FORGOT YOUR DETAILS?

Rispettate le attese. Possiamo dire che anche questo, come quelli precedenti, é stato un Congresso che ha lasciato un segno indelebile nella storia della nostra Societá. Comincerei dalla fine. L’Assemblea dei Soci, che ha quasi chiuso i lavori, é stata tra le piú partecipate degli ultimi anni. C’era da attenderselo anche perché si varavano importanti modifiche di Statuto che introducevano maggior democrazia e inclusivitá nell’organo istituzionale per eccellenza quale il Consiglio Direttivo (come indicato del resto dal Ministero alle Societá Scientifiche, non dimentichiamolo).  E le modifiche ci sono state, anzi implementate in Assemblea. La Relazione Morale del Presidente ha illustrato le principali iniziative, molte in corso, con i Referenti Regionali, ad esempio, sul Registro, sulle Linee Guida, sulle collaborazioni con Agenas, e cosí via. E poi l’accelerazione impressa sui e dai Giovani (SICVE YOUNG ha avuto il suo spazio al Congresso su temi organizzativi e sul futuro), che ricorderanno Firenze come il vero trampolino per diventare e continuare ad essere i protagonisti della storia della chirurgia vascolare nel nostro Paese, proiettati nella realtá nazionale e internazionale (europea e oltreoceano). Ci piace qui ricordare il record di Premi ai Giovani concessi ad un Congresso Nazionale SICVE (6 premi alle migliori Comunicazioni votate in aula, 5 premi ai migliori Poster televotati, 3 premi ai migliori casi clinici presentati). Ma anche il record di Grant concessi (124) al Congresso Nazionale prima ai Giovani che presentavano comunicazioni e poi ai meno Giovani. E’ intenzione di questo Direttivo concedere altri Grant (é stato discusso in Assemblea) a Giovani che porteranno il tricolore in Congressi o Eventi internazionali. Non sono mancati i Corsi di Simulazione per i Giovani e il Corso Infermieri, che ormai sono item fissi. A Firenze si é parlato molto di novitá tecnologiche in chirurgia vascolare endovascolare, interessante la sessione bioingegneristica, ma anche di novitá dalle linee guida internazionali (ischemia critica periferica e aneurismi dell’aorta addominale) in vista del lavoro di revisione delle nostre linee guida nazionali nelle quali la nostra Societá investirá in risorse umane ed economiche nei prossimi mesi. A Firenze novitá anche in tecnologie di comunicazione con la diretta streaming dall’Auditorium, che rimarrá registrata e a disposizione in web.  Cosí come rimarrá registrata nella nostra mente e nel nostro cuore la Serata nella cornice suggestiva della Certosa di Firenze. In piú di 400 abbiamo apprezzato l’ottimo menú mentre il nostro Presidente consegnava le targhe ai Past President e Past Segretari che in questo ventennale di attivitá hanno contribuito con i loro Direttivi e rendere grande la nostra SICVE.

Come abbiamo avuto giá modo di dire, la nostra Societá é giovane, ha vent’anni, rispetto ad altre Societá. Per questo é robusta, atletica, in salute ottima (lo dimostrano anche i bilanci), piena di auspici e buone intenzioni, di coraggio, voglia di fare per essere, voglia di correre.

Correre come hanno fatto un manipolo di eroi che alle luci dell’alba di martedí hanno stupito i fiorentini e le fiorentine in un percorso di qualche chilometro in maglietta SICVE RUN, dimostrando coi fatti che si comincia dalla prevenzione e dal miglioramento dello stile di vita a combattere le malattie vascolari. Un messaggio per i pazienti o candidati pazienti: fate come faccio e non solo come dico.

E i pazienti ? Anche per loro e sopratutto a loro vorremmo dedicare questo Congresso. I pazienti saranno sempre di piú con noi nei Congressi e nelle iniziative (comprese le linee guida). A loro dedichiamo il nostro lavoro quotidiano e il nostro cuore. A loro dedichiamo la nostra Societá.

Non a caso a Firenze il nostro Presidente ha aperto l’Assemblea dando la parola e il video (toccante) all’Associazione onlus Dynamo Camp, alla quale SICVE e l’altra Associazione Titoccotoccati (che ha organizzato SICVE RUN) si sono stretti in un modesto ma sentito contributo.

E ora l’appuntamento é a Cagliari tra un anno e a Milano tra due.

Un ringraziamento a tutti, alle Aziende, ai Tecnici e Operatori, alla nostra Segreteria GC Conor, alla Faculty, ai Moderatori e Relatori, alle Societá e Associazioni che hanno collaborato, a tutti i Congressisti e anche a chi ha permesso ai Congressisti di esserci, un ringraziamento di cuore a tutti da parte del Consiglio Direttivo.

SICVE RUN a Firenze 2019

Sunday, 13 October 2019 by

Post di Gaetano Lanza

Il ruolo delle Associazioni dei Pazienti è stato fondamentale, anche nel nostro Paese, nell’incoraggiare politiche mirate, ricerche ed interventi di assistenza sanitaria. Molti progressi nel campo delle malattie, ai diversi livelli istituzionali, sono dovuti proprio alle attività di queste organizzazioni, che hanno permesso alla società civile di acquisire consapevolezza della peculiarità di queste malattie e dei problemi che esse comportano.” Questo si legge nel sito del Ministero della Salute.

