FORGOT YOUR DETAILS?

Esistono le Linee Guida delle Linee Guida. Ci dicono come le Linee Guida devono essere prodotte e aggiornate. Il nostro Sistema Nazionale Linee Guida (SNLG) le ha emanate e pubblicate giá da tempo in un Manuale Metodologico che ben delinea i requisiti che devono avere le Linee Guida per essere riconosciute valide e quindi accolte dal Sistema Sanitario Nazionale. Qualunque Linea Guida di Linee Guida parte dal presupposto che qualunque processo metodologico, che deve essere trasparente e deve soddisfare dei criteri minimi indispensabili per portare a raccomandazioni finali, deve fondarsi sulla Medicina Basata sulle Evidenze o sulle Prove che riconosce la piramide famosa con all’apice metanalisi e revisioni sistematiche e poi giú man mano trials randomizzati controllati, studi di coorte, caso – controllo,  osservazionali, pre-clinici.

Esistono anche Linee Guida su come questi studi della piramide devono essere congegnati, strutturati, riportati, pubblicati, valutati e interpretati da chi pubblica e da chi applica gli stessi studi nella pratica clinica e nella produzione di linee guida. Una sorta di metodologia che fornisce check list, flow chart, parametri per poter appropriatamente allestire, interpretare e pubblicare reportistiche di studi e ricerche. Sono queste le Reporting Guidelines che forniscono parametri e strumenti utili comuni a produttori di ricerche, scrittori e lettori,  writers, readers and consumers, per poter progettare, realizzare, apprezzare e soppesare correttamente qualunque studio in letteratura sia esso metanalitico, randomizzato, osservazionale e cosí via, in pratica qualunque tipo di ricerca.

In pratica queste Reporting Guidelines servono a consigliare e a raccomandare agli autori come organizzare, riportare e valutare metodi, aspetti e risultati di una ricerca da pubblicare a seconda della tipologia della ricerca stessa, ma allo stesso tempo a consigliare e a raccomandare a chi legge, a chi interpreta, a chi applica la ricerca stessa.

Nate a metá degli anni ’90, oggi si contano piú di 400 Reporting Guidelines pubblicate. Pochi giorni fa, il 7 aprile, JAMA Surgery ha pubblicato un editoriale interessante di Brooke et al dal titolo emblematico, Effective Use of Reporting Guidelines to Improve the Quality of Surgical Research che qui di seguito alleghiamo

JAMA 2021.

Nell’editoriale é fornito anche il link ad un network  tramite il quale é possibile accedere a Reporting Guidelines per principali tipologie di studi.

Il goal é migliorare la ricerca e l’applicazione dei risultati della ricerca in generale e in chirurgia in particolare. Un goal da ritenersi fondamentale. Sono aspetti questi che non possono essere ignorati da una comunitá scientifica come la nostra che si caratterizza e si caratterizzerá sempre piú per la capacitá di produrre e applicare ricerca in modo corretto e appropriato.

Caro Franco,

é una triste domenica di marzo mentre scriviamo dedicandoTi questo Blog. E’ anche il primo giorno di questa strana Primavera che trova sempre il modo comunque di infiorare i suoi prati e i suoi alberi mentre Ti trovi per l’ultima volta nel Tuo Mauriziano che hai fatto crescere e che Ti accoglie per un ultimo saluto prima dell’addio. Tutti i fiori di Primavera sono per Te. Poiché non possiamo noi a causa di questa maledetta pandemia venire di persona a consegnartene neanche uno. Ma devi sapere (e lo sai) che siamo tutti con la mente e col cuore lí al tuo fianco e non vorremmo lasciarTi andar via per sempre. Siamo col pensiero accanto e stretti alla Tua famiglia.

Dicevi spesso che Ti sentivi un pó come Napoleone all’Elba, che era diventata ormai la Tua residenza preferita. Ma non eri in esilio, anzi. Eri sempre pronto a raggiungerci in qualunque posto pur di essere sempre presente al nostro fianco, nonostante fosse non proprio semplice per Te affrontare viaggi e spostamenti, ma diventava semplice per l’entusiasmo e l’energia che avevi e sapevi trasmetterci.

Chi Ti ha conosciuto non puó non ricordarTi come una persona piena di idee e di iniziative, una persona davvero perbene, come pochi, spesso anche ironica e scherzosa, ma sempre gentile, cortese e rispettosa e sorridente con tutti.

Avevi un’intelligenza superiore e sapevi intuire, stimolare e improntare il futuro. Le Tue impronte rimarranno. Hai contribuito in modo determinante a  rilanciare la nostra comunitá prima, durante e dopo la Tua Presidenza che sará ricordata per alcune fondamentali Tue iniziative tra le quali la creazione della Sezione Giovani Sicve-Young da Te fortemente voluta, essendo i Giovani Chirurghi una delle principali Tue dedizioni. La SICVE deve stimolare e inviare i Giovani a fare esperienze all’estero e frequentando diversi centri in Italia, era il Tuo cruccio. Esperienza conquistata sul campo, in corsia e in sala operatoria, e visione del futuro, era il Tuo messaggio, il Tuo motto.

