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Studio italiano, plauso internazionale. Post di Gaetano Lanza.

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Studio italiano, plauso internazionale. Post di Gaetano Lanza.

Che fosse uno studio importante, lo si intuiva, ma che avesse un riconoscimento e apprezzamento cosଠsentito ed entusiasmante, questo probabilmente non lo prevedano neanche gli stessi autori. Parliamo di un lavoro tutto italiano, frutto della collaborazione tra i gruppi coordinati da Piergiorgio Cao e da Roberto Chiesa sul confronto tra procedure endovascolari e chirurgiche tradizionali negli aneurismi toraco addominali. Argomento non facile, che solo pochi centri al mondo possono permettersi di affrontare in modo completo, approfondito e competente e che per questo ha ricevuto gli elogi che merita. Elogi che si raddoppiano in quanto a presentare lo studio sono stati due nostri giovani in due vetrine internazionali di grande prestigio. La scorsa estate, Ciro Ferrer (Chirurgia Vascolare, Azienda Ospedaliera San Camillo – Forlanini, Roma) al Congresso americano di Chirurgia Vascolare (SVS). Solo pochi giorni fa Yamume Tshomba (Chirurgia Vascolare, IRCCS San Raffaele, Milano) al Vieth di New York, di fronte a big quali Michael Dake, Frank Veith, Joseph Bavaria, Eric Verhoven, Gustavo Oderich, J Elefteriades, J Panneton, Dittmar Boeckler e Joseph Coselli, che hanno applaudito complimentadosi.
In poche parole si tratta di un confronto delle due metodiche su una popolazione globale di oltre 340 pazienti consecutivi trattati per patologia dell’aorta toraco addominale tra il 2007 ed il 2014 tra Milano, Perugia e Roma.
Dall’analisi comparativa mediante “propensity score matching” di due gruppi omogenei di pazienti sovrapponibili per fattori di rischio e caratteristiche anatomiche trattati con metodiche endovascolari (endoprotesi ramificate e/o fenestrate) o con chirurgia tradizionale è emerso che nonostante la minore invasività  del trattamento endovascolare i tassi di mortalità , di complicanze midollari e renali a 30 giorni sono sostanzialmente sovrapponibili. La maggiore percentuale di pazienti poi che ha sviluppato insufficienza respiratoria nel gruppo dei pazienti chirurgici non si è correlata ad un’aumentata mortalità  nei pazienti a medio rischio. Alleghiamo qui in fondo per gentile concessione le slide presentate a New York pochi giorni fa.
Entrambe le metodiche rappresentano un approccio flessibile e adattabile alle necessità  del paziente al quale è possibile quindi offrire oggi un’opzione personalizzata e ponderata sulle sue caratteristiche cliniche e sulle caratteristiche morfologiche della lesione aortica. Ribadiamo per l’ennesima volta, se ce ne fosse ancora bisogno, che solo la chirurgia vascolare è in grado di offrire oggi al paziente entrambe le soluzioni per scegliere quella più, come si suol dire, tailored, cioè più adatta a lui.
Lo studio é “in press” su Journal of Vascular Surgery è ed destinato ad aprire, come ha già  fatto, un ampio dibattito internazionale che ci piace vedere colorato di bianco rosso e verde e portato avanti dai nostri giovani!

TSHOMBA al Veith

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