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Lotta all’Ictus dalla Commissione Affari Sociali

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Post di Gaetano Lanza

Lotta all’ictus. Testo Commissione.

Era ora. Non che sia questo il primo Documento da parte delle Istituzioni. Ricordiamo solo uno dei Quaderni della Salute dedicato all’ictus. Ma questa volta sembra ingranata la marcia. La Commissione Affari Sociali il 9 novembre ha approvato una risoluzione che impegna il Governo su 19 punti in tema di prevenzione, accesso alle cure e riabilitazione per combattere l’ictus cerebrale.
L’ictus in Italia è la prima causa di invalidità permanente, la seconda causa di demenza e la terza causa di morte. Esistono diversi fattori di rischio, come la fibrillazione atriale, l’ipertensione arteriosa, il diabete e per ultima ma non ultima la stenosi carotidea, sui quali l’informazione e la prevenzione da parte del SSN è ampiamente ritenuta ancora insufficiente. Quel che emerge è che molti pazienti non riescono ad accedere alle unità neurovascolari che sono (alcune sulla carta) solo 170 a fronte di un’esigenza di almeno 300, da una stima del Ministero. La risoluzione approvata dovrebbe (il condizionale è d’obbligo) migliorare l’attuale situazione. Si va dalle 42 della Lombardia alle 5 della regione Sicilia, passando per alcuni capoluoghi di province che non ne hanno nessuna. Nel nostro Sud da alcuni ultimi dati si muore più di ictus cerebrale che di infarto del miocardio proprio perché le unità neurovascolari sono quasi assenti. Tutte le linee guida nazionali (comprese le nostre) e internazionali indicano che, per ridurre le conseguenze dell’ictus, occorre da una parte combattere più efficacemente i suddetti fattori di rischio (quante volte l’abbiamo detto e scritto) e sopratutto beneficiare di una valutazione precoce, effettuata in fase acuta, e porvi rimedio, con la trombolisi se necessaria e opportuna ma…..ma non solo, intervenire sulla stenoostruzione carotidea e poi valutare il livello di disabilità e avviare prima possibile la riabilitazione.

Ecco i 19 punti per i quali si rimanda anche al testo allegato sopra varato dalla Commissione. In particolare segnaliamo il punto 5 dove si parla espressamente di carotidopatie e il punto 10.

