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Rimborsi agli ex specializzandi. Altro rompicapo targato CE

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Post di Gaetano Lanza.

 

Un altro rompicapo si sta profilando all’orizzonte, anche questa volta giunge dalla Comunità Europea, come quello degli orari di servizio. Gli europeisti convinti sosterranno le tesi del diritto internazionale per cui l’Europa è bene che ci sia. Gli antieuropeisti convinti sosterranno le tesi del diritto nazionale per cui questa Europa invade troppo il campo e rompe le parti nobili che non sono gli emisferi cerebrali.

Si tratta questa volta del diritto, riconosciuto dalla CE e che quindi deve, non “può” ma “deve”, riconoscere lo Stato Italiano al rimborso per gli ex specializzandi che non percepirono le borse di studio tra il 1983 e il 1991. Diciamo subito che, se arriverà una legge per cui questi ex specializzandi devono essere retribuiti, è possibile che non serva aver fatto alcun ricorso al giudice da parte di chi ne potrebbe godere. Questa legge potrebbe servire inoltre anche per il gruppo 1994-2006 e per gli ante -1983, ammesso da una sentenza di Cassazione a beneficiare delle borse non corrisposte.

Ma il Ministero della Salute non pare orientato a retribuire diritti che non siano stati resi tassativi dalle regole della CE e cioè diritti per gli ’83-’91. Quindi i consigli degli avvocati di aderire a richieste di rimborso sarebbero anche giusti per gli ex specializzandi 1978-82 e per i post-93, mentre per gli specializzandi già aventi diritto rimane il dilemma se “tagliare la testa al toro” e ricorrere oppure attendere e basta.

Scendiamo un po’ più nei particolari.

La proposta del Ddl 2400 “Disposizioni relative alla corresponsione di borse di studio ai medici specializzandi ammessi alle scuole di specializzazione dal 1978, specializzati negli anni dal 1982 al 1992, e all’estensione dei benefici normativi ai medici specializzandi ammessi alle scuole di specializzazione universitarie negli anni dal 1993 al 2006”  interessa tutti gli ex specializzandi 1983-1991 che non hanno goduto della borsa di studio prevista dalle norme europee e che in molte aule giudiziarie  continuano a vincere. Qualcuno, a quanto pare, ha già avuto il rimborso (450 milioni di euro restituiti dai giudici finora ad ex specializzandi, e si potrebbe arrivare a rimborsare in futuro sino a cinque miliardi di euro). Con loro ci sarebbero gli ex specializzandi immatricolati prima del 1983, a ritroso fino al 1978, che secondo la sentenza 17434 di Cassazione del 2 settembre 2015 devono godere dello stesso diritto al godimento dei colleghi entrati nel 1983. E ci sono gli ex specializzandi 1994-2006 cui lo stato pagò sì la borsa ma non i contributi e l’assicurazione. Per la prima categoria (78-91) si prevederebbe un rimborso di 11 mila euro per anno di specialità.

Con il testo attuale, avrebbe diritto pure chi non ha fatto ricorso, a patto solo che abbia conseguito il diploma. Per gli ex specializzandi 1994-2006 si prevede un rimborso da 10 mila euro annui ma solo se hanno fatto ricorso al giudice. Se all’entrata in vigore della legge sentenze passate in giudicato hanno attribuito rimborsi più alti, quelli saranno da riconoscere.

Ma a complicare le cose (se non bastasse) c’è anche il problema della prescrizione. A molti ex specializzandi, infatti, giungono pressioni da parte di avvocati intraprendenti (a dir  poco) per ricorrere subito e comunque. Il ricorso costa non meno di 1000-1500 euro. Anche se, come abbiamo detto, da una parte per il gruppo 78-91 attualmente il Ddl non prevede il ricorso al giudice per godere del rimborso, dall’altra c’è il timore che il dibattito vada per le lunghe e che la legge entri in vigore dopo i termini di prescrizione che sono di 10 anni.

Aggiungiamo altri fili al gomitolo.

