FORGOT YOUR DETAILS?

Ci risiamo. La temuta seconda ondata é arrivata e sembra minacciare seriamente, alcuni dicono meno in termini di letalitá, altri dicono in egual misura rispetto alla prima ondata dei mesi tragici pre estivi. Anche per la Spagnola di un secolo fa ci fu una seconda ondata che fu addirittura peggiore della prima. Speriamo che la storia non si ripeta. La maggior parte dei virologi sostengono che il SARS-COV-2 non si é per nulla addomesticato ma é ugualmente in grado di far molto male. Forse la percentuale (comunque in salita) di malati rispetto ai positivi é inferiore rispetto alla prima ondata, ma é anche vero che la contagiositá sembra essere sempre molto alta se non piú alta di prima e in piú si assiste ora ad una riduzione dell’etá media dei malati gravi. Qualcuno sostiene che forse si sta esagerando e si sta facendo del terrorismo e che le misure troppo drastiche, come un nuovo lockdown globale, finirebbero per bloccare del tutto l’economia, con gravi ripercussioni di conseguenza anche sulla salute pubblica. Alcuni, sempre più numerosi, sono disperati per l’economia in ginocchio fino a scendere in piazza per sfogare tutta la loro disperazione.

Ci risiamo. La medicina di territorio é tornata in trincea, dovendo affrontare in piú questa volta anche il virus influenzale, e gli ospedali sono ovunque nel Paese giá in stato di emergenza. Si stanno chiudendo posti di ricoveri ordinari, per destinarli e limitarli alle emergenze o ai ricoveri non procrastinabili e ricavare quanto piú possibile posti e reparti Covid. E le terapie intensive tornano ad ospitare e a riempirsi di pazienti Covid. Bisognerá quindi che anche noi chirurghi vascolari a breve riprendiamo a seguire le direttive e le indicazioni che il 22 marzo il nostro Presidente e il nostro Direttivo emanavano ufficialmente: in poche parole, solo interventi chirurgici urgenti o non procrastinabili. Siamo pronti a fare di nuovo la nostra parte, pur sapendo che le patologie non Covid subiranno un’ulteriore ritardo di prestazioni di cure con, sul nostro versante, piú amputati, piú ictus, piú decessi per rotture di aneurismi.

Ci risiamo. Con la sola speranza questa volta che i morti siano di meno e le cure migliori e piú tempestive fin dai primi sintomi, perché qualcosa nel frattempo abbiamo imparato, sempre in attesa che arrivi questo vaccino, che alcuni peró affermano che forse non sará del tutto cosí efficace come gli altri vaccini e che sappiamo che comunque sará a disposizione solo tra alcuni mesi, certo non subito.

Ci sconforta la conclusione di pochi giorni fa di Cartabellota, Presidente GIMBE : “L’avvicendarsi di DPCM a cadenza settimanale e la parallela introduzione di ulteriori misure in alcune Regioni, dal coprifuoco alla chiusura dei centri commerciali nei weekend, dimostrano tuttavia che la politica non ha una vera strategia per contenere la seconda ondata. Se, come riferito dal premier Conte in Parlamento, l’obiettivo è quello di tutelare sia la salute che l’economia, Governo, Regioni ed Enti locali devono prendere atto che il virus corre sempre più veloce delle loro decisioni. Non si può continuare ad inseguirlo basandosi sui numeri del giorno che riflettono i contagi di 15 giorni prima, ma occorre guardare alla proiezione delle curve a 2 settimane per decidere immediatamente lockdown mirati, eventuali zone rosse locali e misure restrittive molto più rigorose.”

Ci risiamo. Si poteva fare qualcosa di piú durante l’estate e non é stato fatto ? Si potrebbe fare qualcosa di piú ora e non lo stiamo facendo ? Certo, sembra che stiamo entrando di nuovo nel tunnel, o forse ci siamo giá. Certo, l’incubo é all’orizzonte. L’incubo di quelle sirene spiegate in strade vuote a rompere un silenzio piú assordante che mai.

Mai avremmo voluto pubblicare questo Post.

Un successo oltre le aspettative. Ben piú di 500 operatori sanitari riuniti lo scorso 15 ottobre nel primo dei quattro webinar che quest’anno sostituiscono il tradizionale Congresso annuale di The Italian Stroke Organization. I partecipanti probabilmente sono stati non meno numerosi di quanti avrebbero partecipato di persona se il Congresso si fosse svolto in forma tradizionale residenziale considerando anche il fatto che senz’altro la cifra sottostima le effettive presenze se reputiamo e ci risulta che a diverse postazioni erano presenti in piú di uno. I nostri complimenti vanno al Presidente, al Direttivo, agli organizzatori e a tutti i partecipanti. Il tema era ed é senz’altro di grande interesse e quindi un successo annunciato: Linee Guida Iso-Spread – novitá sui trattamenti di rivascolarizzazione, trombolisi endovenosa e interventi endovascolari.

Non vogliamo entrare nel merito specifico tecnico-scientifico dell’evento ma ci limitiamo a sottolineare l’alto livello degli interventi che hanno permesso di fare il punto su quanto oggi é tecnicamente possibile effettuare ed é quindi doveroso praticare (nel senso di buona pratica clinica) ma altrettanto non semplice da organizzare in caso di ictus acuto, argomento questo ancora molto dibattuto ma che oggi rispetto al passato vede sempre piú risultati favorevoli e quindi sempre piú luci che ombre.

Ci piace qui prendere spunto dal razionale che é stato pubblicato sul sito di ISO che raccomandiamo di leggere per intero e adottare come manifesto comune.