E’ risaputo che le Associazioni Pazienti sono da tempo ormai un must per le nostre Istituzioni al pari di quelle di altri Paesi e di quelle Internazionali in campo sanitario. Affiancano le Associazioni scientifiche, svolgendo un ruolo altrettanto essenziale e non secondario. Ergo, le collaborazioni tra le une e le altre.

Negli indirizzi emanati dall’ISS per le linee guida e recepiti dalle Societá Scientifiche c’é un item da onorare:

“La produzione di una LG ISS si basa sui seguenti principi chiave:

………partecipazione nel Panel di almeno uno o due membri rappresentanti i pazienti o caregiver……..

Negli ultimi tempi le Associazioni Pazienti sono diventate sempre piú numerose e  popolate. Ci sono quelle trasversali e multi rappresentative come Federanziani e Cittadinanzattiva e quelle di categoria come Alice per la neurologia, Associazioni per il diabete, per l’oncologia, per la cardiologia, ecc. la lista si allunga, fino ad arrivare ad alcune di categoria che ci riguardano piú da vicino come quelle per le Malattie Rare vascolari, per il Marfan (ne dimentichiamo qui qualcuna). In internet troviamo anche AmaVas onlus che é un’Associazione mista prevalentemente di Angiologi che unisce Pazienti, Volontari e Tecnici.

Con alcune di queste Associazioni Pazienti la SICVE ha finora collaborato. Siamo stati coinvolti da Federanziani in alcuni programmi di informazione per la prevenzione vascolare.  Abbiamo ospitato Cittadinanzattiva ad alcuni nostri eventi congressuali. Con Alice abbiamo un accordo siglato e abbiamo partecipato ad alcune manifestazioni anche di piazza organizzate. Bisognerá riprendere i contati con queste Associazioni e rinvigorirli e mantenerli. Anche in previsione del lavoro enorme di revisione e aggiornamento delle nostre Linee Guida.

Due giorni fa la SICVE ha stretto un agreement di collaborazione con Titoccotoccati, Associazione Pazienti vascolari (Presidente Claudio Novali) che mira a sensibilizzare l’opinione pubblica e a combattere sopratutto l’arteriopatia ostruttiva degli arti inferiori e punta l’obiettivo sulla prevenzione primaria che potrebbe iniziare da una semplice palpazione dei polsi periferici (da qui il nome dell’Associazione).

In occasione del Congresso Nazionale SICVE, Titoccotoccati ha organizzato una manifestazione pubblica SICVE RUN, che consiste in un evento podistico non competitivo ma solo dimostrativo e di sensibilizzazione (si puó anche solo camminare) attraverso alcune strade principali di Firenze con maglietta offerta a chi corre e con contributo volontario che sara’ poi interamente devoluto a Dynamo Camp onlus, altra Associazione che si occupa di bambini e ragazzi da 6 a 17 anni con patologie croniche gravi.

Ulteriori informazioni su www.sicve.it e su www.titoccotoccati.org

Partenza Martedí 22 ottobre ore 07:00 da Palazzo dei Congressi di Firenze e termine previsto ore 08:00.

 

Post di Gaetano Lanza

E adesso tocca al Governo. Le Regioni hanno predisposto un Documento che alleghiamo.

Documento

Hanno sollecitato il Governo a dare il parere e a mettere in atto con urgenza una serie di misure, per sopperire alla carenza di medici di medicina generale e specialistica nel nostro Paese, tema di cui ci occupiamo spesso in questo periodo.