Hai fatto tanto e ci hai insegnato tanto, indicandoci sopratutto il dialogo e il confronto costruttivo. Sei stato un grande Presidente, il Presidente di noi tutti e non da un piedistallo o da un podio, bensí anche dall’ultimo banco, se era il caso, umile, competente, aperto e propositivo come solo i grandi sanno essere. Sei stato e sarai sempre un esempio per tutti noi.

Ciao Franco, sarai per sempre con tutti noi.

Nessun profeta avrebbe mai immaginato che un semplice virus (il virus è l’essere più semplice e primordiale sulla faccia della terra, secondo qualcuno non è neanche un essere ma una semplice informazione genetica rivestita di proteine) avrebbe modificato radicalmente la vita e la sopravvivenza dell’essere più complesso, sofisticato e avanzato sulla faccia della terra, l’essere umano. La dimensione del SARS-CoV-2 è di soli 60-140 nanometri. La dimensione di un uomo (non sono molto bravo in matematica) può arrivare a circa 2 miliardi di nanometri. Una impensabile sproporzione.

Eppure questo minuscolo e impensabile modellino, che qualcuno sostiene sia servito per poter giungere sul nostro pianeta ai primordi inseminando codice genetico e quindi vita biologica, si è presa la rivincita (continua a farlo di tanto in tanto nel corso delle ere terrestri) e ha voluto riprendersi lo scettro, che detiene ormai, secondo alcuni per evoluzione biologica il discendente della scimmia, secondo altri per poteri divini, il pronipote di Adamo.

Il SARS-CoV-2 in pochi giorni, pochi mesi, ci ha costretti all’angolo del ring, mettendoci in ginocchio, anzi al tappeto. Come pugili stonati ci stiamo rialzando per riconquistare il centro e il nostro baricentro.

Ma siamo profondamente diversi.

Economicamente e materialmente più poveri, psicologicamente più depressi, spiritualmente più deboli.

Ma anche più attenti, più meticolosi, più previdenti, più agili, più flessibili, persino più intelligenti. Più capaci di prima di crescere tecnologicamente. Di sviluppo tecnologico la nostra specie se ne intende. Secondo gli antropologi da homo sapiens sapiens la nostra specie si chiama ora homo tecnologicus. Siamo già passati dall’Antropocene al Tecnocene. La tecnologia, oltre alla bellezza come sosteneva Dostoevskij, salverà l’umanità.

Per fortuna qualcuno di noi ha scoperto il digitale, internet, il virtuale, i data base e gli algoritmi di rete, i supercomputer, l’Intelligenza Artificiale, i sistemi di cognitive computing, cognitive analytics, machine learning, computer assisted working, in altre parole la Macchina Intelligente che compie prestazioni che l’uomo non sarebbe mai in grado di compiere, lavori al posto dell’uomo, ma che l’uomo è bene che controlli sempre. Si parla anche di ecologia dei media, delle piattaforme di connessione e di infosfera sana.

E allora in pochi mesi, grazie al virus, abbiamo scoperto e imparato che si può, anzi si deve, lavorare davanti al computer, a distanza, in smart working, in virtuale, in digitale. E’ il trionfo dei nativi digitali. Sarà il trionfo dei più giovani. Chi non è strutturato e in grado di navigare in internet, è destinato a naufragare. Si perdono posti di lavoro? Senza dubbio. Ma pare che se ne creeranno altri, diversi. Lo speriamo tutti.

Siamo piombati di colpo catapultati in un pianeta diverso. Si chiama internetlandia.

Abbiamo abbandonato il nostro pianeta d’origine, la Terra. Portiamo con noi nelle nostre valigie, arrangiate in fretta e furia, i ricordi, le foto, gli effetti e gli affetti personali. Dovremo adattarci al nuovo ambiente come fossimo dei sopravvissuti. Stiamo già costruendo nuove case e edifici più moderni, più tecnologici, e ci sarà internet per tutti, anche per le cose (lo chiamano internet delle cose). Su internetlandia ci si incontra e ci si abbraccia solo virtualmente e si parla un linguaggio differente, anche non facile da apprendere. I figli più intelligenti sapranno accogliere e accudire i padri, invertendo l’ordine e il rapporto che perdura da ere biologiche millenarie.  Noi padri stiamo già imparando dai nostri figli. Quando sarà consentito di tanto in tanto a noi più anziani di tornare sulla Terra per brevi soggiorni, faremo fatica a riprendere le nostre antiche abitudini anche solo per poco e forse non vedremo l’ora di tornare su internetlandia.

Diamoci fin da ora appuntamento sulla Terra, per incontrarci e abbracciarci secondo le nostre ormai antiche abitudini, esplorandoci nelle pupille, improvvisando e stupendoci al momento e trasmettendoci calore.

Diamoci appuntamento a ottobre a Cagliari.

