FORGOT YOUR DETAILS?

Ci piace prendere spunto da un articolo “How the science of practice will improve evidence-based care“, pubblicato di recente su Neurosurgical Focus di Maggio 2020 Vol 48 da Robert Harbaugh, University Distinguished Professor and Chair of Department of Neurosurgery and Director of the Neuroscience Institute nello Stato della Pennsylvania, a leggere il suo curriculum un’autoritá a livello internazionale per la neurochirurgia.

Harbaugh et al

Potremmo sottoscrivere l’articolo come valido anche per la chirurgia vascolare, e in generale per qualunque specialitá chirurgica.

Il dr Harbaugh analizza gli algoritmi della EBM (Evidence Based Medicine), basata principalmente sugli RCT,  ritenuti dal dr Harbaugh “tarnished gold standard”, li compara a quelli della cosiddetta Science of Practice (SOP), e dimostra e sostiene l’importanza nelle scienze chirurgiche delle “appropriately constructed prospective observational databases (PODs)” che altro non sono che Registri prospettici validati e controllati. L’autore sostiene che la SOP, sostenuta da Big Data Studies e PODs disegnati con Propensity Score Matching, possa rappresentare una valida alternativa agli RCT, definiti elitari rispetto a larghi studi prospettici di Registro, essendo gli RCT anche poco praticabili in ambienti chirurgici.

In effetti, per diversi argomenti chirurgici é molto arduo sostenere la praticabilitá degli RCT che presentano quindi limiti non trascurabili. Come superare quindi questi limiti ?

Chiara é la posizione espressa dall’Autore nella sua conclusione. “While RCTs have high internal validity, there are concerns about the generalizability of such studies. Neurosurgeons are skeptical of the applicability of RCTs to heterogeneous patient populations and practice settings. The SOP algorithm provides an alternative for performing clinical research that addresses many of the shortcomings of surgical RCTs. The SOP, a POD-based approach to clinical research, will allow us to compare the effectiveness of neurosurgical interventions. Continued, exclusive reliance on RCTs in surgical specialties may be harmful, as we will have few reliable data points to guide care. While there are methods to improve the feasibility of conducting neurosurgical RCTs, pragmatism is required to fairly assess the relative strengths and weaknesses of RCTs versus a POD approach. Given the difficulty of conducting RCTs that yield reliable data in surgical disciplines, it is likely that there will continue to be limited RCT data to analyze many procedural interventions. Improving information technology will result in clinical research based on PODs becoming a routine part of most daily neurosurgical practices. Large databases with detailed data on patient characteristics, processes of care, and clinically meaningful outcomes will be a very powerful research tool. This routine and robust data collection inseparable from clinical practice will guide neurosurgical practice. Traditionally, a small number of physicians have produced new medical knowledge. This reliance on a scientific elite for the generation of new knowledge should be replaced by a system in which many physicians participate in clinical research through the acquisition of practice data.”

Non possiamo non essere d’accordo con Harbaugh, con l’unica differenza che, a nostro avviso, anche gli RCT sono serviti finora, servono ancora e siamo convinti che serviranno a costruire le basi, senza le quali continueremmo ad essere in preistoria. Gli RCT non sono certo il Santo Graal della Medicina moderna, ma possono tentare di esserlo se accompagnati e implementati da larghi studi di Registro validati e controllati, da ritenersi altrettanto fondamentali.

La nostra Societá Scientifica, la nostra comunitá scientifica, la nostra specialitá avrá un futuro solo se saprá promuovere e produrre ricerca, scienza e conoscenza essenziali per una buona pratica clinica. Non basta curare e saper curare. Bisogna sopratutto conoscere i processi di cura e gli outcome per saper e poter curare meglio. E, come questo articolo suggerisce, larghi studi di Registro potranno garantire piú ricerca e piú futuro alla nostra specialitá.

 

 

 

Era un impegno che avevamo preso fin dall’inizio della pandemia nel nostro Paese : studiare l’impatto del coronavirus sulle attivitá delle nostre chirurgie vascolari. Ne avevamo subito parlato, confrontandoci da remoto con i nostri Referenti Regionali, per avere un supporto da parte loro che non é mancato, e per questo li ringraziamo tutti. Ci siamo confrontati in un webinar molto partecipato il 7 maggio scorso, le cui relazioni sono pubblicate nel nostro sito al link https://www.sicve.it/covid-e-sicve/ e un altro webinar si terrá dopo la pausa estiva, di cui daremo notizia. Fondamentale si é dimostrata la raccolta dati tramite un Questionario i cui dati sono stati elaborati e vengono qui esposti settimana per settimana con relative curve e considerazioni finali in questo file, pubblicato sempre in sicve.it.

SICVE-COVID Aggiornamento 5 luglio 2020

Lo sforzo e la dedizione che ogni centro di chirurgia vascolare partecipando ha offerto, in un periodo non facile e non di breve durata (ben 7 settimane dal 30 marzo al 17 maggio) , nel compilare e inviare il Questionario, é una chiara dimostrazione di quanto siamo capaci, se vogliamo, di organizzarci per osservare, studiare, analizzare e assieme rendere noto ció che succede nella pratica quotidiana anche in un periodo particolarmente critico nel quale un agente patogeno sconosciuto, invisibile e invincibile, colpendo alle spalle e cogliendo tutti di sorpresa, ha finito per sconvolgere e piegare in ginocchio, oltre il nostro, i sistemi sanitari di tutto il pianeta e l’umanitá intera.

Vale la pena leggere tutti i dati del file.

Qui di seguito riportiamo alcune Considerazioni conclusive, esplicitate da Antonio Freyrie che ha curato la raccolta e l’elaborazione dei dati del Questionario e che saranno oggetto di confronto nel prossimo webinar.

Delle 154 UO di Chirurgia Vascolare contattate per il monitoraggio, hanno risposto da un massimo di 100 ad un mimino di 76 Centri a seconda della settimana considerata.