L’ictus cerebrale é responsabile del 30% circa della mortalitá annuale e l’85% circa di tali ictus sono ischemici. In Italia si stima una incidenza di circa 200.000 nuovi ictus, di cui circa il 20% dei pazienti purtroppo muore nel primo mese successivo all’evento e circa il 30% sopravvive con esiti gravemente invalidanti. In pratica, nel nostro Paese si verifica un ictus cerebrale ogni 4 minuti. In un terzo circa dei casi, dopo l’evento acuto, la disabilità persiste per tutta la vita in modo più o meno invalidante, con un costo veramente importante tanto per il singolo individuo ed i suoi familiari, tanto per l’intera società. Dobbiamo considerare, per l’incidenza di ictus, che il rapido invecchiamento della popolazione dei paesi industrializzati porterà ad un numero sempre più elevato di pazienti che, nei prossimi decenni, richiederanno terapie d’emergenza e a lungo termine. L’ictus ischemico, nella sua fase acuta, ha ancora una mortalità elevata, ma la gestione della malattia, anche in Italia, sta rapidamente cambiando sia perché sempre più frequentemente il paziente con ictus viene indirizzato verso strutture con elevata specializzazione.

I prossimi Webinar di ISO 2020 cui potersi iscrivere e partecipare cliccando qui

https://elearning.iso-stroke.it/

saranno i seguenti:

  • 29 ottobre 2020 dalle ore 15.00 alle ore 18.30
    Sessione I – LA GESTIONE DELLA PATOLOGIA CEREBROVASCOLARE DURANTE E DOPO LA PANDEMIA COVID-19: SIAMO PRONTI PER AFFRONTARE ANALOGHI EVENTI FUTURI?
    Sessione II – MODELLI ORGANIZZATIVI DURANTE E DOPO LA PANDEMIA A CONFRONTO: RISULTATI DEL QUESTIONARIO DA PARTE DEI COORDINATORI REGIONALI ED EVENTUALE POSITION STATEMENT SOCIETARIO
  • 19 novembre 2020 dalle ore 15.00 alle ore 18.00
    CUORE/CERVELLO E OLTRE
  • 14 dicembre 2020 dalle ore 14.00 alle ore 18.00
    Sessione I – SPAZIO GIOVANI
    Sessione II – PREMIO HIPPONION E PREMIO GIOVANI ISO
    Sessione III – EPILESSIA POST-STROKE
    Sessione IV – UPDATE LINEE GUIDA PREVENZIONE SECONDARIA E CAROTIDE

Una parte piú attiva SICVE é chiamata a fornire nel webinar del prossimo 29 ottobre dedicato a ictus e pandemia Covid 19 durante il quale saranno presentati tra l’altro i risultati di diverse indagini e questionari tra i quali appunto quello SICVE di confronto tra procedure interventistiche carotidee in periodo Covid e in precedente periodo non Covid.

SICVE é chiamata infine a presentare nell’ultima sessione del webinar del prossimo 14 dicembre, quella conclusiva dell’intero evento on line, un’anteprima della nuova linea guida nazionale sulla chirurgia della patologia carotidea extracranica, di fatto revisione del relativo capitolo della linea guida Iso-Spread sull’ictus, quella linea guida, ricordiamolo pure, con la quale tutto inizió nell’ormai lontano 1995 con i primi pochi gruppi di lavoro, tra i quali quello rappresentativo di SICVE, e quindi con la prima edizione di Spread nel 1997. Fin da allora Spread, poi Iso-Spread, anche grazie a SICVE, é stata e rimarrá la casa comune per l’ictus nel nostro Paese.

L’EMA (European Medicines Agency) ha pubblicato di recente una bozza di linea guida per gli studi ampi di popolazione da poter condurre basati su registri di pazienti.

Tutti gli stakeholders sono invitati dall’EMA ad inviare eventuali loro commenti alla bozza tramite un modulo online da inviare entro il 31 dicembre 2020. Il documento finale sará pubblicato nel 2021.

Tutto ció sottolinea l’importanza che viene oggi riconosciuta agli studi di registro che costituiscono dei database preziosi contenenti dati quantitativi e qualitativi su pazienti affetti da una particolare condizione. Nella bozza  di linea guida vengono affrontati aspetti metodologici, legali e operativi nell’utilizzo di questi dati per supportare linee guida e processi decisionali a livello normativo.
Precisiamo che questi studi devono servire a generare prove utili a integrare le conoscenze acquisite in studi pre-clinici e sperimentazioni cliniche durante lo studio e sviluppo di farmaci e quindi possono fornire informazioni fondamentali per valutare i rapporti rischi/benefici degli stessi farmaci.
Il 19 ottobre l’EMA terrá un webinar di presentazione della suddetta bozza di linea guida e a margine si offrirà agli stakeholders l’opportunità di discutere questioni, prospettive sull’utilità del documento e recenti esperienze sugli aspetti metodologici degli studi basati su registri.

Lo scopo precipuo dell’EMA é quello di indirizzare l’attenzione sulle verifiche dell’azione dei farmaci nel mondo reale dopo quelle effettuate nel mondo sperimentale e in quello ristretto in popolazioni di controllo.  Da piú parti sempre piú attenzione viene posta oggi sulle verifiche dell’azione di farmaci e/o procedure nel mondo reale, verifiche doverose dopo RCT o altri studi di casistiche e dopo la produzione di  linee guida basate su prove derivanti da RCT o quant’altro sottosiede nella piramide dell’evidenza.

La domanda sorga spontanea. Quando e quanto saremo in grado, se lo saremo, pur nel rispetto delle normative sulla privacy e etico-sociali, di studiare il mondo reale dei nostri pazienti chirurgici vascolari operati o non operati, che (gli indirizzi dell’EMA interessano anche a noi) sono anche pazienti farmacologici ?

 

 

Storicamente le Società Scientifiche hanno svolto il proprio ruolo formativo e informativo tra i soci da una parte attraverso convegni, congressi, simposi e gruppi di lavoro e dall’altra tramite l’offerta di mezzi di comunicazione permanente, come i giornali scientifici.