  1. incentivare la prevenzione e la diagnosi dell’ictus cerebrale e della FA che può provocarlo, tenendo conto anche delle differenze di genere e rendendo organici e fruibili tutti i dati scientifici, medici e statistici che riguardano questa malattia;
  2. assumere iniziative volte a prevedere agevolazioni per consentire l’accesso ai farmaci e ai dispositivi medici per curare le predette patologie e agli strumenti utili alla loro prevenzione, nonché a sensibilizzare gli operatori sanitari in materia di prevenzione e di informazione sull’ictus cerebrale;
  3. considerare l’opportunità di reinserire nel prossimo aggiornamento dei LEA le prestazioni legate alla ipertensione senza danno d’organo, tenuto conto che l’ipertensione costituisce il principale rischio di ictus;
  4. considerare l’opportunità di riconoscere la FA come patologia altamente rischiosa e gravemente invalidante, predisponendo, nell’ambito del nuovo Piano sanitario nazionale, alla voce «Patologie rilevanti-malattie cardiovascolari e cerebrovascolari», una sezione dedicata alla FA e all’ictus cardioembolico, in cui sono esposti i progetti di prevenzione, cura e sensibilizzazione nel medio periodo;
  5.   promuovere l’opportuna conoscenza della FA e delle carotidopatie, al fine di favorire la diminuzione dei casi individuali e ridurre le complicanze dell’aritmia e delle stenosi carotidee nel lungo periodo;
  6.  assumere iniziative, in collaborazione con le regioni, affinché siano inseriti nei piani sanitari regionali i temi della FA e dell’ictus cardioembolico al fine di rendere disponibili, nel territorio nazionale, in modo equo e uniforme, le nuove opportunità terapeutiche previste per un corretto trattamento di tali patologie;
  7.   considerare l’opportunità di promuovere, in collaborazione con le regioni, percorsi diagnostici, terapeutici e assistenziali mirati e di carattere multidisciplinare pianificando e coordinando l’attività condivisa tra presìdi ospedalieri e centri per la gestione e la cura della FA per indirizzare il paziente verso le scelte terapeutiche più idonee, superando per le reti tempo-dipendenti il vincolo del bacino d’utenza quando i tempi medi di accesso/intervento risultino eccessivi rispetto a quelli raccomandati dalle linee guida;
  8.  predisporre un piano d’incentivazione per la produzione e la commercializzazione dei farmaci antiaritmici di ultima generazione e dei nuovi anticoagulanti orali (NAO) e dei dispositivi medici più innovativi, predisponendo, altresì, un piano logistico per garantire la massima diffusione sul territorio nazionale dei medicinali e dei dispositivi medici di ultima generazione e assumendo iniziative per rimuovere il limite nella prescrizione dei nuovi anticoagulanti orali per molte categorie di medici, in particolare per i medici di medicina generale;
  9.  incoraggiare e sviluppare modalità migliori per erogare costantemente informazioni sull’ictus ai professionisti e ai decisori pubblici, oltreché all’opinione pubblica, sensibilizzando quest’ultima anche all’adozione di stili di vita salubri, al fine di prevenire e contrastare le malattie cardiovascolari;
  10. promuovere, in collaborazione con le regioni, l’implementazione delle unità neurovascolari di I e di II livello, secondo quanto previsto dal decreto del Ministero della salute n. 70 del 2 aprile 2015;
  11. promuovere, in collaborazione con le regioni, una ricognizione delle risorse umane disponibili necessarie e specifiche alla implementazione delle unità neurovascolari, e quindi di dirigenti medici specialisti in neurologia e specialisti in neuroradiologia, e ad assumere iniziative per incrementarne la dotazione organica laddove questa sia carente;
  12.  a considerare l’opportunità di assumere iniziative, in collaborazione con le regioni, per controllare annualmente il numero di pazienti eleggibili alla trombolisi che sono stati realmente trattati, con la finalità di raggiungere il 100 per cento entro 5 anni;
  13.  ad incentivare le società scientifiche di settore a mettere a punto un piano per la formazione di professionisti competenti nei trattamenti di rivascolarizzazione endoarteriosa;
  14.  ad assumere iniziative in collaborazione con le regioni, per l’attuazione diffusa delle indicazioni sulla valutazione del fabbisogno riabilitativo, l’individuazione del setting più appropriato e la predisposizione di un idoneo progetto riabilitativo secondo quanto previsto dall’articolo 44, comma 2, del citato decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 12 gennaio 2017;
  15.  ad assumere iniziative, in collaborazione con le regioni, per assicurare un numero di posti letto appropriato e implementare percorsi adeguati e tempestivi per la riabilitazione post-ictus che comprendano sia i trattamenti in regime di ricovero presso strutture riabilitative, che quelli effettuati in setting extraospedalieri (ambulatoriali, domiciliari, in regime di residenzialità extraospedaliera) in funzione del fabbisogno della persona;
  16.  ad assumere iniziative perché sia assicurato in tutti i setting il trattamento riabilitativo, oltre che delle menomazioni sensomotorie, anche di quelle cognitive;
  17.  a considerare l’opportunità di avviare iniziative per permettere una rapida diffusione della trombectomia meccanica su tutto il territorio nazionale e garantire maggiori opportunità terapeutiche a beneficio di tutti i pazienti;
  18.  ad incentivare l’adozione di percorsi diagnostici terapeutici e assistenziali (PDTA) in grado di garantire che, dopo un iniziale screening anche in strutture periferiche, i pazienti potenzialmente candidati a terapie non farmacologiche possano accedere su tutto il territorio nazionale a centri in grado di eseguire tali terapie;
  19.  a considerare l’opportunità di incentivare la diffusione in modo omogeneo su tutto il territorio nazionale dei trials inclusi nella Revisione Cochrane del 2004.

Sappiamo che nelle suddette unità neuro vascolari il chirurgo vascolare, anche affianco al neuroradiologo, ha un ruolo non secondario. La recente Sessione SICVE-ISO al Congresso di Bologna l’ha ribadito. La rete NeuroVascNet è predisposta per neurologi e chirurghi vascolari.

L’ISO- Italian Stroke Organization – è la nostra casa in comune con i neurologi, internisti, cardiologi, neuroradiologi ecc. e anche al suo indirizzo (quindi anche a noi chirurghi) è stata inviata idealmente per conoscenza la busta che contiene la suddetta risoluzione.

Il nostro obiettivo di chirurghi vascolari per i prossimi anni sarà quello di avere un ruolo ben preciso in questa casa comune, come é scritto nelle linee guida ISO-SPREAD, in cui un intero capitolo é dedicato alla chirurgia della stenosi carotidea.