Nella prima settimana di monitoraggio (30 marzo-5 aprile) i Pazienti Covid-19 ricoverati nelle terapie intensive/ rianimazioni italiane erano 3.981 (picco assoluto di tutta l’epidemia); di questi 2.828 nelle regioni del nord. Il 17 maggio i Pazienti ricoverati nelle terapie intensive/rianimazioni italiane erano 762.

Riduzione posti letto: In media, l’80% delle UO ha ridotto i posti letto per tutto il periodo. Nelle regioni del centro la media è stata maggiore (90%) e nelle regioni del sud e isole inferiore (70%). Il dato è stato sostanzialmente stabile per tutte le 7 settimane.

Riduzione sale operatorie in elezione: Tranne pochissime eccezioni (al massimo 5 UO), tutte le UO hanno subito una riduzione sostanziale della disponibilità di sale operatorie per interventi in elezione (interventi in Classe A).

Chiusura sale operatorie in elezione: La chiusura delle sale operatorie in elezione è stata riportata del 43% e dal 28% delle UO rispettivamente nella prima e nella settima settimana. La chiusura delle sale operatorie è stata più immediata e consistente nelle regioni del sud e isole rispetto alle regioni del nord già dalla prima settimana (56% vs 38%). Questo dato è interessante perché probabilmente gli ospedali del nord hanno ritardato il blocco completo delle attività in elezione rispetto agli ospedali del sud e isole.

Separazione percorsi Covid-non Covid: Anche questo è un dato interessante perché evidenzia un ritardo organizzativo, in particolare nelle regioni del nord, tenendo presente che l’emergenza sanitaria è stata Indetta il 31 gennaio 2020. Nella prima settimana solo il 79% degli ospedali aveva percorsi separati; nella settima settimana questa organizzazione era presente nell’88% degli ospedali. La maggiore efficienza viene riportata nelle regioni del centro con una media > del 90%.

Interventi in emergenza /urgenza: L’attività chirurgica in emergenza/urgenza è stata garantita per tutto il periodo preso in esame, con un totale di 2.505 interventi effettuati nelle 7 settimane e con una media di oltre 350 per settimana.

Interventi in Pazienti Covid+: Globalmente sono stati riportati 119 interventi su Pazienti Covid+. L’andamento dimostra una netta diminuzione nel corso delle settimane con 37 casi nella prima settimana, verso 4 casi nell’ultima settimana e con una netta prevalenza nelle UO del nord (nord 93 casi; centro 16 casi; sud e isole 10 casi).

Pazienti Covid + con ischemia acuta: Globalmente sono stati riportati 103 casi di Pazienti Covid+ con ischemia acuta L’andamento dimostra una netta diminuzione nel corso delle settimane con 42 casi nella prima settimana, verso 2 casi nell’ultima settimana e con una netta prevalenza nelle UO del nord (75% dei casi osservati).

Medici/Infermieri diventati Covid+: Globalmente sono stati riportati rispettivamente 38 e 70 medici e infermieri delle UO di Chirurgia Vascolare infettati con Covid-19. L’andamento dimostra una netta diminuzione nel corso delle settimane con 12 medici Covid+ nella prima settimana, verso 1 solo medico nell’ultima settimana.

Chirurghi Vascolari che hanno prestato servizio in reparti Covid+: Dato molto importante e che dà merito alla nostra categoria! Nella prima settimana di monitoraggio 90 chirurghi vascolari hanno prestato servizio in reparti Covid+. Questa numerosità resta sostanzialmente stabile nel corso delle prime 3 settimane con un progressivo calo nelle settimane successive motivato dalla riduzione dei casi Covid+ ricoverati.

Detto cosí sembrerebbe un paradosso. Di solito siamo noi a visitare i pazienti. Mentre qui sembrerebbe il contrario. Sono i pazienti che visitano noi. In realtá stiamo parlando del nostro sito www.sicve.it.

Abbiamo interrogato Google Analytics sui dati di accesso (le visite) al nostro portale web. Abbiamo scaricato ad esempio i dati della settimana 21-27 giugno scorso, che qui in parte riportiamo in copia-incolla.

Google Analytics – www.sicve.it – accessi

242 utenti in un giorno  –  2.257 in 7 giorni  –  4.931 in 14 giorni  –  9.555 in 28 giorni

Francamente non ci aspettavamo questi numeri.

Se guardiamo la curva giornaliera, aumenta il lunedí e decresce nel week end.

Analizzando i dati geografici, scopriamo ovviamente un’alta concentrazione nel nostro Paese. Ma stupiscono anche gli accessi da altri Paesi e di altri continenti. Ce lo spieghiamo solo con l’interesse di nostri connazionali all’estero.

Google Analytics – www.sicve.it – geographic

Ma, qui viene il bello, le pagine di gran lunga piú visitate sono……quelle relative alle informazioni per i pazienti, per la veritá pagine di neanche recente edizione (carotidi 915, AOCP 768, l’esperto risponde 356, AAA 321, prevenzione 31 nella suddetta settimana). A seguire compare il Blog con 160 accesi, Consensi e Linee Guida con 133, nuove Linee Guida con 28, e cosí via.

71,3%  accessi da Dispositivi Mobili  –  24,2%  da Computer Desktop  –  4,6%  da Tablet

Google Analytcs – www.sicve.it – pagine visitate

Abbiamo peró analizzato anche il Bounce Rate o Frequenza di Rimbalzo, che é in altri termini il rapporto tra le sessioni di una sola pagina divise per tutte le sessioni o la percentuale di tutte le sessioni sul sito nelle quali gli utenti hanno visualizzato solo una pagina e hanno attivato una sola richiesta al server Analytics e non sono piú ritornati. Purtroppo il nostro sicve.it ha una Frequenza di Rimbalzo da considerarsi alta, di oltre 84%, che non é confortante. In questi casi gli esperti di comunicazione web consigliano di fare qualcosa per ridurla, per portarla almeno al disotto del 50%.

Google analitcs – sicve.it – bounce rating

Quali considerazioni possiamo quindi fare ?