Nella società contemporanea assistiamo, tuttavia, ad un cambiamento radicale nella comunicazione: basti pensare all’ampio utilizzo dei social media anche da parte della Politica e dell’Informazione giornalistica come strumento divulgativo o propagandistico. Nella professione medica e nella comunicazione scientifica resta fondamentale sicuramente l’approfondimento delle tematiche e la lettura integrale di articoli scientifici e studi tramite i motori di ricerca, ma non si può ignorare questa trasformazione nella comunicazione che ha raggiunto in epoca contemporanea una velocità senza precedenti. Questa evoluzione interessa non solo i tempi e i modi della comunicazione, ma anche il messaggio stesso.

Il canale che noi utilizziamo per comunicare, infatti, influenza inevitabilmente ciò che diciamo: il contenuto può essere lo stesso, ma la forma di presentazione svolge un ruolo fondamentale. La forma si fa contenuto e va di pari passo con quest’ultimo. Il media (digitale o cartaceo) attraverso cui raccontiamo e ci raccontiamo traduce e plasma la realtà in un determinato modo, coinvolgendo su piani differenti l’ascoltatore.

Alla luce di queste riflessioni la nostra società scientifica ha avuto modo di valutare la necessità di affiancare ai comuni mezzi di comunicazione e divulgazione anche uno strumento più rapido e immediato, pensando dunque alla possibilità di aprirsi ai Social media, come tra l’altro accade già per altre Società Scientifiche nazionali ed internazionali.

Dunque il Presidente e il Consiglio Direttivo hanno ritenuto opportuno creare una Redazione Social che seguirà direttamente la nascita e lo sviluppo del neonato canale social. In questo gruppo di lavoro attualmente prendono parte due Consiglieri, il Segretario del Consiglio direttivo e due membri Young, che hanno collaborato già nell’ambito di SICVE Young e si sono resi disponibili a seguire questo nuovo progetto. Resta aperta la possibilità ai Soci che hanno dimestichezza con i Social di poter partecipare al gruppo di Redazione, magari rispondendo brevemente a questo articolo oppure inviando mail alla Segreteria SICVE. Sono naturalmente bene accetti a margine di questo articolo i suggerimenti che i Soci vorranno apportare alla causa Social.

A breve seguirà un prossimo articolo con il quale si renderà nota la creazione del canale Social a cui tutti i Soci potranno aderire.

In un’indagine ANAAO ASSOMED di quest’anno il 55,44% dei medici intervistati ha affermato di essere stato personalmente vittima di violenza, nel 76,52% dei casi di carattere verbale. L’80% circa dei medici non ha esposto denuncia. Il 66% circa ha dichiarato di essere a conoscenza di episodi di aggressione ai danni di operatori, ciò dimostra che il fenomeno continua ad essere sottostimato. Il 23% ha affermato inoltre di essere venuto a conoscenza di casi da cui è scaturita invalidità permanente o decesso conseguenti ad episodi di violenza ai danni di operatori. Le vittime più frequenti sono colleghe. Per quanto riguarda le discipline interessate risultano vittime l’86% degli psichiatri, il 77% dei medici di medicina d’urgenza, il 60% dei chirurghi, il 54% dei medici del territorio, il 40% degli anestesisti.

E’ stata pubblicata sulla Gazzetta ufficiale n. 224 del 9-9-2020 la nuova Legge 14 agosto 2020, n. 113

“Disposizioni in materia di sicurezza per gli esercenti le professioni sanitarie e socio-sanitarie nell’esercizio delle loro funzioni” che entra in vigore dal 24 settembre.

Ci sembra utile e doveroso riportare qui di seguito il Testo.

Articolo 1 – Ambito di applicazione – Esplicita i richiami normativi per le nozioni delle professioni sanitarie e socio-sanitarie. Più in dettaglio, esplicita che, ai fini della presente legge, per l’individuazione dell’ambito delle professioni sanitarie e socio-sanitarie trovano applicazione le norme generali in materia. In base a tali norme e al relativo stato di attuazione, le professioni sanitarie sono al momento quelle riservate agli iscritti agli albi professionali degli Ordini: dei medici-chirurghi e degli odontoiatri; dei veterinari; dei farmacisti; dei biologi; dei fisici e dei chimici; delle professioni infermieristiche; della professione di ostetrica; dei tecnici sanitari di radiologia medica e delle professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione; degli psicologi. Le professioni socio-sanitarie comprendono – in base allo stato di attuazione della relativa disciplina – i profili professionali di operatore socio-sanitario, assistente sociale, sociologo ed educatore professionale.

Articolo 2 – Osservatorio nazionale sulla sicurezza degli esercenti le professioni sanitarie e socio-sanitarie – Prevede l’istituzione di un Osservatorio nazionale sulla sicurezza degli esercenti le professioni sanitarie e socio-sanitarie e demanda ad un decreto ministeriale l’istituzione, presso il Ministero della salute, del suddetto Osservatorio nazionale e la definizione della durata e della composizione dello stesso, nonché delle modalità con le quali l’organismo riferisce – di regola annualmente, sugli esiti della propria attività ai Dicasteri interessati. Riguardo alla composizione dell’organismo, la metà dei membri deve essere costituita da donne e dai rappresentanti delle organizzazioni sindacali di categoria maggiormente rappresentative a livello nazionale e da un rappresentante dell’INAIL (comma 1). Tali membri si aggiungono agli altri già previsti nella versione approvata in prima lettura dal Senato, costituiti da: rappresentanti delle regioni; un rappresentante dell’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas) (per le finalità di cui ai commi 2 e 3); rappresentanti dei Ministeri dell’interno, della difesa, della giustizia e del lavoro e delle politiche sociali; rappresentanti degli Ordini professionali interessati, delle organizzazioni di settore e delle associazioni di pazienti.