La prima misura tenta di risolvere a breve termine la carenza dei camici bianchi e di dare anche uno sbocco a quei medici (si stima siano circa 10.000) tagliati fuori dalle scuole di specializzazione a causa del numero insufficiente di borse di studio. La proposta é che per il prossimo triennio medici provvisti della sola laurea e abilitazione all’esercizio professionale entrino nel SSN garantendo a loro la possibilità di conseguire un titolo di specializzazione. Questi medici neo-assunti accederebbero in soprannumero, per esigenze regionali, ad una scuola di specializzazione sulla base di protocolli d’intesa tra Regione ed Università. La parte teorica sarebbe svolta presso l’Università mentre quella pratica e il tirocinio presso l’Azienda di appartenenza dove il medico specializzando dovrebbe garantire almeno il 70% del suo lavoro.
In questo caso si suggerisce di definire uno schema tipo di accordo ad hoc tra le Regioni e le Università. Sarebbe inoltre prevista una facilitazione nelle assunzioni a tempo indeterminato per gli specializzandi. Fino al 31 dicembre 2021, assunzione con contratto di lavoro subordinato a tempo determinato con orario a tempo parziale degli specializzandi all’ultimo anno di corso.
Allo stesso modo sarebbe previsto uno snellimento della disciplina concorsuale.
La seconda misura proposta é quella di poter scorrere e sfruttare le graduatorie di Concorsi espletati che quindi non verrebbero piú utilizzate “esclusivamente per la copertura dei posti messi a concorso” senza quindi possibilità di assunzione di idonei. Sarebbe quindi opportuno assumere medici risultati idonei ai Concorsi anche se non vincitori.
Una terza misura sarebbe quella di consentire ai medici di lavorare oltre i 65 anni sino al maturare dei quaranta anni di servizio effettivo e comunque non oltre i 70 anni, anzi di consentire a chi lo desideri, previa valutazione da parte dell’Azienda Ospedaliera della performance del medico, anche se ha superato i 40 anni di servizio, di continuare a lavorare comunque fino al compimento del 70° anno di età.
La quarta misura. Poter assumere medici con incarichi di lavoro autonomo laddove sia impossibile reclutare medici dipendenti o convenzionati e, qualora fosse impossibile reclutare specialisti con diploma di specializzazione richiesto, si dovrebbe poter attribuire l’incarico a medici con specializzazione equipollente, fatta eccezione per Anestesia e Rianimazione e terapia del dolore, Medicina nucleare, Radiodiagnostica e Radioterapia.
Una quinta misura riguarda le Regioni che hanno i conti in ordine o che negli ultimi 3 anni li hanno migliorati. Per queste Regioni ci sarebbe la possibilità di mettere a disposizioni di Aziende Sanitarie e Ospedaliere fino al 3% in più di risorse per valorizzare il personale sanitario dai dirigenti medici, alle professioni infermieristiche, della riabilitazione ecc.  sulla base di criteri regionali. Previsti in tal caso incentivi per guardia medica e/o pronta disponibilità, per chi lavora in zone o con servizi disagiati.
Una sesta misura prevede la deroga alla durata massima dell’orario di lavoro per coprire eventuali buchi. Chi accetterà di lavorare in extra orario non potrà pero’, negli stessi periodi, esercitare la libera professione intramuraria, in tutte le sue forme.
Fondamentale per le Regioni è comunque determinare il fabbisogno di personale di concerto tra Ministero della Salute e Regioni. Allo stesso tempo é basilare ammodernare la normativa che regola la determinazione dei fabbisogni formativi dei professionisti sanitari. Bisogna tener presenti gli standard europei con lauree più brevi e abilitazione al momento della laurea, quindi rivedere i percorsi di laurea in medicina e chirurgia e quelli di specializzazione.

Settima misura quindi ridurre il percorso di laurea in medicina e chirurgia da 6 a 5 anni ed eliminare l’attesa per l’abilitazione, che arriva nel momento stesso della laurea abilitante, e inoltre adeguare gli anni di corso di specializzazione alle durate minime europee, oltre che rivedere l’ordinamento didattico delle scuole di specializzazione.
Ottava misura riguarda il medico specializzando che potrebbe fornire prestazioni temporalmente limitate e adeguatamente retribuite extra orario formativo. Il medico in formazione specialistica potrebbe svolgere, con una progressiva attribuzione di autonomia e responsabilità, compiti specifici che gli verrebbero affidati dal Consiglio della Scuola, senza introdurre nuove forme contrattuali ed utilizzando le norme che già permettono allo specializzando di effettuare attività libero professionale oltre che la sostituzione di guardia medica e medicina generale.
Si dichiarano pronti a scendere in campo Sindacati (alcuni bocciano queste proposte), Fnomceo, Associazioni Mediche. Noi ci terremo informati.

Post di Gaetano Lanza

Piú volte abbiamo acceso i riflettori di questo blog sulla carenza di medici in generale, di specialisti in corsia in particolare, di chirurghi vascolari piú in particolare. Leggiamo che l’argomento scotta sul tavolo del Ministero, anche del nuovo Governo, e che ci sono proposte in cantiere anche con la Conferenza Stato-Regioni.  Possibilità in deroga per 3 anni di assunzione dei medici a partita Iva, accelerazione sui contratti di formazione-lavoro per gli specializzandi agli ultimi due anni di corso, riduzione della durata delle specializzazioni, abilitazione professionale al momento della laurea. Sembra sia prevista poi anche la possibilità, qualora sia impossibile trovare medici in possesso del diploma di specializzazione richiesto, di attribuire l’incarico a medici in possesso di altra specializzazione (eccetto Anestesia, Medicina nucleare, Radiodiagnostica e Radioterapia). Altro aspetto su cui le Regioni vogliono accelerare è poi la possibilità di assumere gli specializzandi agli ultimi 2 anni con contratti di formazione-lavoro. Il tema è molto dibattuto. Lo scorso Governo inserì delle norme che agevolavano la possibilità di assumere gli specializzandi sia nell’ultima Legge di Bilancio che nel Decreto Calabria. Ora le Regioni ci riprovano e chiedono in ogni caso subito un regolamento per attivare le norme già previste.