In Commissione Sanità, la senatrice Granaiola del Pd ha fatto presente che l’Italia, se riconosce il diritto anche agli specializzandi dal ’78 all’82, va al di là delle normative europee, e rischia di pagare più di quanto non le spetti; spesso poi, nelle sentenze i giudici danno meno degli 11 mila euro che lo Stato prevede di pagare ai borsisti e dei 10 mila annui ai contrattualizzati 94-06; infine, i ricorrenti che avevano altri “lavoretti” durante la specialità andrebbero pagati meno (resta poi da accertare quali siano stati questi lavoretti). Spiega la senatrice Granaiola: «La volontà del Ddl è risolvere la questione dei medici ex specializzandi una volta per tutte per arginare l’emorragia di rimborsi che lo stato dovrà pagare. Nel titolo però non è implicita la necessità di estendere la platea dei beneficiari agli specializzandi ante 1983 e ci pare di capire che il Ministero della Salute non sia orientato a dare l’estensione al 1978. L’estensione però la chiede la Cassazione ma non la CE. Al di là di questo, c’è la volontà di non escludere nessun avente diritto».

E’ di pochi giorni fa la notizia che la Fnomceo ( il presidente Roberta Chersevani e vicepresidente Scassola, in audizione davanti alla Commissione del Senato) ha dichiarato: ” E’ opportuno prevedere che la remunerazione, di importo pari a 11.000 euro all’anno, sia riconosciuta indipendentemente dalla presentazione o meno di domanda giudiziale per il riconoscimento retroattivo di remunerazione o risarcimento del danno.” La Fnomceo si dichiara inoltre favorevole al testo base laddove “esso oltre al riconoscimento economico retroattivo del periodo di formazione stabilisce anche una modalità alternativa di sanatoria, consistente in periodi di contribuzione figurativa, che può condurre al prepensionamento o all’integrazione della pensione già percepita”.

Dunque, stiamo sereni, in attesa che il tutto si chiarisca e si delinei. Intanto, auguri.

Rimborsi agli ex specializzandi. Altro rompicapo targato CE

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Post di Gaetano Lanza.

 

Un altro rompicapo si sta profilando all’orizzonte, anche questa volta giunge dalla Comunità Europea, come quello degli orari di servizio. Gli europeisti convinti sosterranno le tesi del diritto internazionale per cui l’Europa è bene che ci sia. Gli antieuropeisti convinti sosterranno le tesi del diritto nazionale per cui questa Europa invade troppo il campo e rompe le parti nobili che non sono gli emisferi cerebrali.

Si tratta questa volta del diritto, riconosciuto dalla CE e che quindi deve, non “può” ma “deve”, riconoscere lo Stato Italiano al rimborso per gli ex specializzandi che non percepirono le borse di studio tra il 1983 e il 1991. Diciamo subito che, se arriverà una legge per cui questi ex specializzandi devono essere retribuiti, è possibile che non serva aver fatto alcun ricorso al giudice da parte di chi ne potrebbe godere. Questa legge potrebbe servire inoltre anche per il gruppo 1994-2006 e per gli ante -1983, ammesso da una sentenza di Cassazione a beneficiare delle borse non corrisposte.

Ma il Ministero della Salute non pare orientato a retribuire diritti che non siano stati resi tassativi dalle regole della CE e cioè diritti per gli ’83-’91. Quindi i consigli degli avvocati di aderire a richieste di rimborso sarebbero anche giusti per gli ex specializzandi 1978-82 e per i post-93, mentre per gli specializzandi già aventi diritto rimane il dilemma se “tagliare la testa al toro” e ricorrere oppure attendere e basta.

Scendiamo un po’ più nei particolari.