A parte le pagine web istituzionali che persino il Ministero della Salute raccomanda di pubblicare e  mettere a disposizione, essendo la nostra Societá Scientifica tra quelle accreditate presso il Ministero e l’ISS, e sulle quali l’attenzione nostra deve essere sempre massima per le edizioni e gli aggiornamenti, a parte l’importanza che oggi ha assunto il web come principale sistema di comunicazione interna per una comunitá scientifica che si ripetti, a parte tutto questo, il web, come questi dati dimostrano inequivocabilmente, é un potente (il piú potente) mezzo di comunicazione verso l’esterno, verso il grande pubblico.

Da tempo ci raccontiamo che il chirurgo vascolare dovrebbe essere meglio conosciuto dal grande pubblico che lo conosce poso e spesso lo riconosce quale “specialista delle vene”, come risulta da diverse interviste e report di questionari di popolazione, mentre sa piú di preciso cosa cura il cardiologo e il neurologo, per fare solo qualche esempio.

Quelle poche pagine informative per i pazienti furono tempo fa pubblicate nel nostro sito, come secondarie, e quasi ignorate da tutti noi.

Lasciamo a chi legge le conclusioni da trarre e agli addetti ai lavori gli appunti da prendere per il prossimo futuro.

Un’ultima considerazione. Per le nuove edizioni delle Linee Guida nazionali l’ISS e il CNEC raccomandano di far sedere allo stesso tavolo assieme con i vari esperti specialisti, con pari dignitá, anche i rappresentanti di Associazioni Pazienti.  Anche per questo la SICVE ha stretto dei Protocolli d’Intesa con Associazioni Pazienti quali Senior Italia FederAnziani e Alice onlus.  Che non restino solo Protocolli su Carta ! C’é tutto un mondo, il vero mondo lá fuori che ci tende la mano. Non voltiamoci dall’altro lato. Pensiamo a iniziative congiunte oltre alla stesura delle nuove Linee Guida.

L’interrogativo é d’obbligo in quanto per ora resta solo una ipotesi, anche se molto solida, su cui si sta lavorando al Ministero della Salute. L’ipotesi é di uno “scudo penale”  per “proteggere” ed evitare che tutti gli operatori sanitari impegnati nella lotta alla Covid-19, e probabilmente anche la dirigenza delle strutture sanitarie e degli assessorati regionali, possano finire nelle aule di tribunale per azioni o omissioni tenute nell’esercizio della loro professione nel periodo Covid, ossia dal 31 gennaio al 31 luglio prossimo (o data successiva).

Nel Documento in esame si parla infatti di “Condotte tenute o eventi verificatisi durante lo stato di emergenza e in conseguenza (o in ragione, o in funzione) dell’emergenza o da essa comunque generati, nell’esercizio di professioni sanitarie o socio-sanitarie presso strutture, pubbliche o private (o anche nello svolgimento delle attività degli organi di vertice o datoriali delle stesse, nello svolgimento delle funzioni dirigenziali presso le predette strutture o presso il competente assessorato regionale). Si lascia però ancora aperta una finestra per dirigenti amministrativi, direttori generali, direttori territoriali e regionali, organi di vertice di strutture sia pubbliche che private.

Gli ambiti sarebbero in pratica tutti: prevenzione, diagnosi, cura, terapia e, in generale, assistenza; amministrazione, direzione e gestione nell’ambito di strutture sanitarie o socio-sanitarie, anche con riguardo agli adempimenti degli obblighi previsti in materia di igiene e sicurezza sui luoghi di lavoro.

In pratica si prospettano tre soluzioni.

Nella prima soluzione (la piú garantista) é previsto che non costituiscano reato le azioni o omissioni tenute nell’esercizio delle professioni sanitarie o funzioni dirigenziali durante l’emergenza e in conseguenza di essa.

Nella seconda é previsto che si possano escludere tutti i fatti colposi e resterebbe perseguibile solo il dolo (oltre alla responsabilità civile).  Si prevede la possibilità di indennizzo da parte dello Stato con apposito fondo, previsto questo anche nella prima soluzione. Vengono sollevate alcune criticità costituzionali come, ad esempio, un’impossibilità di intervento per delitti colposi a tutela della vita e della salute come omicidio o lesioni (anche gravi o gravissime) colpose, epidemia colposa e così via. Lo scudo non riguarderebbe quindi “delitti dolosi che pure potrebbero risentire dell’emergenza come omissioni/ritardo/rifiuto d’atti d’ufficio o interruzione di pubblico servizio”.

Nella terza si punirebbe solo la colpa grave quindi la negligenza, l’imprudenza o l’imperizia. Anche per questa soluzione la responsabilità civile resterebbe inalterata con previsione della possibilità di indennizzo da parte dello Stato con fondo previsto e messo a disposizione.

Restano comunque da definire gli indici di valutazione di gravità della colpa che dovranno tener conto di diversi aspetti e circostanze quali ad esempio criteri di urgenza o differibilitá dell’intervento, di logistica, di questioni organizzative, strutturali, ambientali, di mezzi a disposizione e cosí via.

Nel Documento si individua la possibilità di poter procedere in due modi:
a) indicare, sia pure a titolo esemplificativo i casi in cui la colpa grave è comunque esclusa per legge;
b) rimettere al giudice la valutazione complessiva della gravità della colpa sulla base della valutazione dei suddetti indici di valutazione.

Cercheremo di tenerci aggiornati data la rilevanza dell’argomento e le possibili implicazioni per noi come operatori sanitari e per tutti gli amministratori e i dirigenti di strutture e di assessorato (punto quest’ultimo sotto la lente di ingrandimento specie in questi giorni).