D’altra parte si sa che diversi Concorsi pubblici risultano deserti e vengono ri-banditi. Anche nel privato accreditato l’aria che si respira non cambia. Mancata programmazione delle scuole di specializzazione in passato? Scarsitá di Borse di Studio per le Specializzazioni (compresa Chirurgia Vascolare)? C’é carenza in definitiva di specialisti in generale e di chirurghi vascolari in particolare. Che il chirurgo vascolare col bisturi pronto in mano abbia trovato da qualche decennio ormai validi competitor quali radiologi e cardiologi interventisti, da quando Qualcuno (la Q maiuscolo é d’obbligo) ha inserito nei vasi cateteri e palloncini e la storia ha voltato pagina, questo é vero.

C’é da porsi seriamente il problema per il chirurgo vascolare per i prossimi anni e decenni.

Ma pare che il problema non sia solo nostro italiano, ma europeo e planetario. Se ne é parlato anche al Charing Cross dello scorso aprile a Londra: “Vascular Recruitment, a universal problem”. Troviamo interessanti gli interventi al CX. Mancanza di sufficiente exposure agli studenti, di graduate and post graduate training, specialisti che vanno in pensione non rimpiazzati a sufficienza da neospecialisti, secondo Cleveland, Presidente della Societá Internazionale di Radiologia Interventistica. Calo di attrattivitá della nostra specialistica anche per attitudine delle nuove generazioni a “risparmiarsi dai sacrifici” e la nostra specialitá impone sacrifici anche solo nell’immaginario collettivo e, aggiungiamo, scarsa remunerazione rispetto al sacrificio, ricorda Eckstein (Monaco). Monito questo anche di Sillesen, Presidente della ESVS, che suggerisce di creare ambienti di lavoro piú confortevoli e attrattivi per i giovani specializzandi e rimarca la differenza di attrattivitá tra centri universitari (piú alta) e centri rurali (piú bassa), differenza piú tipica del Nord Europa. Lo stesso problema oltrepassa l’Oceano, se é vero quanto afferma Makaroun (USA), che sottolinea la maldistribuzione delle forze lavoro in campo e aggiunge che in USA il 42% dei chirurghi vascolari sono over 55 e andranno a breve in pensionamento. Andando al Sud America, Munoz (Colombia) fa presente che una recente review ha stimato un chirurgo vascolare per circa 95.000 abitanti. Mansilha, Presidente dell’EBVS (European Board of Vascular Surgery) ha auspicato standard di training educazionali europei.

Ci auguriamo e siamo certi che questi temi saranno trattati nella Sessione prevista al Congresso Nazionale SICVE a Firenze lunedí 21 ottobre ore 14.00 e intitolata

“SICVE YOUNG incontra il Direttivo SICVE: Aspetti Organizzativi”.

Allora, prima di rivolgerci al WWF per il chirurgo vascolare, pensiamo alle iniziative che di concerto (SICVE e Istituzioni nazionali e regionali) possiamo allestire nel piú breve tempo possibile. Se vogliamo che il chirurgo vascolare non si estingua.

Post di Gaetano Lanza

Dal “curare” al “prendersi cura”. Questo lo slogan emanato negli ultimi tempi da Regione Lombardia. Molti altri slogan di altre Istituzioni negli ultimi anni. L’ISS ci tiene a sottolineare che nelle nuove Linee Guida da produrre o aggiornare devono (non solo possono) essere coinvolte le Associazioni Pazienti. Da tempo ormai gli inviti e gli auspici fioccano sull’opportunitá e necessitá di migliorare il rapporto medico-paziente a tutti i livelli pre intra e post ospedalieri. In definitiva, maggior attenzione, partecipazione, condivisione, continuitá di rapporto e di cura. Quando si incontra per la prima volta il paziente bisogna stringere e sottoscrivere, nell’intento e nel sentimento piú che su un pezzo di carta, un patto di alleanza, che in fondo é quello che chiede il paziente. Si prevengono cosí anche tante richieste di risarcimenti e denunce.

Queste e tante altre considerazioni ci suggerisce il 17 settembre, data che l’OMS ha scelto quest’anno per la prima volta per celebrare in tutto il pianeta la Giornata Mondiale per la Sicurezza del Paziente.

Perché ?

Queste sono solo alcune cifre emanate dall’OMS. Gli errori in sanità provocano ogni anno 134 milioni di eventi avversi negli ospedali contribuendo a 2,6 milioni di decessi/anno. Un paziente su 10 subisce danni durante le cure ospedaliere nei paesi ad alto reddito e 1 su 4 ricoveri ogni anno provoca danni ai pazienti nei paesi a basso e medio reddito. Errori che provocano non solo danni morali ma anche danni economici: i costi per la sola perdita di produttività ammontano tra 1,4 e 1,6 trilioni di dollari all’anno. Sempre secondo il rapporto OMS, il 15% delle spese ospedaliere può essere attribuito al trattamento delle carenze nella sicurezza dei pazienti nei paesi OCSE e 4 su 10 sono i pazienti danneggiati a livello di cure primarie e ambulatoriali. Ma, notizia positiva, è possibile evitare fino all’80% dei danni dovuti a queste situazioni.