Ecco. Il PC é ancora caldo e si é spento da poco il collegamento. Il webinar della Giornata SICVE prima e dell’Assemblea poi é terminato. Tempo scaduto. Il nostro Presidente in giacca e cravatta con un pizzico di emozione ha celebrato il momento piú solenne di un’Associazione, l’Assemblea, in cui i Soci si ritrovano e rinsaldano un patto di alleanza sottoscritto, nero su bianco, sul modulo di iscrizione, riempito da ciascuno di noi anni fa o giorni fa, quasi fosse un fonte battesimale.  Qualcuno dirá che questa é esagerazione.  Non é cosí. Ci sono due modi per vivere ogni momento della nostra vita societaria, e anche l’Assemblea. Un modo semplice e facile, distaccato, quasi di presenza e assenza allo stesso tempo. L’altro modo piú misterioso e complesso da spiegare, partecipato, di presenza vera anche se in silenzio, ad ascoltare e poter esprimere il proprio parere e la propria emozione, magari con una semplice chat o alzata di mano. Il modo piú giusto é questo per onorare e riconoscersi nella propria grande famiglia. Quasi a rimanere un pó dispiaciuti quando ci si saluta e ci si lascia. Sapendo che in realtá non ci si lascia. Sta a ciascuno di noi vivere ogni momento in questo modo. Sta a ciascuno di noi vivere la vita societaria in questo modo. Come in una grande e unica famiglia nella quale non ci si lascia mai.

Il nostro Presidente ha piú volte sottolineato come questo virus abbia cambiato le nostre solite abitudini di ritrovarsi. Ricordate, sembra tanto tempo fa, quando al Congresso ci si ritrovava, ci si guardava negli occhi, una stretta di mano magari veloce, un abbraccio, il trovarsi seduti affianco, persino la propria abitudine a sedersi in una data posizione in aula. E il momento allo stand o al bar a bere un caffé, in attesa di sedersi a cena con la propria solita cerchia di amici, ma tutti assieme, anche in momenti goliardici. Abbiamo tutti tanta voglia di tornare a farlo. Ci mancano questi momenti ed é umano sentirne la mancanza.

Questo virus ci ha fatto accantonare (per ora) l’incontro di persona che é il modo in cui noi umani abbiamo consolidato nelle ere e nei millenni e suggellato amicizie, fedeltá e collaborazioni.  Ma questo virus non ha vinto. Anche se a distanza e con un clic sulla tastiera, davanti a un monitor che ha inquadrato il nostro Presidente, che ci ha appena declamato la Relazione Morale, o il nostro Segretario che ci ha invitato a esprimerci, abbiamo suggellato anche questa volta e oggi, 28 novembre 2020, il nostro patto di amicizia, fedeltá e collaborazione.

Ieri abbiamo votato e scelto i Consiglieri del nuovo Direttivo che assieme al nuovo Presidente guideranno la nostra SICVE per il prossimo biennio. Un augurio speciale va a loro. E’ stata la prima volta che abbiamo votato un Consiglio Direttivo e scelto i nostri Consiglieri preferiti attraverso il PC o il dispositivo mobile. Quasi avessimo previsto, quando abbiamo modificato lo Statuto, l’impossibilitá a votare di persona nella cabina elettorale. L’intenzione era allora il progresso tecnologico. Su questo fronte il progresso non é giunto in ritardo, il virus ci ha trovati preparati. La media del 65% di votanti sugli aventi diritto é stato un successo e (a memoria) un record. Abbiamo scelto liberamente candidati presentatisi liberamente.  E adesso non ci sono, né devono esserci candidati vincitori o vinti. Perché non c’é una coppa o una medaglia da vincere o perdere. C’é un posto da onorare in Direttivo con impegno e sacrificio quotidiano in mansioni e problematiche non facili da portare avanti. Non ci sono vincitori o vinti perché nella nostra comunitá scientifica c’é posto per tutti, per chiunque abbia voglia di ritagliarsi spazio e tempo da dedicare a qualche iniziativa nell’interesse comune. Oggi sono stati esposti dal Presidente diversi spazi d’azione per tutti noi. Ad esempio il Registro, le Pubblicazioni sulla nostra Rivista, i Questionari e le iniziative che vengono promosse dai nostri Referenti Regionali, i Social. In questi e altri ambiti ciascuno di noi potrá svolgere un piccolo grande compito e fare la propria piccola grande parte, indipendentemente da ruoli assegnati.  La Societá é la piattaforma comune sulla quale ciascuno di noi puó costruire il proprio solido edificio per una grande metropoli.

Sappiamo che in quel passaggio di testimone da un Presidente all’altro e da un Direttivo all’altro, in quel gesto c’é una promessa che appartiene a tutti noi .

