media nell’informazione e formazione  medica, ai  benefici per i pazienti per quanto riguarda esperienze riportate e consigli utili messi in rete, nonché benefici per i medici per quanto riguarda scambi di opinioni, ad esempio Twitter in corso di conferenze, news in rete sulla ricerca e cosi’ via. Lo sviluppo portentoso e la diffusione esponenziale dei social in campo medico ha comportato anche la necessitá e l’opportunitá di condividere e pubblicare statement e dichiarazioni etiche come good medical practice da parte di  organizzazioni e comitati. Insomma, i social sono un’opportunitá per lo sviluppo della scienza e la professione medica. Ergo, i social ci stanno facendo bene.

Come recita una massima latina della filosofia medievale scolastica, che si rifà ad Aristotele nell’Etica Nicomachea, “in medio stat virtus”. Possiamo credere e sostenere che i social sono come i farmaci. Se presi in giusta dose e nella opportuna indicazione possono salvare la vita, altrimenti sono veleni. In fondo i social sono moderna tecnologia. E allora l’auspicio deve essere che la tecnologia sia sempre al servizio dell’uomo e non viceversa.

Pertanto, riteniamo che i social tutto sommato facciano bene se usati nel modo, nel tempo e nella dose giusta.  In tal senso intendiamo utilizzarli, noi di SICVE, per non essere Hikikomori, ma neanche Neanderthaliani.

Post di Gaetano Lanza

Si é insediata in questi giorni la prima Commissione Paritetica per le Riforme SICVE, annunciata e auspicata in Assemblea dei Soci a ottobre a Bologna dall’allora Direttivo a Presidenza Andrea Stella. E’ composta da Andrea Gaggiano e Carlo Pratesi (indicati da questo Direttivo), Luca Di Marzo e Mauro Gargiulo (indicati dal Collegio dei Professori Ordinari), Stefano Camparini e Antonio Jannello (indicati dal Collegio dei Primari Ospedalieri). Sará coordinata da Franco Nessi quale Presidente SICVE e dal sottoscritto quale Segretario SICVE, che fungeranno anche da Presidente e Segretario della Commissione.

E’ una novitá. A nostra saputa é la prima volta dai tempi della Commissione Costituente della SICVE che viene istituita una Commissione allo scopo di raccogliere, modulare, proporre riforme strutturali e quindi anche statutarie della nostra Societá, che non siano solo di modifiche di alcuni articoli, ma di composizione e di assetto degli organi istituzionali e rappresentativi, nonché di modalitá di elezione degli stessi organi.

Un intento ambizioso e nobile, sopratutto necessario, imposto dal cambiamento dei tempi e delle regole, appunto quello di apportare importanti e sostanziali riforme strutturali. Non ci nascondiamo che due, a nostro avviso, sono stati e sono i principali movens. Il primo, come ha anche dichiarato il Presidente Nessi nella Sua recente newsletter, deriva dalla necessitá che la nostra Societá sia piú efficiente e in grado di rispondere ai requisiti indicati dalle Istituzioni quali Ministero, Agenas, Istituto Superiore di Sanitá, Autoritá AntiCorruzione, Stato Regioni e cosí via, sopratutto in tema di modalitá elettive e di rappresentanze nazionali e territoriali. Il secondo, strettamente collegato al primo, deriva dall’opportunitá di favorire una sempre maggiore partecipazione dei soci e un loro maggior coinvolgimento nelle scelte decisionali della societá, favorendo il passaggio da un sistema “chiuso” ad un sistema “aperto”. Giá nell’ultima Assemblea di Bologna é stato fatto un primo passo innovativo in tal senso con alcune modifiche proposte dal Direttivo e approvate dall’Assemblea.

A breve la Commissione si riunirá per fare il punto e decidere i passi successivi, per poter raccogliere suggerimenti dai soci e formulare al Direttivo proposte di riforme che verranno poi valutate e eventualmente approvate in una prossima Assemblea.

Nel frattempo abbiamo pensato anche di introdurre un elemento di cosiddetta “democrazia diretta” (ogni riferimento a movimenti politici del momento é assolutamente casuale e non vuole essere fuorviante) tramite il web. Abbiamo attivato un Forum in sicve.it dedicato a nuove proposte o considerazioni che possono giungere da chiunque. E’ un filo diretto tra la Commissione e il pubblico. Vedremo se funziona.

Molte sono le attese. Ma molto o quasi tutto dipenderá da ognuno di noi, da quanto ognuno di noi potrá e vorrá suggerire e indicare. Non dipende da altri. Dipende solo da ognuno di noi. Due frasi ci piace qui riportare. La prima di un Grande della Democrazia moderna, JFK ” non chiederti cosa la societá puó fare per te, ma cosa tu puoi fare per essa”. La seconda attribuita a Buddha ” il cambiamento non é mai doloroso, solo la resistenza al cambiamento lo é”. Ma, aggiungiamo noi, cambiare spesso o quasi sempre non é semplice, siamo in fondo esseri abitudinari, per noi é molto piu’ semplice non cambiare.