L’OMS lancia quindi una campagna globale per migliorare la sicurezza del paziente. Leggiamo che le città il 17 settembre illumineranno di arancione i principali monumenti, quali il Jet d’Eau a Ginevra, le Piramidi al Cairo, la Piramide Cestia a Roma, la Torre di Kuala Lumpur, il Royal Opera House a Muscat e il ponte Zakim a Boston.
“Nessuno dovrebbe essere danneggiato mentre riceve assistenza sanitaria. Eppure a livello globale, almeno 5 pazienti muoiono ogni minuto a causa di cure non sicure “, ha affermato Tedros Adhanom Ghebreyesus, Direttore Generale dell’OMS. “Abbiamo bisogno di una cultura della sicurezza dei pazienti che promuova la collaborazione con i pazienti, incoraggi la segnalazione e l’apprendimento da errori e crei un ambiente privo di colpa in cui gli operatori sanitari sono abilitati e formati per ridurre gli errori”.

Possono verificarsi errori nelle diverse fasi del processo di cura dalla prevenzione alla visita in ambulatorio o alla cura in corsia o in sala operatoria o nelle dimissioni o nelle visite di controllo. Quindi maggior attenzione al paziente in tutte le fasi del processo di cura.

Anche noi abbiamo pensato di dedicare uno spazio a questa Giornata. Abbiamo pensato di rendere piú evidente il nostro interesse non solo formale ma sostanziale anche arricchendo il nostro sito di Opuscoli e Materiale pubblicato per l’occasione.

Ma faremo, ce lo auguriamo, qualcosa di piú. Studieremo il metodo e magari il Progetto per promuovere e facilitare il rapporto chirurgo vascolare-paziente. Magari anche attraverso un’Applicazione del web.

Per celebrare la Sicurezza del Paziente ( e del Medico) non solo il 17 settembre, ma ogni giorno e in ogni momento della vita del paziente e della nostra vita lavorativa.

Auguri al nuovo Ministro della Salute.

Saturday, 07 September 2019 by

Post di Gaetano Lanza

Continuando ad essere apolitici e apartitici bensí istituzionali, come vuole il nostro Statuto, rivolgiamo gli Auguri di buon lavoro al neo Ministro della Salute, Roberto Speranza. Il suo cognome é un buon punto di partenza, ma vogliamo credere che non sia un punto di arrivo. Ci uniamo al coro di auguri che giungono da Associazioni e Istituzioni. Crediamo anche che ne abbia davvero bisogno.

Nato a Potenza il 4 gennaio 1979, laureato in Scienze Politiche. Deputato, eletto nel PD nella scorsa legislatura,  membro nella Commissione Esteri della Camera, il 20 febbraio 2017 abbandona il Partito Democratico e contribuisce a fondare un nuovo partito chiamato Articolo 1 – Liberi e Uguali (LEU). Alle politiche del 4 marzo 2018 con Liberi e Uguali viene rieletto deputato nella circoscrizione Toscana. Siede nella Commissione Affari costituzionali. Il 22 luglio viene rieletto coordinatore nazionale di Articolo 1 – MDP e il 6 aprile 2019 ne diventa il Segretario.

Il 4 luglio 2018 firma (prima firma) un Progetto di Legge presentato alla Commissione Affari Sociali della Camera, recante “Disposizioni in materia di finanziamento del Servizio sanitario nazionale”, che é, in un certo senso il suo biglietto da visita in questo nuovo Governo. All’articolo 1 del Disegno si propone l’abolizione del superticket, ossia la  quota fissa sulla ricetta pari a 10 euro per le prestazioni di assistenza specialistica ambulatoriale. Per le coperture di circa 600 milioni di euro a regime “si utilizzano non solo le risorse già stanziate a legislazione vigente dalla legge di bilancio per il 2018, pari a 60 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2018 nell’arco del triennio 2018, 2019 e 2020, ma anche le maggiori entrate rivenienti dall’abolizione della deduzione forfettaria dei canoni di locazione.” All’articolo 2 si dispone, per gli anni 2019 e 2020, che il livello del finanziamento del fabbisogno sanitario nazionale standard cui concorre lo Stato venga rideterminato rispettivamente in 116.500 milioni di euro e in 118.000 milioni di euro. Quanto alle coperture si dovrebbe provvedere attraverso la riduzione della quota di interessi passivi. Si interviene inoltre per ottenere unallentamento dei vincoli per l’assunzione del personale sanitario. Qui si spiega come le aziende e gli enti del Servizio sanitario nazionale siano “autorizzati a bandire, nel rispetto dell’equilibrio di bilancio, concorsi per l’assunzione a tempo indeterminato di personale, da destinare all’adeguamento del personale dipendente operante nei servizi d’emergenza-urgenza, terapia intensiva e subintensiva, riabilitazione, centri trapianti e di alta specialità, nonché assistenza domiciliare.

“Io non dico solo basta ai tagli alla sanità. Io chiedo già dalla prossima manovra finanziaria più risorse per la sanità. Va rilanciata l’universalità del Servizio sanitario nazionale: non importa quanti soldi hai, da dove vieni, il colore della pelle, devi comunque avere il diritto ad essere curato. Ed altro punto importante è superare le distanze territoriali, le differenze e consentire l’accesso alla qualità sanitaria in tutte le aree del paese”.  Questo quanto affermato ieri dal neo Ministro.