Due post fa, a proposito delle Raccomandazioni fornite da Bruxelles per rilanciare e salvaguardare l’economia e la sanitá in Europa e nel nostro Paese, ci siamo lasciati con una provocazione positiva e propositiva in analogia anche per la SICVE: il Decreto Rilancio. Nell’era post Covid, dando per molto probabile ma non per scontato che non ci sia un’ondata di ritorno del virus, bisognerá risollevare testa e ginocchia per rimettersi in moto. Ma tutto sará non come prima. Molte cose ci ha insegnato e costretto a inventarci questo virus e ci costringerá ancora a fare. Ci ha insegnato ad essere piú umani, nel senso di maggior appartenenza alla specie umana, per salvaguardare appunto la nostra specie che, erede delle scimmie antropomorfe, é finita per essere dominante su questo pianeta e capace di trasferirsi su altri pianeti e magari un giorno conquistare l’universo con le sue nuove tecnologie. Ci ha insegnato e costretto ad usare di piú e meglio le nuove tecnologie digitali e webmediate per incontrarci e lavorare da remoto. Siamo diventati tutti piú infonauti. Da navigatori di mare e di cielo ci siamo trasformati in modo definitivo in navigatori di internet.  Siamo diventati tutti piú ergonomici, piú attenti all’efficienza dei sistemi. Come Darwin ci fece notare, ne esce fuori una specie umana sempre migliore e piú adatta all’ambiente da salvaguardare anch’esso se vogliamo sopravvivere. Attenzione. Non é una novitá. Da quando era agli albori l’uomo continua ad adattarsi all’ambiente, sfidando catastrofi naturali e biologiche. Ne esce fuori sempre una specie umana migliore.

La domanda per analogia semplice, forse banale, un pó forzata é: ne uscirá fuori anche una SICVE migliore ?

In epoche non sospette e non molto remote avevamo in questo Blog parlato di rivoluzione copernicana auspicabile per la SICVE, non piú congressocentrica, ma sociocentrica, per cui l’auspicio era che il tutto non avrebbe ruotato piú attorno al congresso o agli incontri di persone (i viaggi da un capo all’altro del pianeta sembrano giá lontani ricordi), ma al centro del sistema si sarebbe posta la comunitá scientifica chirurgica vascolare con tutte le iniziative attorno, tra le quali anche i congressi (che ora di colpo sono spariti ed é bastato un virus, chi l’avrebbe mai detto).

Siamo quindi cambiati conseguenti a questo virus e anche la SICVE sta di conseguenza cambiando.  Ne esce fuori una SICVE diversa, auspichiamo migliore, piú attenta a salvaguardare e conservare la propria specie, che é quella del chirurgo vascolare, piú attenta propensa e adatta alle nuove tecnologie, piú ergonomica, piú sociocentrica.

Bene.  A noi tutti spetta ora il compito di riconoscerci diversi e abili al futuro in questa era post Covid.

In realtá, a pensarci bene, per la nostra SICVE non servono Decreti speciali di Rilancio, come quelli del Governo, piani speciali di investimenti economici, riorganizzazioni o riassetti particolari. Probabilmente serve impulso, sostegno e promozione spirituale piú che economica alle principali iniziative messe in cantiere da qualche anno a questa parte, per rilanciare e salvaguardare non solo la nostra Societá ma tutta la Chirurgia Vascolare Italiana.

Molti chirurghi vascolari si chiedono perché, per quale motivo ci si deve  iscrivere e rinnovare ogni anno l’iscrizione alla SICVE. La risposta é semplice : per contribuire a salvaguardare e rilanciare, ora piú che mai, la Chirurgia Vascolare Italiana, per difendere il nostro mestiere, la nostra specie, per spirito di servizio e di corporativismo. Ecco che rispunta la parola “spirito”.  C’é bisogno di impegno spirituale piú che economico. Se ogni chirurgo vascolare italiano, nel suo piccolo, pensasse e si impegnasse spiritualmente, moralmente e fattivamente, per quello che puó, anche per poco, per la SICVE lo farebbe per la Chirurgia Vascolare Italiana. Se ogni chirurgo vascolare italiano, nel suo piccolo, penserá e si impegnerá spiritualmente, moralmente e fattivamente, per quello che potrá, anche per poco, per la SICVE, lo fará per la Chirurgia Vascolare Italiana.

Cosa quindi possiamo in pratica fare in questa era post Covid, piú corporativa, piú tecnologica, piú ergonomica, con nuovi scenari all’orizzonte ? La risposta é semplice e la parola chiave é: partecipare.

La SICVE ha da tempo diversi cantieri aperti che bisogna ora piú che mai rilanciare.

Ad esempio, partendo dai Giovani, esiste una Sezione SICVE Young, che ha giá partecipato agli ultimi Congressi Nazionali. In accordo col Direttivo un Comitato per ora ristretto sta studiando e promuovendo il rilancio, in particolare attraverso i Social e i webinar. Tocca a loro sopratutto partecipare e rilanciare. I meno giovani potranno e dovranno favorire le loro iniziative.

Parliamo poi del Registro. Il SICVEREG. Basta poco per partecipare e rilanciarlo. E’ talmente semplificato che non ruba tempo ma solo dedizione. Per ora é accessibile nella nuova veste Vascunet-compatibile limitato alle procedure carotidee e a breve sará accessibile per le procedure per gli aneurismi aortici addominali e poi a breve per le procedure per le arteriopatie periferiche. E’ importante sostenerlo. Una comunitá che non conosce quello che fa, non conosce se stessa e non sa dove sta andando. Il Registro é la prova del fatto che al chirurgo vascolare italiano oltre al saper fare interessa sapere cosa fa e far sapere.

Il Registro é uno studio osservazionale prospettico, ma ci sono tanti altri studi in corso o potenziali che la nostra Societá potrá promuovere e promuoverá. Cosí come ci sono gruppi di studio in corso o potenziali. Tra quelli in corso, di particolare rilevanza e importanza, non trascuriamo quelli per le Linee Guida che la nostra Societá sta aggiornando e che costituiscono il massimo contributo scientifico che la nostra comunitá scientifica é chiamata a fornire, non solo per Decreti Legislativi (Legge Gelli), ma anche e sopratutto per un dovere istituzionale e societario.

E qui per ultimo esempio, ma non per ultimo, il cantiere aperto della Messa in Rete dei Centri di Chirurgia Vascolare in Italia grazie anche all’impegno che stanno offrendo e offriranno i nostri Referenti Regionali. Oggi e domani piú che in passato, come questo virus ci ha insegnato, bisognerá lavorare in Rete, perché solo l’intelligenza collettiva potrá salvarci.