 

Il coronavirus (ormai non si parla d’altro) ci ha trovati e ritrovati impreparati su molti versanti e per diversi aspetti. Tra questi forse quello piú importante é la frammentazione del nostro sistema sanitario, in particolare la carenza o in molti casi la mancanza di un network assistenziale sufficientemente efficace ed efficiente sopratutto nella medicina di territorio e domiciliare. Lo vediamo specie in questa seconda ondata e lo denunciano gli stessi medici di medicina generale e non solo loro.  Per molti versi e anche in molte realtá la stessa carenza di network assistenziale l’abbiamo constatata e continuiamo a constatarla anche negli ospedali o case di cura.  Paghiamo a caro prezzo le politiche di tagli di risorse professionali e di mezzi in Sanitá perpetrate negli ultimi decenni. Ma non solo. Il vero problema é che non siamo evoluti abbastanza in termini di efficienza di sistema globale non solo sanitario ma di specie, mentre il virus, che su questo pianeta é molto piú antico della specie umana e pretende in fondo il suo diritto di prelazione e sopravvivenza, agisce con un sistema molto semplice molto efficiente e ormai convalidato di replicazione che quasi ci fa invidia. Questo virus insomma é anche una maledetta cartina di tornasole di quanto non siamo noi riusciti a evolverci in termini di efficienza di sistema non solo sanitario ma di specie. Ci mostra impietosamente tutte le nostre pecche e la nostra inescusabile vulnerabilitá. Se Darwin aveva ragione, come ne aveva da vendere, questo virus si adatta anche lui all’ambiente per sopravvivere a scapito di altre specie, e trova il terreno e l’ambiente adatto a suo favore e in questa lotta per la sopravvivenza pretende di diventare dominante.  Noi siamo quindi obbligati a trasformare noi stessi e l’ambiente per poter sopravvivere a lui e continuare ad essere noi dominanti sul pianeta, rispettandone la salute e l’equilibrio a nostro favore. In pratica stiamo assistendo ad una lotta per la sopravvivenza che é la norma e caratterizza il modus vivendi di ogni specie sul nostro pianeta da quando esistono specie viventi sul nostro pianeta.

Questa nostra trasformazione e adattamento di specie é ció che a fine millennio scorso in molti preventivavano quando parlavano ad esempio di trasformazione digitale, anche in Sanitá ma non solo, per ottimizzare il sistema e renderlo piú globale e allo stesso tempo piú efficace ed efficiente, in fondo piú adatto alla sopravvivenza della nostra specie.  Ecco perché in questi giorni e in questo periodo di pandemia tornano prepotentemente alla ribalta i progetti e i programmi di trasformazione digitale. Leggiamo che la Germania promuoverà la digitalizzazione in Sanità con il programma nazionale da 130 mld, reso noto a giugno scorso e finanziato dal Next Generation EU, il recovery plan europeo da 750 mld. E’ un tema sul quale la Germania ammette di essere in ritardo, in particolare per gli ospedali, e per questo ha avviato un “Programma per gli ospedali del futuro”.  Gli interventi riguardano le infrastrutture digitali, interne agli edifici e tra i diversi centri Hub&Spoke, l’organizzazione dei processi e la comunicazione, la telemedicina, la robotica, l’Intelligenza artificiale (AI), i nuovi strumenti digitali e sensori, la sicurezza sia delle infrastrutture fisiche sia di cybersecurity. Anche la Francia si sta muovendo in quest’ambito e nel recovery plan francese per 100 mld è preso in carico anche il tema della Sanità, per un importo complessivo di 6 mld di euro, in cui la digitalizzazione occupa un totale di 2 mld, di cui 1,4 mld per il sistema sanitario e 0,6 mld per gli interventi socio-sanitari sul territorio, in particolare per la digitalizzazione delle RSA e altri presidi locali. La gestione dei processi sarà affidata alle agenzie regionali della salute e agli ospedali, insieme all’agenzia nazionale per il digitale in Sanità.

E da noi ? In Italia, le Linee guida del ” Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza” (PNRR), si chiama cosí, sono state trasmesse dal Governo alle Camere a settembre scorso. Alla “Missione 6 – Salute” si prevedono investimenti nella digitalizzazione dell’assistenza medica ai cittadini, promuovendo il Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE) e la telemedicina, investimenti digitali per le cronicità sul territorio nonché a domicilio. La digitalizzazione sarà anche a sostegno della ricerca medica, immunologica e farmaceutica, nell’assistenza medica e nella prevenzione. A differenza che in Germania e in Francia in Italia non vengono precisati e indicati gli importi di spesa per i singoli capitoli e missioni. Nell’insieme, l’importo per l’Italia della Recovery and Resilience Facility (RRF) è di 191,4 mld, a cui si aggiungono gli altri programmi e strumenti, come ReactEU, RescEU, fino a 208,6 mld. Sono stati individuati cinque assi, di cui tre verticali (Sanità di prossimità, Ospedali in rete, Salute e ambiente) e due trasversali (Conoscenza e Innovazione digitale).  Si punta anche alla telemedicina e della teleassistenza nelle cure domiciliari e allo sviluppo e utilizzo del Fascicolo Sanitario Elettronico.

In Europa si punta ad un sistema globale di sistema. Alleghiamo qui

I-Com_Blueprint_InnovativeEurope

il secondo il rapporto Innovative Europe I-Com del 2019 dal quale emerge ad esempio che l’Italia figura al ventesimo posto in Europa per il grado di digitalizzazione nella Sanità, con la Germania all’undicesimo posto e la Francia al quindicesimo. Ai primi quattro posti alcuni Paesi del Nord, seguiti da Estonia, Spagna e UK. La valutazione é su 21 indicatori, tra cui copertura territoriale di fibra ottica e di rete 4G, numero di prenotazioni effettuate via web, livello di competenze digitali di base di cittadini e professionisti, sicurezza di cui si prende carico il nostro Fascicolo Sanitario Elettronico.
Il Recovery Plan (Next Generation EU) è stato oggetto di dibattito e discussione tra il Consiglio (dei governi europei) e il Parlamento europeo, e alla fine ha raggiunto un accordo, pochi giorni fa, il 10 novembre, di 750 miliardi di euro (di cui appunto 208,6 per l’Italia) che richiede peró ancora una definitiva approvazione dei governi nazionali in seno al Consiglio.