Lotta all’Ictus dalla Commissione Affari Sociali

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Post di Gaetano Lanza

Lotta all’ictus. Testo Commissione.

Era ora. Non che sia questo il primo Documento da parte delle Istituzioni. Ricordiamo solo uno dei Quaderni della Salute dedicato all’ictus. Ma questa volta sembra ingranata la marcia. La Commissione Affari Sociali il 9 novembre ha approvato una risoluzione che impegna il Governo su 19 punti in tema di prevenzione, accesso alle cure e riabilitazione per combattere l’ictus cerebrale.
L’ictus in Italia è la prima causa di invalidità permanente, la seconda causa di demenza e la terza causa di morte. Esistono diversi fattori di rischio, come la fibrillazione atriale, l’ipertensione arteriosa, il diabete e per ultima ma non ultima la stenosi carotidea, sui quali l’informazione e la prevenzione da parte del SSN è ampiamente ritenuta ancora insufficiente. Quel che emerge è che molti pazienti non riescono ad accedere alle unità neurovascolari che sono (alcune sulla carta) solo 170 a fronte di un’esigenza di almeno 300, da una stima del Ministero. La risoluzione approvata dovrebbe (il condizionale è d’obbligo) migliorare l’attuale situazione. Si va dalle 42 della Lombardia alle 5 della regione Sicilia, passando per alcuni capoluoghi di province che non ne hanno nessuna. Nel nostro Sud da alcuni ultimi dati si muore più di ictus cerebrale che di infarto del miocardio proprio perché le unità neurovascolari sono quasi assenti. Tutte le linee guida nazionali (comprese le nostre) e internazionali indicano che, per ridurre le conseguenze dell’ictus, occorre da una parte combattere più efficacemente i suddetti fattori di rischio (quante volte l’abbiamo detto e scritto) e sopratutto beneficiare di una valutazione precoce, effettuata in fase acuta, e porvi rimedio, con la trombolisi se necessaria e opportuna ma…..ma non solo, intervenire sulla stenoostruzione carotidea e poi valutare il livello di disabilità e avviare prima possibile la riabilitazione.

Ecco i 19 punti per i quali si rimanda anche al testo allegato sopra varato dalla Commissione. In particolare segnaliamo il punto 5 dove si parla espressamente di carotidopatie e il punto 10.