Ci piace peró anche chiudere con quanto scrive Flavio Peinetti, che ringraziamo, nella parte introduttiva della Storia della nostra Societá pubblicata su sicve.it : “L’atto costitutivo della nuova società, che si tiene  a Roma presso lo studio del notaio Pierandrea Fabiani, è datato 24 gennaio 1997 e porta la firma di 6 Soci Fondatori: Fabrizio Benedetti-Valentini, Giovanni Brotzu, Giancarlo Bracale, Alberto Marcialis, Carlo Spartera e Massimo D’Addato. Non abbiamo immagini di quel momento non essendo ancora di moda il selfie, ma ci piace pensare che coloro che apposero le loro firme sul primo documento ufficiale della Società fossero felici e sorridenti per essere riusciti a portare a termine un percorso irto di ostacoli e che nei primi anni 90 sembrava molto difficile da portare a compimento. Indubbiamente questo passo,coraggioso e per certi versi temerario, ha contribuito in maniera determinante a far crescere la nostra Disciplina, affrancandola in primis dalla Chirurgia Generale, specialità dalla quale all’epoca quasi tutti i cultori della Chirurgia Vascolare provenivano, e secondariamente dalla Chirurgia Cardiaca con cui i punti in comune erano ormai veramente minimi. Il 12 settembre dello stesso anno ha luogo  la prima riunione ufficiale a cui partecipano 52 Soci Fondatori che eleggono il primo Consiglio Direttivo Provvisorio a cui viene dato il mandato di redigere la bozza di Statuto ed il relativo Regolamento e di organizzare il Congresso Costituente di Roma. Il primo Consiglio Direttivo è così composto: Presidente: Massimo D’Addato, Vice Presidente: Antonio Zucchelli, Segretario: Carlo Spartera, Consiglieri:Fabrizio Benedetti-Valentini, Pier Giorgio Cao, Carlo Setacci e Vincenzo Stancanelli….”

Post di Gaetano Lanza

Infezioni ospedaliere. Un nemico da combattere. Si stima che fino al 15 % dei pazienti ricoverati contrae un’infezione dalle “mura di cura”. E l’infezione puó anche risultare mortale in alcuni casi, come ben sappiamo noi chirurghi vascolari. Queste alcune delle stime piú recenti. In Europa ogni anno circa 3.2 milioni di pazienti contraggono un’infezione in ospedale e di questi 37 mila muoiono. In Italia, secondo l’Istat e l’Istituto Superiore di Sanità, le infezioni ospedaliere causano ogni anno più vittime degli incidenti stradali. Il 5-8% dei pazienti ricoverati contrae un’infezione ospedaliera, quasi 500 mila casi, dovuti soprattutto a infezioni urinarie, ferite chirurgiche, polmoniti e sepsi e sono causa di decesso nell’1% dei casi. Circa il 30% delle infezioni ospedaliere sono potenzialmente prevenibili e sappiamo che prevenire é molto meglio che curare.

in questi giorni é stato presentato al Ministero della Salute un nuovo sistema per prevenire in modo piú efficace le infezioni ospedaliere.  La COPMA, una società cooperativa che negli ultimi anni ha lavorato  nel settore della sanificazione e igiene in ambienti sanitari, ha affidato al Centro di Ricerche Cias dell’Università di Ferrara, un progetto di ricerca sull’efficacia del sistema di pulizia e sanificazione denominato PCHS (Probiotic Cleaning Hygiene System) con particolare riferimento al trattamento di superfici e ambienti ospedalieri. Di cosa si stratta. PCHS è una metodologia innovativa che sfrutta la competizione biologica tra batteri cosiddetti “buoni” probiotici che impediscono a quelli “cattivi´di proliferare. Il progetto ha coinvolto  5 università e 7 ospedali italiani.
Il coordinatore della Ricerca e Direttore del Centro di Ricerche CIAS di Ferrara, Sante Mazzacane, ha spiegato : ” Con questa ricerca abbiamo provato a studiare un sistema innovativo per l’igienizzazione dei reparti ospedalieri e delle sale operatorie, che non fosse a base di disinfettanti chimici ma di probiotici.  I probiotici sono microorganismi non patogeni che hanno la capacità di colonizzare il campo microbiologico, di conseguenza impediscono la crescita dei patogeni semplicemente per un effetto di competizione biologica. La ricerca è stata condotta, prima in laboratorio e poi sul campo. I risultati che abbiamo ottenuto sono straordinari. I dati ci dicono che abbiamo diminuito la presenza di agenti patogeni sulle superfici nosocomiali di oltre l’80%, che i probiotici azzerano completamente la resistenza agli antibiotici e riducono le infezioni di oltre il 50% , con un abbattimento dell’80% dei costi per antibiotici”.

E’ probabile che una nuova era di disinfezione ambientale e di prevenzione delle infezioni in ambiente sanitario sia iniziata. Certo questo sistema che sfrutta la competizione dei microorganismi potrebbe sollevare dei dubbi sulla sicurezza, ma di fatto é in grado di evitare l’uso di disinfettanti chimici, sulla cui efficacia a lungo termine qualcuno comunque discute e pone interrogativi, anche per alcuni effetti collaterali allergenici o di resistenza nei loro confronti da  parte degli agenti patogeni in grado di adattarsi ai nuovi ambienti e proliferare ugualmente come agenti resistenti. Viene in mente il monito di alcuni microbiologi che sostengono il principio secondo cui lavare troppo la pelle potrebbe risultare controproducente in quanto aiuta a selezionare ceppi resistenti.

Una cosa sembra certa. Ne sapremo di piú su questo nuovo sistema di prevenzione delle infezioni ospedaliere. Intanto una maggiore attenzione e migliori sistemi di prevenzione sono necessari per risolvere un problema sempre piú emergente quale quello delle infezioni ospedaliere, che oltre al danno  procurano la beffa del fatto che si contraggono proprio nell’ambiente che dovrebbe essere considerato quello piú sicuro, l’ambiente di cura.

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