Riguardo ai compiti, in base alle integrazioni introdotte l’Osservatorio ha:

-il compito (lettera d) del comma 2) di monitorare l’attuazione delle misure di prevenzione e protezione contemplate dalla disciplina in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro e promuovere l’utilizzo di strumenti di videosorveglianza;

– il compito (lettera e) del comma 2) di promuovere la diffusione delle buone prassi in materia di sicurezza degli esercenti le professioni sanitarie e socio-sanitarie, si prevede che tali indicazioni facciano riferimento anche alla forma del lavoro in équipe;

– il compito di promuovere lo svolgimento di corsi di formazione per il personale medico e sanitario, intesi alla prevenzione e alla gestione delle situazioni di conflitto nonché a migliorare la qualità della comunicazione con gli utenti (lettera f).

Si ricorda che gli altri compiti attribuiti all’Osservatorio sono i seguenti:

– monitorare gli episodi di violenza commessi ai danni degli esercenti le professioni sanitarie e socio-sanitarie nell’esercizio delle loro funzioni, anche acquisendo i dati regionali relativi all’entità e alla frequenza del fenomeno ed alle situazioni di rischio o di vulnerabilità nell’ambiente di lavoro (lettera a) del comma 1 e commi 2 e 3). Tali dati sono acquisiti con il supporto dell’Osservatorio nazionale delle buone pratiche sulla sicurezza nella sanità – istituito, presso l’Agenas, ai sensi dell’articolo 3 della L. 8 marzo 2017, n. 24, e del D.M. 29 settembre 2017 – e degli Ordini professionali. In particolare, si prevede (comma 3) che l’Osservatorio nazionale delle buone pratiche sulla sicurezza nella sanità trasmetta tramite l’Agenas al nuovo Osservatorio i dati in materia acquisiti dai Centri regionali per la gestione del rischio sanitario e la sicurezza del paziente (istituiti ai sensi dell’articolo 2, comma 4, della citata L. n. 24);

– monitorare gli eventi sentinella che possano dar luogo a fatti commessi con violenza o minaccia ai danni degli esercenti le professioni sanitarie e socio-sanitarie nell’esercizio delle loro funzioni (lettera b) del comma 1);

– promuovere studi e analisi per la formulazione di proposte e misure idonee a ridurre i fattori di rischio negli ambienti più esposti (lettera c) del comma 1).

Si ricorda altresì che: – l’Osservatorio è istituito senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica (comma 1); – la partecipazione al medesimo non dà diritto alla corresponsione di alcun rimborso o emolumento, comunque denominato; – l’Osservatorio si rapporta (comma 2), per le tematiche di comune interesse, con il suddetto Osservatorio nazionale delle buone pratiche sulla sicurezza nella sanità, avente come ambito di osservazione il rischio sanitario e le buone pratiche per la sicurezza delle cure; – il Ministro della salute (comma 4) trasmette annualmente al Parlamento, entro il 31 marzo dell’anno successivo a quello di riferimento, una relazione sull’attività svolta dal nuovo Osservatorio.

Articolo 3 – Promozione dell’informazione – Prevede la promozione di iniziative di informazione sull’importanza del rispetto del lavoro del personale esercente le professioni sanitarie e socio-sanitarie. In base a tale articolo il Ministro della salute promuove iniziative di informazione sull’importanza del rispetto del lavoro del personale esercente una professione sanitaria o socio-sanitaria, utilizzando le risorse disponibili a legislazione vigente per la realizzazione di progetti di comunicazione istituzionale.

Articolo 4 – Modifiche all’articolo 583-quater del codice penale – Stabilisce pene aggravate per i casi di lesioni personali gravi o gravissime, cagionate a soggetti esercenti una delle professioni summenzionate o a soggetti che svolgono attività ausiliarie rispetto alle stesse, a causa o nell’esercizio delle relative professioni o attività. La novella di cui all’articolo 4 estende ai casi di lesioni personali gravi o gravissime, cagionate a soggetti esercenti una professione sanitaria o socio-sanitaria o a soggetti che svolgono attività ausiliarie rispetto alle stesse, a causa o nell’esercizio delle relative professioni o attività, le pene aggravate previste per le corrispondenti ipotesi di lesioni cagionate ad un pubblico ufficiale in servizio di ordine pubblico in occasione di manifestazioni sportive; tali pene sono costituite dalla reclusione da quattro a dieci anni per le lesioni gravi e da otto a sedici anni per le lesioni gravissime. La riformulazione operata ha soppresso la limitazione agli eventi verificatisi in relazione allo svolgimento della professione o attività presso le strutture sanitarie e socio-sanitarie e ha introdotto il riferimento ai soggetti che svolgono le attività ausiliarie di cura, assistenza sanitaria o soccorso, funzionali allo svolgimento delle suddette professioni sanitarie o sociosanitarie, in luogo del precedente riferimento agli incaricati di pubblico servizio. Si ricorda che, in via generale, per le lesioni gravi e gravissime (come definite dall’articolo 583 del codice penale) si prevede, rispettivamente, la reclusione da tre a sette anni e da sei a dodici anni (ai sensi del medesimo articolo 583).

Articolo 5 – Circostanze aggravanti – Inserisce tra le circostanze aggravanti dei delitti commessi con violenza o minaccia l’aver agito in danno di uno dei soggetti summenzionati, a causa o nell’esercizio della relativa professione o attività. L’articolo inserisce tra le circostanze aggravanti dei delitti commessi con violenza o minaccia l’aver agito in danno di soggetti esercenti una professione sanitaria o socio-sanitaria o di soggetti che svolgono attività ausiliarie rispetto alle stesse, a causa o nell’esercizio delle relative professioni o attività; più in particolare, le attività ausiliarie sono costituite da quelle di cura, assistenza sanitaria o soccorso, funzionali allo svolgimento delle suddette professioni.