  1. incentivare la prevenzione e la diagnosi dell’ictus cerebrale e della FA che può provocarlo, tenendo conto anche delle differenze di genere e rendendo organici e fruibili tutti i dati scientifici, medici e statistici che riguardano questa malattia;
  2. assumere iniziative volte a prevedere agevolazioni per consentire l’accesso ai farmaci e ai dispositivi medici per curare le predette patologie e agli strumenti utili alla loro prevenzione, nonché a sensibilizzare gli operatori sanitari in materia di prevenzione e di informazione sull’ictus cerebrale;
  3. considerare l’opportunità di reinserire nel prossimo aggiornamento dei LEA le prestazioni legate alla ipertensione senza danno d’organo, tenuto conto che l’ipertensione costituisce il principale rischio di ictus;
  4. considerare l’opportunità di riconoscere la FA come patologia altamente rischiosa e gravemente invalidante, predisponendo, nell’ambito del nuovo Piano sanitario nazionale, alla voce «Patologie rilevanti-malattie cardiovascolari e cerebrovascolari», una sezione dedicata alla FA e all’ictus cardioembolico, in cui sono esposti i progetti di prevenzione, cura e sensibilizzazione nel medio periodo;
  5.   promuovere l’opportuna conoscenza della FA e delle carotidopatie, al fine di favorire la diminuzione dei casi individuali e ridurre le complicanze dell’aritmia e delle stenosi carotidee nel lungo periodo;
  6.  assumere iniziative, in collaborazione con le regioni, affinché siano inseriti nei piani sanitari regionali i temi della FA e dell’ictus cardioembolico al fine di rendere disponibili, nel territorio nazionale, in modo equo e uniforme, le nuove opportunità terapeutiche previste per un corretto trattamento di tali patologie;
  7.   considerare l’opportunità di promuovere, in collaborazione con le regioni, percorsi diagnostici, terapeutici e assistenziali mirati e di carattere multidisciplinare pianificando e coordinando l’attività condivisa tra presìdi ospedalieri e centri per la gestione e la cura della FA per indirizzare il paziente verso le scelte terapeutiche più idonee, superando per le reti tempo-dipendenti il vincolo del bacino d’utenza quando i tempi medi di accesso/intervento risultino eccessivi rispetto a quelli raccomandati dalle linee guida;
  8.  predisporre un piano d’incentivazione per la produzione e la commercializzazione dei farmaci antiaritmici di ultima generazione e dei nuovi anticoagulanti orali (NAO) e dei dispositivi medici più innovativi, predisponendo, altresì, un piano logistico per garantire la massima diffusione sul territorio nazionale dei medicinali e dei dispositivi medici di ultima generazione e assumendo iniziative per rimuovere il limite nella prescrizione dei nuovi anticoagulanti orali per molte categorie di medici, in particolare per i medici di medicina generale;
  9.  incoraggiare e sviluppare modalità migliori per erogare costantemente informazioni sull’ictus ai professionisti e ai decisori pubblici, oltreché all’opinione pubblica, sensibilizzando quest’ultima anche all’adozione di stili di vita salubri, al fine di prevenire e contrastare le malattie cardiovascolari;
  10. promuovere, in collaborazione con le regioni, l’implementazione delle unità neurovascolari di I e di II livello, secondo quanto previsto dal decreto del Ministero della salute n. 70 del 2 aprile 2015;
  11. promuovere, in collaborazione con le regioni, una ricognizione delle risorse umane disponibili necessarie e specifiche alla implementazione delle unità neurovascolari, e quindi di dirigenti medici specialisti in neurologia e specialisti in neuroradiologia, e ad assumere iniziative per incrementarne la dotazione organica laddove questa sia carente;
  12.  a considerare l’opportunità di assumere iniziative, in collaborazione con le regioni, per controllare annualmente il numero di pazienti eleggibili alla trombolisi che sono stati realmente trattati, con la finalità di raggiungere il 100 per cento entro 5 anni;
  13.  ad incentivare le società scientifiche di settore a mettere a punto un piano per la formazione di professionisti competenti nei trattamenti di rivascolarizzazione endoarteriosa;
  14.  ad assumere iniziative in collaborazione con le regioni, per l’attuazione diffusa delle indicazioni sulla valutazione del fabbisogno riabilitativo, l’individuazione del setting più appropriato e la predisposizione di un idoneo progetto riabilitativo secondo quanto previsto dall’articolo 44, comma 2, del citato decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 12 gennaio 2017;
  15.  ad assumere iniziative, in collaborazione con le regioni, per assicurare un numero di posti letto appropriato e implementare percorsi adeguati e tempestivi per la riabilitazione post-ictus che comprendano sia i trattamenti in regime di ricovero presso strutture riabilitative, che quelli effettuati in setting extraospedalieri (ambulatoriali, domiciliari, in regime di residenzialità extraospedaliera) in funzione del fabbisogno della persona;
  16.  ad assumere iniziative perché sia assicurato in tutti i setting il trattamento riabilitativo, oltre che delle menomazioni sensomotorie, anche di quelle cognitive;
  17.  a considerare l’opportunità di avviare iniziative per permettere una rapida diffusione della trombectomia meccanica su tutto il territorio nazionale e garantire maggiori opportunità terapeutiche a beneficio di tutti i pazienti;
  18.  ad incentivare l’adozione di percorsi diagnostici terapeutici e assistenziali (PDTA) in grado di garantire che, dopo un iniziale screening anche in strutture periferiche, i pazienti potenzialmente candidati a terapie non farmacologiche possano accedere su tutto il territorio nazionale a centri in grado di eseguire tali terapie;
  19.  a considerare l’opportunità di incentivare la diffusione in modo omogeneo su tutto il territorio nazionale dei trials inclusi nella Revisione Cochrane del 2004.

Sappiamo che nelle suddette unità neuro vascolari il chirurgo vascolare, anche affianco al neuroradiologo, ha un ruolo non secondario. La recente Sessione SICVE-ISO al Congresso di Bologna l’ha ribadito. La rete NeuroVascNet è predisposta per neurologi e chirurghi vascolari.

L’ISO- Italian Stroke Organization – è la nostra casa in comune con i neurologi, internisti, cardiologi, neuroradiologi ecc. e anche al suo indirizzo (quindi anche a noi chirurghi) è stata inviata idealmente per conoscenza la busta che contiene la suddetta risoluzione.

Il nostro obiettivo di chirurghi vascolari per i prossimi anni sarà quello di avere un ruolo ben preciso in questa casa comune, come é scritto nelle linee guida ISO-SPREAD, in cui un intero capitolo é dedicato alla chirurgia della stenosi carotidea.

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