Un invito a scorrere i tre capitoli dell’allegato rapporto Innovative Europe I-Com del 2019: TOWARDS THE EUROPEAN GREEN DEAL, DIGITAL TRANSFORMATION IN EUROPE ,  TAKING CARE OF EU HEALTH POLICY: COUPLING EUROPEAN INDUSTRIAL LEADERSHIP WITH A PATIENT-CENTRED APPROACH e alla fine le POLICY RECOMMENDATIONS – A MANIFESTO FOR AN INNOVATIVE EUROPE.

Molto probabilmente se avessimo giá avuto infrastrutture piú digitalizzate e organizzate tra centri ospedalieri e medicina di territorio e domiciliare, piú sistemi e programmi di comunicazione mobile, piú telemedicina, robotica sanitaria, Intelligenza artificiale (AI), piú e piú nuovi strumenti e sensori digitali di tracciabilitá e sicurezza, insomma piú Sanitá e Salute Pubblica elettronica, se insomma il virus ci avesse trovato in una situazione e con un sistema sanitario globale tecnologicamente piú avanzato, quale quello ad esempio auspicato nel suddetto rapporto, molto probabilmente il virus non avrebbe avuto vita cosí facile e noi avremmo avuto molto meno vittime e meno terrore.

Speriamo che la prossima volta il prossimo virus ci trovi piú preparati.

Giovedì 5 novembre il Senato ha dato il sì definitivo. Il 20 febbraio sarà celebrata la Giornata Nazionale degli operatori sanitari. Strana coincidenza: il 20 febbraio si celebra anche la Giornata Mondiale della Giustizia Sociale, istituita nel 2007 dalle Nazioni Unite. La Giornata Nazionale dei Camici Bianchi è nata da un’idea del regista turco del film Le fate ignoranti Ferzan Ozpetek, che ha promosso assieme alla SIAE una petizione on line partita il 21 aprile. Lo scopo era e rimane quello di ringraziare tutti gli operatori sanitari che si sono spesi e, purtroppo, continuano a spendersi nella lotta al coronavirus, alcuni giungendo a sacrificare la propria vita.

Perché il 20 febbraio. Il 20 febbraio, è il giorno in cui Annalisa Malara, Anestesista dell’Ospedale di Codogno, ha scoperto che Mattia, il 38enne identificato come “paziente Uno”, era stato attaccato dal Coronavirus.

Mogol, Presidente della SIAE, ha dichiarato: «Siamo orgogliosi – di essere stati sin dall’inizio al fianco di Ferzan Ozpetek nel perseguimento di questo importante traguardo. Auspico che l’iniziativa, partita dall’Italia, possa essere estesa a tutta l’Unione Europea come il riconoscimento permanente dei valori di umanità e solidarietà che guidano i comportamenti di quanti sono impegnati in prima linea per la salute di tutti, valori fondanti anche del disegno europeo».

Il regista ha commentato che l’idea è nata ascoltando al telefono le storie degli amici medici partiti da Roma per andare a dare una mano negli ospedali del nord. «Vorrei che fra dieci anni potessimo raccontare ad un bambino di quelle donne e quegli uomini che hanno lavorato e si sono sacrificati per aiutare gli altri», ha aggiunto.  “Una data che diventi anche una giornata di ricordo per quelli che hanno perso la vita, ma soprattutto di festa e ringraziamento per tutti coloro che lavorano negli ospedali. Persone che non possiamo, non vogliamo, non dobbiamo dimenticare quando questa emergenza sarà finita”.

Ma l’emergenza non è finita e forse noi abbiamo già dimenticato.

Qualcuno dirà che queste ricorrenze, anche ufficiali, non servono a nulla. Forse avrà ragione. Vogliamo invece credere che si sbaglia. Perché il minimo che si possa fare è ricordare, ricordare, ricordare a noi stessi prima che agli altri quei sacrifici, quei morti, che non sono morti invano.

Non è mai inutile o di troppo ricordare a noi stessi prima che agli altri che quel camice bianco non è solo un segno di riconoscimento ma di potere, il potere di offrire se stessi agli altri se lo si indossa.