Articolo 6 – Modifiche al codice penale in materia di procedibilità – Esclude, nei casi in cui siano commessi con violenza o minaccia in danno dei soggetti summenzionati nell’esercizio delle loro funzioni, i reati di percosse e lesione personale dall’ambito delle fattispecie punibili solo a querela della persona offesa.

Articolo 7 -Misure di prevenzione – Prevede l’adozione di misure di prevenzione – intese a stipulare specifici protocolli operativi con le forze di polizia – da parte delle strutture in cui opera il personale sanitario e socio-sanitario. Ai sensi dell’articolo 7 le strutture presso le quali operano gli esercenti professioni sanitarie o socio-sanitarie prevedono, nei propri piani per la sicurezza, misure volte a stipulare specifici protocolli operativi con le forze di polizia, al fine di garantire il tempestivo intervento di queste ultime.

Articolo 8 – Giornata nazionale di educazione e prevenzione contro la violenza nei confronti degli operatori sanitari e socio-sanitari – Prevede l’istituzione della “Giornata nazionale di educazione e prevenzione contro la violenza nei confronti degli operatori sanitari e sociosanitari”. La Giornata è celebrata annualmente in una data stabilita con decreto del Ministro della salute, di concerto con i Ministri dell’istruzione e dell’università e della ricerca. Si specifica altresì che le amministrazioni interessate provvedono ai relativi adempimenti con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente e che la Giornata nazionale in oggetto non determina gli effetti civili propri delle “ricorrenze festive”.

Articolo 9 – Sanzione amministrativa – Commina una sanzione amministrativa pecuniaria per l’ipotesi di condotte violente, ingiuriose, offensive o moleste nei confronti di personale esercente una professione sanitaria o socio-sanitaria o che svolga attività ausiliarie delle medesime. Esso prevede una sanzione amministrativa pecuniaria – salvo che il fatto costituisca reato – a carico di chi tenga condotte violente, ingiuriose, offensive o moleste nei confronti di personale esercente una professione sanitaria o sociosanitaria o di soggetti che svolgano attività ausiliarie di cura, assistenza sanitaria o soccorso, funzionali allo svolgimento di dette professioni, presso strutture sanitarie o sociosanitarie, pubbliche o private. I limiti minimi e massimi della sanzione sono pari, rispettivamente, a 500 euro e 5.000 euro.

Articolo 10 – Clausola di invarianza finanziaria – Reca le clausole di invarianza finanziaria.

 

Doveva accadere. I social sono abusati da proprietari dei profili e da curiosi voyeur.  Ed è successo anche per i chirurghi vascolari. La polemica è scoppiata dopo la pubblicazione, ora ritirata, di un articolo su Journal of Vascular Surgery1. Il lavoro era stato presentato come abstract ed accettato per la presentazione al Congresso della Society for Clinical Vascular Surgery l’anno scorso.

Il riassunto della storia è che gli Autori sono andati a consultare i profili social degli specializzandi americani valutando l’incidenza di “comportamenti inappropriati” o “contenuti non professionali”, trovando che un quarto dei Chirurghi Vascolari in training presentavano contenuti potenzialmente poco professionali.

Purtroppo nella definizione erano compresi criteri piuttosto vaghi tra cui foto dei soggetti mentre consumavano alcool, o indossando bikini in pose provocanti (sigh!), o contenuti con opinioni discutibili riguardanti temi politici sociali o religiosi.

La pubblicazione ha sollevato una immensa protesta, guidata dall’hashtag #Medbikini che sottolineava soprattutto la misoginia degli Autori, tanto da far fare ammenda pubblica all’Editore del JVS con ritiro della pubblicazione.

La vicenda produce a mio avviso multipli spunti di discussione:

-Davvero un paziente (o un familiare più social) dà fiducia ad un Curante in base alle sue foto su Facebook? Dobbiamo veramente preoccuparci di controllare che ripresi con un bicchiere in mano non ci si identifichi come avvinazzati?  Certo che un chirurgo vascolare che fuma in pubblico non sembra attendibile se predica la astensione per i suoi pazienti…

-Quanto la privacy di un medico, che deve avere la fiducia dei suoi pazienti per ottenere risultati

clinici positivi, deve essere violabile, e quanto la libertà di opinione e di comportamento deve essere limitata dal fatto che un ha profilo pubblico?

-Ancora oggi una chirurga in costume, per quanto provocante, deve essere ritenuta “non professionale”?  E’ una visione solo americana?

-P.S. Attenti a quello che rendiamo pubblico… resta per sempre come un tatuaggio, difficile da tirar via

 

La questione diversità e sessismo in chirurgia sembra ancora viva, tanto che subito dopo la esplosione della polemica, le editrici di JAMA Surgery hanno chiamato alla azione gli Editori di tutte le riviste di interesse chirurgico sottolineando che il lavoro in questione era stato scritto, revisionato, pubblicato e commentato da quasi tutti maschi, che non erano stati in grado di evidenziare gli evidenti biases di genere nei metodi usati per la scrittura della ricerca.

Sono stato quindi coinvolto come editore di Journal of Cardiovascular Surgery e con convinzione ho sottoscritto con altri 107 editori (finora) l’impegno a sostenere nel miglior modo possibile il valore della diversità lungo tutto il processo editoriale e di peer review dei lavori scientifici2.

Il numero di chirurghi vascolari femmine è in netto incremento, anche in Italia; molte scienziate -ricercatrici si stanno facendo onore nei consessi internazionali più prestigiosi e sono indispensabili per la crescita della nostra Società, anche nei posti di governo delle riviste del settore. Facciamo spazio.

