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Il rapporto ALTEMS su Covid 19. Post di Gaetano Lanza.

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A distanza di una settimana dal nostro Sicve Webinar sulla Covid 19 viene pubblicato il Rapporto Altems che ci sembra molto interessante e senz’altro utile e che mettiamo qui a disposizione di tutti i nostri followers e dei nostri Referenti Regionali, con alcune brevi highlights.

rapporto Altems

Si tratta del settimo Instant Report 7 COVID-19 dell’Alta Scuola di Economia e Management dei Sistemi Sanitari della Facoltà di Economia in collaborazione con il Dipartimento di Scienze della Vita e Sanità Pubblica (Sezione di Igiene) della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università Cattolica di Roma. E’ una fotografia molto dettagliata ed esaustiva regione per regione dei diversi aspetti epidemiologici, normativi, organizzativi ospedalieri e sul territorio, con un’esposizione anche dei trial in corso e dei profili regionali.

Saltano subito agli occhi le differenze delle curve epidemiologiche nelle diverse Regioni che proseguono anche nella Fase 2. I dati al 12 maggio mostrano la percentuale di casi attualmente positivi (n = 81.266) sulla popolazione nazionale pari allo 0,13%. La percentuale di casi (n= 221.216) sulla popolazione italiana è arrivata ad una punta dello 0,37%. Il primato per la prevalenza periodale spetta alla Valle d’Aosta (0,92%) ma è in Piemonte e Lombardia che si registra la maggior prevalenza puntuale di positivi (0,30%). Ancora alto il dato nella Regione Marche (0,21%), Liguria (0,18%) ed Emilia-Romagna (0,15%). In Veneto il dato di prevalenza puntuale si ferma allo 0,11%. Nel Lazio arriva allo 0,07%, stabile da diversi giorni. Tutte le Regioni del sud si attestano su valori di prevalenza puntuale dei positivi tra lo 0,01% (Umbria) e lo 0,06% della Puglia, con uno 0,03% in Campania.

Le curve settimanali mostrano ora un decremento dei positivi dappertutto, anche in Lombardia, dopo settimane di crescita costante, impressionante in Lombardia. Sará fondamentale seguire l’andamento di queste curve nelle prossime settimane.

In Lombardia si registra il tasso maggiore di letalitá con picco massimo del 37% per etá superiore a 80 anni. Confrontando i dati di letalitá del 2020 con quelli del 2015-2019, fonte ISS e Istat, si nota un incremento dei decessi non Covid-19 solo del 13% nel centro sud e del 47,5% al nord.

E’ altrettanto vero che le Regioni continuano a differenziarsi in termini di percentuali di ricerca del virus con i tamponi, anche se il trend è in crescita dappertutto: rispetto alla settimana scorsa, in Italia il tasso per 100.000 abitanti è passato da 6,52 a 7,07. Il tasso settimanale più basso si registra in Sicilia (2,74 tamponi per mille abitanti nell’ultima settimana); il tasso più alto si registra nella PA di Trento (23,03 per mille abitanti) subito dopo la Valle d’Aosta (con 15,37 per mille abitanti), il Lazio si ferma a 4,72 per mille. Osservando il dato dall’inizio dell’epidemia a livello nazionale il 2,89% ha ricevuto il tampone, con valore massimo in Valle d’Aosta -6,33%- e minimo in Campania – 0,95%.

Per i test sierologici le Regioni si sono comportate diversamente. Sono 6 le Regioni ad aver avviato test sierologici nell’ambito di programmi che vedono diverse strategie e tecnologie (Emilia Romagna, Lazio, Lombardia, Marche, Piemonte, Veneto). La prima Regione ad avviare test sierologici è stata il Veneto (31 marzo), l’ultima il Lazio (11 aprile). Dall’11 maggio abbiamo anche lo studio nazionale promosso dall’ISS. Tutte le Regioni hanno individuato negli operatori sanitari il target primario nella prima fase; altri target sono forze dell’ordine, lavoratori in azienda o popolazione generale campionata.

Interessanti sono anche le differenze tra le Regioni del rapporto tra ricoverati in Terapia Intensiva e totale  ricoverati.

Per quanto riguarda la “Programmazione Sanitaria Regionale per la fase 1, 16/20 Regioni hanno predisposto delibere. Per la fase 2 in totale sono 14 le Regioni che hanno emanato “Linee di indirizzo per la ripresa delle attività ospedaliere ed ambulatoriali” non legate all’emergenza Covid-19. All’appello mancherebbero ad oggi Sardegna, Umbria, Molise, Piemonte, Valle d’Aosta, Friuli Venezia Giulia e le PPAA di Trento e Bolzano. I documenti di programmazione si sono in particolare concentrati sull’individuazione dei Covid-Hospital, così come suggerito dal Ministero della Salute. Tre tipologie di modelli sembrano caratterizzarsi al momento: a) Ospedale Covid unico regionale (es. Marche), b) Rete di Ospedali Covid (es. Lombardia), c) Rete “Hub & Spoke” (es. Lazio, che ha suddiviso le strutture ospedaliere che fanno riferimento a 5 Covid-Hospital). In Emilia Romagna il sistema prevede una rete hub&spoke per le terapie intensive. La Regione Liguria  ha individuato alcuni ospedali “Covid-free”.

Per quanto riguarda l’assistenza sul territorio e in particolare tenendo conto delle strutture per l’Assistenza Intermedia (riconversione strutture già presenti sul territorio oppure alberghi sanitari, navi ecc) e di quelle per l’Assistenza Domiciliare (USCA, ADI, soluzioni digitali) ne deriva un’importante varietà di soluzioni e di combinazioni tra le Regioni. Le Regioni più attive sembrano essere al momento la Toscana, il Veneto, il Lazio, l’Emilia Romagna, le Marche e la Lombardia.

Molto interessante troviamo infine l’Analisi dei Profili Regionali che invitiamo a leggere e che fornisce dei punti salienti per ogni Regione, che possono risultare utili per caratterizzare e tracciare un bilancio sommario della fase 1 di ogni realtá regionale e cercare quindi di comprendere come affrontare la fase 2 appena iniziata.

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