 

Presentata all’Istituto Superiore di Sanitá (ISS), il 31 maggio (data in cui pubblichiamo) ricorre la Giornata Mondiale senza tabacco, che qui vogliamo celebrare anche noi.

Non  é mai abbastanza dichiararsi schierati nella lotta al fumo, considerato tra i nemici numero uno per le malattie vascolari. E sappiamo quanto sia importante prevenire e combattere i fattori di rischio. Dalla Legge Sirchia in poi, progressi sono stati fatti. Stop al fumo attivo e passivo nei locali pubblici. Molti Ospedali si sono etichettati da tempo “Ospedale senza fumo”. il Sindaco Sala a Milano il 19 gennaio dichiarava entro qualche mese il divieto di fumare all’aperto alle fermate dei mezzi pubblici e lungo le code per accedere a servizi comunali o a musei e dal 2030 il divieto esteso a tutti i luoghi pubblici della città, dalle piazze alle aree verdi, come già previsto a New York dal 2011. Da lí a poco ci avrebbe pensato il virus a schiarire il cielo a Milano. Tra parentesi, recenti rapporti e studi hanno dimostrato (non ci voleva molto) che il virus ha danneggiato molto di piú i polmoni di fumatori.

E’ interessante anche conoscere alcuni dati Covid correlati.

Dai dati in mano all’Istituto Superiore di Sanità, realizzati in collaborazione con l’Istituto Mario Negri, l’Università Vita-Salute S. Raffaele, l’Istituto per lo studio, la prevenzione e la rete Oncologica (ISPRO) e la Doxa, e presentati il 29 maggio in ISS, nel periodo del lockdown sono diminuiti i fumatori di sigaretta tradizionale, mentre sono aumentati i consumatori e i nuovi adepti al tabacco riscaldato e alla sigaretta elettronica. Tra i fumatori di sigaretta tradizionale, infatti alcuni, anche se pochi, sono riusciti a smettere di fumare, ma quelli che non hanno smesso hanno invece aumentato il numero di sigarette fumate.

E’ diminuita la prevalenza dei fumatori durante il lockdown dal 23,3% al 21,9%, che vuol dire circa 630 mila fumatori in meno (334 mila uomini e 295 mila donne, circa 206 mila giovani in meno tra 18-34 anni, 270 mila in meno tra 35 e 54 anni e circa 150 mila in meno tra 55 e 74 anni).

Purtroppo però il 9% della popolazione la cui stima è di circa 3,9 milioni di persone ha aumentato o iniziato il consumo di tabacco. E’ risultata anche alta la percentuale di incremento delle sigarette al giorno nelle fumatrici che è stato del 15,2% rispetto al 3,6% riscontrato negli uomini.

Questi i dati per la sigaretta elettronica: 436 mila in più durante il lockdown. Prima del lockdown erano l’8,1% della popolazione italiana, e durante il lockdown sono saliti al 9,1%. Tra gli utilizzatori di sigaretta elettronica il 38,9% ha incrementato il numero di puff, il 18,0% ha ripreso regolarmente, il 17,0% era un consumatore occasionale ed è diventato abituale, il 13,0% la utilizzava raramente (1-2 volte nella vita) ed è diventato un consumatore abituale, il 13% non l’aveva mai provata prima del lockdown.

Per i prodotti a tabacco riscaldato, sotto i riflettori per aspetti molto controversi dopo il loro lancio come prodotti firmati meno dannosi o addirittura innocui rispetto alla sigaretta tradizionale e alla sigaretta elettronica: la metà degli utilizzatori ha iniziato a utilizzare il prodotto per la prima volta durante il lockdown, mentre 1 consumatore su 5 è diventato abituale, soprattutto tra i giovani. Prima erano il 4,1% degli italiani (18-74 anni), ovvero circa 1.787.600 persone e durante il lockdown sono saliti al 4,4%.. Tra gli utilizzatori di prodotti a tabacco riscaldato durante il lockdown, il 45,0% ha iniziato ad utilizzarli, il 23,1% era un consumatore occasionale ed è diventato abituale, il 18,6% la utilizzava raramente ed è diventato un consumatore abituale, il 13,4% ha ricominciato. Coloro che hanno dichiarato di aver aumentato l’uso di prodotti a tabacco riscaldato durante il lockdown sono soprattutto i giovani.

Il nostro auspicio é che terminato ora il lockdown si fumi di meno, anche perché, come risulta da ció che hanno dichiarato quasi tutti gli intervistati, dovrebbe ridursi quel nervosismo o stato d’ansia che caratterizza l’alibi (perché questo crediamo sia) del fumatore. Sempre che si torni ad essere piú sereni se il virus ci lascerá in pace e se la vita tornerá ad essere quella di prima. Ma crediamo anche che il fumatore incallito qualche altro alibi se l’andrá a cercare comunque.

Porta la data del 20 maggio il Documento col quale la Commissione Europea pubblica le “Raccomandazioni” ai Paesi membri in merito alle politiche di riforma socio-economico-sanitaria conseguenti alla pandemia Covid. Alleghiamo il Documento per l’Italia, che merita di essere letto per intero.

Documento CE

Siamo ( o dovremmo essere) tutti concordi sull’analisi fatta delle condizioni peculiari in cui si é venuto a trovare il nostro Paese e sulle principali indicazioni da seguire, in particolare sulla necessitá di un aumento ben consistente e immediato di investimenti pubblici e privati per salvaguardare la salute dei nostri cittadini e consentire una solida ripresa economica.