 

1 Hardouin S, Cheng TW,   Mitchell EL, et al. Prevalence of unprofessional social media content among young vascular surgeons. J Vasc Surg 2020;72:667-71, retracted

 

2 Kibbe MR, Freishlag J. Call to action to all surgery journal editorsfor diversity in the editorial and peer review process. doi:10.1001/jamasurg.2020.4549

 

Ci piace prendere spunto da un articolo “How the science of practice will improve evidence-based care“, pubblicato di recente su Neurosurgical Focus di Maggio 2020 Vol 48 da Robert Harbaugh, University Distinguished Professor and Chair of Department of Neurosurgery and Director of the Neuroscience Institute nello Stato della Pennsylvania, a leggere il suo curriculum un’autoritá a livello internazionale per la neurochirurgia.

Harbaugh et al

Potremmo sottoscrivere l’articolo come valido anche per la chirurgia vascolare, e in generale per qualunque specialitá chirurgica.

Il dr Harbaugh analizza gli algoritmi della EBM (Evidence Based Medicine), basata principalmente sugli RCT,  ritenuti dal dr Harbaugh “tarnished gold standard”, li compara a quelli della cosiddetta Science of Practice (SOP), e dimostra e sostiene l’importanza nelle scienze chirurgiche delle “appropriately constructed prospective observational databases (PODs)” che altro non sono che Registri prospettici validati e controllati. L’autore sostiene che la SOP, sostenuta da Big Data Studies e PODs disegnati con Propensity Score Matching, possa rappresentare una valida alternativa agli RCT, definiti elitari rispetto a larghi studi prospettici di Registro, essendo gli RCT anche poco praticabili in ambienti chirurgici.

In effetti, per diversi argomenti chirurgici é molto arduo sostenere la praticabilitá degli RCT che presentano quindi limiti non trascurabili. Come superare quindi questi limiti ?

Chiara é la posizione espressa dall’Autore nella sua conclusione. “While RCTs have high internal validity, there are concerns about the generalizability of such studies. Neurosurgeons are skeptical of the applicability of RCTs to heterogeneous patient populations and practice settings. The SOP algorithm provides an alternative for performing clinical research that addresses many of the shortcomings of surgical RCTs. The SOP, a POD-based approach to clinical research, will allow us to compare the effectiveness of neurosurgical interventions. Continued, exclusive reliance on RCTs in surgical specialties may be harmful, as we will have few reliable data points to guide care. While there are methods to improve the feasibility of conducting neurosurgical RCTs, pragmatism is required to fairly assess the relative strengths and weaknesses of RCTs versus a POD approach. Given the difficulty of conducting RCTs that yield reliable data in surgical disciplines, it is likely that there will continue to be limited RCT data to analyze many procedural interventions. Improving information technology will result in clinical research based on PODs becoming a routine part of most daily neurosurgical practices. Large databases with detailed data on patient characteristics, processes of care, and clinically meaningful outcomes will be a very powerful research tool. This routine and robust data collection inseparable from clinical practice will guide neurosurgical practice. Traditionally, a small number of physicians have produced new medical knowledge. This reliance on a scientific elite for the generation of new knowledge should be replaced by a system in which many physicians participate in clinical research through the acquisition of practice data.”

Non possiamo non essere d’accordo con Harbaugh, con l’unica differenza che, a nostro avviso, anche gli RCT sono serviti finora, servono ancora e siamo convinti che serviranno a costruire le basi, senza le quali continueremmo ad essere in preistoria. Gli RCT non sono certo il Santo Graal della Medicina moderna, ma possono tentare di esserlo se accompagnati e implementati da larghi studi di Registro validati e controllati, da ritenersi altrettanto fondamentali.

La nostra Societá Scientifica, la nostra comunitá scientifica, la nostra specialitá avrá un futuro solo se saprá promuovere e produrre ricerca, scienza e conoscenza essenziali per una buona pratica clinica. Non basta curare e saper curare. Bisogna sopratutto conoscere i processi di cura e gli outcome per saper e poter curare meglio. E, come questo articolo suggerisce, larghi studi di Registro potranno garantire piú ricerca e piú futuro alla nostra specialitá.

 

 

 

Era un impegno che avevamo preso fin dall’inizio della pandemia nel nostro Paese : studiare l’impatto del coronavirus sulle attivitá delle nostre chirurgie vascolari. Ne avevamo subito parlato, confrontandoci da remoto con i nostri Referenti Regionali, per avere un supporto da parte loro che non é mancato, e per questo li ringraziamo tutti. Ci siamo confrontati in un webinar molto partecipato il 7 maggio scorso, le cui relazioni sono pubblicate nel nostro sito al link https://www.sicve.it/covid-e-sicve/ e un altro webinar si terrá dopo la pausa estiva, di cui daremo notizia. Fondamentale si é dimostrata la raccolta dati tramite un Questionario i cui dati sono stati elaborati e vengono qui esposti settimana per settimana con relative curve e considerazioni finali in questo file, pubblicato sempre in sicve.it.

SICVE-COVID Aggiornamento 5 luglio 2020

Lo sforzo e la dedizione che ogni centro di chirurgia vascolare partecipando ha offerto, in un periodo non facile e non di breve durata (ben 7 settimane dal 30 marzo al 17 maggio) , nel compilare e inviare il Questionario, é una chiara dimostrazione di quanto siamo capaci, se vogliamo, di organizzarci per osservare, studiare, analizzare e assieme rendere noto ció che succede nella pratica quotidiana anche in un periodo particolarmente critico nel quale un agente patogeno sconosciuto, invisibile e invincibile, colpendo alle spalle e cogliendo tutti di sorpresa, ha finito per sconvolgere e piegare in ginocchio, oltre il nostro, i sistemi sanitari di tutto il pianeta e l’umanitá intera.

Vale la pena leggere tutti i dati del file.

Qui di seguito riportiamo alcune Considerazioni conclusive, esplicitate da Antonio Freyrie che ha curato la raccolta e l’elaborazione dei dati del Questionario e che saranno oggetto di confronto nel prossimo webinar.

Delle 154 UO di Chirurgia Vascolare contattate per il monitoraggio, hanno risposto da un massimo di 100 ad un mimino di 76 Centri a seconda della settimana considerata.