 

Il virus ha messo in ginocchio l’umanitá che stenta a rimettersi in piedi e che non si riconosce piú in se stessa. Lo vediamo quando semplicemente ci si incontra per strada o in qualche luogo. Ci si evita. Addirittura non ci si incontra piú neanche di persona, ma in una realtá virtuale digitale grazie ai nostri PC. Grazie PC ! La stretta di mano, la carezza, l’abbraccio che suggellavano da millenni fino a pochi mesi fa rapporti di amicizia, di amore e fedeltá e che erano parte del nostro genoma, vengono di colpo e forse per sempre inibiti, soffocati, cancellati. Non é facile da digerire. L’individuo umano che crescendo si formava e plasmava grazie agli incontri fisici che riusciva a tessere con i propri simili fin dai primi vagiti, deve ora rivedere il suo stesso modo di crescita e maturazione psicofisica e di apprendimento per la carenza di relazioni sociali. L’umanitá é impaurita. E’ disorientata. Ogni essere umano, anche proprio caro, diventa un potenziale pericolo di malattia e di vita. Conviene isolarsi, mentre sappiamo e siamo ben consci che qualunque individuo di qualunque specie terrestre se isolato é destinato a soccombere. L’umanitá nel corso della sua storia é diventata come la conosciamo, ossia speciale, grazie alle capacitá proprio di relazione tra i diversi individui della propria specie, che hanno messo assieme le esperienze accumulate dai singoli nei giorni, anni, secoli, millenni. Questo virus blocca proprio le relazioni tra gli esseri umani, il bene piú prezioso per l’umanità.

L’umanitá per sopravvivere é costretta a cambiare modus vivendi e si interroga sul proprio futuro, che sará senz’altro diverso, é giá diverso.

Checché se ne dica, tutti gli studiosi sono d’accordo sul fatto che il virus sia nato a causa di una rottura dell’equilibrio tra l’uomo e l’ambiente. Questo virus ha subito un salto di specie, come tanti altri virus in passato, ma questa volta é particolarmente subdolo, contagioso e letale. A tal punto da fermare la corsa ingorda e sfrenata dell’uomo sul suo pianeta. L’uomo, la creatura prediletta che ha disobbedito alle leggi divine, viene punito, condannato e scacciato dall’Eden.

Eppure questo virus che sta minacciando seriamente la sopravvivenza dell’umanitá in termini sanitari e socio-economici ha forse un solo merito, quello di accelerare, forse, un processo che gli studiosi, i geologi e antropologi, definiscono “da Antropocene a Ecocene”.

A luglio scorso sulla prestigiosa Rivista World Futures: The Journal of New Paradigm Research, fondata da Ervin Lazslo, uno tra i piú eminenti filosofi e futurologi moderni , é stato, pensiamo non a caso, pubblicato un interessante articolo dal titolo Queer(ing) Moves: Beyond Anthropocene, Toward Convivial, Sustainable Futures, che alleghiamo qui di seguito e invitiamo a leggere.

Queer(ing) Moves Beyond Anthropocene, Toward Convivial, Sustainable Futures

Per chi non ha voglia e tempo di leggere riportiamo qui solo alcuni spunti per una riflessione:

……….for the transition from a self-destructive Anthropocene toward a sustainable Ecocene………..

……….toward organizing ecocenic or zoe-ish forms of living…………

……… The Greek word zoe refers to meanings of life in its felt sense, and including the whole animated/animating Earth………….

…………A zoe-ish Gaian orientation and practice integrates and learns from the ecological “wisdom” in the way of living of sentient beings………….

…………..These ecocenic zoe-oriented forms of living are systemically interrelating anew with selves, and others, including stones, plants, animals, and biomes that are all part of an unfolding co-creative nexus, full of tensions, conflicts and paradoxes………..

reviving and embodying the queered convivialities as offered here, may mediate the incarnation of alternative economic, political, societal, and ethical relationships and realities of the economy and civic society, all seen in the described nexus of nature-and-culture………..

………..this ethos, re-evolutional infoldments toward an integral “inter-be(com)ing” in the world can be realized as spiraling moments and movements toward convivial futures…………

In poche parole, l’uomo dovrá d’ora in poi rispettare anzi venerare l’equilibrio del suo pianeta, del suo Eden, quello stesso equilibrio che gli ha permesso di diventare quello che é e che ora proprio Egli, giunto all’apice del suo successo e del suo benessere, per un peccato di presunzione e strapotere vuole rompere.

 

 

Ci risiamo. La temuta seconda ondata é arrivata e sembra minacciare seriamente, alcuni dicono meno in termini di letalitá, altri dicono in egual misura rispetto alla prima ondata dei mesi tragici pre estivi. Anche per la Spagnola di un secolo fa ci fu una seconda ondata che fu addirittura peggiore della prima. Speriamo che la storia non si ripeta. La maggior parte dei virologi sostengono che il SARS-COV-2 non si é per nulla addomesticato ma é ugualmente in grado di far molto male. Forse la percentuale (comunque in salita) di malati rispetto ai positivi é inferiore rispetto alla prima ondata, ma é anche vero che la contagiositá sembra essere sempre molto alta se non piú alta di prima e in piú si assiste ora ad una riduzione dell’etá media dei malati gravi. Qualcuno sostiene che forse si sta esagerando e si sta facendo del terrorismo e che le misure troppo drastiche, come un nuovo lockdown globale, finirebbero per bloccare del tutto l’economia, con gravi ripercussioni di conseguenza anche sulla salute pubblica. Alcuni, sempre più numerosi, sono disperati per l’economia in ginocchio fino a scendere in piazza per sfogare tutta la loro disperazione.

