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La sostenibilità del SSN. Il Documento della Commissione Sanità

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Post di Gaetano Lanza

E’ durata ben cinque anni. Decine di audizioni (comprese quelle delle Società Scientifiche), approfondimenti, analisi di dati e confronti internazionali e interregionali. Ma finalmente si è conclusa. Parliamo dell’immane (si fa per dire) fatica che ha portato al Documento finale del rapporto della Commissione Sanità sulla sostenibilità del nostro SSN, con particolare riferimento alla garanzia dei principi di universalità, solidarietà ed equità, Documento che è stato presentato e pubblicato pochi giorni fa e che alleghiamo qui di seguito.

Documento sostenibilità SSN

Quando iniziarono i lavori, voluti dal Governo Monti, su proposta dei senatori Nerina Dirindin (PD) e Luigi D’Ambrosio Lettieri (PdL), non si prevedeva che si sarebbe finiti in pieno periodo di propaganda elettorale, perché nel nostro Paese non è assolutamente detto che la legislatura duri quei famosi cinque anni, anzi.

Tutti gli schieramenti hanno alla fine convenuto, proprio tutti – da Leu a M5S, a PD, a FI a Lega, come fosse già un governo di larghissime intese – che il lavoro è da mettere a frutto nella prossima legislatura e che (testuali parole) “non si tratta di un problema economico (quante risorse sono necessarie), perché la “sostenibilità” del diritto alla salute è prima di tutto un problema culturale e politico”.

Il Documento non si limita alla sola analisi economica ma affronta moltissime questioni socio-politiche che rappresentano altrettante sfide per la governance come l’invecchiamento della popolazione, la cronicità, la programmazione del sistema e delle risorse umane, la sanità integrativa, e altro ancora: ma qualcuno dirà che alla fine sempre di economia si tratta.

Ecco in riassunto i punti conclusivi del Documento.

  1. Finanziamento del Ssn: Nei prossimi anni, il sistema non sarà in grado di sopportare ulteriori restrizioni finanziarie, pena un ulteriore peggioramento della risposta ai bisogni di salute dei cittadini. Sarà essenziale la selezione degli interventi, soprattutto in termini di appropriatezza clinica e organizzativa, evitando di avere di mira il solo contenimento della spesa, con la consapevolezza di una migliore ridistribuzione dei servizi, specie nell’assistenza territoriale anche in relazione all’aumento delle patologie croniche.
  2. Sostenibilità della spesa privata: Particolare attenzione deve essere riservata alle varie forme di protezione integrativa, analizzandone i costi e i benefici per il singolo cittadino, per la collettività e per le finanze pubbliche; è inoltre irrinunciabile un riordino complessivo degli aspetti legislativi della sanità integrativa, a sostegno di quella pubblica.
  3. Piano straordinario di investimenti: In edilizia e tecnologie sanitarie, anche per incentivare l’occupazione e la crescita, oltre che per ammodernare il Ssn, soprattutto nelle regioni più fragili. La Commissione propone inoltre l’inserimento delle infrastrutture sanitarie fra gli investimenti finanziabili attraverso i finanziamenti europei.
  4. Ridefizione e monitoraggio dei Lea: Deve essere garantita l’attuazione in tutto il territorio nazionale dei nuovi LEA, e l’aggiornamento deve essere assicurato con regolarità e in funzione dei reali bisogni di salute e secondo i principi della medicina basata sulle evidenze scientifiche, secondo le logiche di Health Technology Assessment.
  5. Uniformità: Sono sempre più inaccettabili disuguaglianze, quindi sono necessari interventi a livello locale, regionale e nazionale per uniformare gli standard dell’offerta sanitaria all’interno del Paese nei diversi aspetti dell’accesso, della completezza e della qualità dell’offerta, degli oneri a carico dei cittadini, degli esiti in termini di salute. Particolare attenzione alle condizioni di povertà e alle emergenze ambientali.
  6. Risorse umane: I vincoli imposti alla spesa e alla dotazione del personale stanno indebolendo il SSN. Un altro rischio è la carenza di professionalità mediche e infermieristiche. L’età media è intorno ai 54 anni per i medici e a 48 anni per gli infermieri. Preoccupa l’uso intensivo della forza lavoro, con turni sempre più massacranti, largo impiego di precariato, penalizzazioni economiche e di carriera. E’urgente la definizione di un piano di programmazione per le risorse umane, introducendo elementi di flessibilità, favorendo l’inserimento di nuove leve, rimodulando il turn-over, ipotizzando forme di staffetta intergenerazionale, superando il blocco dei contratti (anche solo nella parte normativa).
  7. Formazione: E’ opportuna la verifica e la revisione dei percorsi formativi, per l’accesso alle diverse professioni e per l’aggiornamento degli operatori, guardando ai contenuti, ai soggetti e ai luoghi della formazione. E’ necessaria una maggiore compenetrazione, come ha sentenziato la Corte Costituzionale, tra la missione dell’Università (incentrata prioritariamente, ma non esclusivamente, su formazione e ricerca) e quella del SSN (prioritariamente rivolta alla cura e all’assistenza, ma sempre più attenta anche alla ricerca e alla formazione). Quindi maggiore integrazione Università-Ospedali.
  8. Attuazione alla legge Gelli. Migliorare la gestione del rischio clinico, garantire sicurezza ai pazienti e agli operatori, contrastare la medicina difensiva, assicurare tempi certi e modalità semplificate per eventuali controversie.
  9. Informatizzazione e  digitalizzazione della sanità: Soluzioni tecnologiche nell’ambito dell’eprescriptionebooking, mobilità, FSE e cloud possono consentire una maggiore accessibilità e un migliore monitoraggio dei pazienti (anche a distanza). Assume rilevanza anche il dossier farmaceutico che può consentire il governo della spesa agevolando l’attuazione della pharmaceutical care. Il Patto sulla sanità digitale in fase di elaborazione e previsto nel Patto per la salute 2014-2016, può essere certamente un importante indirizzo strategico.
  10. Legalità e trasparenza: Viene denunciato il rischio di abuso di potere, frodi, corruzione, mancato rispetto dei diritti dei cittadini (la prima forma di illegalità), insicurezza dei luoghi di cura, conflitti di interesse ai contratti di fornitura, caos amministrativo, mancato rispetto dei contratti di lavoro. La valutazione delle performance delle aziende sanitarie non può prescindere dal monitoraggio di elementi di trasparenza e legalità. Devono essere individuati specifici strumenti per il “rientro nella legalità” con riferimento alle aziende sanitarie interessate da commissariamento o gravi fenomeni di corruzione.

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