La pandemia di Covid-19 -si legge- ha sottoposto il sistema sanitario nazionale a una pressione senza precedenti, facendo emergere debolezze strutturali e la necessità di incrementare la preparazione in risposta agli eventi di crisi. Nonostante la spesa sanitaria sia inferiore alla media dell’UE, il sistema sanitario italiano è caratterizzato da servizi universali altamente specializzati e di buona qualità e in generale è riuscito a fornire un’assistenza accessibile. Tuttavia, soprattutto all’inizio della pandemia, la frammentazione nella governance del sistema sanitario e nel coordinamento tra autorità centrali e regionali ha rallentato l’attuazione di alcune misure di contenimento. La risposta dei sistemi sanitari regionali alla crisi si è basata principalmente su una mobilitazione straordinaria, in particolare del personale sanitario e dei servizi sociali locali, che ha compensato i limiti dell’infrastruttura fisica, del numero di operatori sanitari e degli investimenti degli anni passati volti a migliorare le strutture e i servizi. Il governo italiano ha compiuto sforzi notevoli per contenere la diffusione del virus, alleviare la pressione sugli ospedali e generare ulteriore capacità di assistenza. È attualmente in fase di elaborazione una strategia di contenimento a più lungo termine per garantire un ritorno in sicurezza alle attività produttive. Oltre a migliorare i processi di governance e i piani di preparazione alle crisi, le politiche post Covid-19 dovrebbero puntare a colmare la carenza di investimenti pubblici nell’assistenza sanitaria. Nel medio-lungo termine lo sviluppo di un piano strategico di investimenti sarà fondamentale per migliorare la resilienza del sistema sanitario italiano e garantire continuità nella prestazione di servizi di assistenza accessibili. A fronte delle attuali proiezioni relative alla forza lavoro nel settore sanitario, dovrebbe essere data priorità all’elaborazione di politiche volte a rimuovere gli impedimenti alla formazione, all’assunzione e al mantenimento in servizio del personale sanitario.

E dunque la Raccomandazione é di “attuare, in linea con la clausola di salvaguardia generale, tutte le misure necessarie per affrontare efficacemente la pandemia e sostenere l’economia e la successiva ripresa; quando le condizioni economiche lo consentano, perseguire politiche di bilancio volte a conseguire posizioni di bilancio a medio termine prudenti e ad assicurare la sostenibilità del debito, incrementando nel contempo gli investimenti; rafforzare la resilienza e la capacità del sistema sanitario per quanto riguarda gli operatori sanitari, i prodotti medici essenziali e le infrastrutture; migliorare il coordinamento tra autorità nazionali e regionali.”

Ma attenzione, l’Europa ci ricorda anche che : L’Italia è attualmente nel braccio preventivo del patto di stabilità e crescita ed è soggetta alla regola del debito. Nel suo programma di stabilità 2020 il governo prevede un peggioramento del saldo nominale, che passerà da un disavanzo dell’1,6 % del PIL nel 2019 a un disavanzo del 10,4 % del PIL nel 2020. Dopo essersi stabilizzato al 134,8 % nel 2019, secondo il programma di stabilità 2020 il rapporto debito pubblico/PIL salirà al 155,7 % nel 2020. Le prospettive macroeconomiche e di bilancio risentono dell’elevata incertezza dovuta alla pandemia di Covid-19. Alla base delle proiezioni di bilancio vi sono rischi specifici del paese, vale a dire l’entità considerevole delle garanzie pubbliche e la volatilità dei rendimenti dei titoli sovrani.”

Le indicazioni che giungono da Bruxelles si possono riassumere in una sola parola: rilancio. E’ la stessa parola che ha scelto il nostro Governo per battezzare il Decreto che dovrá rilanciare appunto il nostro Paese.

Per quanto riguarda la Sanitá il rilancio vuol dire investimenti per :

a) infrastrutture e personale medico e di altre professioni sia a livello ospedaliero che territoriale,

b) ricerca e nuove tecnologie,

c) formazione e aggiornamento,

d) digitalizzazione dei sistemi,

e) efficientamento della governance e delle sinergie tra istituzioni, stato centrale, regioni e periferie.

E se lo stesso discorso, le stesse indicazioni e raccomandazioni, le stesse cinque proposte di investimenti valessero per rilanciare anche la nostra SICVE ?

Proviamo a declinare il parallellismo dei suddetti investimenti per :

a) infrastrutture e personale ….. per favorire la partecipazione alla vita attiva societaria,

b) ricerca e nuove tecnologie,

c) formazione e aggiornamento,

d) digitalizzazione dei sistemi,

e) efficientamento delle sinergie tra Direttivo, Referenti Regionali e Soci.

Sarebbe un buon Decreto Rilancio per SICVE.

 

 

A distanza di una settimana dal nostro Sicve Webinar sulla Covid 19 viene pubblicato il Rapporto Altems che ci sembra molto interessante e senz’altro utile e che mettiamo qui a disposizione di tutti i nostri followers e dei nostri Referenti Regionali, con alcune brevi highlights.

rapporto Altems

Si tratta del settimo Instant Report 7 COVID-19 dell’Alta Scuola di Economia e Management dei Sistemi Sanitari della Facoltà di Economia in collaborazione con il Dipartimento di Scienze della Vita e Sanità Pubblica (Sezione di Igiene) della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università Cattolica di Roma. E’ una fotografia molto dettagliata ed esaustiva regione per regione dei diversi aspetti epidemiologici, normativi, organizzativi ospedalieri e sul territorio, con un’esposizione anche dei trial in corso e dei profili regionali.

Saltano subito agli occhi le differenze delle curve epidemiologiche nelle diverse Regioni che proseguono anche nella Fase 2. I dati al 12 maggio mostrano la percentuale di casi attualmente positivi (n = 81.266) sulla popolazione nazionale pari allo 0,13%. La percentuale di casi (n= 221.216) sulla popolazione italiana è arrivata ad una punta dello 0,37%. Il primato per la prevalenza periodale spetta alla Valle d’Aosta (0,92%) ma è in Piemonte e Lombardia che si registra la maggior prevalenza puntuale di positivi (0,30%). Ancora alto il dato nella Regione Marche (0,21%), Liguria (0,18%) ed Emilia-Romagna (0,15%). In Veneto il dato di prevalenza puntuale si ferma allo 0,11%. Nel Lazio arriva allo 0,07%, stabile da diversi giorni. Tutte le Regioni del sud si attestano su valori di prevalenza puntuale dei positivi tra lo 0,01% (Umbria) e lo 0,06% della Puglia, con uno 0,03% in Campania.