Ci risiamo. La medicina di territorio é tornata in trincea, dovendo affrontare in piú questa volta anche il virus influenzale, e gli ospedali sono ovunque nel Paese giá in stato di emergenza. Si stanno chiudendo posti di ricoveri ordinari, per destinarli e limitarli alle emergenze o ai ricoveri non procrastinabili e ricavare quanto piú possibile posti e reparti Covid. E le terapie intensive tornano ad ospitare e a riempirsi di pazienti Covid. Bisognerá quindi che anche noi chirurghi vascolari a breve riprendiamo a seguire le direttive e le indicazioni che il 22 marzo il nostro Presidente e il nostro Direttivo emanavano ufficialmente: in poche parole, solo interventi chirurgici urgenti o non procrastinabili. Siamo pronti a fare di nuovo la nostra parte, pur sapendo che le patologie non Covid subiranno un’ulteriore ritardo di prestazioni di cure con, sul nostro versante, piú amputati, piú ictus, piú decessi per rotture di aneurismi.

Ci risiamo. Con la sola speranza questa volta che i morti siano di meno e le cure migliori e piú tempestive fin dai primi sintomi, perché qualcosa nel frattempo abbiamo imparato, sempre in attesa che arrivi questo vaccino, che alcuni peró affermano che forse non sará del tutto cosí efficace come gli altri vaccini e che sappiamo che comunque sará a disposizione solo tra alcuni mesi, certo non subito.

Ci sconforta la conclusione di pochi giorni fa di Cartabellota, Presidente GIMBE : “L’avvicendarsi di DPCM a cadenza settimanale e la parallela introduzione di ulteriori misure in alcune Regioni, dal coprifuoco alla chiusura dei centri commerciali nei weekend, dimostrano tuttavia che la politica non ha una vera strategia per contenere la seconda ondata. Se, come riferito dal premier Conte in Parlamento, l’obiettivo è quello di tutelare sia la salute che l’economia, Governo, Regioni ed Enti locali devono prendere atto che il virus corre sempre più veloce delle loro decisioni. Non si può continuare ad inseguirlo basandosi sui numeri del giorno che riflettono i contagi di 15 giorni prima, ma occorre guardare alla proiezione delle curve a 2 settimane per decidere immediatamente lockdown mirati, eventuali zone rosse locali e misure restrittive molto più rigorose.”

Ci risiamo. Si poteva fare qualcosa di piú durante l’estate e non é stato fatto ? Si potrebbe fare qualcosa di piú ora e non lo stiamo facendo ? Certo, sembra che stiamo entrando di nuovo nel tunnel, o forse ci siamo giá. Certo, l’incubo é all’orizzonte. L’incubo di quelle sirene spiegate in strade vuote a rompere un silenzio piú assordante che mai.

Mai avremmo voluto pubblicare questo Post.

Un successo oltre le aspettative. Ben piú di 500 operatori sanitari riuniti lo scorso 15 ottobre nel primo dei quattro webinar che quest’anno sostituiscono il tradizionale Congresso annuale di The Italian Stroke Organization. I partecipanti probabilmente sono stati non meno numerosi di quanti avrebbero partecipato di persona se il Congresso si fosse svolto in forma tradizionale residenziale considerando anche il fatto che senz’altro la cifra sottostima le effettive presenze se reputiamo e ci risulta che a diverse postazioni erano presenti in piú di uno. I nostri complimenti vanno al Presidente, al Direttivo, agli organizzatori e a tutti i partecipanti. Il tema era ed é senz’altro di grande interesse e quindi un successo annunciato: Linee Guida Iso-Spread – novitá sui trattamenti di rivascolarizzazione, trombolisi endovenosa e interventi endovascolari.

Non vogliamo entrare nel merito specifico tecnico-scientifico dell’evento ma ci limitiamo a sottolineare l’alto livello degli interventi che hanno permesso di fare il punto su quanto oggi é tecnicamente possibile effettuare ed é quindi doveroso praticare (nel senso di buona pratica clinica) ma altrettanto non semplice da organizzare in caso di ictus acuto, argomento questo ancora molto dibattuto ma che oggi rispetto al passato vede sempre piú risultati favorevoli e quindi sempre piú luci che ombre.

Ci piace qui prendere spunto dal razionale che é stato pubblicato sul sito di ISO che raccomandiamo di leggere per intero e adottare come manifesto comune.

L’ictus cerebrale é responsabile del 30% circa della mortalitá annuale e l’85% circa di tali ictus sono ischemici. In Italia si stima una incidenza di circa 200.000 nuovi ictus, di cui circa il 20% dei pazienti purtroppo muore nel primo mese successivo all’evento e circa il 30% sopravvive con esiti gravemente invalidanti. In pratica, nel nostro Paese si verifica un ictus cerebrale ogni 4 minuti. In un terzo circa dei casi, dopo l’evento acuto, la disabilità persiste per tutta la vita in modo più o meno invalidante, con un costo veramente importante tanto per il singolo individuo ed i suoi familiari, tanto per l’intera società. Dobbiamo considerare, per l’incidenza di ictus, che il rapido invecchiamento della popolazione dei paesi industrializzati porterà ad un numero sempre più elevato di pazienti che, nei prossimi decenni, richiederanno terapie d’emergenza e a lungo termine. L’ictus ischemico, nella sua fase acuta, ha ancora una mortalità elevata, ma la gestione della malattia, anche in Italia, sta rapidamente cambiando sia perché sempre più frequentemente il paziente con ictus viene indirizzato verso strutture con elevata specializzazione.

