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Liste lunghe, Privato rimborsabile

by / / Archivio, avviso pubblico

Di pochi giorni fa é la notizia di una sentenza che probabilmente farà storia. Un monito importante per il servizio pubblico sanitario. Arriva dal Tribunale di Lecce che ha dato ragione ad un paziente costretto a ricorrere ad una struttura privata per un esame, chiedendo a posteriori il rimborso per le spese mediche sostenute, anche se non erano state prima autorizzate. Il Tribunale ha accettato il ricorso del paziente, riconoscendo il diritto alla salute in caso di emergenza, quindi diritto comunque al rimborso per prestazioni sanitarie effettuate presso strutture private e non preventivamente autorizzate, se si riscontra l’impossibilità di ricorrere a strutture pubbliche in tempi brevi. La sentenza è ineccepibile. L’esame è stato effettuato con urgenza di necessità nella struttura privata al fine di evitare pericolo di vita o di aggravamento della malattia o di non adeguata guarigione.  Quindi la richiesta di rimborso del paziente costretto a rivolgersi altrove e a pagare di tasca propria é stata accolta. Il diritto alla cura è un principio sacrosanto della nostra Costituzione. E se la struttura pubblica non è in grado di soddisfare a tale principio e se sussiste un grado di urgenza o comunque da ritenersi tale o comunque da sembrare tale, non ci sono santi, o meglio c’è il Santo in Paradiso che si chiama Tribunale che autorizza comunque (sottolineiamo il comunque) il rimborso delle spese sostenute.

Ma allora é difficile sostenere che un paziente può attendere la lista, che negli ospedali pubblici italiani spesso non è certo breve, spesso di mesi, a volte di più di anno, per fare una TAC, una Risonanza, una visita specialistica. E se nel frattempo la malattia peggiora? Quindi é giusto andare privatamente, in Casa di Cura, dove il servizio spesso, ma non sempre, è anche migliore. E se uno non ha l’Assicurazione che rimborsa o il Conto in Banca, beh!, adesso sappiamo che c’è lo Stato che deve rimborsare.

Domanda. Se un paziente ha un aneurisma aortico in crescita? O una placca carotidea a rischio? O un’arteriopatia periferica che avanza? E c’é una lista da rispettare? La Sentenza riporta non solo “pericolo di vita” ma anche “di aggravamento della malattia o di non adeguata guarigione”. Quanto sia procrastinabile un esame, una visita o un intervento è molto discutibile.

Altra domanda. E se in quella struttura pubblica c’é una lista d’attesa, che c’è comunque anche in altre strutture,  si potesse e si dovesse andare privatamente per far prima e  lo Stato fosse costretto comunque a rimborsare? Non sembra un paradosso?

Post di Gaetano Lanza

Liste lunghe, Privato rimborsabile

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Di pochi giorni fa é la notizia di una sentenza che probabilmente farà storia. Un monito importante per il servizio pubblico sanitario. Arriva dal Tribunale di Lecce che ha dato ragione ad un paziente costretto a ricorrere ad una struttura privata per un esame, chiedendo a posteriori il rimborso per le spese mediche sostenute, anche se non erano state prima autorizzate. Il Tribunale ha accettato il ricorso del paziente, riconoscendo il diritto alla salute in caso di emergenza, quindi diritto comunque al rimborso per prestazioni sanitarie effettuate presso strutture private e non preventivamente autorizzate, se si riscontra l’impossibilità di ricorrere a strutture pubbliche in tempi brevi. La sentenza è ineccepibile. L’esame è stato effettuato con urgenza di necessità nella struttura privata al fine di evitare pericolo di vita o di aggravamento della malattia o di non adeguata guarigione.  Quindi la richiesta di rimborso del paziente costretto a rivolgersi altrove e a pagare di tasca propria é stata accolta. Il diritto alla cura è un principio sacrosanto della nostra Costituzione. E se la struttura pubblica non è in grado di soddisfare a tale principio e se sussiste un grado di urgenza o comunque da ritenersi tale o comunque da sembrare tale, non ci sono santi, o meglio c’è il Santo in Paradiso che si chiama Tribunale che autorizza comunque (sottolineiamo il comunque) il rimborso delle spese sostenute.

Ma allora é difficile sostenere che un paziente può attendere la lista, che negli ospedali pubblici italiani spesso non è certo breve, spesso di mesi, a volte di più di anno, per fare una TAC, una Risonanza, una visita specialistica. E se nel frattempo la malattia peggiora? Quindi é giusto andare privatamente, in Casa di Cura, dove il servizio spesso, ma non sempre, è anche migliore. E se uno non ha l’Assicurazione che rimborsa o il Conto in Banca, beh!, adesso sappiamo che c’è lo Stato che deve rimborsare.

Domanda. Se un paziente ha un aneurisma aortico in crescita? O una placca carotidea a rischio? O un’arteriopatia periferica che avanza? E c’é una lista da rispettare? La Sentenza riporta non solo “pericolo di vita” ma anche “di aggravamento della malattia o di non adeguata guarigione”. Quanto sia procrastinabile un esame, una visita o un intervento è molto discutibile.

Altra domanda. E se in quella struttura pubblica c’é una lista d’attesa, che c’è comunque anche in altre strutture,  si potesse e si dovesse andare privatamente per far prima e  lo Stato fosse costretto comunque a rimborsare? Non sembra un paradosso?

Post di Gaetano Lanza

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