Le curve settimanali mostrano ora un decremento dei positivi dappertutto, anche in Lombardia, dopo settimane di crescita costante, impressionante in Lombardia. Sará fondamentale seguire l’andamento di queste curve nelle prossime settimane.

In Lombardia si registra il tasso maggiore di letalitá con picco massimo del 37% per etá superiore a 80 anni. Confrontando i dati di letalitá del 2020 con quelli del 2015-2019, fonte ISS e Istat, si nota un incremento dei decessi non Covid-19 solo del 13% nel centro sud e del 47,5% al nord.

E’ altrettanto vero che le Regioni continuano a differenziarsi in termini di percentuali di ricerca del virus con i tamponi, anche se il trend è in crescita dappertutto: rispetto alla settimana scorsa, in Italia il tasso per 100.000 abitanti è passato da 6,52 a 7,07. Il tasso settimanale più basso si registra in Sicilia (2,74 tamponi per mille abitanti nell’ultima settimana); il tasso più alto si registra nella PA di Trento (23,03 per mille abitanti) subito dopo la Valle d’Aosta (con 15,37 per mille abitanti), il Lazio si ferma a 4,72 per mille. Osservando il dato dall’inizio dell’epidemia a livello nazionale il 2,89% ha ricevuto il tampone, con valore massimo in Valle d’Aosta -6,33%- e minimo in Campania – 0,95%.

Per i test sierologici le Regioni si sono comportate diversamente. Sono 6 le Regioni ad aver avviato test sierologici nell’ambito di programmi che vedono diverse strategie e tecnologie (Emilia Romagna, Lazio, Lombardia, Marche, Piemonte, Veneto). La prima Regione ad avviare test sierologici è stata il Veneto (31 marzo), l’ultima il Lazio (11 aprile). Dall’11 maggio abbiamo anche lo studio nazionale promosso dall’ISS. Tutte le Regioni hanno individuato negli operatori sanitari il target primario nella prima fase; altri target sono forze dell’ordine, lavoratori in azienda o popolazione generale campionata.

Interessanti sono anche le differenze tra le Regioni del rapporto tra ricoverati in Terapia Intensiva e totale  ricoverati.

Per quanto riguarda la “Programmazione Sanitaria Regionale per la fase 1, 16/20 Regioni hanno predisposto delibere. Per la fase 2 in totale sono 14 le Regioni che hanno emanato “Linee di indirizzo per la ripresa delle attività ospedaliere ed ambulatoriali” non legate all’emergenza Covid-19. All’appello mancherebbero ad oggi Sardegna, Umbria, Molise, Piemonte, Valle d’Aosta, Friuli Venezia Giulia e le PPAA di Trento e Bolzano. I documenti di programmazione si sono in particolare concentrati sull’individuazione dei Covid-Hospital, così come suggerito dal Ministero della Salute. Tre tipologie di modelli sembrano caratterizzarsi al momento: a) Ospedale Covid unico regionale (es. Marche), b) Rete di Ospedali Covid (es. Lombardia), c) Rete “Hub & Spoke” (es. Lazio, che ha suddiviso le strutture ospedaliere che fanno riferimento a 5 Covid-Hospital). In Emilia Romagna il sistema prevede una rete hub&spoke per le terapie intensive. La Regione Liguria  ha individuato alcuni ospedali “Covid-free”.

Per quanto riguarda l’assistenza sul territorio e in particolare tenendo conto delle strutture per l’Assistenza Intermedia (riconversione strutture già presenti sul territorio oppure alberghi sanitari, navi ecc) e di quelle per l’Assistenza Domiciliare (USCA, ADI, soluzioni digitali) ne deriva un’importante varietà di soluzioni e di combinazioni tra le Regioni. Le Regioni più attive sembrano essere al momento la Toscana, il Veneto, il Lazio, l’Emilia Romagna, le Marche e la Lombardia.

Molto interessante troviamo infine l’Analisi dei Profili Regionali che invitiamo a leggere e che fornisce dei punti salienti per ogni Regione, che possono risultare utili per caratterizzare e tracciare un bilancio sommario della fase 1 di ogni realtá regionale e cercare quindi di comprendere come affrontare la fase 2 appena iniziata.

Non pretendiamo che le cose cambino se continuiamo a farle nello stesso modo. La crisi può essere una vera benedizione per ogni persona e per ogni nazione, perché è proprio la crisi a portare progresso. La creatività nasce dall’angoscia, come il giorno nasce dalla notte oscura. È nella crisi che nasce l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi supera sé stesso senza essere superato. La vera crisi è l’incompetenza. Il più grande difetto delle persone e delle nazioni è la pigrizia nel trovare soluzioni.” Chi scriveva cosí era Albert Einstein, uno dei piú grandi geni che l’umanitá possa vantare. Siamo certi che alla crisi del coronavirus avrebbe risposto con queste parole.

Ci sono eventi che fanno precipitare le crisi. Il Sars-CoV-2, mettendoci in ginocchio, ha fatto precipitare diverse crisi. Innanzitutto la crisi dei sistemi sanitari di tutti i Paesi, da quelli piú poveri, poco preparati ad affrontare emergenze sanitarie, a quelli piú ricchi in fondo anche essi poco preparati (anche psico-sociologicamente) ad affrontare alcune vere e proprie  “guerre” sanitarie e sempre piú devoti a garantire e favorire la salute pubblica in tempo di pace.  Ma, strettamente correlata, c’é la crisi economica, del lavoro, della globalizzazione, dei sistemi produttivi che garantiscono il benessere sociale e la stessa sopravvivenza degli individui piú deboli e piú esposti.

Quando una crisi precipita bisogna trovare soluzioni adeguate in tempi rapidi, piú rapidi possibili. Ma cerchiamo di vedere anche i lati positivi, come sosteneva Einstein. La creativitá e le nuove tecnologie, esempio quelle digitali, possono offrire soluzioni anche rapide e originali e portare appunto progresso.  Pensate allo smart working.