I prossimi Webinar di ISO 2020 cui potersi iscrivere e partecipare cliccando qui

https://elearning.iso-stroke.it/

saranno i seguenti:

  • 29 ottobre 2020 dalle ore 15.00 alle ore 18.30
    Sessione I – LA GESTIONE DELLA PATOLOGIA CEREBROVASCOLARE DURANTE E DOPO LA PANDEMIA COVID-19: SIAMO PRONTI PER AFFRONTARE ANALOGHI EVENTI FUTURI?
    Sessione II – MODELLI ORGANIZZATIVI DURANTE E DOPO LA PANDEMIA A CONFRONTO: RISULTATI DEL QUESTIONARIO DA PARTE DEI COORDINATORI REGIONALI ED EVENTUALE POSITION STATEMENT SOCIETARIO
  • 19 novembre 2020 dalle ore 15.00 alle ore 18.00
    CUORE/CERVELLO E OLTRE
  • 14 dicembre 2020 dalle ore 14.00 alle ore 18.00
    Sessione I – SPAZIO GIOVANI
    Sessione II – PREMIO HIPPONION E PREMIO GIOVANI ISO
    Sessione III – EPILESSIA POST-STROKE
    Sessione IV – UPDATE LINEE GUIDA PREVENZIONE SECONDARIA E CAROTIDE

Una parte piú attiva SICVE é chiamata a fornire nel webinar del prossimo 29 ottobre dedicato a ictus e pandemia Covid 19 durante il quale saranno presentati tra l’altro i risultati di diverse indagini e questionari tra i quali appunto quello SICVE di confronto tra procedure interventistiche carotidee in periodo Covid e in precedente periodo non Covid.

SICVE é chiamata infine a presentare nell’ultima sessione del webinar del prossimo 14 dicembre, quella conclusiva dell’intero evento on line, un’anteprima della nuova linea guida nazionale sulla chirurgia della patologia carotidea extracranica, di fatto revisione del relativo capitolo della linea guida Iso-Spread sull’ictus, quella linea guida, ricordiamolo pure, con la quale tutto inizió nell’ormai lontano 1995 con i primi pochi gruppi di lavoro, tra i quali quello rappresentativo di SICVE, e quindi con la prima edizione di Spread nel 1997. Fin da allora Spread, poi Iso-Spread, anche grazie a SICVE, é stata e rimarrá la casa comune per l’ictus nel nostro Paese.

L’EMA (European Medicines Agency) ha pubblicato di recente una bozza di linea guida per gli studi ampi di popolazione da poter condurre basati su registri di pazienti.

Tutti gli stakeholders sono invitati dall’EMA ad inviare eventuali loro commenti alla bozza tramite un modulo online da inviare entro il 31 dicembre 2020. Il documento finale sará pubblicato nel 2021.

Tutto ció sottolinea l’importanza che viene oggi riconosciuta agli studi di registro che costituiscono dei database preziosi contenenti dati quantitativi e qualitativi su pazienti affetti da una particolare condizione. Nella bozza  di linea guida vengono affrontati aspetti metodologici, legali e operativi nell’utilizzo di questi dati per supportare linee guida e processi decisionali a livello normativo.
Precisiamo che questi studi devono servire a generare prove utili a integrare le conoscenze acquisite in studi pre-clinici e sperimentazioni cliniche durante lo studio e sviluppo di farmaci e quindi possono fornire informazioni fondamentali per valutare i rapporti rischi/benefici degli stessi farmaci.
Il 19 ottobre l’EMA terrá un webinar di presentazione della suddetta bozza di linea guida e a margine si offrirà agli stakeholders l’opportunità di discutere questioni, prospettive sull’utilità del documento e recenti esperienze sugli aspetti metodologici degli studi basati su registri.

Lo scopo precipuo dell’EMA é quello di indirizzare l’attenzione sulle verifiche dell’azione dei farmaci nel mondo reale dopo quelle effettuate nel mondo sperimentale e in quello ristretto in popolazioni di controllo.  Da piú parti sempre piú attenzione viene posta oggi sulle verifiche dell’azione di farmaci e/o procedure nel mondo reale, verifiche doverose dopo RCT o altri studi di casistiche e dopo la produzione di  linee guida basate su prove derivanti da RCT o quant’altro sottosiede nella piramide dell’evidenza.

La domanda sorga spontanea. Quando e quanto saremo in grado, se lo saremo, pur nel rispetto delle normative sulla privacy e etico-sociali, di studiare il mondo reale dei nostri pazienti chirurgici vascolari operati o non operati, che (gli indirizzi dell’EMA interessano anche a noi) sono anche pazienti farmacologici ?

 

 

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