Quindi Auguri Signor Ministro, anche da SICVE.

Discontinuita’ o continuita’?

Sunday, 01 September 2019 by

post di Gaetano Lanza

Nel rispetto dell’articolo 1 del nostro Statuto, nel quale si afferma che la nostra Associazione é apartitica, non prenderemo mai, e neanche questa volta, posizioni a favore di questo o quel partito politico e lasciamo che ognuno abbia e coltivi i propri giudizi personali. Specie in un momento delicato come questo, di questi giorni di crisi di Governo. Mentre scriviamo il Presidente incaricato Conte é alla sua scrivania a Palazzo Chigi a tessere la tela. La nostra vuole solo essere una legittima preoccupazione “politica”, nel senso nobile della parola, ma “apartitica” sul futuro della Salute Pubblica nel nostro Paese e quindi della nostra professione. E non é la prima volta che lo facciamo da questo Blog.  Diversi sono i gridi di allarme, come quello della FNOMCEO, col Presidente Anelli, o di altre Associazioni per la crisi di Governo (l’ennesima).

Dal primo Governo Repubblicano dopo le elezioni del 2 giugno 1946 a oggi si sono succeduti in Italia ben 65 Governi (ultimo il Governo Conte appena dimessosi). Durata media di un Governo? Fate voi il calcolo e vedrete che sará di poco piú di un anno. Un pó pochino, vero? Probabilmente siamo molto instabili, noi in Italia, politicamente parlando. Ma anche questa é democrazia. Facciamo anche fatica a pensare e pronosticare che il prossimo Governo, qualunque esso sia, smentisca questo trend. Sarebbe un miracolo. Comunque, auguri!

Forse in Italia serve un pó di continuitá in piú.

Ecco perché ci fanno riflettere (senza prendere mai posizioni partitiche) alcuni slogan di alcuni politici, quali “Governo del Cambiamento” (di circa un anno fa), oppure “serve discontinuitá” (di poche ore fa).

Perché se “discontinuitá” vuol dire invertire il trend di breve durata del Governo in Italia, allora ci siamo. Perché vorrebbe dire che serve piú continuitá (di Governo, ovviamente). Si chiama antifrasi, ed é quando con una parola o una frase intendiamo dire l’opposto.

Allora ci siamo. Serve forse piú continuitá di Governo nel nostro Paese.

E questo ci permettiamo di desiderarlo. Perché serve piú continuitá di interlocutori politici nazionali (quelli regionali hanno piú continuitá per fortuna, per diversa legge elettorale) per portare avanti programmi e progetti che altrimenti si fa fatica a portare avanti. E di proposte e di programmi e di progetti che ci riguardano, ai Ministeri, alle Sottosegreterie e alle Commissioni varie, ce ne sono depositati, ma sono quasi tutti in sospeso o soggetti a modifiche, perché cambiano le famose poltrone.

Post di Gaetano Lanza

Da tempo e da piú parti sale la denuncia. In Italia stiamo correndo il rischio serio di non avere Medici a sufficienza nelle corsie dei nostri Ospedali. Sempre meno gli specialisti. Si viene a sapere di Concorsi ai quali non si presentano concorrenti, come é successo di recente per un Pronto Soccorso del centro e in un altro per un Servizio di Anestesia del Nord. Le proiezioni sono allarmanti. Se si va di questo passo tra una decina di anni la Sanitá sará in ginocchio in un Paese come il nostro che pure puó contare su uno dei Sistemi Sanitari piú avanzati al mondo (stima dell’OMS che metteva pochi anni fa l’Italia ai primi posti dopo l’Australia).

Del problema si é accorto anche il Ministero della Salute che di recente ha introdotto la normativa che allarga i Concorsi anche agli Specializzandi all’ultimo anno del Corso di Specializzazione o stava lavorando sulla proposta di “teaching hospital” come alternativa al Corso tradizionale di Specializzazione in Universitá. Soffriamo anche del  blocco di assunzioni adottato da qualche anno a questa parte per le famose “leggi di bilancio”. Mettiamoci anche il blocco adottato da alcune Regioni per evitare di rimpiazzare Primari che vanno in pensione. I Primari costano di piú.

Ha fatto una certa notizia e un pizzico di impressione che il problema sia finito qualche giorno fa anche sulla prestigiosa rivista The Lancet, che giá ad aprile scorso se ne era occupata con un altro articolo (Lancet. 2019 Apr 13;393(10180):1492. doi: 10.1016/S0140-6736(19)30849-9).

Quest’altro articolo recente che qui alleghiamo e’ firmato da Luca La Colla, anestesista della Duke University, Dhuram, USA.

The Lancet

L’articolo é alquanto duro ma abbastanza condivisibile.