Un pó di tempo fa pubblicammo un Post dedicato ad una Viewpoint Are Medical Conferences Useful ? And for Whom ? pubblicata in tempi non sospetti, nel 2012, su JAMA da John P. A. Ioannidis, un medico-scienziato e scrittore greco-americano, un esperto che ha contribuito alla medicina basata sull’evidenza, all’epidemiologia e alla ricerca clinica. Ioannidis studia gli aspetti e i risvolti della ricerca scientifica, della meta-ricerca principalmente in medicina clinica e delle scienze sociali. Ioannidis in quell’editoriale che qui alleghiamo

are_medical_conferences_useful-JAMA2012

e suggeriamo di leggere attentamente per esteso (non é perdita di tempo) metteva ben in evidenza, con parole e concetti molto forti, forse troppo forti, alcuni aspetti non trascurabili della crisi del sistema tradizionale di “fare conferenze e congressi medico-scientifici”. E indicava delle soluzioni.

“Gaining the podium for the plenary presentation or important sessions at a major meeting confers prestige, even though there is little safeguard that what these featured speakers say has any value and quality. Each professional society and organization creates its cadre of leaders, with meetings making these leaders visible to the members who usually participate passively by listening. Given the dynamics of large professional societies and conferences, leadership is sometimes judged not on scientific merit, hard work, and originality of thought but rather on the ability to navigate power circles. Some young scientists may be even discouraged to think that merit, hard work, and originality of thought is what counts.”

“In the electronic age in which information can be shared around the world instantly, the contribution of large medical conferences to the dissemination and advancement of science is unclear. Education and training can also happen outside of such venues.”

La domanda chiave: Are medical congresses dinosaurs doomed to become extinct?”

Alcune soluzioni: “Eventually, some evidence should be accrued on whether specific types of current conferences offer advantages compared with other means of serving the same needs, including social networking tools, remote conferencing, and repurposed meetings.”

Non ce ne vogliate per tutta questa lunga premessa allo scopo di commentare il Primo Webinar che la nostra SICVE ha organizzato con successo lo scorso 7 maggio sul tema “ESPERIENZE DELLA CHIRURGIA VASCOLARE ITALIANA DURANTE LA PANDEMIA COVID-19” .

I feedback ricevuti da parte di molti partecipanti sono stati positivi e di incoraggiamento al nostro Presidente e al Consiglio Direttivo ad andare avanti. Come ha detto in apertura il Presidente, in linea con altre Societá Scientifiche e Associazioni nazionali e estere, inizia una stagione nuova di incontri da remoto, che il coronavirus ci ha costretti a organizzare.

E’ stato questo il primo di una serie di webinar che avranno altri titoli e altri obiettivi e probabilmente il prossimo, o uno dei prossimi, sará dedicato alla Fase 2 di ripartenza dei Centri.

Ampia é stata la partecipazione con una punta di oltre 200 partecipanti. Ottima la performance dei relatori e molto sentita la discussione, in particolare sugli aspetti medico-legali dell’informativa e del consenso informato medico-paziente.

La nostra Segreteria sta provvedendo a caricare il materiale sul sito www.sicve.it in uno spazio dedicato a disposizione di chiunque. Non sarebbe male dar seguito a commenti web mediati.

Un invito al prossimo webinar lo riceveremo tutti, appena il Direttivo l’avrá organizzato.

Non é che l’inizio.  Stay tuned ! 

È il 1949. La guerra è finita. I nazisti sono stati sconfitti. Come molte altre città, Amburgo è ridotta a un cumulo di macerie e in parecchi si ritrovano senza un tetto sulla testa. Fra questi, Henny, che ha finalmente accettato di sposare Theo e continua a cercare la cara Käthe, che risulta ancora dispersa nonostante l’amica sia sicura di avere incrociato il suo sguardo, la sera di San Silvestro, su quel tram… 

E’ l’inizio della trama di E’ tempo di ricominciare, il best seller di Carmen Korn, nata a Dusseldorf nel 1952 che vive ad Amburgo, romanzo nel quale futuro é la parole chiave.

«Chissà, forse un giorno sarà normale e scontato che i padri stiano vicino alle madri durante il parto», disse Henny bevendo un sorso di porto.

Siamo a maggio 2020. La guerra non é finita. Il virus non é stato sconfitto. Come tutti gli altri Paesi al  Mondo l’Italia si ritrova a dover “ricostruire”. E’ tempo di ricominciare. Per tornare ad una normalitá che non sará piú la normalitá.

Questa ricostruzione non sará come quella del Dopoguerra. Allora si sapeva bene cosa fare: sostituire le macerie con nuove costruzioni. Rimboccarsi tutti le maniche per sfamare se stessi e la famiglia. Questa volta il nemico invisibile é ancora presente e insidioso come prima, sempre in agguato, eppure bisogna rimboccarsi le maniche lo stesso e ricostruire, riaprire fabbriche, luoghi di lavoro per rimettere in circolazione la gente che dovrá comunque proteggersi dal nemico invisibile. Sará un Dopoguerra ancora in guerra.

Tutto ció vale anche e sopratutto per il settore Sanitá, nel quale non sará facile il ritorno alla nuova normalitá.

Ringraziamo Fabio Verzini per averci segnalato il Documento che alleghiamo “Opening America”.

Opening America Re-opening Non-emergent HC

Probabilmente non ci sará il tempo per affrontare l’argomento giá in questo Webinar Covid e SICVE di giovedí 7 maggio ore 16.00, nel quale si parlerá di “Esperienze della chirurgia vascolare italiana durante la pandemia Covid 19”. Proprio dalle esperienze bisogna ripartire per costruire il futuro.

Di futuro si parlerá certamente in un prossimo incontro Webinar SICVE.

Intanto ci troviamo tutti giovedí 7 alle 16.00 come in grande Congresso on line. Anche questo é giá futuro.

Siamo solo all’inizio. Stay tuned !

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