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I misteri del cervello creativo

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Post di Gaetano Lanza

Volete sapere se siete creativi? Basta fare una Risonanza Magnetica Nucleare (RMN) funzionale del vostro encefalo.

E scoprire se tre aree ben individuate sono linkate quando svolgete un test.

E’ quello che hanno scoperto dei ricercatori dell’Università di Cambridge diretti dal prof R. Beaty, che in uno studio pubblicato di recente hanno sottoposto a RMN funzionale 163 soggetti esaminati per la loro spiccata creatività in vari ambiti artistici o scientifici, proprio mentre svolgevano un compito che richiedeva l’uso di abilità creative, e in particolare l’uso del cosiddetto pensiero divergente, che è il tipo di pensiero che utilizziamo quando cerchiamo di trovare e inventare soluzioni nuove mediante l’utilizzo di oggetti comuni che servono per altri scopi. Chi non usa il pensiero divergente, per intenderci, non é capace (come me) di trovare soluzioni nuove e utilizzare ciò che ha appreso e conservato nella propria memoria.  E’ capace cioé di applicare solo soluzioni stereotipate.

Le famose tre aree cerebrali. Si tratta del Default Mode Network, dell’Executive Control Network, e del Salience Network, ognuno dei quali svolge una particolare funzione nel processo creativo. Il primo è situato nella corteccia cingolata posteriore, produce nuove idee e proposte pescando nelle aree deputate alla memoria e facendo simulazioni mentali. Il secondo si trova invece nella corteccia prefrontale dorso laterale destra, sceglie le idee più appropriate e le trasmette al terzo network che si trova nell’insula anteriore sinistra, che valuta ed elabora il prodotto finale. Che per quanto riguarda Leonardo si chiama Codice Atlantico, nel caso di Einstein si chiama Teoria della Relatività, in caso di Parodi si chiama Endoprotesi Aortica. E potremmo andare avanti o indietro fino alla scoperta del fuoco.

In letteratura e internet si possono trovare centinaia e migliaia di proposte e metodi alcuni che poggiano anche su ricerche scientifiche psicognitive, per sviluppare la capacità creativa. Come esempio ci piace qui riportare questo algoritmo.

Oggi sappiamo per certo, grazie alle ricerche del prf Beaty e dei suoi collaboratori, che quelle tre aree cerebrali svolgono un ruolo importante e fondamentale per la cosiddetta mente creativa umana. Ci sono già alcuni che pensano di poter in un prossimo futuro stimolare queste tre aree per aumentare la creatività e produrre magari più geni creativi. Per ora ci spiace deluderli (ma solo per ora) perché in realtà il cervello umano (si sa) lavora non per compartimenti stagno ma è il marchingegno più complesso e integrato dell’universo conosciuto.

Ma chi vivrà vedrà. Può darsi che in futuro prossimo saremo davvero capaci di stimolare alcune aree cerebrali per implementare delle funzioni cognitive intellettive. Per ora questo già succede per tentare di recuperare aree danneggiate da tumori, ischemie, processi degenerativi. Michio Kaku affronta il tema con rigore scientifico nel suo meraviglioso libro The future of the mind che consiglio. Ma attenzione. Il cervello umano (almeno per ora) non è assimilabile a un super-super-computer che si possa smontare e rimontare. Forse riparare? Ma non ci fa un po’ paura la manipolazione di qualcosa in cui è riposta la personalità di un essere umano con tutto ciò che di sacro vi è conservato? Mentre scrivo ricorre il Giorno della Memoria.

“Il compito non è vedere quanto nessuno ha visto ancora, 
ma pensare quello che ancora nessuno ha pensato su ciò che tutti vedono.”
Arthur Schopenhauer

I misteri del cervello creativo

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Post di Gaetano Lanza

Volete sapere se siete creativi? Basta fare una Risonanza Magnetica Nucleare (RMN) funzionale del vostro encefalo.

E scoprire se tre aree ben individuate sono linkate quando svolgete un test.

E’ quello che hanno scoperto dei ricercatori dell’Università di Cambridge diretti dal prof R. Beaty, che in uno studio pubblicato di recente hanno sottoposto a RMN funzionale 163 soggetti esaminati per la loro spiccata creatività in vari ambiti artistici o scientifici, proprio mentre svolgevano un compito che richiedeva l’uso di abilità creative, e in particolare l’uso del cosiddetto pensiero divergente, che è il tipo di pensiero che utilizziamo quando cerchiamo di trovare e inventare soluzioni nuove mediante l’utilizzo di oggetti comuni che servono per altri scopi. Chi non usa il pensiero divergente, per intenderci, non é capace (come me) di trovare soluzioni nuove e utilizzare ciò che ha appreso e conservato nella propria memoria.  E’ capace cioé di applicare solo soluzioni stereotipate.

Le famose tre aree cerebrali. Si tratta del Default Mode Network, dell’Executive Control Network, e del Salience Network, ognuno dei quali svolge una particolare funzione nel processo creativo. Il primo è situato nella corteccia cingolata posteriore, produce nuove idee e proposte pescando nelle aree deputate alla memoria e facendo simulazioni mentali. Il secondo si trova invece nella corteccia prefrontale dorso laterale destra, sceglie le idee più appropriate e le trasmette al terzo network che si trova nell’insula anteriore sinistra, che valuta ed elabora il prodotto finale. Che per quanto riguarda Leonardo si chiama Codice Atlantico, nel caso di Einstein si chiama Teoria della Relatività, in caso di Parodi si chiama Endoprotesi Aortica. E potremmo andare avanti o indietro fino alla scoperta del fuoco.

In letteratura e internet si possono trovare centinaia e migliaia di proposte e metodi alcuni che poggiano anche su ricerche scientifiche psicognitive, per sviluppare la capacità creativa. Come esempio ci piace qui riportare questo algoritmo.

Oggi sappiamo per certo, grazie alle ricerche del prf Beaty e dei suoi collaboratori, che quelle tre aree cerebrali svolgono un ruolo importante e fondamentale per la cosiddetta mente creativa umana. Ci sono già alcuni che pensano di poter in un prossimo futuro stimolare queste tre aree per aumentare la creatività e produrre magari più geni creativi. Per ora ci spiace deluderli (ma solo per ora) perché in realtà il cervello umano (si sa) lavora non per compartimenti stagno ma è il marchingegno più complesso e integrato dell’universo conosciuto.

Ma chi vivrà vedrà. Può darsi che in futuro prossimo saremo davvero capaci di stimolare alcune aree cerebrali per implementare delle funzioni cognitive intellettive. Per ora questo già succede per tentare di recuperare aree danneggiate da tumori, ischemie, processi degenerativi. Michio Kaku affronta il tema con rigore scientifico nel suo meraviglioso libro The future of the mind che consiglio. Ma attenzione. Il cervello umano (almeno per ora) non è assimilabile a un super-super-computer che si possa smontare e rimontare. Forse riparare? Ma non ci fa un po’ paura la manipolazione di qualcosa in cui è riposta la personalità di un essere umano con tutto ciò che di sacro vi è conservato? Mentre scrivo ricorre il Giorno della Memoria.

“Il compito non è vedere quanto nessuno ha visto ancora, 
ma pensare quello che ancora nessuno ha pensato su ciò che tutti vedono.”
Arthur Schopenhauer

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