La conclusione é che “there is inadequate understanding of the real problems. The rest of the world is moving fast, and Italy is reaching a point of no return”. Il motivo principale, secondo l’articolo, é la scarsa attrazione che il  nostro Paese esercita verso i camici bianchi. “Inadequate working conditions, little stability, growth, or potential for career progression, low salaries, the commixture of politics and the healthcare system, and fake recruitment committees (the notorious Concorsi Truccati) hit the headlines regularly”. Il quadro che ne esce é quello di un Paese che ha molte pecche “di politica” (ne sappiamo qualcosa anche di questi giorni di piena crisi di Governo) prima e “di politica sanitaria” poi. L’Italia non attrae e quindi perde pezzi. Attrae forse solo Medici di altri Paesi meno sviluppati (dell’EST Europa, del Pakistan si dice nell’articolo), mentre i nostri neo laureati e neospecialisti sono piú attratti da altri Paesi (ne abbiamo parlato in qualche Post fa).

Certo, articoli come questo non aiutano, anzi affondano il famoso coltello nella piaga. Ma questa purtroppo é la realtá o comunque cosí appare alla maggior parte degli osservatori.

Noi cosa possiamo fare nel nostro piccolo, che poi piccolo non é, oltre che unirci al coro di denunce (é sempre facile criticare, ma noi in Italia pare siamo specialisti).

La risposta é semplice. Rendere piú attrattiva la nostra fetta di specialistica. Chiediamo intanto piú Borse di Specializzazione finanziate. Sopratutto cerchiamo di tenerci stretti i nostri giovani neospecialisti, facendo loro capire che in Italia abbiamo ottime scuole all’avanguardia e ottimi maestri apprezzati all’estero. E ai maestri chiediamo di fare al meglio i maestri, che non vuol dire solo saper pubblicare.

Tutto questo la nostra Societá puó e deve farlo.  Sperando che su Lancet prima o poi si legga un’Italia migliore.

In piena estate, dalle vacanze sotto l’ombrellone, ci permettiamo di dedicare un Post agli effetti benefici del sole. Che il sole faccia bene lo sappiamo, come sappiamo che é fonte di vita per noi terrestri. Senza il sole non ci sarebbero stati e non ci sarebbero i presupposti per lo sviluppo della biosfera vegetale e animale sul nostro pianeta. Ma che la luce intensa del sole (anche se la sua sovraesposizione é sconsigliata dai dermatologi) avesse un effetto protettivo sul sistema cardio vascolare e sull’endotelio dei nostri vasi, questo proprio non lo pensavamo. Ció é quanto emerge da un recente studio, pubblicato sulla Rivista Cell Reports, che dimostra i meccanismi e gli effetti benefici biochimici sul cuore e sui vasi sanguigni, in termini di “rinforzo” e protezione del nostro cuore e dei nostri vasi sanguigni.

Articolo Cell Reports

Gli autori dell’Anschutz Medical Campus dell’Università del Colorado hanno dapprima sovraesposto dei topi sotto una luce intensa per una settimana e hanno scoperto che ció migliora in termini significativi la cardio-protezione a seguito di un infarto miocardico. L’osservazione si accompagnava ad un’aumentata funzione del gene PER2, espresso in quella parte del cervello deputata al controllo dei ritmi circadiani. L’amplificazione di questo gene ha effetto protettivo sui tessuti cardiovascolari in condizioni di bassa ossigenazione, come in caso di infarto. Viene inoltre prodotto un aumento dell’adenosina cardiaca, che ha effetto protettivo sull’endotelio e regola meglio il flusso ematico.

Gli effetti protettivi della luce solare intensa pare sia dovuta ad un meccanismo in cui entra in gioco la percezione visiva della luce. I topi ciechi, infatti, non hanno tratto alcun beneficio dalla sovraesposizione alla luce.

I ricercatori hanno poi valutato gli effetti sull’uomo. Un gruppo di volontari sani è stato esposto a 30 minuti di illuminazione intensa per 5 giorni consecutivi. E’ stato registrato un aumento dei livelli di funzione di PER2 e una riduzione dei trigliceridi plasmatici, utilizzati come surrogato dell’insulino-sensibilità e del metabolismo dei carboidrati.

Gli autori parlano giá di ‘light therapy’. Ritengono che la sua somministrazione per una settimana prima di un intervento chirurgico qualsiasi possa aumentare la protezione cardiovascolare in generale e che potrebbero esserci in futuro applicazioni pratiche per la messa a punto di nuovi farmaci in grado di simulare e stimolare meccanismi biochimici simili.  Servono comunque ricerche piú approfondite.

Godiamoci quindi questo sole di pieno agosto pensando ai suoi benefici sui nostri endoteli.

Post di Gaetano Lanza

Qualche Post fa ci siamo occupati dell’argomento Liste d’Attesa .

Il Ministero emanava tempo fa (21 febbraio scorso) il Piano Nazionale di Governo delle Liste d’attesa (PNGLA), approvato con l’Intesa Stato-Regioni, definendo le prestazioni tra visite specialistiche, esami diagnostici e prestazioni da erogare in regime di day hospital/day surgery o di ricovero ordinario per cui ASL ed ospedali avrebbero dovuto (e devono ancora) garantire tempi massimi di attesa.  A Regioni e Province Autonome spettava il compito di pubblicare il Piano Regionale di Governo delle Liste d’Attesa (PNRLA) e ogni Azienda Sanitaria avrebbe dovuto rendere noto il proprio piano attuativo aziendale garantendo una adeguata diffusione presso i cittadini. In tal senso, i siti web di Regioni e Aziende sanitarie avrebbero dovuto e devono rappresentare un valido strumento informativo. La disponibilità di informazioni sui tempi di attesa su siti web aziendali e regionali veniva riconosciuta come diritto fondamentale del cittadino.