La proposta del Ddl 2400 “Disposizioni relative alla corresponsione di borse di studio ai medici specializzandi ammessi alle scuole di specializzazione dal 1978, specializzati negli anni dal 1982 al 1992, e all’estensione dei benefici normativi ai medici specializzandi ammessi alle scuole di specializzazione universitarie negli anni dal 1993 al 2006”  interessa tutti gli ex specializzandi 1983-1991 che non hanno goduto della borsa di studio prevista dalle norme europee e che in molte aule giudiziarie  continuano a vincere. Qualcuno, a quanto pare, ha già avuto il rimborso (450 milioni di euro restituiti dai giudici finora ad ex specializzandi, e si potrebbe arrivare a rimborsare in futuro sino a cinque miliardi di euro). Con loro ci sarebbero gli ex specializzandi immatricolati prima del 1983, a ritroso fino al 1978, che secondo la sentenza 17434 di Cassazione del 2 settembre 2015 devono godere dello stesso diritto al godimento dei colleghi entrati nel 1983. E ci sono gli ex specializzandi 1994-2006 cui lo stato pagò sì la borsa ma non i contributi e l’assicurazione. Per la prima categoria (78-91) si prevederebbe un rimborso di 11 mila euro per anno di specialità.

Con il testo attuale, avrebbe diritto pure chi non ha fatto ricorso, a patto solo che abbia conseguito il diploma. Per gli ex specializzandi 1994-2006 si prevede un rimborso da 10 mila euro annui ma solo se hanno fatto ricorso al giudice. Se all’entrata in vigore della legge sentenze passate in giudicato hanno attribuito rimborsi più alti, quelli saranno da riconoscere.

Ma a complicare le cose (se non bastasse) c’è anche il problema della prescrizione. A molti ex specializzandi, infatti, giungono pressioni da parte di avvocati intraprendenti (a dir  poco) per ricorrere subito e comunque. Il ricorso costa non meno di 1000-1500 euro. Anche se, come abbiamo detto, da una parte per il gruppo 78-91 attualmente il Ddl non prevede il ricorso al giudice per godere del rimborso, dall’altra c’è il timore che il dibattito vada per le lunghe e che la legge entri in vigore dopo i termini di prescrizione che sono di 10 anni.

Aggiungiamo altri fili al gomitolo.

In Commissione Sanità, la senatrice Granaiola del Pd ha fatto presente che l’Italia, se riconosce il diritto anche agli specializzandi dal ’78 all’82, va al di là delle normative europee, e rischia di pagare più di quanto non le spetti; spesso poi, nelle sentenze i giudici danno meno degli 11 mila euro che lo Stato prevede di pagare ai borsisti e dei 10 mila annui ai contrattualizzati 94-06; infine, i ricorrenti che avevano altri “lavoretti” durante la specialità andrebbero pagati meno (resta poi da accertare quali siano stati questi lavoretti). Spiega la senatrice Granaiola: «La volontà del Ddl è risolvere la questione dei medici ex specializzandi una volta per tutte per arginare l’emorragia di rimborsi che lo stato dovrà pagare. Nel titolo però non è implicita la necessità di estendere la platea dei beneficiari agli specializzandi ante 1983 e ci pare di capire che il Ministero della Salute non sia orientato a dare l’estensione al 1978. L’estensione però la chiede la Cassazione ma non la CE. Al di là di questo, c’è la volontà di non escludere nessun avente diritto».

E’ di pochi giorni fa la notizia che la Fnomceo ( il presidente Roberta Chersevani e vicepresidente Scassola, in audizione davanti alla Commissione del Senato) ha dichiarato: ” E’ opportuno prevedere che la remunerazione, di importo pari a 11.000 euro all’anno, sia riconosciuta indipendentemente dalla presentazione o meno di domanda giudiziale per il riconoscimento retroattivo di remunerazione o risarcimento del danno.” La Fnomceo si dichiara inoltre favorevole al testo base laddove “esso oltre al riconoscimento economico retroattivo del periodo di formazione stabilisce anche una modalità alternativa di sanatoria, consistente in periodi di contribuzione figurativa, che può condurre al prepensionamento o all’integrazione della pensione già percepita”.

Dunque, stiamo sereni, in attesa che il tutto si chiarisca e si delinei. Intanto, auguri.

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