Nella prima settimana di monitoraggio (30 marzo-5 aprile) i Pazienti Covid-19 ricoverati nelle terapie intensive/ rianimazioni italiane erano 3.981 (picco assoluto di tutta l’epidemia); di questi 2.828 nelle regioni del nord. Il 17 maggio i Pazienti ricoverati nelle terapie intensive/rianimazioni italiane erano 762.

Riduzione posti letto: In media, l’80% delle UO ha ridotto i posti letto per tutto il periodo. Nelle regioni del centro la media è stata maggiore (90%) e nelle regioni del sud e isole inferiore (70%). Il dato è stato sostanzialmente stabile per tutte le 7 settimane.

Riduzione sale operatorie in elezione: Tranne pochissime eccezioni (al massimo 5 UO), tutte le UO hanno subito una riduzione sostanziale della disponibilità di sale operatorie per interventi in elezione (interventi in Classe A).

Chiusura sale operatorie in elezione: La chiusura delle sale operatorie in elezione è stata riportata del 43% e dal 28% delle UO rispettivamente nella prima e nella settima settimana. La chiusura delle sale operatorie è stata più immediata e consistente nelle regioni del sud e isole rispetto alle regioni del nord già dalla prima settimana (56% vs 38%). Questo dato è interessante perché probabilmente gli ospedali del nord hanno ritardato il blocco completo delle attività in elezione rispetto agli ospedali del sud e isole.

Separazione percorsi Covid-non Covid: Anche questo è un dato interessante perché evidenzia un ritardo organizzativo, in particolare nelle regioni del nord, tenendo presente che l’emergenza sanitaria è stata Indetta il 31 gennaio 2020. Nella prima settimana solo il 79% degli ospedali aveva percorsi separati; nella settima settimana questa organizzazione era presente nell’88% degli ospedali. La maggiore efficienza viene riportata nelle regioni del centro con una media > del 90%.

Interventi in emergenza /urgenza: L’attività chirurgica in emergenza/urgenza è stata garantita per tutto il periodo preso in esame, con un totale di 2.505 interventi effettuati nelle 7 settimane e con una media di oltre 350 per settimana.

Interventi in Pazienti Covid+: Globalmente sono stati riportati 119 interventi su Pazienti Covid+. L’andamento dimostra una netta diminuzione nel corso delle settimane con 37 casi nella prima settimana, verso 4 casi nell’ultima settimana e con una netta prevalenza nelle UO del nord (nord 93 casi; centro 16 casi; sud e isole 10 casi).

Pazienti Covid + con ischemia acuta: Globalmente sono stati riportati 103 casi di Pazienti Covid+ con ischemia acuta L’andamento dimostra una netta diminuzione nel corso delle settimane con 42 casi nella prima settimana, verso 2 casi nell’ultima settimana e con una netta prevalenza nelle UO del nord (75% dei casi osservati).

Medici/Infermieri diventati Covid+: Globalmente sono stati riportati rispettivamente 38 e 70 medici e infermieri delle UO di Chirurgia Vascolare infettati con Covid-19. L’andamento dimostra una netta diminuzione nel corso delle settimane con 12 medici Covid+ nella prima settimana, verso 1 solo medico nell’ultima settimana.

Chirurghi Vascolari che hanno prestato servizio in reparti Covid+: Dato molto importante e che dà merito alla nostra categoria! Nella prima settimana di monitoraggio 90 chirurghi vascolari hanno prestato servizio in reparti Covid+. Questa numerosità resta sostanzialmente stabile nel corso delle prime 3 settimane con un progressivo calo nelle settimane successive motivato dalla riduzione dei casi Covid+ ricoverati.

Detto cosí sembrerebbe un paradosso. Di solito siamo noi a visitare i pazienti. Mentre qui sembrerebbe il contrario. Sono i pazienti che visitano noi. In realtá stiamo parlando del nostro sito www.sicve.it.

Abbiamo interrogato Google Analytics sui dati di accesso (le visite) al nostro portale web. Abbiamo scaricato ad esempio i dati della settimana 21-27 giugno scorso, che qui in parte riportiamo in copia-incolla.

Google Analytics – www.sicve.it – accessi

242 utenti in un giorno  –  2.257 in 7 giorni  –  4.931 in 14 giorni  –  9.555 in 28 giorni

Francamente non ci aspettavamo questi numeri.

Se guardiamo la curva giornaliera, aumenta il lunedí e decresce nel week end.

Analizzando i dati geografici, scopriamo ovviamente un’alta concentrazione nel nostro Paese. Ma stupiscono anche gli accessi da altri Paesi e di altri continenti. Ce lo spieghiamo solo con l’interesse di nostri connazionali all’estero.

Google Analytics – www.sicve.it – geographic

Ma, qui viene il bello, le pagine di gran lunga piú visitate sono……quelle relative alle informazioni per i pazienti, per la veritá pagine di neanche recente edizione (carotidi 915, AOCP 768, l’esperto risponde 356, AAA 321, prevenzione 31 nella suddetta settimana). A seguire compare il Blog con 160 accesi, Consensi e Linee Guida con 133, nuove Linee Guida con 28, e cosí via.

71,3%  accessi da Dispositivi Mobili  –  24,2%  da Computer Desktop  –  4,6%  da Tablet

Google Analytcs – www.sicve.it – pagine visitate

Abbiamo peró analizzato anche il Bounce Rate o Frequenza di Rimbalzo, che é in altri termini il rapporto tra le sessioni di una sola pagina divise per tutte le sessioni o la percentuale di tutte le sessioni sul sito nelle quali gli utenti hanno visualizzato solo una pagina e hanno attivato una sola richiesta al server Analytics e non sono piú ritornati. Purtroppo il nostro sicve.it ha una Frequenza di Rimbalzo da considerarsi alta, di oltre 84%, che non é confortante. In questi casi gli esperti di comunicazione web consigliano di fare qualcosa per ridurla, per portarla almeno al disotto del 50%.