L’ISTAT ci informa intanto che sono circa 2 milioni (3,3% dell’intera popolazione) le persone  costrette a rinunciare a visite ed esami per problemi di liste di attesa, mentre sono oltre 4 milioni (6,8%) quelle che sono costrette a rinunciare per motivi economici.

Un Sistema Sanitario che non rispetta dei limiti ragionevoli massimi di liste d’attesa rischia di risultare non solo inadempiente in caso di patologie per le quali attendere puó significare perdere la vita ma anche poco affidabile e compliante con conseguente perdita del rapporto di fiducia tra istituzioni e cittadini. Nel nostro ordinamento costituzionale la salute é uno dei diritti fondamentali di ogni cittadino e se lo Stato o il Welfare non lo garantisce entro determinate tempistiche é come se non lo garantisse affatto e allora il rischio fondato diventa quello della sanitá per soli ricchi o di un certo ceto socio-economico.

Ma quali sono queste tempistiche per patologie o condizioni cliniche? La risposta puó risultare molto semplice (ma non sempre) nel caso di emergenza-urgenza. In tutti gli altri  casi la risposta puó risultare alquanto non semplice.

La nostra Societá, con una Commissione apposita nominata dal Direttivo, si sta occupando del problema per quanto riguarda le patologie vascolari a interesse chirurgico. Con il suo Presidente in persona partecipa a Tavoli tecnici istituzionali come quello presso Agenas di Angiologia-Cardiologia-Chirurgia Vascolare. Il tema é work in progress e appena possibile la nostra Societá lo renderá pubblico.

E’ ormai ampiamente risaputo che esiste un divario importante tra le varie regioni e tra le diverse aree della stessa regione. Il compito non facile sará anche quello di rendere omogenea il piú possibile la situazione sul territorio nazionale nel rispetto di alcune regole che noi, come esperti in materia, possiamo e dobbiamo indicare alle istituzioni. Sará poi compito delle Regioni inserire tali Regole nei Piani Regionali e questo sará uno dei principali obiettivi che il nostro Direttivo condividerá con i Referenti Regionali SICVE in prossimi incontri, compreso quello previsto e programmato durante il Congresso Nazionale che si terrá a Firenze dal 21 al 23 ottobre prossimo. La speranza é che arrivino poi risposte concrete da parte delle Regioni in termini di programmazione e controllo.

Ma quale é la situazione ad oggi nelle nostre Regioni?
A distanza di oltre 5 mesi dalla approvazione del PNGLA sono solo quattro le Regioni che sulla carta non hanno ancora adottato un proprio Piano Regionale di Governo delle Liste di Attesa (PRGLA): Provincia di Bolzano, Friuli-Venezia Giulia, Basilicata e Sardegna. Friuli-Venezia Giulia e Provincia di Bolzano non hanno neanche recepito formalmente l’Intesa Stato Regioni. La tempistica per il recepimento formale dell’Intesa è stata molto differenziata: dai 35 giorni della Puglia, ai 70 della Campania, agli 84 della Liguria, agli 89 della Calabria, ai 102 della Sardegna, ai 137 della Lombardia. Le Regioni che hanno rispettato il termine dei 60 giorni entro il quale recepire formalmente l’Intesa e adottare il proprio Piano regionale di Governo delle Liste di Attesa sono state 5: Valle D’Aosta (56 giorni), Emilia-Romagna (52 giorni), Marche (53 giorni), Puglia (55 giorni), Sicilia (49 giorni). Di poco fuori tempo massimo, il Molise con 66 giorni, l’Umbria e la Toscana con 73 giorni.
Ogni Regione ha poi definito una propria strategia operativa.

Il Molise  adotta come parametro l’intero suo territorio regionale; stessa scelta anche per la Valle D’Aosta (Regioni piccole per la veritá). La Calabria ha individuato 3 aree territoriali Nord-Centro-Sud. La Toscana da una parte si richiama alle zone-distretto, dall’altra definisce bacini demografici non superiori ai 400.000 abitanti. La Liguria definisce come ambiti le ASL e in casi particolari i distretti.

Altre Regioni rinviano la definizione degli ambiti ai Piani attuativi aziendali, come del resto prevede il Piano Nazionale. Ma anche i Piani attuativi aziendali dovevano partire entro giugno 2019, come previsto nel Piano Nazionale. Si stanno comunque registrando ritardi, visto che 5 Regioni hanno adottato il proprio Piano regionale tra giugno e luglio, mentre altre 4 non lo hanno ancora fatto.
Per l’Osservatorio Nazionale, previsto nel Piano Nazionale, é stato costituito e si è giá riunito nei primi di luglio.

In definitiva, pur con differenze tra Regione e Regione, un lavoro importante si sta conducendo, ed era ora. Anche in ció la SICVE non fá e non fará mancare il suo contributo.

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