Google analitcs – sicve.it – bounce rating

Quali considerazioni possiamo quindi fare ?

A parte le pagine web istituzionali che persino il Ministero della Salute raccomanda di pubblicare e  mettere a disposizione, essendo la nostra Societá Scientifica tra quelle accreditate presso il Ministero e l’ISS, e sulle quali l’attenzione nostra deve essere sempre massima per le edizioni e gli aggiornamenti, a parte l’importanza che oggi ha assunto il web come principale sistema di comunicazione interna per una comunitá scientifica che si ripetti, a parte tutto questo, il web, come questi dati dimostrano inequivocabilmente, é un potente (il piú potente) mezzo di comunicazione verso l’esterno, verso il grande pubblico.

Da tempo ci raccontiamo che il chirurgo vascolare dovrebbe essere meglio conosciuto dal grande pubblico che lo conosce poso e spesso lo riconosce quale “specialista delle vene”, come risulta da diverse interviste e report di questionari di popolazione, mentre sa piú di preciso cosa cura il cardiologo e il neurologo, per fare solo qualche esempio.

Quelle poche pagine informative per i pazienti furono tempo fa pubblicate nel nostro sito, come secondarie, e quasi ignorate da tutti noi.

Lasciamo a chi legge le conclusioni da trarre e agli addetti ai lavori gli appunti da prendere per il prossimo futuro.

Un’ultima considerazione. Per le nuove edizioni delle Linee Guida nazionali l’ISS e il CNEC raccomandano di far sedere allo stesso tavolo assieme con i vari esperti specialisti, con pari dignitá, anche i rappresentanti di Associazioni Pazienti.  Anche per questo la SICVE ha stretto dei Protocolli d’Intesa con Associazioni Pazienti quali Senior Italia FederAnziani e Alice onlus.  Che non restino solo Protocolli su Carta ! C’é tutto un mondo, il vero mondo lá fuori che ci tende la mano. Non voltiamoci dall’altro lato. Pensiamo a iniziative congiunte oltre alla stesura delle nuove Linee Guida.

L’interrogativo é d’obbligo in quanto per ora resta solo una ipotesi, anche se molto solida, su cui si sta lavorando al Ministero della Salute. L’ipotesi é di uno “scudo penale”  per “proteggere” ed evitare che tutti gli operatori sanitari impegnati nella lotta alla Covid-19, e probabilmente anche la dirigenza delle strutture sanitarie e degli assessorati regionali, possano finire nelle aule di tribunale per azioni o omissioni tenute nell’esercizio della loro professione nel periodo Covid, ossia dal 31 gennaio al 31 luglio prossimo (o data successiva).

Nel Documento in esame si parla infatti di “Condotte tenute o eventi verificatisi durante lo stato di emergenza e in conseguenza (o in ragione, o in funzione) dell’emergenza o da essa comunque generati, nell’esercizio di professioni sanitarie o socio-sanitarie presso strutture, pubbliche o private (o anche nello svolgimento delle attività degli organi di vertice o datoriali delle stesse, nello svolgimento delle funzioni dirigenziali presso le predette strutture o presso il competente assessorato regionale). Si lascia però ancora aperta una finestra per dirigenti amministrativi, direttori generali, direttori territoriali e regionali, organi di vertice di strutture sia pubbliche che private.

Gli ambiti sarebbero in pratica tutti: prevenzione, diagnosi, cura, terapia e, in generale, assistenza; amministrazione, direzione e gestione nell’ambito di strutture sanitarie o socio-sanitarie, anche con riguardo agli adempimenti degli obblighi previsti in materia di igiene e sicurezza sui luoghi di lavoro.

In pratica si prospettano tre soluzioni.

Nella prima soluzione (la piú garantista) é previsto che non costituiscano reato le azioni o omissioni tenute nell’esercizio delle professioni sanitarie o funzioni dirigenziali durante l’emergenza e in conseguenza di essa.

Nella seconda é previsto che si possano escludere tutti i fatti colposi e resterebbe perseguibile solo il dolo (oltre alla responsabilità civile).  Si prevede la possibilità di indennizzo da parte dello Stato con apposito fondo, previsto questo anche nella prima soluzione. Vengono sollevate alcune criticità costituzionali come, ad esempio, un’impossibilità di intervento per delitti colposi a tutela della vita e della salute come omicidio o lesioni (anche gravi o gravissime) colpose, epidemia colposa e così via. Lo scudo non riguarderebbe quindi “delitti dolosi che pure potrebbero risentire dell’emergenza come omissioni/ritardo/rifiuto d’atti d’ufficio o interruzione di pubblico servizio”.

Nella terza si punirebbe solo la colpa grave quindi la negligenza, l’imprudenza o l’imperizia. Anche per questa soluzione la responsabilità civile resterebbe inalterata con previsione della possibilità di indennizzo da parte dello Stato con fondo previsto e messo a disposizione.

Restano comunque da definire gli indici di valutazione di gravità della colpa che dovranno tener conto di diversi aspetti e circostanze quali ad esempio criteri di urgenza o differibilitá dell’intervento, di logistica, di questioni organizzative, strutturali, ambientali, di mezzi a disposizione e cosí via.

Nel Documento si individua la possibilità di poter procedere in due modi:
a) indicare, sia pure a titolo esemplificativo i casi in cui la colpa grave è comunque esclusa per legge;
b) rimettere al giudice la valutazione complessiva della gravità della colpa sulla base della valutazione dei suddetti indici di valutazione.

Cercheremo di tenerci aggiornati data la rilevanza dell’argomento e le possibili implicazioni per noi come operatori sanitari e per tutti gli amministratori e i dirigenti di strutture e di assessorato (punto quest’ultimo sotto la lente di ingrandimento specie in questi giorni).

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